Nobiltà Civica

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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 22 giugno 2006, 15:22

Detto questo, sai quante famiglie conosco che erano immensamente ricche e potenti ma non nobili nel senso stretto del termine, pur essendo considerate tali da tutti?
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Alessio Bruno Bedini
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Messaggioda Lasa pur dir » giovedì 22 giugno 2006, 17:38

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Detto questo, sai quante famiglie conosco che erano immensamente ricche e potenti ma non nobili nel senso stretto del termine, pur essendo considerate tali da tutti?


Infatti!
Un interrogativo che mi pongo però è come mai famiglie vissute per secoli more nobilium non abbiano mai cercato, anche in secoli nei quali l'accesso alla nobiltà era più facile, di ottenere un titolo o perlomeno un riconoscimento del loro status.

Come giustamente ricordava l'amico Massimiliano, l'Abruzzo in tal senso è particolarmente ostico, nel caso specifico della mia città ancora di più. Nel 1600 c'erano 8 chiese parrocchiali, 4 conventi e 3 monasteri oltre a svariate chiese suffraganee, in ciascuna chiesa secondo le visite pastorali esistevano mediamente circa 20 altari di patronato, nel centro storico sono stati contati circa 120 edifici monumentali.
Questo a portato qualche storico (in maniera un po' azzardata) a parlare di nobiltà quasi come "fenomeno di massa" nel '700. Sarebbe sicuramente più appropriato parlare di vita "more nobilium" ma le famiglie che vivevano nobilmente erano certamente più del 2% - 3% che, come credo di aver letto da qualche parte, rappresenta una media ragionevole della presenza nobiliare nel tessuto sociale.

Sempre cordialmente.

Domenico Maria d. B.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 22 giugno 2006, 18:11

Lasa pur dir ha scritto:Infatti!
Un interrogativo che mi pongo però è come mai famiglie vissute per secoli more nobilium non abbiano mai cercato, anche in secoli nei quali l'accesso alla nobiltà era più facile, di ottenere un titolo o perlomeno un riconoscimento del loro status.

Per diversi motivi:

1. La città dove risiedevano non era seggio di nobiltà.

2. Non si avevano le giuste conoscienze per accedere a titoli importanti.

3. C'era disinteresse nell'ottenere riconoscimento di qualcosa che ufficiosamente già si possedeva.

4. Pura ignoranza endemica spesso anche di famiglie molto ricche.

Chiaramente, poi, oltre queste possibilità bisognerebbe valutare caso per caso


Come giustamente ricordava l'amico Massimiliano, l'Abruzzo in tal senso è particolarmente ostico, nel caso specifico della mia città ancora di più. Nel 1600 c'erano 8 chiese parrocchiali, 4 conventi e 3 monasteri oltre a svariate chiese suffraganee, in ciascuna chiesa secondo le visite pastorali esistevano mediamente circa 20 altari di patronato, nel centro storico sono stati contati circa 120 edifici monumentali.

Dotare un altare era si costoso ma mai quanto acquistare un feudo :wink: Inoltre la dotazione di altari era una sorta di "assicurazione" di famiglia da dare ai figli ultrogeniti che sceglievano la via sacerdotale.
Dunque per quanto rispettabile uno iuspatronati o iuspresentandi non è equivalente alla nobiltà :wink:
Inoltre, pur non conoscendo la situazione della tua città, sono sicuro che i benefici di cui parli non si svilupparono contemporaneamente ma limitatamente nel tempo allo sviluppo di una famiglia.


Questo a portato qualche storico (in maniera un po' azzardata) a parlare di nobiltà quasi come "fenomeno di massa" nel '700. Sarebbe sicuramente più appropriato parlare di vita "more nobilium" ma le famiglie che vivevano nobilmente erano certamente più del 2% - 3% che, come credo di aver letto da qualche parte, rappresenta una media ragionevole della presenza nobiliare nel tessuto sociale.

Sempre cordialmente.

Domenico Maria d. B.
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Messaggioda FP » giovedì 22 giugno 2006, 18:36

In linea di principio ci siamo, Alessio; ma non me la sento di definire i Marinucci di Vita More Nobilium...butteremmo, con loro, secoli di storia della nobiltà abruzzese. Essi non sono i soli, nella nobiltà medio-piccola, a non avere un'ascrizione ufficiale nel patriziato cittadino (qualora esso esistesse) e certamente non per questioni di ignoranza. Come hai giustamente ricordato, molte famiglie erano sicure della loro nobiltà ufficiosa, resa ufficiale oltre che dai matrimoni con famiglie nobili locali anche coi contatti influenti ch'esse avevano; i Marinucci avevano legami con la Curia e con la persona del Vescovo, in particolare, che risulta più volte ospite dei "Signori Marinucci". In città possedevano un palazzo centralissimo con il loro stemma effigiato.

Anche tu, Massimiliano, puoi confermarci che la cosiddetta "nobiltà non titolata" contraeva matrimonio e/o comunque frequentava famiglie anche di nobiltà superiore ed "ufficiale"? :D
E' un fenomeno da non trascurare...
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 22 giugno 2006, 19:09

Francesco Pompili ha scritto:In linea di principio ci siamo, Alessio; ma non me la sento di definire i Marinucci di Vita More Nobilium...butteremmo, con loro, secoli di storia della nobiltà abruzzese. Essi non sono i soli, nella nobiltà medio-piccola, a non avere un'ascrizione ufficiale nel patriziato cittadino (qualora esso esistesse) e certamente non per questioni di ignoranza. Come hai giustamente ricordato, molte famiglie erano sicure della loro nobiltà ufficiosa, resa ufficiale oltre che dai matrimoni con famiglie nobili locali anche coi contatti influenti ch'esse avevano; i Marinucci avevano legami con la Curia e con la persona del Vescovo, in particolare, che risulta più volte ospite dei "Signori Marinucci". In città possedevano un palazzo centralissimo con il loro stemma effigiato.

D'accordo con tutto ma se non hanno ricevuto una ufficialità alla loro nobiltà non sono nobili :wink: ma di vita "more nobilium". Come detto prima la nobiltà era in primis uno status giuridico

Anche tu, Massimiliano, puoi confermarci che la cosiddetta "nobiltà non titolata" contraeva matrimonio e/o comunque frequentava famiglie anche di nobiltà superiore ed "ufficiale"? :D
E' un fenomeno da non trascurare...


Si! Verissimo! Questo accadeva soprattutto tra famiglie "non nobili" ma ricche e famiglia nobili ma non ricche :wink:

Ci guadagnavano entrambi :lol:

Ovviamente chi non era nobile rimaneva non nobile pur aumentando nel prestigio :wink:
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Messaggioda aristarco » venerdì 23 giugno 2006, 0:33

Consiglio vivamente questo volume:

DELLA MISERICORDIA, Massimo
Il patrimonio e i vassalli della chiesa vescovile di Como in Valtellina e Valchiavenna (1339-1445)
Milano, [s.n.], 1996-1997
pp. 660
formato: 30 - - illustrazioni: tav.

E' evidente la ristrettezza dell'ambito geografico e cronologico d'indagine, ma vale veramente la pena di leggere questo studio: esso rappresenta una delle più lucide e documentate disamine della relazione tra potere temporale della chiesa e vassallaggio locale, anche alla luce della disciplina dei giuspatronati, dei benefici e delle investiture di beni allodiali da parte del vescovo di Como.
Va da sè che la potestà di investire un vassallo di beni allodiali o giuspatronali non era esclusivo appannaggio della diocesi comasca: questa illuminante lettura può offrire un paradigma interpretativo anche per altre aree geografiche.
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Messaggioda Marcof » lunedì 26 giugno 2006, 20:01

Ringrazio i Gentili Signori che hanno risposto, per l'elevato grado di conoscenza e perizia e per la panoramica allargata all'intero territorio nazionale relativo a questo difficilissimo argomento.

Rimangono comunque senza alcun riscontro, positivo o negativo, i quesiti principali:
1) i criteri che, a suo tempo, la Consulta Araldica adottò per la compilazione dell'elenco delle Città che si sono viste riconoscere un Patriziato o una Nobiltà Civica;
2) il motivo per il quale, Casale Monferrato che, pur avendo avuto sin da remotissimi tempi un Senato con relativa Nobiltà de Comune contrapposta alla Nobiltà de Feudo, non fu compresa nel citato elenco;
3) come possono essere considerate alla luce dello stretto Diritto Nobiliare, le Famiglie che esprimevano Senatori per il Senato della Città di Casale Monferrato ante 1570;
4) come considerare il Consiglio degli Anziani - detto anche Anzianato - della Parma Medioevale.

Grazie e rinnovati complimenti.
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Messaggioda aristarco » martedì 27 giugno 2006, 11:28

1) i criteri che, a suo tempo, la Consulta Araldica adottò per la compilazione dell'elenco delle Città che si sono viste riconoscere un Patriziato o una Nobiltà Civica;

Nessun criterio in particolare. L'accettazione delle singole istanze dei petenti, di volta in volta inoltrate, costituiva giurisprudenza.
L'articolo dell'Arnone (pubblicato sulla Rivista Araldica) non è altro che la sintesi di questa giurisprudenza: tuttavia, nei Massimari, lo SMOM riconosce altre forme di nobiltà civica, per lo più ascrivibili all'Italia Centrale.

2) il motivo per il quale, Casale Monferrato che, pur avendo avuto sin da remotissimi tempi un Senato con relativa Nobiltà de Comune contrapposta alla Nobiltà de Feudo, non fu compresa nel citato elenco;

Non è facile rispondere a questo quesito: escludendo che non vi siano state famiglie casalesi o monferrine che abbiano ottenuto un riconoscimento dalla Consulta, penso che quest'ultima concepisse la nobiltà casalese (preferirei monferrina) come uno status generato da un'entità statale (tale fu il Monferrato) e non da una realtà municipale (il Senato aveva una giurisdizione ben più ampia dei confini di Casale M.to).

3) come possono essere considerate alla luce dello stretto Diritto Nobiliare, le Famiglie che esprimevano Senatori per il Senato della Città di Casale Monferrato ante 1570;

L'accesso al Senato del M.to era interdetto ai populares, esattamente come le cariche consolari nei vari municipi soggetti alla giurisdizione monferrina.

4) come considerare il Consiglio degli Anziani - detto anche Anzianato - della Parma Medioevale.

Vale la stessa risposta del punto 3): nel comune medioevale, i membri dell'Anzianato, della Credenza e del Decurionato (ove vi fosse) erano scelti tra i cives veteres, ossia tra le famiglie di preclara nobltà generosa.
Le suggerisco di leggere attentamente questo articolo di Cesare Manaresi, poichè troverà molte risposte ai suoi quesiti:
ARCHIVIO STORICO LOMBARDO
a. LVIII, 1931, 4, ser. VI, fasc. XXXII
Cesare Manaresi, Orientamenti per le ricerche sulla nobiltà originaria lombarda, p. 425
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Messaggioda Morello » martedì 27 giugno 2006, 11:44

Gentile Signore, per quanto concerne il primo quesito e la mia regione, l'Abruzzo, un tempo nel Regno delle Due Sicilie, il Regno d'Italia riconobbe il titolo di Patrizio di Aquila e Nobile di Penne, più tardi, nel 1908/09 quello di Nobile di Sulmona. Stando all'elenco del Prof. Arnone, dell'immediato secondo dopoguerra, anche famiglie teatine avanzarono richiesta ma non ebbero concessione, mentre se non vado errato il di Montauto, asserisce che alcuni autori riportano Chieti tra le città che ebbero nobiltà civica. Nel Meridione credo che il riconoscimento della nobiltà civica fu più agevole per le famiglie appartenenti a città regie mentre per quelle residenti in città che subirono una infeudazione fu più difficile, poichè dovettero dimostrare e documentare che prima dell'infeudazione vi era vera separazione di ceti nel governo della cosa pubblica e per poter ricoprire determinate cariche pubbliche. Le ho citato il caso di Ortona, la mia città fu infeudata dal 1525 al 1734, la documentazione notarile inizia dal 1567 quella decurinale dal 1584 con delle lacune, non fu possibile per mancanza di documentazione accertare la separazione di ceti prima del 1525. Infatti quando venne riformato il Decurionato nel 1764 in tre ceti solo gli ultimi due furono definiti dei civili e del popolo, il primo (composto da poche famiglie feudali o ex feudali e da diverse famiglie di distinta civiltà) non ebbe specificazione alcuna. Spero di aver dato un piccolo contributo, almeno a parte del suo primo quesito. Cordialità.
Morello
Ultima modifica di Morello il mercoledì 31 marzo 2010, 11:30, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobiltà Civica

Messaggioda gattovalois » martedì 30 marzo 2010, 18:01

...scusate se riaccendo il fuoco dopo così tanto tempo ma...qual'era l'atto attraverso il quale si insigniva una famiglia della "nobiltà civica"?
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Re: Nobiltà Civica

Messaggioda FP » martedì 30 marzo 2010, 18:51

gattovalois ha scritto:...scusate se riaccendo il fuoco dopo così tanto tempo ma...qual'era l'atto attraverso il quale si insigniva una famiglia della "nobiltà civica"?
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L'aggregazione alla magistratura civica (in genere anziani, priori, officiali, sindaci o gonfalonieri) di una persona. Affinché però si possa considerare quella persona come nobile è indispensabile che l'aggregato urbano di riferimento abbia adottato la separazione dei ceti, vale a dire l'esclusione dei ceti artigiano e contadino dalla magistratura. In genere anche un consigliere di un comune operante in regime nobiliare aveva un certo grado di nobiltà, poiché alcuni comuni escludevano i ceti bassi anche dal consiglio comunale. Vi erano per esempio i Consigli di Credenza, nei quali entravano solo nobili o comunque persone che dopo l'aggregazione erano ritenute nobili. Spesso poi le cariche civiche erano ereditarie e questo creava un vero e proprio patriziato, vale a dire un governo egemonizzato dalla classe nobiliare e completamente chiuso alle altre.
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Re: Nobiltà Civica

Messaggioda gattovalois » martedì 30 marzo 2010, 21:53

quindi non esiste una forma giuridica di un atto dopo il quale la famiglia era nella NC?!
Mi chiedo se l'acquisizione della qualifica di cittadino dovuta a famiglia di antice origini fosse una cosa simile .... [hmm.gif]
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Re: Nobiltà Civica

Messaggioda FP » martedì 30 marzo 2010, 23:39

C'era una sorta di processo durante il quale l'amministrazione comunale elencava le qualità del candidato da aggregare alla magistratura. Spesso si costituivano le "terne", ossia tre nomi di candidati, i quali venivano poi votati dai consiglieri. A seconda dei posti da coprire, poi, i più votati della terna venivano eletti. L'elezione era poi in genere ratificata dal governatore o podestà. Questo accadeva generalmente sia per gli anziani o priori (simili agli attuali assessori) che per i sindaci o gonfalonieri.
Interessante è il fatto che, avendo molti comuni tre o quattro ceti, prima che l'esponente di un ceto basso passasse a quello cittadino o nobile doveva fare una vera e propria scalata attraverso tutti i ceti, fino a raggiungere quello più alto sotto approvazione dell'amministrazione.
Per quanto riguarda la cittadinanza, poi, penso ogni comune si regolasse un po' a modo suo.
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Re: Nobiltà Civica

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 31 marzo 2010, 9:16

Da quanto postato la famiglia Marinucci, in forza del titolo signorile(a proposito: signori di qual/e - i località?) dovrebbe appartenere alla nobiltà feudale. Tornando sul generale, che io sappia l'appartenenza alla nobiltà civica - patriziato dovrebbe essere attestata dall'ascrizione giuridica a consiglio nobile cittadino - cariche civiche, con le diverse denominazioni(credendari o credenzieri, decurioni, senatori etc.) in uso nelle tante città e località minori(arcaicamente dette terre) del nostro Paese. La "noblesse inachevè" dovrebbe costituire il cosiddetto notabilato. Ciao,
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Re: Nobiltà Civica

Messaggioda gattovalois » mercoledì 31 marzo 2010, 9:46

Grazie!
Appena rientro a casa vedo di relazionarti meglio sul mio caso....certo che è abbastanza complessa la cosa!
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