ognuno di noi sa, per esperienza personale, come le abitudini siano dure a morire. Lo sappiamo in rapporto ai pochi anni, o decenni, lungo i quali abbiamo radicato le nostre singole abitudini personali, piccole o grandi che siano.
Per Venezia, per i veneziani, in un certo senso per i veneti tutti, l'abitudine a vedere il proprio San Marco senza scudo è plurisecolare: pretendere che, oggi, essi rinuncino ad identificarsene sarebbe impensabile.
Pretendere che lo usino tutti con buon senso, come fu fatto per secoli, anche... purtroppo, come si dice, a parità di volume, se si allarga la base, cala l'altezza
Del resto, i diretti interessati a tutelare l'immagine del leone marciano, cioé gli Organi pubblici locali, certo si trovano di fronte ad un bel dilemma: o dare tutela allo stemma, o dire alla gente di non divulgare la propria "venexianità"...
Vorrei citare brevemente un caso opposto di tutela maxima: il Comune di Roma, pochi anni fa, vendette a privati l'Azienda comunale del latte, sui prodotti della quale (ovviamente) fin'allora campeggiava lo stemma di Roma, il noto di rosso, all'acronimo SPQR preceduto da una crocetta greca, il tutto d'oro (però annacquato sulle confezioni in un più latteo d'argento). Dopo la cessione, la nuova ditta privata continuò ad usare sulle confezioni dei suoi prodotti tale emblema: finché si trattò di smaltire le giacenze delle vecchie confezioni, tutto bene, ma quando la cosa diede segno di continuare ad oltranza, il Comune si oppose in sede legale all'uso dello stemma civico su di essi. E, da allora, il nuovo logo della ditta riporta un tondo rosso con un significativo C.L.R. (Centrale del Latte di Roma)...
Bene

si arriva in cielo