Notai di Gerace di Calabria

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Notai di Gerace di Calabria

Messaggioda Giovanni Stefanelli » lunedì 29 maggio 2006, 11:28

Vorrei sapere dove si conservano gli atti dei notai di Gerace in Calabria e a chi posso rivolgermi per una eventuale ricerca in loco, abitando a Roma.C'è qualcuno che può aiutarmi?Grazie.
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Messaggioda Guido5 » lunedì 29 maggio 2006, 14:58

Caro Giovanni,
benvenuto nel "forum". Se, come presumo, gli atti notarili che cerchi non sono recenti, devi rivolgerti all'Archivio di Stato di Reggio Calabra. Secondo http://www.archivi.beniculturali.it/ l'indirizzo è:

Archivio di Stato
Via Lia Casalotto
89100 Reggio Calabria

Direttore è Lia Domenica Baldissarro Di Pietro. I telefoni sono 0965.653211 e 0965.6532218 mentre il fax è 0965.6532212.

Ciao a tutti!
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Messaggioda Giovanni Stefanelli » lunedì 29 maggio 2006, 16:18

Ti ringranzio per la preziosa informazione.In effetti devo ricercare un testamento dell' 1700 circa. :D
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Messaggioda da Fiore » lunedì 29 maggio 2006, 21:58

Se può esserle utile, le segnalo che esiste una sezione dell'Archivio di Stato di Reggio Calabria a Locri, dove sono conservati tutti i notai superstiti di Gerace oltre al preziosissimo fondo del Tufo, cosiddetto da Idelfonso del Tufo, vescovo di Gerace del XVIII sec. Questo presule aveva portato con sè ad Ascoli Piceno, dopo l'allontanamento forzato dalla cattedra vescovile, molte carte relative alla sua ex diocesi, che sono tornate in Calabria una ventina di anni fa. Può consultare l'Archivio tutti i giorni nelle ore antimeridiane.
Comunque, per sua informazione, posso segnalarle che gran parte dello spoglio di questo archivio è stato già completato per il XVII sec. dal Deputato di Storia Patria prof. Enzo D'Agostino, autore di una pregevolissima monografia dal titolo "Gerace nel Seicento", ed. Falzea; per il XVIII sec. i notai sono stati gran parte consultati dal Socio di Storia Patria prof. Vincenzo Cataldo che ha già pubblicato il Catasto onciario (AGE editore) e sta per pubblicare un volume sulla vita quotidiana a Gerace nello stesso Settecento. Potrebbe trovare notizie che le interessano in qualche atto citato in queste opere; potrebbe anche prendere contatto con questi studiosi (che vivono rispettivamente a Siderno e a Gerace) ed attingere notizie più dirette.
Saluti,
Marilisa Morrone
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Messaggioda Giovanni Stefanelli » martedì 30 maggio 2006, 15:53

Desidero ringraziarLa per il Suo aiuto.Provvederò quanto prima a mettermi in contatto con le persone da Lei indicate.Vorrei inoltre chiederLe,data la Sua professione e la conoscenza dei luoghi, se sa l'origine del nome della località "Stefanelli" nei pressi di Gerace, dove circa una trentina di anni fa è venuta alla luce una necropoli preellenica.
Ho interpellato alcuni studiosi in merito, tra cui il Prof.Mario Pellicano Castagna, e mi è stato detto che probabilmente doveva essere una antica proprietà della mia famiglia che è originaria appunto di Gerace che ha dato il nome al luogo in questione.Consultando però il catasto onciario di Gerace del 1742, non ho trovato sostegno a questa tesi.Grazie ancora e cordiali saluti.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 31 maggio 2006, 21:58

Caro Stefanelli benvenuto nel forum! :D

Sono uno di quelli che ha spoliato per intero l'archivio di Locri e gli atti dei notai di Gerace.

A dire il vero non mi sembra poi così diffuso il suo cognome. Anche negli atti non è frequente.

L'unico modo per fare ricerche è però quello di recarsi a Locri e .. sfogliare :D
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Messaggioda da Fiore » venerdì 2 giugno 2006, 0:06

Egregio sign. Stefanelli,
innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui Le rispondo, ma molteplici impegni mi hanno tenuto fuori casa per intere giornate, e , comunque, mi sono anche voluta documentare più puntualmente su quanto da Lei chiestomi.
Il toponimo Stefanelli di Gerace, relativo a quella località, è notissimo in campo archeologico per la presenza della necropoli a grotticelle esplorata dal grande archeologo Paolo Orsi circa un secolo fa. Esso si richiama sicuramente ad un elemento onomastico locale relativo ad una famiglia che, come giustamente Le disse M. Pellicano Castagna, buon conoscitore dei luoghi, ne ha detenuto la proprietà. E’ ampiamente attestato in Calabria, infatti, l’uso di denominare le contrade dai nomi dei proprietari: per citare alcuni casi, Le segnalo la loc. Fonte a Roccella, già suffeudo della omonima nobile famiglia di Castelvetere; oppure la loc. Calderone, feudo di una famiglia addirittura estinta nel ‘500; ancora la loc. Zarzaca, oggi Zazzica, fondo appartenuto a questa famiglia estintasi a fine ‘700. Anche nei centri abitati vi sono tuttora denominazioni di “rughe” (rioni) che traggono la loro origine dalla presenza di uno o più palazzi di una famiglia importante: cito l’esempio a me più vicino, a Gioiosa, la scalinata dell’odierna via Sarpi viene chiamata volgarmente “Barletta”, poichè qui l’omonima famiglia, anche questa estintasi agli inizi dell’800, possedeva due palazzi. E potrei continuare ancora. Come vede, anche a distanza di secoli, quando ormai il fondo è passato da un proprietario all’altro per molte volte, la denominazione persiste, a volte storpiata, senza che gli abitanti del posto si rendano conto dell’identità con qualche famiglia, il più delle volte estinta da tempo e dimenticata.
Se non vi è dubbio sull’origine del toponimo Stefanelli, rimane il problema della famiglia ad esso legata, e, ancor di più nello specifico, quello del ramo a cui Lei ascende. Premesso che ancora oggi il cognome esiste, anche se non diffusamente, anche in altri centri della Locride, l’unico modo per venire a capo di qualcosa sarebbe quello di ricostruire la Sua genealogia, cosa che, come ci insegnano gli insigni genealogisti partecipanti a questo forum, deve essere fatta sui documenti, risalendo da Lei a ritroso negli avi. Sarebbe perciò opportuno eseguire una ricerca sui registri parrocchiali di Gerace che, per alcune parrochie, si conservano già dal 1563, quindi estendere la ricerca in molte altre direzioni, non ultima quella dello spoglio dei notai di Gerace.

A questo proposito Le faccio omaggio di alcune notizie inedite che Le mando in anteprima, riguardanti attestazioni sia della contrada Stefanelli, sia di persone con tale cognome, fermo restando che sono noti, dai testi che le avevo suggerito di consultare, altri Stefanelli, come quel Giuseppe citato nel 1687 (E. D’Agostino, Gerace nel XVII sec., p. 138).

Ecco le fonti, ancora inedite, rinvenute durante uno spoglio, tra gli altri, di circa 500 Capitoli Matrimoniali stipulati dai notai di Gerace tra il 1550 ed il 1640, e effettuato dal dott. V. Naymo, ricercatore di Soria Moderna presso l’Università di Messina:

estratto da V. NAYMO, Economia, doti e strategie matrimoniali nella Calabria dei secoli XVI e XVII, in corso di pubblicazione, rispettivamente capitoli matrimoniali nn. 67 e 434.

Sez. Archivio di Stato di Locri, fondo notarile, not. M. Naimo, b. 12A, vol. 83, ff. 86r-88r - 21 ottobre 1612, Gerace, dote di circa 250 ducati.

Capitoli matrimoniali tra Giuseppe Stefanelli, figlio del quondam Antonino e di Isabella Idario, e Terenzia Florio, figlia di .......... e di Surrentina Gatto. La futura sposa si dota con i beni che seguono.
Primo letto. In primis uno sacco di letto usato. Item uno paro di lenzola con li gruppi celesti novi. Item uno paro di coscini con gruppi bianchi novi. Item una facci di materazzo usata.
Secondo letto. Item uno sacco di letto usato. Item uno paro di lenzola con gruppi bianchi novi. Item uno paro di coscini novi con gruppi bianchi novi. Item una cutretta lavorata nova, seu sfrangiata. Item uno paviglioni con lenzi turchini novi. Item uno giraletto con gruppi bianchi, usato.
Terzo letto. Item uno sacco di letto novo. Item doi para di lenzola novi con lenzi turchini novi. Item doi para di coscini novi. Item uno matarazzo pieno di lana usato. Item una cultra lavorata piena di cottone. Item uno paviglioni con lenzi annucati novo.
Item quattro tovagli di tavola nova larghi. Item quattro tovagli di pane larghi novi. Item quattro altro tovagli lavorati di seta et filo. Item quattro altri larghi del midesmo novi. Item una caldara nova et uno caldaroni grande usato. Item una padella di ferro usata. Item una cramasta di ferro usata. Item tre casci usati. Item tre butti, una nova et dui usati. Item in grano salme quattro et per essi lo prezzo di docati vinticinque et mezo. Item tre giarri di stifa di cafisi vinti. Item lo terzo di tutte le bestie vacchine quali tiene in comune con Domenico Antonino Muraturi lo Piccolo.
Altri beni. Una casa pilatiata, sita in Gerace nel Borghetto, nella parrocchia di San Martino, compresi i mobili che si trovano dentro. La terza parte di una vigna, sita nel territorio di Gerace, in località Lo Campo, con lo ius quarti a beneficio di Giovan Lorenzo Spanò, vigna che possiede in comune con don Antonino. La terza parte di un terreno con alberi di ulivo sito in località detta La valle d'Armuni. Nello stesso luogo, la terza parte di un fondo di circa tre tomolate. Tutte le terre di cui sopra potranno essere stimate e per esse consegnata una somma in contante, affinché lo sposo possa acquistare altrettanti beni stabili. Item uno boi di pilatura melissa nomine Ruccarello. Inoltre vengono consegnati due anelli d'oro, uno con pietra granata e l'altro verde; doi dubletti novi; item uno gonella di raso di Fiorenza nova; item una saia nova di donna; item la lignami di una tina et tinello; item tri zappuni, una verrina, uno ascione et una cugnata piccola; item tre cupugliuni pieni di api.
Il dodario promesso dal futuro sposo ammonta esattamente ad un terzo del valore della dote, e cioè alla somma di 80 ducati.
Nel caso la futura sposa morisse senza figli o con figli deceduti prima della maggiore età, l'intera dote, eccetto il primo letto, tornerà alla famiglia della medesima.
Nel caso di morte del futuro sposo senza figli o con figli deceduti prima di raggiungere la maggiore età, il dodario sarà ritenuto in usufrutto dalla futura sposa e, dopo la morte di quest'ultima, restituita alla famiglia del futuro sposo.
Testimoni: Giuseppe Donato, Ottavio Pappacodamo, Tomaso Gagliardi.

Il dato interessante emerso da questo atto è che Giuseppe Stefanelli, sicuramente nato nel XVI sec., come anche suo padre (dunque famiglia presente a Gerace già nel XVI sec.), risulta figlio di una Idario, dunque appartenente ad una antica famiglia geracese già nota nel XIV sec. e ancora molto potente nel XVI.

Quest’altro atto che le propongo, invece, è interessantissimo perchè cita già nel 1623 la contrada Stefanelli, di proprietà Meli, segno che la famiglia Stefanelli aveva già posseduto in passato il fondo, ma che ne aveva perso la proprietà.

S.A.S.L., fondo notarile, not. G. Riccio, b. 38, vol. 219, ff. 175r-176v, 31 dicembre 1623.

Capitoli matrimoniali tra Giovanni Angelo Carà e Francesca Iennaro, figlia del quondam Vittorio e di Lucrezia Meli. La madre della futura sposa promette in dote i beni seguenti (…).
Altri beni. Una casa palatiata sita nel Borgo, nella parrocchia di S. Biagio. Una vigna di 700 viti, con il ius quarti a beneficio della Corte, sita in luogo detto Lo Misostromo. Una porzione degli alberi di gelso e del fondo siti in località Stefanelli, con l'obbligo di pagare 15 carlini annui al Monastero di S. Francesco di Paola (…).
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Messaggioda Giovanni Stefanelli » venerdì 2 giugno 2006, 11:39

da Fiore ha scritto:Egregio sign. Stefanelli,
innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui Le rispondo, ma molteplici impegni mi hanno tenuto fuori casa per intere giornate, e , comunque, mi sono anche voluta documentare più puntualmente su quanto da Lei chiestomi.
Il toponimo Stefanelli di Gerace, relativo a quella località, è notissimo in campo archeologico per la presenza della necropoli a grotticelle esplorata dal grande archeologo Paolo Orsi circa un secolo fa. Esso si richiama sicuramente ad un elemento onomastico locale relativo ad una famiglia che, come giustamente Le disse M. Pellicano Castagna, buon conoscitore dei luoghi, ne ha detenuto la proprietà. E’ ampiamente attestato in Calabria, infatti, l’uso di denominare le contrade dai nomi dei proprietari: per citare alcuni casi, Le segnalo la loc. Fonte a Roccella, già suffeudo della omonima nobile famiglia di Castelvetere; oppure la loc. Calderone, feudo di una famiglia addirittura estinta nel ‘500; ancora la loc. Zarzaca, oggi Zazzica, fondo appartenuto a questa famiglia estintasi a fine ‘700. Anche nei centri abitati vi sono tuttora denominazioni di “rughe” (rioni) che traggono la loro origine dalla presenza di uno o più palazzi di una famiglia importante: cito l’esempio a me più vicino, a Gioiosa, la scalinata dell’odierna via Sarpi viene chiamata volgarmente “Barletta”, poichè qui l’omonima famiglia, anche questa estintasi agli inizi dell’800, possedeva due palazzi. E potrei continuare ancora. Come vede, anche a distanza di secoli, quando ormai il fondo è passato da un proprietario all’altro per molte volte, la denominazione persiste, a volte storpiata, senza che gli abitanti del posto si rendano conto dell’identità con qualche famiglia, il più delle volte estinta da tempo e dimenticata.
Se non vi è dubbio sull’origine del toponimo Stefanelli, rimane il problema della famiglia ad esso legata, e, ancor di più nello specifico, quello del ramo a cui Lei ascende. Premesso che ancora oggi il cognome esiste, anche se non diffusamente, anche in altri centri della Locride, l’unico modo per venire a capo di qualcosa sarebbe quello di ricostruire la Sua genealogia, cosa che, come ci insegnano gli insigni genealogisti partecipanti a questo forum, deve essere fatta sui documenti, risalendo da Lei a ritroso negli avi. Sarebbe perciò opportuno eseguire una ricerca sui registri parrocchiali di Gerace che, per alcune parrochie, si conservano già dal 1563, quindi estendere la ricerca in molte altre direzioni, non ultima quella dello spoglio dei notai di Gerace.

A questo proposito Le faccio omaggio di alcune notizie inedite che Le mando in anteprima, riguardanti attestazioni sia della contrada Stefanelli, sia di persone con tale cognome, fermo restando che sono noti, dai testi che le avevo suggerito di consultare, altri Stefanelli, come quel Giuseppe citato nel 1687 (E. D’Agostino, Gerace nel XVII sec., p. 138).

Ecco le fonti, ancora inedite, rinvenute durante uno spoglio, tra gli altri, di circa 500 Capitoli Matrimoniali stipulati dai notai di Gerace tra il 1550 ed il 1640, e effettuato dal dott. V. Naymo, ricercatore di Soria Moderna presso l’Università di Messina:

estratto da V. NAYMO, Economia, doti e strategie matrimoniali nella Calabria dei secoli XVI e XVII, in corso di pubblicazione, rispettivamente capitoli matrimoniali nn. 67 e 434.

Sez. Archivio di Stato di Locri, fondo notarile, not. M. Naimo, b. 12A, vol. 83, ff. 86r-88r - 21 ottobre 1612, Gerace, dote di circa 250 ducati.

Capitoli matrimoniali tra Giuseppe Stefanelli, figlio del quondam Antonino e di Isabella Idario, e Terenzia Florio, figlia di .......... e di Surrentina Gatto. La futura sposa si dota con i beni che seguono.
Primo letto. In primis uno sacco di letto usato. Item uno paro di lenzola con li gruppi celesti novi. Item uno paro di coscini con gruppi bianchi novi. Item una facci di materazzo usata.
Secondo letto. Item uno sacco di letto usato. Item uno paro di lenzola con gruppi bianchi novi. Item uno paro di coscini novi con gruppi bianchi novi. Item una cutretta lavorata nova, seu sfrangiata. Item uno paviglioni con lenzi turchini novi. Item uno giraletto con gruppi bianchi, usato.
Terzo letto. Item uno sacco di letto novo. Item doi para di lenzola novi con lenzi turchini novi. Item doi para di coscini novi. Item uno matarazzo pieno di lana usato. Item una cultra lavorata piena di cottone. Item uno paviglioni con lenzi annucati novo.
Item quattro tovagli di tavola nova larghi. Item quattro tovagli di pane larghi novi. Item quattro altro tovagli lavorati di seta et filo. Item quattro altri larghi del midesmo novi. Item una caldara nova et uno caldaroni grande usato. Item una padella di ferro usata. Item una cramasta di ferro usata. Item tre casci usati. Item tre butti, una nova et dui usati. Item in grano salme quattro et per essi lo prezzo di docati vinticinque et mezo. Item tre giarri di stifa di cafisi vinti. Item lo terzo di tutte le bestie vacchine quali tiene in comune con Domenico Antonino Muraturi lo Piccolo.
Altri beni. Una casa pilatiata, sita in Gerace nel Borghetto, nella parrocchia di San Martino, compresi i mobili che si trovano dentro. La terza parte di una vigna, sita nel territorio di Gerace, in località Lo Campo, con lo ius quarti a beneficio di Giovan Lorenzo Spanò, vigna che possiede in comune con don Antonino. La terza parte di un terreno con alberi di ulivo sito in località detta La valle d'Armuni. Nello stesso luogo, la terza parte di un fondo di circa tre tomolate. Tutte le terre di cui sopra potranno essere stimate e per esse consegnata una somma in contante, affinché lo sposo possa acquistare altrettanti beni stabili. Item uno boi di pilatura melissa nomine Ruccarello. Inoltre vengono consegnati due anelli d'oro, uno con pietra granata e l'altro verde; doi dubletti novi; item uno gonella di raso di Fiorenza nova; item una saia nova di donna; item la lignami di una tina et tinello; item tri zappuni, una verrina, uno ascione et una cugnata piccola; item tre cupugliuni pieni di api.
Il dodario promesso dal futuro sposo ammonta esattamente ad un terzo del valore della dote, e cioè alla somma di 80 ducati.
Nel caso la futura sposa morisse senza figli o con figli deceduti prima della maggiore età, l'intera dote, eccetto il primo letto, tornerà alla famiglia della medesima.
Nel caso di morte del futuro sposo senza figli o con figli deceduti prima di raggiungere la maggiore età, il dodario sarà ritenuto in usufrutto dalla futura sposa e, dopo la morte di quest'ultima, restituita alla famiglia del futuro sposo.
Testimoni: Giuseppe Donato, Ottavio Pappacodamo, Tomaso Gagliardi.

Il dato interessante emerso da questo atto è che Giuseppe Stefanelli, sicuramente nato nel XVI sec., come anche suo padre (dunque famiglia presente a Gerace già nel XVI sec.), risulta figlio di una Idario, dunque appartenente ad una antica famiglia geracese già nota nel XIV sec. e ancora molto potente nel XVI.

Quest’altro atto che le propongo, invece, è interessantissimo perchè cita già nel 1623 la contrada Stefanelli, di proprietà Meli, segno che la famiglia Stefanelli aveva già posseduto in passato il fondo, ma che ne aveva perso la proprietà.

S.A.S.L., fondo notarile, not. G. Riccio, b. 38, vol. 219, ff. 175r-176v, 31 dicembre 1623.

Capitoli matrimoniali tra Giovanni Angelo Carà e Francesca Iennaro, figlia del quondam Vittorio e di Lucrezia Meli. La madre della futura sposa promette in dote i beni seguenti (…).
Altri beni. Una casa palatiata sita nel Borgo, nella parrocchia di S. Biagio. Una vigna di 700 viti, con il ius quarti a beneficio della Corte, sita in luogo detto Lo Misostromo. Una porzione degli alberi di gelso e del fondo siti in località Stefanelli, con l'obbligo di pagare 15 carlini annui al Monastero di S. Francesco di Paola (…).



Gentile Signora,
La ringrazio per le moltissime informazioni inviatemi circa la famiglia Stefanelli di Gerace.Ho trovato molto interessante la parentela da Lei citata con la famiglia" Idario" di cui non ho trovato menzione nell'elenco delle famiglie primarie di Gerace redatto sia dal Prof. M.Pellicano-Castagna che dal Von Lobstein nella sua opra "Settecento Calabrese", segno questo che vi erano altre antiche famiglie in Gerace che evidentemente hanno perso di importanza nel corso dei secoli.Ho effettuato una veloce ricerca(per motivi di tempo) negli archivi parrocchiali della Cattedrale, messi gentilmente a mia disposizione dal parroco Don Barbaro e ho trovato numerosi atti di battesimo di persone con il cognome Stefanelli, ma non quello del mio avo Giuseppe il quale si trasferì da Gerace a Napoli per studiare medicina presso quella Università e che rappresenta l'anello di collegamento della mia famiglia con la Calabria.Vuole forse questo significare che non fù battezzato nella chiesa Cattedrale?Ricordo però che Don Barbaro mi disse di avermi fatto visionarei registri di battesimo di tutte le parrocchie di Gerace ma solamente quelli dal 1700 in poi, perchè i precedenti erano andati perduti.Risulta anche a Lei questo?
Per questo motivo le mie ricerche si sono interrotte.Ho già provveduto ad ordinare l'opera da Lei indacatami "Gerace nel Seicento" ed.Falzea e vorrei acquistare anche l'altra in via di pubblicazione del Dr.Naymo "Economia doti e strategie matrimoniali nella Calabria"
Mi saprebbe geltilmente dire quale è la casa editrice che si occupa di pubblicarla?
Nel ringraziarLa infinitamente, Le porgo i più cordiali saluti.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 2 giugno 2006, 16:23

Cara Marilisa che bel lavoro che ci hai segnalato! :D Spero sia pubblicato al piu presto e spero di conoscere quanto prima Vincenzo Naymo.

Purtroppo pur frequentando tutti i giorni durante le vacanze di Natale ed estive l'AdS di Locri non ho mai avuto modo di incontrarlo (si vede che lui non frequenta durante le vacanze) :D

Da circa 3 anni sto conducendo ricerche su alcune famiglie della locride e puoi vedere alcuni risultati su http://www.bedini.org/discendent.htm

Spero in futuro di poter scambiare informazioni. Tra l'altro alla famiglia Meli da te citata apparteneva la bisnonna di mia moglie, ultima vivente di tale antica famiglia, e nel forum ci dovrebbe essere un topic su questa famiglia.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 2 giugno 2006, 16:43

Giovanni Stefanelli ha scritto:[..]Ricordo però che Don Barbaro mi disse di avermi fatto visionarei registri di battesimo di tutte le parrocchie di Gerace ma solamente quelli dal 1700 in poi, perchè i precedenti erano andati perduti.[..]


Ho visionato piu volte gli atti presenti in cattedrale. Purtroppo il livello di conservazione è quello che è. Mancano molti atti.

Mi sembra di ricordare inoltre che siano presenti solo gli atti della cattedrale, di S.Michele dei Latinis e di S.Nicola Rogerione.
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Messaggioda Giovanni Stefanelli » venerdì 2 giugno 2006, 18:29

Mi sembra di ricordare inoltre che siano presenti solo gli atti della cattedrale, di S.Michele dei Latinis e di S.Nicola Rogerione.[/quote]

Mons.Nadile mi disse che nella chiesa di S.Anna si troverebberero dei registri delle nascite del 1500.Risulta anche a te?
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 2 giugno 2006, 21:24

Andiamo per ordine:

A. nel bollario dei vescovi di Gerace trovo:

- 13 agosto 1732. Assegnazione beneficio S.Maria delle Grazie nella chiesa parrocchiale di S.Martino. Tra i giuspatroni figurano D. Domenico, Caterina e Francesca Antonia Pedullà, figli della fu Elisabetta Romeo, figlia della fu Potenziana Stefanello, figlia della fu Elisabetta Jaconis, figlia della fu Caterina Forcello sorella del fondatore;

- 3 ottore 1764. Assegnazione al chierico tonsurato Domenico Stefanello di Gerace del beneficio di S.Giovanni Battista decollato nella Cattedrale di Gerace e di S.Maria della pietà nell'altare di S.Maria Deipara nelle catacombe della Cattedrale.

B. Le parrocchie di Gerace secondo una bolla vescovile del 1824:

1. Cattedrale (registri dal 1730 ca. ad oggi)

2. S.Caterina

3. S. Giovanni Battista

4. S.Michele dei Latini (registri dal 1730 ca. ad oggi)

5. S.Giorgio nel Suburbio maggiore

6. S.Maria de Magistro

7. S.Maria Vetere ossia S.Biagio

8. S.Nicola de Comobrecone

9. S.Martino nel suburbio inferiore

10. S.Nicola de Rogerone (Soppressa all'inizio dell'800 - Attualmente si hanno frammenti degli atti)

11. S.Nicola delle monache (Soppressa nel 1770 ca.)

12. S.Nicola de Cofino (Soppressa all'inizio dell'800)

13. S.Nicola de Favocastro (Soppressa nel 1770 ca.)

14. S.Simeone (Soppressa nel 1770 ca.)

Dunque su 14 parrocchie esistenti in cattedrale ci sono i registri (o frammenti) di solo 3 parrocchie. E le altre?

C. Conosco la chiesa di S.Anna (lo scorso anno hanno realizzato li accanto uno stupendo complesso) e il carissimo don Giuseppe Barbaro ha detto la stessa cosa anche a me. Ho però un dubbio: S.Anna era parrocchia?

Il mese prossimo andrò giù a fare ricerche e magari scoprirò qualcosa di nuovo... :wink:
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Messaggioda Giovanni Stefanelli » venerdì 2 giugno 2006, 22:16

[quote="Alessio Bruno Bedini"]Andiamo per ordine:

A. nel bollario dei vescovi di Gerace trovo:

- 13 agosto 1732. Assegnazione beneficio S.Maria delle Grazie nella chiesa parrocchiale di S.Martino. Tra i giuspatroni figurano D. Domenico, Caterina e Francesca Antonia Pedullà, figli della fu Elisabetta Romeo, figlia della fu Potenziana Stefanello, figlia della fu Elisabetta Jaconis, figlia della fu Caterina Forcello sorella del fondatore;

- 3 ottore 1764. Assegnazione al chierico tonsurato Domenico Stefanello di Gerace del beneficio di S.Giovanni Battista decollato nella Cattedrale di Gerace e di S.Maria della pietà nell'altare di S.Maria Deipara nelle catacombe della Cattedrale.

Ti ringrazio della citazione.Era noto anche a me questo sacerdote della mia famiglia che doveva essere un fratello del mio avo medico Giuseppe .
Mi sembra di ricordare che S.Anna dovesse essere chiesa parrocchiale.Se dovessi trovare questi registri di cui parlava Mons.Nadile potresti cortesemente cercare l'atto di battesimo di un Salvatore Stefanelli della fine del 1600?Te ne sarei grato.
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Messaggioda Guido5 » venerdì 2 giugno 2006, 22:48

Giovanni Stefanelli ha scritto:... nella chiesa di S.Anna si troverebbero dei registri delle nascite del 1500 ...

Caro Giovanni,
mi permetto di ricordare che i registri parrocchiali (battesimo, non nascite, e matrimonio) sono obbligatori in forza del "Decretum de reformatione matrimonii" approvato dal Concilio di Trento l'11 novembre 1563. A questa data bisogna aggiungere qualche annetto perché la disposizione potesse arrivare in periferia... Diciamo dunque che solo l'ultimo terzo del 1500 può essere coperto.
Questo in generale. E' però evidente che qualche parroco (penso pochissimi) già teneva registri simili. Sarebbe davvero interessante sapere chi li ha "inventati" anche se a quel punto dovremmo tassarci per fargli un monumento...

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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 2 giugno 2006, 22:51

Guido5 ha scritto:Caro Giovanni,
mi permetto di ricordare che i registri parrocchiali (battesimo, non nascite, e matrimonio) sono obbligatori in forza del "Decretum de reformatione matrimonii" approvato dal Concilio di Trento l'11 novembre 1563. A questa data bisogna aggiungere qualche annetto perché la disposizione potesse arrivare in periferia... Diciamo dunque che solo l'ultimo terzo del 1500 può essere coperto.
Questo in generale. E' però evidente che qualche parroco (penso pochissimi) già teneva registri simili. Sarebbe davvero interessante sapere chi li ha "inventati" anche se a quel punto dovremmo tassarci per fargli un monumento...

Ciao a tutti!
Guido5


Nella cattedrale di Senigallia sono presenti atti parrocchiali conservati in ottimo stato dal 1510.. :roll:

Per la parrocchia di S.Anna a Gerace mi sembra di aver sentito da don Barbaro che gli atti partirebbero dalla fine del '500 :D
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Alessio Bruno Bedini
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