Tutti i leoni di Venezia

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Tutti i leoni di Venezia

Messaggioda Federica » giovedì 8 gennaio 2004, 18:38

Rileggevo quanto scritto dal Sig. Von Trotta e da Frà Eusanio in materia di araldica civica e questo mi ha fornito alcuni spunti di meditazione su detto tema, in particolare, applicato a Venezia.
Come forse a tutti noto, si vuole che due naviganti veneziani, approdati ad Alessandria d'Egitto, nonostante il divieto del loro governo, con l'aiuto di due monaci e un abile sotterfugio, riuscissero a trafugare e riportare a Venezia il Corpo dell'Evangelista; così si avverava la profezia che il Santo Evangelista aveva avuto in vita dall'Angelo a lui apparso in un isola dell'estuario colle note parole "Pax tibi Marce Evangelista meus", a significargli che qui, tra la popolazione veneta, avrebbe trovato riposo, venerazione e onore. Poichè subito i Veneziani acclamarono, in vece del Santo greco Teodoro, il Santo latino loro nuovo patrono, nell'828, essendo Doge Giustiniano Partecipazio, si iniziò l'erezione di un nuovo tempio in onore di San Marco. Il simbolo dell'Evangelista latino, il Leone alato, divenne col tempo insegna ufficiale della Repubblica.
Sembra poi che i Veneziani per la prima volta inalberassero il rosso gonfalone di S. Marco nel 1257, durante la battaglia contro i Genovesi che vide a S. Giovanni d'Acri la vittoria di Venezia.
Da sempre pertanto, tra storia e leggenda, il Leone alato di S.Marco è il simbolo della città di Venezia. In ogni espressione architettonica, pittorica e in generale, in qualsiasi espressione artistica legata alla Serenissima, si trovano leoni. Leoni di tutte le foggie. Leoni ovunque.
Il nuovo stemma (e gonfalone) di Venezia approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 6/11/96, mi pare un perfetto esempio di "modernizzazione araldica" nel pieno rispetto dei canoni classici e storici.
Il punto è questo: se da una parte si è sentita l'esigenza di un restyling dello stemma (ripeto, a mio avviso bellissimo), se ogni e qualsiasi abitante di Venezia identifica la propria città con il Leone alato, perchè non limitarsi al corretto uso di quest'ultimo? Non discuto certo le opere del passato architettoniche o altro, ma aborro la profusione in ogni dove compreso su volantini pubblicitari per servizi condominiali di leoni...leoni di tutte le risme! Se si fosse in tema di proprietà industriale, urlerei per la volgarizzazione del marchio. Purtoppo mi pare che gli strumenti a disposizione per proteggere il corretto uso dello stemma e non svilire il Leone alato, l'unico, quello "vero" siano scarsi.
Contrariamente al solito, sono stata prolissa, Ve ne chiedo perdono. Ma davvero vivendo a Venezia vedo sempre peggio la sopraindicata situazione.
Cosa ne pensate?
Federica Olivari
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Messaggioda Ardashir » venerdì 9 gennaio 2004, 1:11

Gentilissima Signora Olivari,

al di là del giudizio più o meno positivo riguardo al restyling dello stemma veneziano, concordo con Lei sull'inopportunità assoluta dell'uso del Leone di San Marco per pubblicità o vili meccanicità.
Va detto, però, che rientra perfettamente nei canoni di una società che fa della svalutazione dei simboli un punto di forza l'involgarire persino quelli più ricchi di densi significati storici ed, in questo caso, persino religiosi. Una legislazione che non rpevede tutela simbolica se non in materia di loghi registrati e che neppure considera la fattispecie araldica, poi, non aiuta di certo... Ma almeno, nei casi che Lei cita, questi atti di svalutazioni sono opera di privati.
Quante volte sono proprio le amministrazioni pubbliche a promuovere immagini svilenti importanti simboli e\o personaggi legati alla storia patria? Cosa dire, pur cambiando radicalmente il contesto, di una promozione (non ricordo quale) del museo di Schoenbrunn che in una manifesto ritraeva S.M.I.R. Francesco Giuseppe I in vesti hawayane ed in posa volgarmente rilassata? Io, di fronte a quel manifesto che sarà parso a tutti innocente, divenni rosso di rabbia e di sdegno. L'Imperatore fu per molto tempo un simbolo per i suoi popoli, simbolo che assurse ben presto ad elemento identitario come testimonia, uno fra tutti, il grande Roth, tanto che persino ora le sue immagini sono ovunque frequentissime, ma a quanto pare vi era una sorta di perverso dovere alla banalizzazione (bonaria, forse, ma pur sempre erronea) pseudopopolaresca attuatasi inserendolo in un contesto alieno e squalificante.
Lo stesso per il beneamato Leone della Serenissima: con la differenza, però, che qui più che dall'involgarimento il danno deriva, credo, dal sovrautilizzo (magari in termini araldicamente scorretti) che finisce per privare di qualsivoglia senso un simbolo che di senso ne ha fin troppo.

Non paragonerei poi questi sbandamenti simbolici con l'uso antico di effigiare il simbolo della città o dello Stato su dimore e magioni, pur se magari ad nauseam: li c'era la volontà di ribadire con forza un elemento identitario, qui la volontà (confusa) è quella di approfittare di un simbolo fino allo sfinimento del potenziale di veicolo della domanda intrinseco allo stesso.

La saluto cordialmente scusandomi per esser andato un po' off topic
Ardashir
 
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Napoleone e il leone di Venezia

Messaggioda Emanuele Pigni » venerdì 9 gennaio 2004, 10:15

Gentilissima signora Olivari,

da studioso dell'araldica napoleonica italiana vorrei rilevare che anche Napoleone - quantunque a Venezia sia forse meno amato che nella mia Milano - aveva il massimo rispetto per il leone di san Marco: lo volle nel 2° quarto del suo stemma come re d'Italia e per questo motivo non concesse a nessun titolato del Regno uno stemma contenente un leone a figura intera. Lo stemma che concesse alla "buona città" di Venezia con lettere patenti 9 gennaio 1813 è il seguente: "D'azzurro con una testa di leone alata d'oro, posta in maestà; terminato dal capo di verde colla lettera N d'oro posta nel cuore ed accostata da tre rose a sei foglie del medesimo; cimato dalla corona murale a sette merli d'oro, sormontata dall'aquila nascente al naturale, tenente tra gli artigli un caduceo d'oro in fascia; il tutto accompagnato da due festoni intrecciati d'ulivo e di quercia dell'ultimo, divisi tra i due fianchi [dello scudo], ricongiunti e pendenti dalla punta" (cfr. Archivio di Stato di Milano, Araldica, p. m., b. 59; Archivio di Stato di Venezia, Miscellanea atti diplomatici e privati, b. 77; Bascapè - Del Piazzo, Insegne e simboli, Roma 1983, p. 509).

Con i miei saluti più cordiali.

Emanuele Pigni
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Messaggioda pierfe » venerdì 9 gennaio 2004, 20:48

Come sempre Federica tocca nel segno! Brava!!!
Rimando il lettore a quanto pubblicato sul sito dell'Istituto Araldico Genealogico Italiano in merito a Venezia : http://www.iagi.info/ARALDICA/civica/ve ... ca_01.html

Mentre mi soffermo sull'aspetto inquietante dell'uso indebito degli stemmi pubblici da parte dei privati, cosa che considero priva di stile e che si presta a notevoli fraintendimenti voglio raccontarvi della saggezza della mia città in fatto di uso di stemma.

Da ragazzo (allora ventiquatrenne - eravamo nel 1979) mi trovai ad essere il segretario dello STUDIUM - Accademia di Casale e del Monferrato per l'arte, la storia, le scienze e le varie umanità fondato da Guglielmo I Paleologo, Marchese di Monferrato nel 1476, allora solo ente culturale di un certo peso della capitale dell'antico ducato di Monferrato, ma oggi ente culturale di importanza internazionale per i vari premi Nobel e i grandi personaggi della cultura che ne fanno parte.
Nella mia posizione volevo che lo Studium, proprio per cambiare il suo antico stemma, adottasse con l'approvazione della Giunta Municipale di Casale Monferrato lo stemma municipale.
L'amico Idro Grignolio portò in Giunta il parere positivo della segreteria del comune, ma il sindaco di allora, che svolgeva l'attività di commerciante, categoricamente contestò la proposta e non ci fu verso di farlo ragionare.
Il Sindaco faceva presente che sebbene lo Studium fosse l'ente culturale più antico della Città non era la città, ma al limite l'ente culturale che avrebbe potuto rappresentare la sua università (allora in Piemonte avevamo solo l'Università di Torino) e quindi per il bene dello Studium non si doveva far uso dello stemma del comune ma continuare ad utilizzare l'antico stemma della città quando lo Studium era un tutt'uno con i suoi cittadini.
E così lo Studium con delibera di Giunta fu ufficialmente autorizzato ad usare l'antico stemma della Città di Casale (facente parte dell'antico patrimonio storico del Municipio) e grazie alla saggezza di quell'amministratore noi non ci confondiamo con tutti coloro - che oggi sono molti - che abusano e fanno uso indebito dell'espessione grafica della storia e della cultura della mia Casale.
Tutti gli Amministratori pubblici dovrebbero seguire questo esempio.
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Messaggioda Federica » venerdì 9 gennaio 2004, 21:26

Gentili Signori,
in ordine cronologico: :wink:
vedo che lo stimato Sig. Forlanini ha ben saputo cogliere il mio messaggio: quanto è purtoppo vero lo svilimento di tanti simboli, principi, valori! Certo, il maggior abuso del "leone alato" avviene da parte di privati, prevalentemente coloro che cercano di trasformare senza rispetto e pudore alcuno, Venezia, in una sorta di Disneyland, ma devo segnalare che, per citarne una, su tutte le brochure dei Musei Civici Veneziani campeggia un leone alato "simile" a quello dello stemma, con alle spalle il Bacino Orseolo e Palazzo Ducale! Eppure è la stessa illuminata amministrazione che ha pensato di rivedere lo stemma civico!! :evil:
Il Sig. Pigni mi fornisce una interessante notizia di" storia di Venezia", sia pur vista "dall'altra parte"...certo che dopo Campoformio non penso che Napoleone fosse particolarmente amato dai Veneziani :wink: Peraltro anche alla luce di quanto mi scrive, capisco come sia meritata la splendida ala napoleonica del Museo Correr (che vale piu' di una visita).
Caro Pierfe, Tu riesci sempre a farmi arrossire! :oops: :wink: Peccato che a Venezia non si stiano seguendo le orme dell'amministratore di cui ci narri!
Sai comunque che da brava ligure sono ostinata e che continuo a chiedermi se non sia possibile trovare modo di mutuare e applicare alcuni principi e leggi in materia di proprietà industriale all'araldica civica. :wink: Credo sia un tema sul quale potremmo tentare di riflettere.
Cordialissimi saluti.
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Messaggioda pierfe » venerdì 9 gennaio 2004, 21:42

Federica ha scritto:Sai comunque che da brava ligure sono ostinata e che continuo a chiedermi se non sia possibile trovare modo di mutuare e applicare alcuni principi e leggi in materia di proprietà industriale all'araldica civica. :wink: Credo sia un tema sul quale potremmo tentare di riflettere.
Cordialissimi saluti.
Federica


Il nostro Paese non ha leggi araldiche dal 1943 e quelle ultime leggi araldiche non furono quasi mai applicate se si esclude l'araldica degli Enti.
Sarebbe opportuno che gli studiosi della materia si trovassero in un convegno e... tirassero fuori proposte da presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma senza escludere nessuno degli studiosi ed invitando anche coloro che l'araldica la vivono ogni giorno (parlo degli Ufficio Araldici di Stato del mondo).
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Messaggioda Federica » venerdì 9 gennaio 2004, 21:53

pierfe ha scritto:
Il nostro Paese non ha leggi araldiche dal 1943 e quelle ultime leggi araldiche non furono quasi mai applicate se si esclude l'araldica degli Enti.
Sarebbe opportuno che gli studiosi della materia si trovassero in un convegno e... tirassero fuori proposte da presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma senza escludere nessuno degli studiosi ed invitando anche coloro che l'araldica la vivono ogni giorno (parlo degli Ufficio Araldici di Stato del mondo).
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Magari! Io credo fermamente che la legge sia tutto fuorchè una materia morta o rigida, al contrario è una delle principali espressioni della storia. Se fosse possibile quanto suggerisci, forse si potrebbe ricucire una parte che è ingiustamente rimasta esclusa.
Federica Olivari

Dimenticavo di dire che ho inviato il sito iagi sul quale si possono trovare illustrazioni, dati etc. della araldica civica di Venezia all'amministratore del sito International Civic Heraldry, il quale alla voce specifica non era aggiornato.
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 10 gennaio 2004, 12:49

Gentili Signori,

permettemi di proporre alla Vostra attenzione alcune considerazioni un po' controcorrente rispetto a quelle riportate nel dibattito.

Gli esiti del recente riconoscimento (sic !) del millenario stemma veneziano personalmente non mi sembrano così entusiasmanti: il volume edito in occasione dell'iniziativa presentava decine di esemplari storici dello stemma che si distaccavano anni luce, artisticamente, graficamente ed araldicamente dai molto modesti disegni delle miniature ufficiali.
Si poteva ad esempio seguire il bel "leone in moleca" che denota il festival cinematografico della città, che a mio parere è un ottimo esempio di disegno araldico contemporaneo: grintoso e graficamente forte.
Ma come si sa sui gusti non si può discutere più di tanto ognuno ha i suoi.

Non mi scandalizzerei poi così tanto per la diffusione "extra-istituzionale" di un simbolo civico; a mio avviso è invece proprio questa diffusione a denotare il radicamento del simbolo stesso nell'immaginario e nel senso identitario di quella comunità che lo sente così suo da usarlo liberamente.
Chissà perché nessuno penserebbe di porre su gadget turistici i freddi marchi lombardo o emiliano-romangolo! Perché sono cosa di fatto estranea all'identità di quelle popolazioni.

Detto questo, vi sono certamente degli eccessi in questo uso che, posso apparaire poco ortodossi o, addirittura, ineleganti, e quindi discutibili, ma il senso identitario alla base di questo costume è genuino e questo è positivo.

L'araldica in fondo non è questo? Riconoscersi in un emblema?

Un saluto cordiale.

F.J. von Trotta.
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Messaggioda Federica » sabato 10 gennaio 2004, 13:48

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Gli esiti del recente riconoscimento (sic !) del millenario stemma veneziano personalmente non mi sembrano così entusiasmanti
Si poteva ad esempio seguire il bel "leone in moleca" che denota il festival cinematografico della città, che a mio parere è un ottimo esempio di disegno araldico contemporaneo: grintoso e graficamente forte.
Ma come si sa sui gusti non si può discutere più di tanto ognuno ha i suoi.

Non mi scandalizzerei poi così tanto per la diffusione "extra-istituzionale" di un simbolo civico; a mio avviso è invece proprio questa diffusione a denotare il radicamento del simbolo stesso nell'immaginario e nel senso identitario di quella comunità che lo sente così suo da usarlo liberamente.

Detto questo, vi sono certamente degli eccessi in questo uso che, posso apparaire poco ortodossi o, addirittura, ineleganti, e quindi discutibili, ma il senso identitario alla base di questo costume è genuino e questo è positivo.

L'araldica in fondo non è questo? Riconoscersi in un emblema?

F.J. von Trotta.



Gentile Signor Von Trotta,
certo de gustibus...a me pare che il nuovo stemma sia bello perchè rispetta tutti i requisiti della millenaria storia dello stesso: d'azzurro al leone d'oro, alato e nimbato dello stesso, con la testa posta di fronte, accovacciato, tenente fra le zampe anteriori avanti al petto il libro d'argento, aperto, scritto delle parole a lettere maiuscole romane di nero PAX TIBI MARCE nella prima facciata in quattro righe ed EVANGELISTA MEUS nella seconda facciata, similmente in quattro righe. Lo scudo di forma veneta sarà timbrato dal CORNO DOGALE. Mi pare si trovino tutti gli elementi e per colori e per contenuti, non da ultimo la scelta del corno dogale, che rappresentano la storia del "leone alato di S. Marco". Certo, per quanto a grafica o proporzioni non posso competere con la di Lei preparazione. Trovo bello il leone utilizzato per rappresentare il Festival del Cinema di Venezia...purtoppo vi è un annoso contenzioso con il presunto artista e autore dello stesso!
Concordo nell'apprezzamento del forte sentimento del popolo veneziano verso quello che, sia pure con la piu' assoluta confusione, si reputa esserne il simbolo per antonomasia. Ma mi attenderei una maggior guida e esempio di corretto utilizzo e indirizzo di detto sentimento verso un unico stemma, da parte della Amministrazione di Venezia. Non oso sperare ma sarebbe auspicabile, altresì una qualche azione di detta Amministrazione atta a frenare gli abusi da parte di privati, tra l'altro attuati eminentemente per scopi commerciali e non sentimentali.
Mi auguro che anche Lei desideri pensare a possibili soluzioni per una maggiore protezione legale della araldica civica.
Con i miei migliori saluti.
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Messaggioda pierfe » sabato 10 gennaio 2004, 15:04

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Non mi scandalizzerei poi così tanto per la diffusione "extra-istituzionale" di un simbolo civico; a mio avviso è invece proprio questa diffusione a denotare il radicamento del simbolo stesso nell'immaginario e nel senso identitario di quella comunità che lo sente così suo da usarlo liberamente.
Chissà perché nessuno penserebbe di porre su gadget turistici i freddi marchi lombardo o emiliano-romangolo! Perché sono cosa di fatto estranea all'identità di quelle popolazioni.

Detto questo, vi sono certamente degli eccessi in questo uso che, posso apparaire poco ortodossi o, addirittura, ineleganti, e quindi discutibili, ma il senso identitario alla base di questo costume è genuino e questo è positivo.

L'araldica in fondo non è questo? Riconoscersi in un emblema?

Un saluto cordiale.

F.J. von Trotta.


Per prima cosa voglio ringraziarti per la tua partecipazione al forum e per rendere l'araldica viva, tu sai bene che sono perfettamente d'accordo sulla quasi totalità delle tue affermazioni sulla materia, ma dissento dalla tua opinione circa l'uso effettuato dai privati degli stemmi degli enti particolarmente se per fini commerciali (ed è la maggioranza di questi usi araldici).
Lo stemma di un ente è il patrimonio morale, storico, grafico di una collettività e l'intera collettività si identifica in quello stemma.
Se un privato ne fa uso per fini commerciali, ruba a tutti gli altri membri della collettività questo patrimonio identificativo comune.
E' bello che venga utilizzato lo stemma araldico della collettività, ma almeno deve essere brisato :D
Questo esempio di civiltà è seguito ad esempio dai KRUMIRI ROSSI di Casale Monferrato che usano lo stemma brisato di Casale Monferrato sulla bella scatola di latta contenente quei biscotti la cui forma ricorda i baffi di re Vittorio Emanuele II.
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 10 gennaio 2004, 18:04

Gentile Signora Luisa e caro Degli Uberti,

non sapevo di questo contenzioso per l’uso del bel disegno del leone marciano che distingue elegantemente il festival del Cinema di Venezia, peccato davvero, è un disegno molto raffinato ed elegante e avrebbe potuto essere utile anche per la città.

Sono daccordo con Lei Signora che la blasonatura dello stemma è perfetta e, sebbene io sia sempre molto disincantato di fronte a “burocratici riconoscimenti” contemporanei di stemmi millenari, (probabilemnte i Dogi della Serenissima se la riderebbero dei “riconoscimenti” statali della loro araldica sovrana che sventolo’ libera e vittoriosa a Lepanto) ma è pur vero che in tempi in cui la memoria storica e la Tradizione (non solo araldica) è così avversata, mettere i puntini sulle ”i”, come dei paletti invalicabili, sembra un’ancora di salvezza. Mortificante ma, pare, ci si debba adeguare.

Non mi adeguo però all’esito grafico ufficiale, i disegni delle miniature insomma, che, a mio parere, non sono all’altezza di quel Grande Stemma e non rendono merito alla sua storia ed alla sua immagine solenne, ma, come diceva Lei “de gustibus…” e se agli amministratori è piaciuto… contenti tutti.

Si, è vero, come avete sottolienato, talvolta il “senso identitario” verso un emblema così forte che diviene “icona” scivola inevitabilmente verso uno sfruttamento commerciale, vedi la tipica la gadgettistica da turisti. Temo purtroppo sia il prezzo da pagare alla grandezza stessa dell’emblema visto che la medesima cosa avviene un po’ in tutto il mondo: dai caraffoni e dall T-shirt stemmati dell’October fest, all’arme reale in Inghilterra (lì hanno trasformato anche i volti dei Reali in gadget!).

Mi verrebbe da ripetere “non è bello, ma tocca adeguarsi”, fermo restando che gli abusi (nel senso di uno sfuttamento della mera immagine ufficiale dello stemma civico), beh, questi debbano essere certamente puniti, ma ad un “generico” leone di san Marco difficilmente potrebbe estendersi il copyright.

Un caro saluto,

F.J. von Trotta
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Messaggioda Federica » sabato 10 gennaio 2004, 22:31

Gentile Signore,
credo che sia pur chiamandomi Luisa, Lei intendesse riferirsi alla scrivente, Federica Olivari.
Mi riservo di rileggere con attenzione il Suo messaggio, poichè non riesco a comprendere come si possa conciliare il Suo non voler essere un "araldo archeologo" con l'evidente avversione per il nuovo stemma di Venezia o forse in generale con questa "procudura", così come non riesco a capire la Sua posizione circa il desiderio di conservazione assoluta della storia e la accettazione dello svilimento moderno della stessa.
Cordialità.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 10 gennaio 2004, 23:39

Egregi colleghi,
scusate se riesco a partecipare a questo argomento soltanto ora che ha già preso una sua consistenza, ma credo che il discorso dello stemma di Venezia rivesta un carattere particolare proprio a causa della sua antichità e della sua natura.

A mio parere, la cosa anomala dell'intero discorso sono proprio i recenti riconoscimenti formali cui l'arma veneziana è stata assoggettata (e per ben due volte nello scorso XX secolo), al fine di renderla legalmente omogenea alle altre armi civiche italiane... :shock: mi rendo conto che la cosa sembra paradossale, ma c'è un motivo.

É noto a tutti che Venezia usò il suo San Marco in forma alquanto libera lungo tutta la propria secolare vicenda storica: San Marco era il nome con cui, per antonomasia, veniva definito il leone marciano, già noto simbolo dell'Evangelista (che derivava dal Tetramorfo della simbologia sacra, e la cui foggia più nota e diffusa è blasonabile come un leone leopardito, alato, nimbato, tenente sotto la branca anteriore destra un libro aperto e scritto dalle parole PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS). Esso campeggiò, quale simbolo della Serenissima, nei luoghi e sui supporti più disparati, ma praticamente sempre senza scudo.

Per secoli esso visse, insomma, una beata vita araldica... in forma che i suoi titolari tennero volutamente anaraldica! Anzi, per meglio dire, lo tennero in una forma della cui araldicità essi semplicemente non si curarono mai...

I predetti decreti, oltre a rientrare (com'è ovvio) nel più vasto discorso di parificare formalmente e legalmente tutti gli stemmi delle realtà pubbliche nazionali, hanno inoltre voluto ratificare una situazione che, di fatto, si era andata consolidando con la caduta di Venezia, cioé la trasposizione del libero leone marciano entro uno scudo: caduto chi lo lasciava libero, cadde anche l'antonomasia di vederlo ed usarlo a prescindere dalla "gabbia" di uno scudo. Trasposizione che, fino ai due decreti di cui parlavamo, nessun testo ufficiale di nessun legislatore aveva mai ratificato.

Così come nessuna legge veneziana lo ratificò mai, durante i lunghi secoli in cui la Serenissima fu libera e potente.

Mi rendo conto che queste chiacchiere avrei fatto meglio a scriverle prima... :oops: ma non ero nel forum, e me ne dispiace!

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Messaggioda Federica » domenica 11 gennaio 2004, 14:51

Gentile Frà Eusanio da Ocre,
il Suo intervento non mi pare tardivo e comunque è sempre piu' che gradito.
Certo che nei secoli passati, antecedentemente al '700, che vedeva la progressiva caduta della Serenissima, il "leone alato" era piu' facile incontrarlo su gonfaloni e vessilli che non ingabbiato da uno stemma. Ne sanno qualcosa i Turchi che lo subirono a Lepanto e i Genovesi (in quel di Chioggia le prendemmo di santa ragione! :wink: ).
Come credo di avere già detto, il leone alato nei secoli fu rappresentato in svariate maniere, non da ultimo in fregi architettonici, in disegni, mappe, libri, affreschi, dipinti...
Non a caso in Piazza San Marco si erge su fusto monolitico di granito orientale rosso e bigio, il celeberrimo Leone di San Marco, in verità una sorta di antico Frankestein! Si tratta di un opera molto discussa, in origine "fulgente d'oro", ora in bronzo, da alcuni ritenuta di epoca etrusca o di arte persiana del periodo Sassanide (IV sec. d.C.), da altri (studi piu' recenti) una "chimera"di arte cinese a cui vennero aggiunte le ali a rappresentare il simbolo di S. Marco. Portata dai Francesi a Parigi nel 1797, ritorno' in quel di Venezia solo nel 1815, in condizioni tali che dovette essere in parte rifatta e rifusa.
Ma il nobile felino, sia pure libero, perlopiu' dalla gabbia dello stemma, non assumeva le forme piu' svariate e aberranti di oggi, non certo nel gonfalone o negli stemmi papalini o dogali o in quello segnalatoci dal Sig. Pigni! Vi era una certa univocità di immagine. Come Lei stesso ci descrive nel suo blasonarne l'immagine piu' ricorrente. Non si puo' certo discutere e fin qui mi pare si sia tutti concordi, l'uso come fregio decorativo dello stesso in arte, archittettura etc., anzi, semmai, provare orgoglio riflesso per quello pluri dimostrato dai Veneziani. Per quanto al desiderio della Amministrazione Comunale di Venezia di adottare uno stemma che rispecchiasse, racchiudesse e degnamente rappresentasse la storia del nobile felino così inscidibilmente legato a Venezia e ai Veneziani, mi pare invece si esprimano pareri di gradimento diversi. Mi dispiace che siano assenti e non possano prendere parola Mario De Biasi e Giorgio Aldrighetti che se ne incaricarono. Ma una cosa è il gradimento estetico dello stemma, ben altra cosa è invece il concedere e consentire un uso aberrante, svilente e avvilente di tale nobilissima effigie.
Con i migliori saluti.
Federica Olivari
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 12 gennaio 2004, 15:21

Gentile Signora Federica,

mi scuso per la "gaffe onomastica" riguardo al Suo nome nella mia prima replica, talvolta si picchietta sulla tastiera di fretta, e involontariamente ho scritto al posto del Suo, il nome dell'altra presenza femminle che interviene spesso nel forum. Mi perdoni.

Sull'uso aberrante di marchi, loghi, simboli, emblemi e nomi che nella Venezia di oggi richiamano più o meno direttamente la figura del leone alato o, in subordine l'aggettivo "serenissima", non è che io conceda o conseta tale proliferazione (dipendesse da me!), ma è la situazione stessa a farlo.

Il leone di San Marco è indubbiamente qualcosa di più che uno stemma, è un’”icona”, è un pezzo vivo di un’identità entrato nel sangue di quelle genti generazione dopo generazione per secoli; è un totem, un ideogramma che, quasi come una nuova lettera, è diventato un segno alfabetico aggiuntivo.

Quel segno partecipa ancora oggi della società veneziana (e veneta) proprio perché è un suo segno, vivo, ma la Venezia di oggi è, per lo più, quello che vediamo: un grande bazar turistico offerto in modo più o meno colto più o meno elegante. È, a mio avviso (e, temo, sia qui la nostra divergenza) piuttosto comprensibile che il ristoratore, l’ambulante, il parcheggiatore, il gelataio ecc. ecc. vogliano distinguere la propria attività evocando nel nome o nel marchio quel segno antico, proprio come un valore aggiunto, un po’ come il tricolore distingue i prodotti made in Italy in tutto il mondo dalla mozzarella ai pelati, ecc.

Che questo sia talvolta mortificante, o addirittura di cattivo gusto, (la pubblicità dei pozzi neri col leone marciano è davvero rivoltante) sono daccordo al 100% con Lei, ma la tendenza purtroppo è questo, e, nello specifico, mettere il copyright alla figura del leone alato, temo sia proprio impossibile.

Un caro saluto, Suo.

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Franz Joseph von Trotta
 
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