Un saluto.

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Un saluto.

Messaggioda Fiore » giovedì 14 settembre 2006, 16:33

Dopo diversi mesi di sola lettura mi sono finalmente registrato e come mi aveva anticipato un amico del forum, ho trovato moltissimi argomenti interessanti ed anche curiosi.
Molto divertenti sono gli argomenti inerenti la nobiltà, il significato che dovrebbe esprimere, lo status che dovrebbe simboleggiare ecc. ecc.
Ebbene cari amici, permettetemi di chiamarvi già così, vorrei delineare la vita di un nobile dei giorni d'oggi.
Vive in una immensa casa, ovviamente dimora storica, a tre piani di 400 metri quadrati per piano, immersa in un bellissimo parco con alberi secolari, ovviamente sottoposti alla sovrintendenza dei beni culturali ed ambientali, che solamente per potarli ci vogliono 15 domande in carta bollata (non è un caso che il nobile pianti di soppiatto chiodi di rame sulle piante che , diciamo così, non desidera più); di questi 1200 metri quadri lui, la moglie e i suoi 4 figli che ancora abitano in casa (dei 9 fratelli) utilizzano solo una piccolissima parte, direi 100/120 mq.
La casa è bella ma le facciate presentano vistose crepe e fori, dovuti alle schegge delle bombe cadute durante la seconda guerra mondiale, certo bisognerebbe ristrutturarla, ma non ci sono le enormi disponibilità necessarie, in fondo il nostro nobile svolge un lavoro da libero professionista medico degli animali e i suoi figli, chi è camionista, chi agente di commercio, chi giardiniere, ecc. ecc.
All'interno i mobili sono una triste trasfigurazione di quello che erano un tempo, sicuramente restaurati sarebbero meravigliosi, ma ... beh vale lo stesso discorso di prima.
In estate si sta abbastanza bene, le case di una volta tenevano abbastanza bene il fresco, ma d'inverno ......... è una tragedia, si riesce a riscaldare appena di 3/4 gradi questa casa immensa, le dispersioni sono tantissime, gli infissi non tengono, e gli spifferi sono ovunque.
I fratelli prima di entrare sotto le lenzuola si sciroppano una ventina di flessioni, così ci si scalda meglio!
Ogni tanto si partecipa a qualche festa in giro per l'Italia, ma stando sempre ben attenti al bilancio perchè non ce n'è tantissima da scialare.
Certo la moglie è di una delle più importanti famiglie nobili fiorentine, e gli zii stanno bene, quindi bisogna comunque darsi un tono e cercare di fare con quello che si ha, ma .......... non sempre basta.
Per dimenticare si raccontano storie sugli avi, sul nonno o sul bisnonno, su quando cavalcando per le sue proprietà il nonno, si infrattava con la contadina di turno e ci si divertiva ben bene , ma sono solo ricordi, forse possono servire per non pensare alla situazione in cui ci si trova oggi, ma restano e resteranno per sempre ricordi.

Il passato non torna, facciamone tesoro affinchè il futuro sia migliore.

Fiore.
Fiore
 

Re: Un saluto.

Messaggioda pierfe » giovedì 14 settembre 2006, 17:11

Fiore ha scritto:Dopo diversi mesi di sola lettura mi sono finalmente registrato e come mi aveva anticipato un amico del forum, ho trovato moltissimi argomenti interessanti ed anche curiosi.
Molto divertenti sono gli argomenti inerenti la nobiltà, il significato che dovrebbe esprimere, lo status che dovrebbe simboleggiare ecc. ecc.
Ebbene cari amici, permettetemi di chiamarvi già così, vorrei delineare la vita di un nobile dei giorni d'oggi.
Vive in una immensa casa, ovviamente dimora storica, a tre piani di 400 metri quadrati per piano, immersa in un bellissimo parco con alberi secolari, ovviamente sottoposti alla sovrintendenza dei beni culturali ed ambientali, che solamente per potarli ci vogliono 15 domande in carta bollata (non è un caso che il nobile pianti di soppiatto chiodi di rame sulle piante che , diciamo così, non desidera più); di questi 1200 metri quadri lui, la moglie e i suoi 4 figli che ancora abitano in casa (dei 9 fratelli) utilizzano solo una piccolissima parte, direi 100/120 mq.
La casa è bella ma le facciate presentano vistose crepe e fori, dovuti alle schegge delle bombe cadute durante la seconda guerra mondiale, certo bisognerebbe ristrutturarla, ma non ci sono le enormi disponibilità necessarie, in fondo il nostro nobile svolge un lavoro da libero professionista medico degli animali e i suoi figli, chi è camionista, chi agente di commercio, chi giardiniere, ecc. ecc.
All'interno i mobili sono una triste trasfigurazione di quello che erano un tempo, sicuramente restaurati sarebbero meravigliosi, ma ... beh vale lo stesso discorso di prima.
In estate si sta abbastanza bene, le case di una volta tenevano abbastanza bene il fresco, ma d'inverno ......... è una tragedia, si riesce a riscaldare appena di 3/4 gradi questa casa immensa, le dispersioni sono tantissime, gli infissi non tengono, e gli spifferi sono ovunque.
I fratelli prima di entrare sotto le lenzuola si sciroppano una ventina di flessioni, così ci si scalda meglio!
Ogni tanto si partecipa a qualche festa in giro per l'Italia, ma stando sempre ben attenti al bilancio perchè non ce n'è tantissima da scialare.
Certo la moglie è di una delle più importanti famiglie nobili fiorentine, e gli zii stanno bene, quindi bisogna comunque darsi un tono e cercare di fare con quello che si ha, ma .......... non sempre basta.
Per dimenticare si raccontano storie sugli avi, sul nonno o sul bisnonno, su quando cavalcando per le sue proprietà il nonno, si infrattava con la contadina di turno e ci si divertiva ben bene , ma sono solo ricordi, forse possono servire per non pensare alla situazione in cui ci si trova oggi, ma restano e resteranno per sempre ricordi.

Il passato non torna, facciamone tesoro affinchè il futuro sia migliore.

Fiore.


Quella che lei presenta è solo una visione di cosa sia oggi la nobiltà, e mi fa tornare in mente la parabola dei talenti (qui si rappresenta quello che ne aveva solo uno e lo mette sotto terra), ma ci sono anche persone che li fanno fruttare, ecco alcuni esempi: S.Em. il Card. Andrea di Montezemolo, Luca Cordero di Montenzemolo, Maurizio Sella, Thomas de Vargas Machuca, i fratelli Zanardi Landi, Corrado Gonzaga, Emmanuele Emanuele, Alfio Mastropaolo (carissimo mio antico professore all'Universtà di Torino)... tutte persone che pur avendo l'handicap di appartenere ad una classe non riconosciuta sono emersi molto bene nella vita della nostra Nazione...

Benvenuto fra di noi... e non se la prenda per quanto legge ora in risposta al suo primo post... più avanti vedrà che a me piace scherzare; pensi l'altro ieri ero a Cuneo perchè invitato a parlare sugli ordini cavallereschi al Rotary, ebbene ho parlato dei possibili grandi esclusi nel SMOM, ed ho tirato fuori addirittura Nostro Signore Gesù... purtroppo NON avrebbe potuto essere ricevuto nel SMOM, ma non certo perchè il papà faceva il falegname (con una sanatoria ci sarebbe riuscito, si è visto di peggio e in questo caso la genealogia reale era autentica!), ma solo perchè era Ebreo!
Quindi prenda il mio intervento in modo scherzoso, ma ci pensi perchè fare qualcosa per la Società vale sempre la pena.
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Messaggioda F.V.T.P.d.S » giovedì 14 settembre 2006, 17:19

Bè carissimo.... non tutti i nobilli sono come tu gli hai descritti...ci sono tantissime varianti del "nobile-tipo" che tu hai raccontato...la tua visione è decisamente migliore di altre però mi sembra di sentire una certa insoddisfazione di tipo economico...non tutte le familie hanno la possibilità di mantenere "lustrato" il blasone per secoli...per restare a galla bisogna darsi da fare...oltre a ripensare ai vecchi tempi bisogna anche pensare al presente...so perfettamente che è difficile mantenere la dimora lasciata dai propri avi proprio per questo, a volte, la cosa migliore ,anche per un nobile, è "arrendersi" e vivere normalmente una vita più modesta magari in un appartamento in centro piùttosto che sacrificare la propria vita ad un carrozzone di ricordi ingombranti ed esosi.
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Messaggioda Gian » giovedì 14 settembre 2006, 19:24

quale tristezza nelle sue parole...
Ultima modifica di Gian il venerdì 15 settembre 2006, 12:57, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Fiore » venerdì 15 settembre 2006, 9:25

Non si preoccupi sig. Degli Uberti, attenderò l'emergere del suo umorismo.
Comunque il problema non è rivolto a me, io sono nato "borghese" e come tale vivo e mi relaziono; mi dispiace solo per mio padre e mia madre dentro ai cui occhi vedo ogni giorno, come ha detto il sig. Gian, moltissima tristezza.

Fiore.
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Messaggioda Gian » venerdì 15 settembre 2006, 19:27

purtroppo ciò che tu dici accomuna molte famiglie un tempo "grandi"...
in misure diverse magari...ma è innegabile che oggi le cose vadano bene per pochi...
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Re: Un saluto.

Messaggioda lalberogenealogico » venerdì 15 settembre 2006, 22:26

Fiore ha scritto:Il passato non torna, facciamone tesoro affinchè il futuro sia migliore.

Fiore.



Gent.mo Sig. Fiore,

le sue parole sono ricche di malinconia. Leggendo e rileggendo il suo post sono assalito da grande tristezza. Alla sua frase aggiungerei una frase latina che tanto amo. "Faber est quisque fortunae suae".

Giorno dopo giorno mi accorgo di essere una persona molto fortunata. Non ho problemi di quel genere visto che i miei antenati erano tutti contadini. E nonostante tanta povertà qualcuno della mia famiglia con enormi sacrifici è arrivato in alto, senza montarsi la testa.

Il passato non tornerà. Ha perfettamente ragione. Mi auguro solo che non dimentichi mai la storia della sua famiglia. Qualunque essa sia.

Gaetano Petrillo
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Messaggioda rampi » sabato 16 settembre 2006, 22:06

Gent.mo Sig. Fiore,
Lei scrive con tristezza e malinconia, nostalgico di una Nobiltà che si sosteneva con agiatezza grazie ai possedimenti. Ma, mi scusi se mi permetto, Lei fa riferimento alla nobiltà dell' "avere" trascurando quella dell' "essere". Oggi, per esempio, ha più possibilità di condurre una vita agiata, e spesso smodata, chi ci ha saputo fare con il commercio o con la finanza. Invece il Barone Tizio o il Marchese Caio con dignità oggi conducono una vita misurata. Ma se osservo certi ricchi commercianti o finanzieri, con tutto il rispetto per le rispettive categorie, mi accorgo subito di quel che hanno ma anche di quel che sono. Guardi in TV i nostri politici (specialmente i più recenti) e certi finanzieri, la goffaggine dei modi unita all'arroganza denunciano comunque le loro radici.
Con profonda amicizia e simpatia Le do un consiglio: sia orgoglioso di quel che è e non di quel che ha !!!
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Messaggioda Aesculapius » sabato 16 settembre 2006, 23:06

Caro Fiore,
signorilità è anche capire quando è il momento di salutare l'ospite: consigli ai Suoi genitori di vendere i possedimenti all'amministrazione della Sua zona che avrà interesse a tenere in vita una casa-museo come la Sua, che potrà essere utilizzata per mostre o manifestazioni...
Con il ricavato comprino un elegante appartamento nel centro della città, con riscaldamenti autonomi e aria condizionata: ciò consentirà loro di vivere nell'agio e soprattutto di non piantare quegli odiosi chiodi nelle piante che vuole toglier via... :wink:
In questo modo avranno conservato le memorie della Loro famiglia in maniera egregia e nel contempo conservato e rispettato la Loro vita.
Auguri a Lei ed ai Suoi genitori

Antonio
dott. Antonio Russo, MD
-------------------------------------------------------
Vorrei capir cos'è questo strano desio di saper oltre
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Messaggioda Gian » domenica 17 settembre 2006, 10:06

rampi ha scritto:Gent.mo Sig. Fiore,
Lei scrive con tristezza e malinconia, nostalgico di una Nobiltà che si sosteneva con agiatezza grazie ai possedimenti. Ma, mi scusi se mi permetto, Lei fa riferimento alla nobiltà dell' "avere" trascurando quella dell' "essere". Oggi, per esempio, ha più possibilità di condurre una vita agiata, e spesso smodata, chi ci ha saputo fare con il commercio o con la finanza. Invece il Barone Tizio o il Marchese Caio con dignità oggi conducono una vita misurata. Ma se osservo certi ricchi commercianti o finanzieri, con tutto il rispetto per le rispettive categorie, mi accorgo subito di quel che hanno ma anche di quel che sono. Guardi in TV i nostri politici (specialmente i più recenti) e certi finanzieri, la goffaggine dei modi unita all'arroganza denunciano comunque le loro radici.
Con profonda amicizia e simpatia Le do un consiglio: sia orgoglioso di quel che è e non di quel che ha !!!
Rampi

belle parole, davvero evocative
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Messaggioda Fiore » giovedì 7 dicembre 2006, 15:52

Mi permetto di rispolverare questo mio intervento, poichè l'inverno è arrivato!

Cordiali saluti.

Fiore.
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Messaggioda Mic » giovedì 7 dicembre 2006, 18:20

Gent.mo Sig. Fiore,
non avevo avuto la possibilità di leggere questo suo scritto di saluto.

Mi faccia raccontare una cosa.

La famiglia di mia nonna paterna sino ai primi anni 50 era una delle famiglie più "possidenti" e blasonate.
In verità blasonate lo è ancora, i titoli sopravvivono ai beni materiali, ma proprio di questi ultimi non ce ne stanno più :lol:

Vuol sapere perchè??
Ecco spiegato.
Uno degli zii di mia nonna - il maggiore di tre figli - era un signore che girava in calesse, con il bastone in avorio e la tuba, di una eleganza inenarrabile, un vero nobiluomo.
Aveva però un difettuccio: amava il gioco al Casinò, le auto e le belle donne.
A cagione di questi tre motivi sono stati dilapidati dal patrimonio familiare 3 palazzi interi più tutta una serie di terreni tra la Sicilia, il Piemonte e la Campania. Il funerale glielo pagò mia nonna.

Perchè le scrivo tutto ciò?
Perchè ritengo che la nobiltà d'animo di spirito e di comportamenti sopravviva sempre e comunque ai beni materiali.
Si può essere nobili senza palazzi e cafoni con i palazzi, si può essere dei gran signori anche solo in un appartamento di 60 mq!

Con viva cordialità
Michele
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Messaggioda Fiore » giovedì 7 dicembre 2006, 21:05

Gentile signor Michele, lei giustamente fa riferimento alla sua famiglia, che probabilmente si è adattata allo stile di vita borghese, io come più sopra specificato, borghese sono nato e per me non c'è questione (a parte il freddo), ma per i miei genitori no, loro hanno vissuto la nobiltà fattuale, la nobiltà con la N maiuscola, quella vera e difficilmente riusciranno ad abituarsi.
Tanto per darle una idea di come siamo stati cresciuti, mai e le garantisco mai abbiamo noi fratelli incrociato le gambe sotto al tavolo quando si sta seduti a tavola, e questo è solo un piccolo, sciocco esempio ma esaustivo della nostra educazione.

Cordiali saluti.
Fiore
 

Messaggioda Mic » giovedì 7 dicembre 2006, 21:29

Posso comprenderla,
le auguro comunque di vedere negli occhi dei suoi nobili genitori tanta serenità e consapevolezza d'essere freddo o caldo che faccia "alcuni tra pochi" e non "due di tanti".

Cordialmente
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Messaggioda Cottoneum » mercoledì 27 dicembre 2006, 1:22

Cari amici, caro Fiore, rimuginando sopra questa questione (più ironica che malinconica sotto certi punti di vista, m'è parso di notare) mi sono venuti in mente alcuni passaggi di due tra i miei libri preferiti.

La prima scena è tratta da Una manciata di polvere, di Evelyn Waugh (1903-1966); Tony Last e suo cognato Lord Reginald St Cloud discutono degli alimenti che il gentleman Tony dovrebbe passare alla moglie.

"Ebbene, abbiamo discusso la cosa con i legali e con la famiglia, e abbiamo deciso che la somma deve essere elevata a duemila."
"Questo è assolutamente impossibile. Non potrei nemmeno lontanamente arrivarci."
"Ma, vedi, io devo pensare agli interessi di Brenda. Ha molto poco di suo e non avrà altri proventi. La rendita di mia madre è un assegno che le pago io per disposizione testamentaria di mio padre. Io non potrei dar nulla a Brenda. Sto cercando di raccogliere tutto quello che posso per una spedizione in una delle oasi del deserto libico. Quel tale Beaver non ha praticamente niente e non sembra aver voglia di lavorare. E così vedi che..."
"Ma caro Reggie, tu sai bene quanto me che è fuori discussione"
"E' un po' meno di un terzo della tua rendita"
"Che se ne va fino all'ultimo centesimo per Hetton. Ti rendi conto che Brenda e io non spendevamo metà di quella somma per le nostre spese personali in un anno? E' tutto quello che posso fare se le cose devono funzionare come adesso."
"Non mi aspettavo che avresti preso questo atteggiamento, Tony. Penso che è estremamente irragionevole, da parte tua. Dopo tutto è assurdo sostenere che al giorno d'oggi, un uomo solo non possa vivere comodamente con una rendita di quattromila all'anno. E' quanto io ho sempre avuto."
"Significherebbe rinunciare a Hetton."
"Ebbene, io vendetti Brakeleigh e ti assicuro, mio caro, che non l'ho mai rimpianto. Certo, al momento, fu uno strappo doloroso, vecchi legami e tante altre cose del genere, ma posso dirti questo, che quando la vendita fu definita, io mi sentii un altro uomo, libero di andare dove mi piaceva..."
"Ma a me accade di non voler andare in nessun altro posto che a Hetton."
"C'è qualcosa di vero in ciò che dicono questi laburisti, sai. In Inghilterra, oramai, i manieri sono una cosa del passato."


La seconda scena che mi è venuta in mente è tratta da Ciao, don Camillo, di Giovannino Guareschi, nel racconto "La buona terra". Il Magnaschi, ricco agrario da generazioni, deve discutere accordi economici per il matrimonio tra suo figlio e la figlia del Bigoni, ex-vaccaro arricchitosi a dismisura.

Il Magnaschi scosse il capo: "Gigino ha diritto a sposare chi vuole e noi non possiamo opporci. Inoltre i Bigoni e tutti gli altri direbbero che noi abbiamo trovato questa scusa perchè non abbiamo i venti milioni. Sarebbe un trionfo per questa gentaglia".
La signora Virgina era ritornata la solita signora Magnaschi, impassibile e impenetrabile.
"Decidi tu quello che vuoi" disse "io sono pronta a tutto."
Il giorno dopo il Magnaschi mandò a chiamare il Bigoni: "Ho pensato tutta la notte alla faccenda" spiegò al Bigoni. "L'affare di Camporosso è buono ma non se ne fa niente."
Il Bigoni lo guardò: "Per venti milioni voi rinunciate a un colpo grosso!"
"Non me ne importa niente" rispose duro il Magnaschi. "Mio nonno ha creato il nucleo di Santa Lucia, mio padre lo ha reso il podere più bello della regione e lo ha passato a me che l'ho reso il podere più bello d'Italia. Santa Lucia deve passare a mio figlio che lo renderà il podere più bello d'Europa."
Il Bigoni sghignazzò: "Non esageriamo! Qui giochiamo ai campionati del mondo!"
"Con voi non accetto neppure di discutere su questo tema. Io sono il migliore agricoltore d'Italia e vi ho cacciato via perchè eravate il peggiore vaccaro dell'universo! Ricordatevelo!"
"Intanto però oggi sono in grado di dare un podere a ognuno dei miei quattro figli e venti milioni di dote a mia figlia!" gridò il Bigoni.
"I soldi guadagnati col mercato nero non nobilitano la vostra bassa origine e non diminuiscono la vostra ignoranza!" affermò il Magnaschi. "Io non darò un centesimo a mia figlio. Io sono malato e debbo ritirarmi in riviera. Non ce la faccio più: se continuo crepo. Io mi ritiro e lascio Santa Lucia, così come si trova, a mio figlio perchè non posso ammettere che un altro che non sia un Magnaschi possa condurre questo podere. Coi vostri venti milioni i ragazzi potranno comprare altre cinquanta biolche e ingrandire il podere: Pattini è disposto a cedere tutta la sua parte che confina con Santa Lucia. O così, o niente!"
[...]
... il Magnaschi sospirò: "Tutto è finito. E' il viaggio senza ritorno. Pare di essere come morti e guardare il mondo dei vivi allontanarsi, mentre si vola in cielo. E, in pratica, siamo morti..."
"Ma siamo morti bene!" esclamò la signora Virginia.
E c'era, nella sua voce, un orgoglio smisurato.
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