da Mario Volpe » mercoledì 21 giugno 2006, 15:12
Soltanto poche settimane fa, nella trasmissione di Bruno Vespa “Porta a Porta” dedicata ai Savoia (alla quale ha preso parte il Principe Vittorio Emanuele con la moglie Marina), venivano reiterate dal conduttore della trasmissione - e da buona parte dei suoi ospiti - le ingiustizie commesse dallo Stato italiano nei confronti della casata, sia attraverso il cinquantennale divieto di ingresso in Italia agli eredi maschi dei Savoia, sia attraverso il sequestro dei beni mobili e immobili della famiglia, che attraverso l’ingiusta proibizione di far rientrare sul suolo nazionale le salme degli ultimi due re d’Italia (Vittorio Emanuele III e Umberto II) – che furono parte integrante non solo della storia della dinastia ma anche di quella generale del nostro Paese - i cui resti sono ancora sepolti in terra straniera.
Anzi, salvo qualche domanda un po’ “provocatoria” che gli ospiti hanno rivolto al Principe nel corso della serata (dalle leggi razziali alle magliette griffate pubblicizzate dal figlio), tutto il “tono” della trasmissione era sembrato molto favorevole alle “ragioni” della famiglia, lasciando chiaramente trasparire un evidente clima di solidarietà nei confronti del Principe.
E che dire della solenne e sfarzosa cerimonia del Capitolo dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro che solo una quindicina di giorni fa si è tenuta nella seconda basilica di Roma, alla presenza, oltre che dei principi e delle relative consorti, e oltre ad uno dei più rinomati cardinali di Santa Romana Chiesa, di oltre 1500 tra cavalieri dell’Ordine (ivi inclusi i membri dell’Ordine Civile di Savoia) e fedelissimi della monarchia (tra cui le Guardie d’Onore al Pantheon) ?
Giornali e televisioni hanno riportato la notizia dell’avvenimento con assoluta normalità, come se si fosse trattato di una qualunque riunione dei soci di un circolo mondano, senza minimamente sottolineare il fatto che quella riunione è stata la prima vera “cerimonia dinastica” (liberamente) organizzata nel nostro Paese dai Savoia dai tempi della proclamazione della Repubblica (nessuno, tra l’altro, si è tantomeno preoccupato di ricordare come l’ordine cavalleresco di cui si riuniva il capitolo quel giorno, risulta ufficialmente soppresso dal nostro ordinamento legislativo da oltre cinquant’anni).
Ma ora? cosa ne sarà ora del “castello” che con tanta fatica e pazienza lo stesso Principe (con l’aiuto del figlio Emanuele Filiberto) erano riusciti a edificare nel corso degli ultimi anni, attraverso le numerose iniziative e apparizioni pubbliche?
Sotto i riflettori dello scandalo, tutto questo si presenta adesso in una luce certamente diversa, una luce di sospetto e diffidenza.
Molte persone – magari anche tra le stesse fila dei fedelissimi - staranno oggi pensando quanto fossero vuoti ed ambigui certi atteggiamenti e certe affermazioni che lo stesso Vittorio Emanuele aveva sostenuto nel corso di queste sue ultime apparizioni…
Eppure, qualche significativo segnale sulla situazione quantomeno poco chiara che accompagnava il Principe si era cominciato a manifestare già da qualche tempo proprio dall’interno della stessa famiglia Savoia. E sono state proprio le sorelle di Vittorio Emanuele, capeggiate dalla Principessa Maria Gabriella, che allontanandosi volontariamente dal consiglio dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, solo pochi mesi fa, hanno voluto dissociarsi dalla “strumentalizzazione” commerciale che secondo loro il fratello Gran Maestro stava conducendo nella gestione dell’Ordine (i cui membri, tra l’altro, sono cresciuti in maniera esponenziale nel corso degli ultimi anni).
La stessa Maria Gabriella, oltre tutto, in occasione di una recentissima intervista televisiva, non ha mancato di smentire pubblicamente il fratello su uno dei punti più controversi delle rivendicazioni dinastiche di Vittorio Emanuele, confermando il fatto che suo padre Umberto II avrebbe effettivamente portato con sé nella tomba l’ormai “famigerato” sigillo della Casata (per sanzionare la fine della dinastia). Contrariamente a quanto affermato dallo stesso Vittorio Emanuele, che proprio nella sopra citata trasmissione “Porta a Porta”, aveva invece sostenuto che egli - presente alla tumulazione del padre - non aveva visto alcun sigillo...
Non accennerei nemmeno, in quest’ambito, ai tradizionali contrasti tra Vittorio Emanuele e il cugino Amedeo, che già da diversi anni si mantengono cordialmente a distanza (con qualche eccezione per la verità, come un paio di anni fa in occasione del matrimonio del Principe Felipe di Spagna…).
Certamente è ancora troppo presto per capire come andrà a finire questa vicenda, per conoscere la cui conclusione bisognerà probabilmente attendere parecchio, visto il lento corso che normalmente segue la giustizia italiana.
I casi sono due: o Vittorio Emanuele di Savoia è completamente innocente (o quasi), e quindi si potrà riabilitare il suo buon nome personale, quello della dinastia in generale e quello delle istituzioni ad essa collegate; oppure egli è colpevole, e allora questa volta si rischia di infliggere un duro colpo a tutto quello che ancora di buono si conserva nel nostro Paese sulle “glorie storiche” della casata sabauda.
Qualunque sarà il verdetto che verrà emesso, i sentimenti di assoluto sostegno e fedeltà che i circoli monarchici italiani avevano fin qui mantenuto nei confronti del Capo di Casa Savoia, potranno difficilmente essere mantenuti.