Copio e incollo da Wikipedia - voce "Pepoli"

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LE ORIGINI
Romeo nasce intorno al 1250 in una
famiglia di cambiavalute. Suo padre Zerra presta denari agli studenti dello Studio [l'università] il cui numero però diminuisce progressivamente ad iniziare dalla seconda metà del 1200. L’interesse di Romeo si sposta pertanto ai prestiti al consumo, al finanziamento delle comunità del contado ed agli investimenti immobiliari. La famiglia acquisisce terreni nelle zone di Persiceto, S.Agata, Castel San Pietro. Nel 1276 acquisisce una casa in via Castiglione,che sarà il primo nucleo della residenza familiare, composta da un conglomerato residenziale che serviva come difesa,ma dava anche prestigio sociale.
I prestiti concessi alle comunità del contado servivano agli abitanti per pagare le collette imposte dal Comune di Bologna, cifre che non venivano quasi mai restituite e che consentivano ai Pepoli di entrare in possesso di terre ed immobili a saldo.
In quegli anni in particolare difficoltà erano le popolazioni del contado nelle zone nord, a causa delle guerra contro Azzo VIII D’Este. A Bologna, invece il vantaggio era di tipo politico. Coi prestiti Romeo si creava alleanze. Fece prestiti ai Guastavillani ed ai Zovenzoni,che,essendo anche loro cambivalute,necessitavano di liquidità.
Romeo era però un uomo estremamente spregiudicato. Fu accusato di usura, truffò il Comune dichiarando un reddito molto inferiore al vero e per tutto questo si fece dei nemici. Politicamente la sua azione fu graduale e molto circospetta. Non si mise mai in mostra e cercò piuttosto alleanze con matrimoni.Nel 1280 sposò Azzolina Tettalasini,di famiglia guelfa,ma la sorella Giovanna sposò Giacomo Caccianemici,di famiglia ghibellina, onde creare un equilibrio. Nel periodo antecedente il 1296,anno di inizio della guerra tra gli Estensi e Bologna, il ruolo di Romeo è defilato, concentrato a consolidare il patrimonio, piuttosto che il potere. In questa guerra Bologna si trovò a mal partito a causa della lentezza decisionale dei suoi organi di potere ,mentre Ferrara, avendo il potere accentrato in un’unica persona, era avvantaggiata. Bologna fu costretta allora a darsi organi di potere più agili,come le balìe, ma questo indebolì l’autorità degli anziani,dei consoli e dei difensori dell’avere,che erano preposti al controllo delle finanze comunali. La guerra finì senza vinti né vincitori,ma con grandi cambiamenti interni a Bologna. Il nuovo corso esprimeva l’aumentata potenza di alcune famiglie come i Guastavillani e anche la creazione di una nuova magistratura, il difensore delle venti società delle arti, espressione della componente guelfa della città. Romeo aderì inizialmente ai guelfi moderati,ma con un atteggiamento attendista. Nel 1306, assieme a Bornio Samaritani, capeggiò una sollevazione di piazza contro il governo dei guelfi moderati; il tumulto fallì e lui venne imprigionato, ma fu liberato dopo tre giorni. La città aveva troppo bisogno dei suoi finanziamenti. Il ritorno sulla scena di Romeo segnò la cacciata da Bologna dei Lambertazzi e venne reintrodotto il barisello al posto della nuova magistratura delle venti società. Il barisello era un magistrato che poteva provenire soltanto dalla società dei beccai, che era la roccaforte del guelfismo più radicale e che si era assunta il compito di perseguitare i Lambertazzi. Romeo partecipò alle balìe degli anni 1310-12 ed arrivò ad influenzare anche la magistratura degli anziani e dei consoli,che vennero eletti in sua presenza con la concessione di un potere straordinario ad personam. Questa accresciuta potenza politica di Romeo era nata dalla necessità del Comune di chiedere il suo aiuto economico in vista di un possibile attacco di Enrico VII. Romeo in quegli anni creò una milizia di 400 fanti in funzione antighibellina, legati alla famiglia Pepoli e, nel 1315, appoggiò la creazione di una nuova magistratura ,il Consiglio della parte Guelfa. Questo nuovo organismo accresceva l’influenza di Romeo nei processi decisionali della vita pubblica,mentre esautorava il consiglio del popolo. Questo suo allontanamento progressivo dal ceto popolare gli procurò, già dal 1306, dei nemici. La cosa si enfatizzò nel 1316, quando Romeo, in occasione di un tumulto popolare contro la nobile famiglia dei Garisendi prese le difese di questi contro il popolo che ne voleva distruggere le case. La difesa dei Garisendi gli costò un breve esilio, ma ritornò in trionfo proponendosi come Signore di fatto. In politica estera appoggiava gli Estensi ,che nel 1308 avevano perso la signoria di Ferrara. Sovvenzionò gli esuli ed in cambio ottenne di far sposare la figlia Giacoma ad Obizzo III d’Este. Il Comune di Bologna continuava a chiedere il suo appoggio economico ed il prezzo fu il concedergli nel 1317 il privilegio di designare i candidati alla carica di anziani e consoli, ministrali delle arti e barisello. Nel 1319 anche l’elezione del podestà passò sotto il suo controllo. Nonostante ogni potere sembrasse ormai nelle sue mani,già nel 1321 si cominciarono a vedere i segni della sua fine, quando alcune sentenze che lui voleva manovrare a favore di suoi protetti risultarono avverse. Nel 1321 fece eleggere podestà un suo seguace, il fiorentino Albicello Buondelmonti. L’eccessiva severità di costui suscitò una furiosa reazione e i Pepoli dovettero fuggire da Bologna . Il figlio Taddeo tornerà dopo 16 anni.