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Fiore ha scritto:Dopo diversi mesi di sola lettura mi sono finalmente registrato e come mi aveva anticipato un amico del forum, ho trovato moltissimi argomenti interessanti ed anche curiosi.
Molto divertenti sono gli argomenti inerenti la nobiltà, il significato che dovrebbe esprimere, lo status che dovrebbe simboleggiare ecc. ecc.
Ebbene cari amici, permettetemi di chiamarvi già così, vorrei delineare la vita di un nobile dei giorni d'oggi.
Vive in una immensa casa, ovviamente dimora storica, a tre piani di 400 metri quadrati per piano, immersa in un bellissimo parco con alberi secolari, ovviamente sottoposti alla sovrintendenza dei beni culturali ed ambientali, che solamente per potarli ci vogliono 15 domande in carta bollata (non è un caso che il nobile pianti di soppiatto chiodi di rame sulle piante che , diciamo così, non desidera più); di questi 1200 metri quadri lui, la moglie e i suoi 4 figli che ancora abitano in casa (dei 9 fratelli) utilizzano solo una piccolissima parte, direi 100/120 mq.
La casa è bella ma le facciate presentano vistose crepe e fori, dovuti alle schegge delle bombe cadute durante la seconda guerra mondiale, certo bisognerebbe ristrutturarla, ma non ci sono le enormi disponibilità necessarie, in fondo il nostro nobile svolge un lavoro da libero professionista medico degli animali e i suoi figli, chi è camionista, chi agente di commercio, chi giardiniere, ecc. ecc.
All'interno i mobili sono una triste trasfigurazione di quello che erano un tempo, sicuramente restaurati sarebbero meravigliosi, ma ... beh vale lo stesso discorso di prima.
In estate si sta abbastanza bene, le case di una volta tenevano abbastanza bene il fresco, ma d'inverno ......... è una tragedia, si riesce a riscaldare appena di 3/4 gradi questa casa immensa, le dispersioni sono tantissime, gli infissi non tengono, e gli spifferi sono ovunque.
I fratelli prima di entrare sotto le lenzuola si sciroppano una ventina di flessioni, così ci si scalda meglio!
Ogni tanto si partecipa a qualche festa in giro per l'Italia, ma stando sempre ben attenti al bilancio perchè non ce n'è tantissima da scialare.
Certo la moglie è di una delle più importanti famiglie nobili fiorentine, e gli zii stanno bene, quindi bisogna comunque darsi un tono e cercare di fare con quello che si ha, ma .......... non sempre basta.
Per dimenticare si raccontano storie sugli avi, sul nonno o sul bisnonno, su quando cavalcando per le sue proprietà il nonno, si infrattava con la contadina di turno e ci si divertiva ben bene , ma sono solo ricordi, forse possono servire per non pensare alla situazione in cui ci si trova oggi, ma restano e resteranno per sempre ricordi.
Il passato non torna, facciamone tesoro affinchè il futuro sia migliore.
Fiore.
Fiore ha scritto:Il passato non torna, facciamone tesoro affinchè il futuro sia migliore.
Fiore.

rampi ha scritto:Gent.mo Sig. Fiore,
Lei scrive con tristezza e malinconia, nostalgico di una Nobiltà che si sosteneva con agiatezza grazie ai possedimenti. Ma, mi scusi se mi permetto, Lei fa riferimento alla nobiltà dell' "avere" trascurando quella dell' "essere". Oggi, per esempio, ha più possibilità di condurre una vita agiata, e spesso smodata, chi ci ha saputo fare con il commercio o con la finanza. Invece il Barone Tizio o il Marchese Caio con dignità oggi conducono una vita misurata. Ma se osservo certi ricchi commercianti o finanzieri, con tutto il rispetto per le rispettive categorie, mi accorgo subito di quel che hanno ma anche di quel che sono. Guardi in TV i nostri politici (specialmente i più recenti) e certi finanzieri, la goffaggine dei modi unita all'arroganza denunciano comunque le loro radici.
Con profonda amicizia e simpatia Le do un consiglio: sia orgoglioso di quel che è e non di quel che ha !!!
Rampi
"Ebbene, abbiamo discusso la cosa con i legali e con la famiglia, e abbiamo deciso che la somma deve essere elevata a duemila."
"Questo è assolutamente impossibile. Non potrei nemmeno lontanamente arrivarci."
"Ma, vedi, io devo pensare agli interessi di Brenda. Ha molto poco di suo e non avrà altri proventi. La rendita di mia madre è un assegno che le pago io per disposizione testamentaria di mio padre. Io non potrei dar nulla a Brenda. Sto cercando di raccogliere tutto quello che posso per una spedizione in una delle oasi del deserto libico. Quel tale Beaver non ha praticamente niente e non sembra aver voglia di lavorare. E così vedi che..."
"Ma caro Reggie, tu sai bene quanto me che è fuori discussione"
"E' un po' meno di un terzo della tua rendita"
"Che se ne va fino all'ultimo centesimo per Hetton. Ti rendi conto che Brenda e io non spendevamo metà di quella somma per le nostre spese personali in un anno? E' tutto quello che posso fare se le cose devono funzionare come adesso."
"Non mi aspettavo che avresti preso questo atteggiamento, Tony. Penso che è estremamente irragionevole, da parte tua. Dopo tutto è assurdo sostenere che al giorno d'oggi, un uomo solo non possa vivere comodamente con una rendita di quattromila all'anno. E' quanto io ho sempre avuto."
"Significherebbe rinunciare a Hetton."
"Ebbene, io vendetti Brakeleigh e ti assicuro, mio caro, che non l'ho mai rimpianto. Certo, al momento, fu uno strappo doloroso, vecchi legami e tante altre cose del genere, ma posso dirti questo, che quando la vendita fu definita, io mi sentii un altro uomo, libero di andare dove mi piaceva..."
"Ma a me accade di non voler andare in nessun altro posto che a Hetton."
"C'è qualcosa di vero in ciò che dicono questi laburisti, sai. In Inghilterra, oramai, i manieri sono una cosa del passato."
Il Magnaschi scosse il capo: "Gigino ha diritto a sposare chi vuole e noi non possiamo opporci. Inoltre i Bigoni e tutti gli altri direbbero che noi abbiamo trovato questa scusa perchè non abbiamo i venti milioni. Sarebbe un trionfo per questa gentaglia".
La signora Virgina era ritornata la solita signora Magnaschi, impassibile e impenetrabile.
"Decidi tu quello che vuoi" disse "io sono pronta a tutto."
Il giorno dopo il Magnaschi mandò a chiamare il Bigoni: "Ho pensato tutta la notte alla faccenda" spiegò al Bigoni. "L'affare di Camporosso è buono ma non se ne fa niente."
Il Bigoni lo guardò: "Per venti milioni voi rinunciate a un colpo grosso!"
"Non me ne importa niente" rispose duro il Magnaschi. "Mio nonno ha creato il nucleo di Santa Lucia, mio padre lo ha reso il podere più bello della regione e lo ha passato a me che l'ho reso il podere più bello d'Italia. Santa Lucia deve passare a mio figlio che lo renderà il podere più bello d'Europa."
Il Bigoni sghignazzò: "Non esageriamo! Qui giochiamo ai campionati del mondo!"
"Con voi non accetto neppure di discutere su questo tema. Io sono il migliore agricoltore d'Italia e vi ho cacciato via perchè eravate il peggiore vaccaro dell'universo! Ricordatevelo!"
"Intanto però oggi sono in grado di dare un podere a ognuno dei miei quattro figli e venti milioni di dote a mia figlia!" gridò il Bigoni.
"I soldi guadagnati col mercato nero non nobilitano la vostra bassa origine e non diminuiscono la vostra ignoranza!" affermò il Magnaschi. "Io non darò un centesimo a mia figlio. Io sono malato e debbo ritirarmi in riviera. Non ce la faccio più: se continuo crepo. Io mi ritiro e lascio Santa Lucia, così come si trova, a mio figlio perchè non posso ammettere che un altro che non sia un Magnaschi possa condurre questo podere. Coi vostri venti milioni i ragazzi potranno comprare altre cinquanta biolche e ingrandire il podere: Pattini è disposto a cedere tutta la sua parte che confina con Santa Lucia. O così, o niente!"
[...]
... il Magnaschi sospirò: "Tutto è finito. E' il viaggio senza ritorno. Pare di essere come morti e guardare il mondo dei vivi allontanarsi, mentre si vola in cielo. E, in pratica, siamo morti..."
"Ma siamo morti bene!" esclamò la signora Virginia.
E c'era, nella sua voce, un orgoglio smisurato.

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