mi fa davvero piacere vedere come la discussione in ambito di galateo araldico sia già entrata nel vivo su almeno uno dei temi proposti (ed uno fra i più controversi, potrei dire).
Il tema delle brisure, inserito, lo ammetto, un po' come una provocazione fra le questiones sulle quali il gentilissimo Signor da Ocre si è subito speso, è di grande importanza nell'ambito del galateo araldico che noi andiamo ad ipotizzare.
T.G.Cravarezza ha scritto:Gentile Signor Pasquini,
io invece sono del parere contrario. Le brisure devono essere decise dalla famiglia che le vuole adottare.
Una famiglia potrebbe decidere di sostituire semplicemente lo smalto di uno degli elementi per lo stemma del primogenito; oppure inserire un labello per il secondogenito; oppure cambiare il cimiero per il terzogenito e così via. Insomma, secondo me dovrebbe essere a totale girusdizione della famiglia. Comprendo che in questo modo un estraneo non saprà le differenze, ma dopotutto, chi conosce il motivo per cui in uno stemma c'è un leone d'oro e non di rosso? Oppure c'è una stella d'argento e non d'oro? Sono decisioni del proprietario dello stemma.
Cordialmente
Il brano quotato del gentilissimo Signor Cravarezza offre alcuni interessanti spunti. Egli, infatti, sostiene l'opportunità di modificare gli smalti di figure interne o di aggiungere un cimiero per distinguere i vari rami di una stessa gens (termine che userò, da qui in poi, come il signor Cravarezza, per intendere, la somma delle famiglie originatesi da un medesimo ceppo) in alternativa al comune uso di brisure.
Ebbene, vi sono secondo me due importanti quesiti da porsi riguardo alla brisure epiù in generale alle differenziazioni araldiche legate alle parentele, a prescindere che si voglia o meno lasciare piena libertà riguardo ad esse (e ricordiamoci che questo è solo un galateo
-gli elementi distintivi di un ramo famigliare rispetto ad un altro dovrebbero esprimersi attraverso:
-elementi sempre interni allo scudo (da scartarsi, dunque, almeno a mio parere, l'idea dei cimieri), dato che solo lo scudo è elemento araldico fondamentale ed esso dovrebbe, da solo, fornire le informazioni bastanti sul titolare e sulla di lui famiglia senza ricorrere ad elementi esterni esplicativi.
-ed, all'interno dello scudo, queste differenziazioni (le si chiamino o no brisure) dovrebbero esprimersi non attraverso la modifica di un elemento originario dell'arma, ma in nuovi carichi aggiunti all'arma senza modificarne i carichi o gli smalti originari.
Se infatti in uno stemma d'azzurro al leone d'oro pretendiamo di modificare lo smalto del leone per distinguere il secondogenito, non avremo creato uno stemma di secondogenitura ma, banalmente, un altro stemma, dato che avremmo modificato un elemento costitutivo dello stesso.
Le differenziazioni, in linea generale, dovrebbero esser governate, in ambito di carichi, dal criterio dell'aggiunta, non da quello della modifica.
Riguardo, poi alla necessità di normare nel dettaglio eventuali sistemi di brisure mi trovo invece d'accordo col gentilissimo Signor da Ocre e con lo stesso Signor Cravarezza: meglio non provarci neppure e lasciare ad ogni famiglia piena libertà in tema di differenziazioni, stanti però (almeno a mio giudizio) i criteri minimi sopra enunciati.
Detto questo, rimane ancora il problema centrale da affrontare:
-le brisure sono necessarie o no?
A questa domanda, posto che le brisure sono in buona parte estranee alla tradizione araldica nostrana, dovrebbe poter rispondere SOLO il titolare dello stemma.
Per quanto utilissime, infatti, le brisure sono una differenziazione che stona, come sottolineava il Signor Tuccimei di Sezze, con certi caratteri dell'araldica nostrana e l'usarle o meno dovrebbe rimanere fatto di pura scelta soggettiva.
Certo, una volta decisosi l'uso delle brisure, lo stemma ne sarebbe condizionato per tutta la sua vita attiva e dovrebbe attenersi a certi criteri legati al concetto stesso di brisure che andavo prima ad esporre, e questo è un elemento che si dovrebbe aver ben presente nel compiere la scelta.
Tutto ciò che ho detto, ovviamente, è frutto di mie opinioni soggettivissime.
Cordiali saluti

si arriva in cielo