Partiamo da un punto fermo, la nobiltà giuridica in Italia non esiste più.
Quindi di cosa dobbiamo parlare? Della nobiltà d'animo? Sicuramente questa sarà anche presente nel figlio dell'elettricista citato dal signor Degli Uberti, allora possiamo dire che questa persona è nobile? In questo modo la discriminante per la nobiltà diviene l'animo, se tu sei di animo buono allora sei di animo nobile e quindi sei nobile.
Permettete di dissentire completamente da questa visione.
Per dimostravelo vi faccio una domanda. Pensate che le seguenti famiglie si possano dire nobili?
Sforza, Visconti, Borgia, Medici, Colonna, Gravina?
Se la risposta è sì, analizziamo chi erano questi signori, ebbene non erano altro che prepotenti, violenti, vessatori, combattevano ed uccidevano per affermare la loro superiorità, erano arroganti con i poveri, altro che virtù cardinali e teologali! Anzi erano spesso in contrasto con la chiesa, la quale per dirla tutta non era certo da meno.
Ciò che indica Lei signor Bedini è la strada per la cavalleria cortese, tanto presente nella letteratura, quanto assente nella storia, non certo le qualità per essere nobili.
Il nobile doveva fedeltà e lealtà al proprio signore e a nessun altro. Se si sono attraversati secoli di storia rimanendovi impressi non lo si è certo fatto con la speranza e la carità, ma con la violenza e la prevaricazione.
Questa è la verità, e ci da fastidio ammetterlo, e da fastidio ancora di più a chi queste cose le ha commesse, ecco allora che spuntano fuori le virtù senza le quali non ci si può chiamare nobili; bisognava certo indorare la pillola ed allora il nobile è un puro, un illuminato, quasi un santo, che vive secondo i dettami, nemmeno della chiesa, ma di San Francesco, quel Francesco che nato nobile e cavaliere si spoglia di tutto per seguire le strade del Cristo (attenzione ho detto si spoglia di tutto, se il nobile e cavaliere fosse stato un esempio di vita cristiana che bisogno c'era di spogliarsi di tutto?). Risulta quindi chiaro che se quì siamo in presenza di sindromi non è certo quella di Sissi. Vorrei anche chiarire che io non ho affrontato il problema dell'etichetta come oggetto qualificante dell'essere nobili, ma come retaggio storico che ancora ci accomuna al passato.
E quì vado a concludere, cosa è allora che ci fa nobili? Per me la risposta è : il passato, la nostra storia, solo questo ci rende nobili nel senso che intendo io, se poi sono di animo cattivo, sarò una nobile di animo cattivo, ma pur sempre nobile.
Con questo non voglio dire di essere migliore o peggiore di altri (vedi l'intervento del signor Guido) ma solo diversa, rivendico la mia nobiltà attraverso la storia, ed anche attraverso la forma.
Mi è sempre stato detto che la forma è simbolo e il simbolo è sostanza.
Solo chi non comprende il simbolo crede cha la forma non abbia importanza.
Cordialmente.
Maria Giulia.



