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Alessio Bruno Bedini ha scritto:Detto questo, sai quante famiglie conosco che erano immensamente ricche e potenti ma non nobili nel senso stretto del termine, pur essendo considerate tali da tutti?

Lasa pur dir ha scritto:Infatti!
Un interrogativo che mi pongo però è come mai famiglie vissute per secoli more nobilium non abbiano mai cercato, anche in secoli nei quali l'accesso alla nobiltà era più facile, di ottenere un titolo o perlomeno un riconoscimento del loro status.
Per diversi motivi:
1. La città dove risiedevano non era seggio di nobiltà.
2. Non si avevano le giuste conoscienze per accedere a titoli importanti.
3. C'era disinteresse nell'ottenere riconoscimento di qualcosa che ufficiosamente già si possedeva.
4. Pura ignoranza endemica spesso anche di famiglie molto ricche.
Chiaramente, poi, oltre queste possibilità bisognerebbe valutare caso per caso
Come giustamente ricordava l'amico Massimiliano, l'Abruzzo in tal senso è particolarmente ostico, nel caso specifico della mia città ancora di più. Nel 1600 c'erano 8 chiese parrocchiali, 4 conventi e 3 monasteri oltre a svariate chiese suffraganee, in ciascuna chiesa secondo le visite pastorali esistevano mediamente circa 20 altari di patronato, nel centro storico sono stati contati circa 120 edifici monumentali.
Dotare un altare era si costoso ma mai quanto acquistare un feudoInoltre la dotazione di altari era una sorta di "assicurazione" di famiglia da dare ai figli ultrogeniti che sceglievano la via sacerdotale.
Dunque per quanto rispettabile uno iuspatronati o iuspresentandi non è equivalente alla nobiltà![]()
Inoltre, pur non conoscendo la situazione della tua città, sono sicuro che i benefici di cui parli non si svilupparono contemporaneamente ma limitatamente nel tempo allo sviluppo di una famiglia.
Questo a portato qualche storico (in maniera un po' azzardata) a parlare di nobiltà quasi come "fenomeno di massa" nel '700. Sarebbe sicuramente più appropriato parlare di vita "more nobilium" ma le famiglie che vivevano nobilmente erano certamente più del 2% - 3% che, come credo di aver letto da qualche parte, rappresenta una media ragionevole della presenza nobiliare nel tessuto sociale.
Sempre cordialmente.
Domenico Maria d. B.


Francesco Pompili ha scritto:In linea di principio ci siamo, Alessio; ma non me la sento di definire i Marinucci di Vita More Nobilium...butteremmo, con loro, secoli di storia della nobiltà abruzzese. Essi non sono i soli, nella nobiltà medio-piccola, a non avere un'ascrizione ufficiale nel patriziato cittadino (qualora esso esistesse) e certamente non per questioni di ignoranza. Come hai giustamente ricordato, molte famiglie erano sicure della loro nobiltà ufficiosa, resa ufficiale oltre che dai matrimoni con famiglie nobili locali anche coi contatti influenti ch'esse avevano; i Marinucci avevano legami con la Curia e con la persona del Vescovo, in particolare, che risulta più volte ospite dei "Signori Marinucci". In città possedevano un palazzo centralissimo con il loro stemma effigiato.
D'accordo con tutto ma se non hanno ricevuto una ufficialità alla loro nobiltà non sono nobilima di vita "more nobilium". Come detto prima la nobiltà era in primis uno status giuridico
Anche tu, Massimiliano, puoi confermarci che la cosiddetta "nobiltà non titolata" contraeva matrimonio e/o comunque frequentava famiglie anche di nobiltà superiore ed "ufficiale"?![]()
E' un fenomeno da non trascurare...


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gattovalois ha scritto:...scusate se riaccendo il fuoco dopo così tanto tempo ma...qual'era l'atto attraverso il quale si insigniva una famiglia della "nobiltà civica"?
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