La "scacchiera" dei Pepoli

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Messaggioda Reginella » domenica 22 ottobre 2006, 19:28

A proposito di prestatori ad usura, credo che nel blasone dei Pepoli la scacchiera rappresentasse il sistema usato per conteggiare le percentuali diinteresse dagli usurai.
Però vado a memoria, e non ricordo assolutamente dove l'ho letto o sentito :oops:
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 ottobre 2006, 16:26

Reginella ha scritto:A proposito di prestatori ad usura, credo che nel blasone dei Pepoli la scacchiera rappresentasse il sistema usato per conteggiare le percentuali diinteresse dagli usurai.

Cara Reginella,
lo stemma dei Pepoli è antichissimo.
E come tutti gli stemmi antichi, è stato assoggettato nel tempo alle più diverse ipotesi di fantasia circa la sua origine.
In un Medioevo che vedeva :shock: l'usura peggio del fumo negli occhi, davvero ritieni che una famiglia fra le più grandi di una grande città volesse far sapere in giro che... erano strozzini? :roll:
L'origine della scacchiera dei Pepoli va invece ravvisata in uno dei tanti "giochi di geometrica" con cui le pezze araldiche sanno divertirsi.


Però vado a memoria, e non ricordo assolutamente dove l'ho letto o sentito :oops:


...sarebbe utile se lo 8) riuscissi a ricordare...

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Messaggioda Reginella » lunedì 23 ottobre 2006, 17:14

Dunque, sono sicura che me lo abbia raccontato qualcuno, parecchi anni fa passando davanti al palazzo di Palata Pepoli - probabilmente mia nonna Arianna che era nata da quelle parti.
Quindi l'informazione è da prendere con beneficio di inventario, ma comunque da allora per me i Pepoli e la loro scacchiera (ma c'è davvero nel loro semma? io non lo ricordo) sono rimasti associati all'idea di cambiavalute, o comunque affari che avessero a che fare con interessi calcolati in percentuale...mi dicevano appunto che la scacchiera era un metodo per fare i conti, tipo pallottoliere.
Non ho trovato riscontri al momento, se non qui
http://www.rovigobox.it/index.php?actio ... =6&chsez=1
Ma posso cercare ancora ovviamente :wink:
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 ottobre 2006, 17:32

Reginella ha scritto:Dunque, sono sicura che me lo abbia raccontato qualcuno, parecchi anni fa passando davanti al palazzo di Palata Pepoli - probabilmente mia nonna Arianna che era nata da quelle parti.
Quindi l'informazione è da prendere con beneficio di inventario,

Come 8) tutte le "voci": è giusto prenderne sempre nota, ma... è meglio attendere prima di ritenerle oro colato a prescindere!

ma comunque da allora per me i Pepoli e la loro scacchiera (ma c'è davvero nel loro semma? io non lo ricordo)
Sì, il loro stemma semplice e bellissimo è uno scaccato nei due colori di base, bianco e nero.

...(omissis)...Ma posso cercare ancora ovviamente :wink:


Sì! :P D'accordo.

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Ultima modifica di fra' Eusanio da Ocre il martedì 24 ottobre 2006, 17:06, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Reginella » lunedì 23 ottobre 2006, 21:18

:oops: excsusez-moi...
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 24 ottobre 2006, 17:21

...ed ora che, come nel gioco degli scacchi, abbiamo... spostato le pedine al :wink: posto giusto, cara Reginella, se ti va possiamo continuare quest'interessante discorso.

Magari partendo dal blasone di quest'arma, semplice e bello come il suo aspetto: scaccato d'argento e di nero.

Ed aggiungendo che P. S. Dolfi, nel suo Cronologia delle famiglie nobili bolognesi, Bologna 1670, a pag. 584 ne traccia una veloce cronistoria (facendola partire da un presunto antenato glossatore che viveva nel 980) ma evita accuratamente di dare ipotesi sull'origine della loro arma.

Cosa 8) insolita per le abitudini della sua epoca...

Piuttosto, lo stemma Pepoli consente "giochi" estetici di meraviglioso impatto: ad esempio, nella loro Bologna, i Pepoli fecero erigere ante 1347 uno stupendo monumento sepolcrale nella parete destra del transetto sinistro della basilica di San Domenico.

Un cenotafio reso ancor più scenografico dal fatto di avere la parte frontale tutta coperta di scacchi alternati in marmi bianchi e neri, tratti dal loro stemma (una bicromia estesa anche a gran parte del resto del monumento, come puoi vedere qui sotto).
Immagine

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Messaggioda Reginella » martedì 24 ottobre 2006, 17:27

Carissimo frate, che delizia! qui possiamo stare in tema...col fuori tema di prima :wink: .
Mi sto documentando, tra poco arrivo con qualche notizia precisa (e non solo ricordi infantili confusi e privi di bibliografia :roll: ).
Io no ricordavo ad esempio lo stemma completo, ma ho stampato in mente il torrione del palazzo a Palata Pepoli, su cui si leggeva a stento (era tutto in rovina) questa scacchiera bianca e nera.
A tra poco!
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Messaggioda Reginella » martedì 24 ottobre 2006, 17:36

Trovato!!! :lol:
dal sito della Carisbo:

Palazzo Pepoli Vecchio

A pochi passi dalle due Torri, nel primo tratto di via Castiglione (civici n. 6, 8, 10) sorge Palazzo Pepoli Vecchio. Il Palazzo, come oggi lo vediamo, è il risultato di numerose addizioni e stratificazioni architettoniche. Se i n. 6 e 8 vennero realizzati nel Trecento, il n. 10 venne edificato successivamente, nel 1723.
La Famiglia Pepoli, proprietaria degli edifici sin dal XIII sec., ha da sempre ricoperto ruoli importanti nel contesto sociale bolognese. Facendo fortuna come cambiatori di valuta per gli studenti spagnoli e francesi, con Romeo Pepoli entrò a far parte della scena politica cittadina. Fu proprio questo esponente della famiglia che acquistò nel 1276 il primo nucleo immobiliare in via Castiglione. Con Taddeo Pepoli, nella prima metà del XIV sec., la famiglia raggiunse l’apice del potere e commissionò la costruzione di una sontuosa residenza a pianta quadrata con cortile interno sul quale si affacciava il piano nobile. La facciata, allora come oggi, si caratterizzava per un aspetto fortificato con merlature. L’attuale n. 6 era la dimora della famiglia mentre il civico n.8 era destinato all’alloggio del personale di servizio e il salone al pianterreno fu creato appositamente come luogo d’incontro per i lavoranti.
Successivamente nel XVI e XVII secolo, il palazzo fu oggetto di numerosi lavori fino ad arrivare al 1721 quando Gera Tarlato Pepoli, acquistando una nuova proprietà confinante, gli diede l’assetto attuale. Per creare una maggiore armonia con i palazzi medievali preesistenti, si decise di dare alla facciata del palazzo, l’odierno civico n.10, un aspetto goticheggiante. La struttura del palazzo rispondeva alle esigenze di una casa nobiliare di rappresentanza con cortile nobile, scalone scenografico, salone per ricevimenti e decorazioni in stucco ricche e sfarzose. Nel 1910, con la morte di Agostino Siero Pepoli, il palazzo venne ceduto al Comune con il patto di renderlo aperto al pubblico, permettendo di ammirare le collezioni d’arte. Nel 1913-1914 Il Comune vendette lo stabile alla Cassa di Risparmio – che già dal 1910 aveva acquisito da privati altre parti del complesso. Nel corso del XX secolo furono realizzati numerosi lavori di restauro supervisionati da Guido Zucchini. Rispettando il palazzo, vennero messe in luce le “aggiunte e le trasformazioni intervenute nei suoi seicento anni di vita”.
Attualmente il Palazzo settecentesco è in fase di restauro per divenire sede del futuro Museo della Città, un progetto voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna che coinvolgerà anche altri edifici cittadini in un percorso tra storia, tradizioni e eccellenze felsinee.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 24 ottobre 2006, 17:39

Reginella ha scritto:...(omissis)...La Famiglia Pepoli, proprietaria degli edifici sin dal XIII sec., ha da sempre ricoperto ruoli importanti nel contesto sociale bolognese. Facendo fortuna come cambiatori di valuta per gli studenti spagnoli e francesi...(omissis)...


...da qui, a dire che erano :oops: usurai ce ne corre 8) ...

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Messaggioda Reginella » martedì 24 ottobre 2006, 17:46

Certamente, ma comunque erano banchieri e cambiavalute dunque, no?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 24 ottobre 2006, 17:53

Vuoi dire che vorresti fare :shock: un tutt'uno delle tre categorie?

Nemmeno ai ronzini più ronzini daresti una :twisted: zuppa così, ci scommetto!

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Messaggioda Reginella » martedì 24 ottobre 2006, 18:26

No, in effetti no nsi può fare una generalizzazione così ottusa; evidentemente ho fatto il salto da "prestavano soldi" ad "usurai".
Ma insomma, andavo alle elementari mi si può perdonare spero 8) ...
Comunque mi rimane una curiosità, cioè scoprire se effettivamente questa benedetta scacchiera funzionasse da abaco o giu di lì...nessuno ne sa qualcosa in più?
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Messaggioda Reginella » martedì 24 ottobre 2006, 18:35

Qualcosa qui sulla storia della famiglia Pepoli 8interessantissimo direi!)
http://www.storia.unifi.it/_rm/rivista/ ... uzione.pdf
ed anche qui:
http://spazioinwind.libero.it/trecenta/ ... stauro.htm
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 24 ottobre 2006, 19:25

Reginella ha scritto:No, in effetti no nsi può fare una generalizzazione così ottusa; evidentemente ho fatto il salto da "prestavano soldi" ad "usurai".

:roll: ...un salto abissale, direi...
...anche se alcuni passaggi dei Sacri testi fanno leva su alcune affinità fra le due categorie...
...ma tutti questi discorsi sono fuori tema! :roll:


Ma insomma, andavo alle elementari mi si può perdonare spero 8) ...

Anche il vecchio frate ci andava... e ben prima di te, quindi il perdono sia reciproco. :wink:

Comunque mi rimane una curiosità, cioè scoprire se effettivamente questa benedetta scacchiera funzionasse da abaco o giu di lì...nessuno ne sa qualcosa in più?


Aspettiamo :wink: ...

...e l'ipotesi che all'origine della scacchiera dei Pepoli possa esserci stato un abaco troverebbe conferma che nel medioevo le tavole per il gioco degli scacchi 8) non erano bianche e nere...

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Messaggioda Aesculapius » martedì 24 ottobre 2006, 20:50

Cari amici,
nel libro "la variante di Luneberg" si parla di un re che per ricompensare l'inventore della scacchiera - scacchiera ideata se non sbaglio per distrarre il re da un forte dolore - gli volle concedere qualsiasi cosa egli avesse chiesto...
... dopo un momento di ritrosia l'inventore palesò la sua richiesta: nel primo quadratino avrebbe messo due chicchi di grano... nel secondo il quadrato (in chicchi di grano) di quanto contenuto nel primo... nel terzo il quadrato di quanto contenuto nel secondo e così via...
Al re non bastarono tutti i granai del regno per ricompensare l'esoso ideatore della "battaglia da tavolino" !
Se non è usura questa !!! :wink:

Saluti
Antonio
dott. Antonio Russo, MD
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Vorrei capir cos'è questo strano desio di saper oltre
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