da StefanoM » lunedì 22 maggio 2006, 18:52
Araldica mamelucca
A ben esaminare la questione, questa araldica. 'islamica', o 'saracena' o più specificamente 'mamelucca', è nata dalla constatazione, da parte di studiosi non arabi, che soltanto fra i Mamelucchi — una delle dinastie musulmane mediorientali di origine non araba che hanno dominato in Siria (intesa in senso storico) e in Egitto fra la mela del sec 13° e l'inizio del 14° — era invalso l'uso di ricorrere, per decorare i propri emblemi e le proprie monete, a elementi che di solito rientravano nella composizione degli stemmi araldici già impiegati in Europa, in maniera codificata, dalla fine del 12° secola il fenomeno risulta perciò limitato territorialmente alla Siria e all'Egitto e, nel tempo, a circa due secoli e mezzo, dalla metà del 13° sino all'inizio del 16° secolo.
“Enciclopedia dell’Arte Medievale”,Volume II, pag. 294, alla voce araldica islamica. di G.Oman
Veloce e micidiale: la sciabola
La spada islamica in un primo tempo, come si è detto, era diritta, come quella occidentale, ed evidentemente di origine sassanide. Ma poi, forse per l'uso di taglio che se ne faceva a cavallo contro truppe appiedate o per giustiziate ribelli, prigionieri e infedeli (taglio della testa) si cominciò a preferire la spada ricurva (sciabola). In effetti, l'arma bianca da pugno diritta non fu mai, come si è già detto, la preferita nell'area delle civiltà mediorientali e orientali, e anche il guerriero islamico quindi non fece eccezione. Corte o lunghe le sue armi bianche da pugno furono essenzialmente curve, col taglio all'esterno della curva (sciabola, scimitarra) o all'interno (jatagan). La sciabola era usata, secondo le parole dell'arabo Ibn Hodeil, « di punta come una lancia, di taglio come una lama, per tagliare come un coltello, per menar colpi come uno scudiscio...». Un poeta la definisce cosi: «...ombra della morte e giocattolo del destino... ». Di buon acciaio damaschino o andaluso, la lama era ricoperta di eleganti decorazioni in agemina e di versetti del Corano; strumento di vittoria e di fede, la sciabola eri usata con estrema perizia dal soldato islamico.
“Armi Bianche”, A.G.Cimarelli, Rizzoli, Milano 1969.
La spada delle steppe: la sciabola .
Una questione ampiamente dibattuta è rappresentata dalla via d'ingresso della sciabola nell'armamento musulmano e insieme dalla persistenza della spada dritta. Una sciabola leggera è stata tuttavia trovata a Nlshapùr (New York, Metropolitan Mus. of Art); la sua datazione è compresa tra il sec. 9° e l'll° (Allan, 1982, pp. dal cinquantacinque-cinquantotto), ma la forma è virtualmente identica a quella di molte sciabole rinvenute nelle sepolture prolornedievali delle steppe eurasiatiche (Pletriyeva, 1981). Questo ritrovamento rafforza e forse spinge ancora indietro nel tempo l'opinione comunemente accettata secondo cui le sciabole si diffusero nell'Isiam in conseguenza dell'arruolamento dei Turchi o delle loro conquiste. Di pari interesse è l'elsa decorata di una spada in bronzo, rinvenuta in un'imbarcazione dell'inizio del sec. 11° naufragata al largo delle coste della Turchia sudoccidentale (Bo-drum, Mus. Bodrum; Bass, 1979, pp. 92-93), che potrebbe essere stata importata dalle Indie orientali oppure avere un'origine armena; quest'arma, assieme a un'altra elsa di bronzo decorata, di provenienza egiziana e databile tra la fine del sec. 9° e gli inizi del 10° (già a Edimburgo, Rice Coli), e a spade, else e matrici per la decorazione di spade di epoca più tarda, provenienti dall'Iran, dall'Iraq e da altre aree, illustra l'importanza delle spade dritte anche nelle regioni islamiche centrali. Appartengono a questa classe anche tre spade di califfi abbasidi del sec. 13° e una spada persiana non datata (Istanbul, Topkapi Sarayi Mùz., le, Ha-zine), la cosi detta spada di Saladino (Istanbul, Tùrkiye Askeri Mùz.), i ritti dorati dell'elsa di una spada persiana del sec. 13°-14° conservata a St. Louis (Art Mus.) e alcune matrici persiane in bronzo del sec. 12°-14° per la manifattura di ritti d'elsa e d'intelaiatura di foderi (New York, Metropolitan Mus. of Art, nrr. 1980.210.1-3). La persistenza di armi di questo tipo nella Spagna musulmana durante tutto il periodo medievale è testimoniata da alcune spade giunte sino a oggi, tra cui la spada di S. Ferdinando, del sec. 13° (Madrid, Real Armeria), che probabilmente ha una lama andalusa, e forse da due armi, della fine del sec. 13°-inizi del 14° da Gibilterra, entrambe con ritti asimmetrici o spezzati in modo simile (Londra, Royal Armouries, inv. nr. AL 116), come pure da lame più leggere della forma detta 'di Granada' (Madrid, Mus. Arqueológico Nac).
“Enciclopedia dell’Arte Medievale”,Volume II, pag. 499, alla voce armi bianche.
Chi erano i Mamelucchi
mamelucchi, mamluk, cioè schiavo bianco. Nome dato in Egitto a formazioni di truppe scelte costituite, a partire dal XIII sec., di giovani schiavi bianchi, specialmente Turchi e Circassi. Il sultano ayyubide el-Salih Najm el-Din (1240-49) le impiegò come guardia personale, ma essi divennero ben presto temibili per i loro stessi padroni. Nel 1250 i mamelucchi turchi Bahriti (da bahr, fiume, perché la loro caserma si trovava sulle rive dei Nilo) rovesciarono e uccisero l'ultimo sultano ayyubide el-Muzzam Turan scià e proclamarono sultana sua suocera, Sciazar el-Durr, che dovette sposare il comandante dei mamelucchi 'Izz el-Din Aybak. Venne così costituito il sultanato d'Egitto che doveva durare fino al 1517. Alla dinastia dei mamelucchi turchi Bahriti (1250-1390) successe la dinastia circassa dei mamelucchi Burdziti (da burz, torre, perché accasermati in una torre della cittadella del Cairo) che regnò dal 1390 al 1517. Una volta al potere, i mamelucchi continuarono a formare una casta militare che reclutava i propri membri fra gli schiavi bianchi acquistati sui mercati dei Turkestan e della Circassia e sottoposti a uno speciale addestramento. Alla successione ereditaria dei Bahriti i Burdziti sostituirono un sistema elettorale che provocò scontri e rivolte di palazzo, senza mai minare tuttavia la fondamentale disciplina del corpo. I mamelucchi, dopo aver fermato l'invasione mongola e cacciato i cristiani dalla Siria, fecero dell'Egitto, fra il XTV e il XV sec., la più temuta potenza dei Mediterraneo orientale. Il loro sultanato si estendeva non solo sull'Egitto, ma anche sulla Cirenaica a ovest e sulla Palestina e sulla Siria a est. Esso impose la propria sovranità anche lungo le rive del Mar Rosso, sullo He-giaz e sui regni di Nubia e di Makuria fino ai confini con l'Etiopia e poté annettersi anche Cipro (1424-26). All'interno i mamelucchi, pur essendo guerrieri incolti, protessero le scuole di teologia, l'architettura e le arti. Nel 1517 il sultano ottomano Selim I conquistò l'Egitto e distrasse il sultanato mamelucco.
“Dizionario Mondiale di Storia”, Rizzoli –Larousse, Milano 2003
mamelucchi Casta di soldati, per lo più turchi, di origine servile (in arabo mamluk significa schiavo) che a partire dal 1252 imposero il proprio dominio in Egitto abbattendovi la dinastia degli Ayyubiti. Espressero per circa due secoli una serie piuttosto irregolare di sovrani, la cui successione era spesso accompagnata da violenze sanguinose. Nonostante ciò il periodo mamelucco rappresentò per l'Egitto una fase di apprezzabile prosperità. Tra i sultani mamelucchi più degni di menzione figurano: Qutuz (1259-1260), che nel suo brevissimo regno fermò i mongoli nella battaglia di Ain Oialut in Siria (1260); Baibars, che annientò gli ultimi possedimenti crociati nel vicino Oriente; e Qalawun (1279-1290), che impose il dominio egiziano sull'intera Siria. Il loro ultimo sultano, Tuman bey, fu messo a morte dagli ottomani, che nel 1517 occuparono l'Egitto. Anche sotto gli ottomani i mamelucchi mantennero comunque buona parte del loro potere fino a condizionare l'operato dei pascià rappresentanti della Sublime porta. Alla fine del XVIII secolo opposero accanita resistenza all'invasione francese, ma, sconfitti da Napoleone alle Piramidi, furono sterminati nel 1811 dal nuovo signore dell'Egitto, Mehmet 'Ali.
“Dizionario di Storia”, Bruno Mondatori, Farignano (Cuneo) 1995
Esistono altri stemmi medievali italiani che riportano scimitarre?
Cercherò di inserire la foto dello stemma sulmonese prima possibile.
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StefanoM il mercoledì 24 maggio 2006, 12:30, modificato 1 volta in totale.