Caro degli Uberti,
eccomi a dare il mio contributo al quesito da Lei posto.
La mia passione per l’Araldica proviene da un’evoluzione di interessi che può apparire strana ma oggettivamente segue un suo filo logico.
Ebbi la fortuna (pur essendo marchigiano d’origine, …tra il Conca e il Foglia…) di passare la mia infanzia e la prima adolescenza a Ivrea (TO). Ivrea è sede di un celeberrimo Carnevale: lo Storico Carnevale di Ivrea, purtroppo noto soprattutto per la battaglia delle arance, ma che è costiuito da una serie di appuntamenti singolarissimi basati su un simbolismo e un rituale che (pur in evoluzione) sono pressoché costanti da oltre due secoli. Dunque riti e simboli (anche araldici) sono diventati, con lo Storico Carnevale di Ivrea, una mia passione direi epidermica.
Ciò detto, la mia famiglia paterna non ha alcuna origine nobile e credo proprio derivi da quella scimmia che nella notte dei tempi scese da un albero e cominciò a camminare eretta e ad usare il pollice… Questa mia famiglia di umili origini ha avuto modo, in poche generazioni, di fornire alla cultura (in senso ampio) personalità di un certo spessore tutte onorate e di specchiata onestà.
Non è la nobiltà dunque (se non come fenomeno storico) a interessarmi, quanto l’Araldica appunto come fenomeno storico e non solo, come vedremo.
Credo che sia profondamente sbagliato sostenere, come ha fatto MCV (non me ne voglia

) che “i presupposti dell'Araldica e della Genealogia si basano su una fortissima divisione CLASSISTA di fondo. Questo non significa mancare di rispetto al popolano, ma semplicemente constatare una verità storica: non siamo ( ma soprattutto non siamo STATI ) tutti uguali”.
Certo le vicende della vita (nostra e di chi ci ha preceduti con nostra totale innocenza) ci rendono diversi, ma per quanto riguarda la Genealogia ciò comporta soprattutto una maggiore facilità di ricerca (ma anche una certa possibilità di cantonate sonore!), mentre per quanto riguarda l’Araldica, la nobiltà è questione attinente ma certamente non esclusiva. Non parlo solamente di quella civica, militare, di enti o ecclasiastica… Diversi autori lo sostengono ed io mi limito a citare nuovamente l’Arcivescovo Heim. L’Araldica non è patrimonio della nobiltà, pensarlo significa condannarla ad essere la “scienza vana, assurda, turiferaia” come lamentava Pietro Guelfi Camaiani nel suo celebre “Dizionario Araldico”. Su questo fronte il discorso sarebbe lungo, e quindi proseguo nel racconto da dove l’avevo interrotto.
Iscrittomi all’Università di Urbino, proprio sull’onda di quanto visto nello Storico Carnevale di Ivrea, decisi di rifondare l’Ordine Goliardico di quella Università (il Maximus Ordo Torricinorum), Ordine che languiva in sonno sostanzialmente dai primi anni ’70.
Condividendo una frase del mitico Magnifico Rettore Carlo Bo: “Non si costruisce nulla senza la memoria, senza una base d’esperienza”, mi appassionai per la storia del ducato di Urbino non limitamdomi al periodo più celebrato di Federico da Montefeltro. Da qui un rinnovato interesse per l’araldica: quella dei Montefeltro e dei Della Rovere (quante imprecisioni si leggono sull’argomento!), ma anche per l’Araldica Goliardica.
La Goliardia è un fenomeno interessante. Un gioco, per certi versi, ma assolutamente serio, che vede (con una tradizione antica e una storia generale che risale al sorgere delle Università), una serie di Ordini costituiti come Stati. Ognuno con una gerarchia proria, propri dicasteri, propire onorificenze… anche in questo caso riti e simboli.
Dunque la Goliardia, un fenomeno che si lega con l’Araldica (ma anche con la Cavalleria) non solo per l’Araldica degli Ordini in quanto tali, ma anche per quella dei singoli Goliardi. Un’Araldica sovente di fantasia, a volte rigorosa, alle volte no.
Quanto alla genealogia, il mio interesse è più che altro dettato dalla curiosità, ed è comunque minore rispeto a quello che concerne l’Araldica. Là dove le due cose s’incontrano per quel che mi riguarda è quel rametto d’albero genealogico che partendo dalla mia bisnonna materna (una Ginevri-Blasi di Pergola, famiglia col titolo di Nobile di quella città) che vede immediatamente come ascendenti i Paci di Rimini e i Banzi di Bologna.
Ricordo bene nonna Ludgarda che essendo stata bambina al tempo delle carrozze aveva una certa consapevolezza di ciò, che ci mostrava stemma, corona e albero genealogico. A parte l’incontro genealogia-araldica nelle vicende dei miei avi, ripeto, l’interesse è la curiosità, che mi spingerà a ricercare (quando avrò il tempo e maggiori competenze) i miei avi sconosciuti.
Per quanto riguarda il mondo dell’Araldica e della Genealogia devo confessare di non avere avuto contatti diretti con persone che si occupano (amatorialmente o professionalmente) di queste cose. Conosco la triste nomea di Enti poco seri. Mi domando se ne esistano di serii, immagino di sì. Non tutti hanno il tempo di compiere indagini araldico-genealogiche di persona (per non parlare delle competenze necessarie) e non mi scandalizza il fatto che qualcuno si faccia pagare per il lavoro svolto, purché seriamente compiuto. Chi non conosce persone che vantano stemmi, titoli e genealogie palesemente inventate, pur certificate (a parte l’evidenza dei fenomeni da fiera cognome-stemma)?
Piuttosto mi domando, esistono correnti di pensiero (diciamo così, schieramenti araldicamente intesi) nel mondo dell’Araldica?
Spero di non essere stato troppo prolisso e confuso come mi capita sovente…
Un cordiale saluto
Antonio Conti
PS
Per quanto riguarda l’Araldica, il mio sogno è quello di organizzare una mostra sull’Araldica dei Montefeltro e Della Rovere (ci lavoro da tempo, ma che lavoro!).
Per quanto riguarda l’araldica nel MOT consiglio la visita (direi tra un mesetto, entro il quale concluderò il lavoro) al sito sul Maximus Ordo Torricinorum:
http://www.ducatodiurbino.com, mi permetterò di dare comunicazione della messa in rete sul Forum.