Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini





da Fiore ha scritto:Egregio sign. Stefanelli,
innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui Le rispondo, ma molteplici impegni mi hanno tenuto fuori casa per intere giornate, e , comunque, mi sono anche voluta documentare più puntualmente su quanto da Lei chiestomi.
Il toponimo Stefanelli di Gerace, relativo a quella località, è notissimo in campo archeologico per la presenza della necropoli a grotticelle esplorata dal grande archeologo Paolo Orsi circa un secolo fa. Esso si richiama sicuramente ad un elemento onomastico locale relativo ad una famiglia che, come giustamente Le disse M. Pellicano Castagna, buon conoscitore dei luoghi, ne ha detenuto la proprietà. E’ ampiamente attestato in Calabria, infatti, l’uso di denominare le contrade dai nomi dei proprietari: per citare alcuni casi, Le segnalo la loc. Fonte a Roccella, già suffeudo della omonima nobile famiglia di Castelvetere; oppure la loc. Calderone, feudo di una famiglia addirittura estinta nel ‘500; ancora la loc. Zarzaca, oggi Zazzica, fondo appartenuto a questa famiglia estintasi a fine ‘700. Anche nei centri abitati vi sono tuttora denominazioni di “rughe” (rioni) che traggono la loro origine dalla presenza di uno o più palazzi di una famiglia importante: cito l’esempio a me più vicino, a Gioiosa, la scalinata dell’odierna via Sarpi viene chiamata volgarmente “Barletta”, poichè qui l’omonima famiglia, anche questa estintasi agli inizi dell’800, possedeva due palazzi. E potrei continuare ancora. Come vede, anche a distanza di secoli, quando ormai il fondo è passato da un proprietario all’altro per molte volte, la denominazione persiste, a volte storpiata, senza che gli abitanti del posto si rendano conto dell’identità con qualche famiglia, il più delle volte estinta da tempo e dimenticata.
Se non vi è dubbio sull’origine del toponimo Stefanelli, rimane il problema della famiglia ad esso legata, e, ancor di più nello specifico, quello del ramo a cui Lei ascende. Premesso che ancora oggi il cognome esiste, anche se non diffusamente, anche in altri centri della Locride, l’unico modo per venire a capo di qualcosa sarebbe quello di ricostruire la Sua genealogia, cosa che, come ci insegnano gli insigni genealogisti partecipanti a questo forum, deve essere fatta sui documenti, risalendo da Lei a ritroso negli avi. Sarebbe perciò opportuno eseguire una ricerca sui registri parrocchiali di Gerace che, per alcune parrochie, si conservano già dal 1563, quindi estendere la ricerca in molte altre direzioni, non ultima quella dello spoglio dei notai di Gerace.
A questo proposito Le faccio omaggio di alcune notizie inedite che Le mando in anteprima, riguardanti attestazioni sia della contrada Stefanelli, sia di persone con tale cognome, fermo restando che sono noti, dai testi che le avevo suggerito di consultare, altri Stefanelli, come quel Giuseppe citato nel 1687 (E. D’Agostino, Gerace nel XVII sec., p. 138).
Ecco le fonti, ancora inedite, rinvenute durante uno spoglio, tra gli altri, di circa 500 Capitoli Matrimoniali stipulati dai notai di Gerace tra il 1550 ed il 1640, e effettuato dal dott. V. Naymo, ricercatore di Soria Moderna presso l’Università di Messina:
estratto da V. NAYMO, Economia, doti e strategie matrimoniali nella Calabria dei secoli XVI e XVII, in corso di pubblicazione, rispettivamente capitoli matrimoniali nn. 67 e 434.
Sez. Archivio di Stato di Locri, fondo notarile, not. M. Naimo, b. 12A, vol. 83, ff. 86r-88r - 21 ottobre 1612, Gerace, dote di circa 250 ducati.
Capitoli matrimoniali tra Giuseppe Stefanelli, figlio del quondam Antonino e di Isabella Idario, e Terenzia Florio, figlia di .......... e di Surrentina Gatto. La futura sposa si dota con i beni che seguono.
Primo letto. In primis uno sacco di letto usato. Item uno paro di lenzola con li gruppi celesti novi. Item uno paro di coscini con gruppi bianchi novi. Item una facci di materazzo usata.
Secondo letto. Item uno sacco di letto usato. Item uno paro di lenzola con gruppi bianchi novi. Item uno paro di coscini novi con gruppi bianchi novi. Item una cutretta lavorata nova, seu sfrangiata. Item uno paviglioni con lenzi turchini novi. Item uno giraletto con gruppi bianchi, usato.
Terzo letto. Item uno sacco di letto novo. Item doi para di lenzola novi con lenzi turchini novi. Item doi para di coscini novi. Item uno matarazzo pieno di lana usato. Item una cultra lavorata piena di cottone. Item uno paviglioni con lenzi annucati novo.
Item quattro tovagli di tavola nova larghi. Item quattro tovagli di pane larghi novi. Item quattro altro tovagli lavorati di seta et filo. Item quattro altri larghi del midesmo novi. Item una caldara nova et uno caldaroni grande usato. Item una padella di ferro usata. Item una cramasta di ferro usata. Item tre casci usati. Item tre butti, una nova et dui usati. Item in grano salme quattro et per essi lo prezzo di docati vinticinque et mezo. Item tre giarri di stifa di cafisi vinti. Item lo terzo di tutte le bestie vacchine quali tiene in comune con Domenico Antonino Muraturi lo Piccolo.
Altri beni. Una casa pilatiata, sita in Gerace nel Borghetto, nella parrocchia di San Martino, compresi i mobili che si trovano dentro. La terza parte di una vigna, sita nel territorio di Gerace, in località Lo Campo, con lo ius quarti a beneficio di Giovan Lorenzo Spanò, vigna che possiede in comune con don Antonino. La terza parte di un terreno con alberi di ulivo sito in località detta La valle d'Armuni. Nello stesso luogo, la terza parte di un fondo di circa tre tomolate. Tutte le terre di cui sopra potranno essere stimate e per esse consegnata una somma in contante, affinché lo sposo possa acquistare altrettanti beni stabili. Item uno boi di pilatura melissa nomine Ruccarello. Inoltre vengono consegnati due anelli d'oro, uno con pietra granata e l'altro verde; doi dubletti novi; item uno gonella di raso di Fiorenza nova; item una saia nova di donna; item la lignami di una tina et tinello; item tri zappuni, una verrina, uno ascione et una cugnata piccola; item tre cupugliuni pieni di api.
Il dodario promesso dal futuro sposo ammonta esattamente ad un terzo del valore della dote, e cioè alla somma di 80 ducati.
Nel caso la futura sposa morisse senza figli o con figli deceduti prima della maggiore età, l'intera dote, eccetto il primo letto, tornerà alla famiglia della medesima.
Nel caso di morte del futuro sposo senza figli o con figli deceduti prima di raggiungere la maggiore età, il dodario sarà ritenuto in usufrutto dalla futura sposa e, dopo la morte di quest'ultima, restituita alla famiglia del futuro sposo.
Testimoni: Giuseppe Donato, Ottavio Pappacodamo, Tomaso Gagliardi.
Il dato interessante emerso da questo atto è che Giuseppe Stefanelli, sicuramente nato nel XVI sec., come anche suo padre (dunque famiglia presente a Gerace già nel XVI sec.), risulta figlio di una Idario, dunque appartenente ad una antica famiglia geracese già nota nel XIV sec. e ancora molto potente nel XVI.
Quest’altro atto che le propongo, invece, è interessantissimo perchè cita già nel 1623 la contrada Stefanelli, di proprietà Meli, segno che la famiglia Stefanelli aveva già posseduto in passato il fondo, ma che ne aveva perso la proprietà.
S.A.S.L., fondo notarile, not. G. Riccio, b. 38, vol. 219, ff. 175r-176v, 31 dicembre 1623.
Capitoli matrimoniali tra Giovanni Angelo Carà e Francesca Iennaro, figlia del quondam Vittorio e di Lucrezia Meli. La madre della futura sposa promette in dote i beni seguenti (…).
Altri beni. Una casa palatiata sita nel Borgo, nella parrocchia di S. Biagio. Una vigna di 700 viti, con il ius quarti a beneficio della Corte, sita in luogo detto Lo Misostromo. Una porzione degli alberi di gelso e del fondo siti in località Stefanelli, con l'obbligo di pagare 15 carlini annui al Monastero di S. Francesco di Paola (…).



Giovanni Stefanelli ha scritto:[..]Ricordo però che Don Barbaro mi disse di avermi fatto visionarei registri di battesimo di tutte le parrocchie di Gerace ma solamente quelli dal 1700 in poi, perchè i precedenti erano andati perduti.[..]






Giovanni Stefanelli ha scritto:... nella chiesa di S.Anna si troverebbero dei registri delle nascite del 1500 ...
Guido5 ha scritto:Caro Giovanni,
mi permetto di ricordare che i registri parrocchiali (battesimo, non nascite, e matrimonio) sono obbligatori in forza del "Decretum de reformatione matrimonii" approvato dal Concilio di Trento l'11 novembre 1563. A questa data bisogna aggiungere qualche annetto perché la disposizione potesse arrivare in periferia... Diciamo dunque che solo l'ultimo terzo del 1500 può essere coperto.
Questo in generale. E' però evidente che qualche parroco (penso pochissimi) già teneva registri simili. Sarebbe davvero interessante sapere chi li ha "inventati" anche se a quel punto dovremmo tassarci per fargli un monumento...
Ciao a tutti!
Guido5


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