Il Codice Da Vinci, i Capetingi, la famiglia Vinci ecc...

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda StefanoM » venerdì 12 maggio 2006, 17:58

Un'esempio non antichissimo...però... :roll:

http://www.santosepolcro.sicilia.it/emb ... htm#21_big
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 12 maggio 2006, 17:59

:shock: ...un esempio di che, scusa?

Bene :) vale
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Messaggioda StefanoM » venerdì 12 maggio 2006, 18:05

Uno stemma...Cristologico :roll:

Questi signori sono presenti anche nella mia città
http://www.ordinesantosepolcro.org/
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Messaggioda Fabio Picolli » venerdì 12 maggio 2006, 18:32

Guido5 ha scritto:Caro Fabio,
tre - quelli, molto belli, dei "Re Magi" - li ha disegnati Marco Foppoli e li riprendo dal "topic" sugli auguri natalizi


Ciao a tutti!
Guido5


davvero belli!
ho letto il topic da cui sono stati presi, qualcuno ne sa l'origine?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 12 maggio 2006, 18:37

Caro Fabio,
l'origine di stemmi simili è sempre da ravvisare nelle storie e nelle leggende pertinenti agli ignari titolari, oltretutto "rivedute e corrette" in epoca per lo più barocca.

Il che rende spesso difficile, se non impossibile, risalire alle loro esatte motivazioni.

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Messaggioda Fabio Picolli » venerdì 12 maggio 2006, 18:59

sarebbe però interessante conoscere le motivazioni o ispirazioni per tali stemmi!
ad esempio perchè solo lo stemma di Baldassarre non porta la stella?
il significato dello scudo rosso?
mi rispondo da solo: è spesso difficile, se non impossibile, risalire alle loro esatte motivazioni :wink:!

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 12 maggio 2006, 19:18

Fabio Picolli ha scritto:sarebbe però interessante conoscere le motivazioni o ispirazioni per tali stemmi! ad esempio perchè solo lo stemma di Baldassarre non porta la stella?

Però riporta un moro, come era lui.

il significato dello scudo rosso?
mi rispondo da solo: è spesso difficile, se non impossibile, risalire alle loro esatte motivazioni :wink:!
fabio


Bravo...

...e tieni presente che, spesso, risalire ai motivi è cosa difficile :? anche a fronte di stemmi "veri".

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Messaggioda Mic » sabato 13 maggio 2006, 9:59

StefanoM ha scritto:Riguardo agli Esseni...
......


già....gli Esseni....io ne conosco uno.... :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: dovrebbe essere la reincarnazione di un principe arabo, uno che parla con 14 spiriti consecutivamente :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Scusate la piccola divagazione..

Tornando a cose serie, io ritengo che il Codice da Vinci abbia avuto almeno il merito di sollevare una questione che, forse, nel passato è stata trattata marginalmente. Non mi riferisco solo alla faccenda della Maddalena, ma anche alla eventuale autenticità del contenuto dei Vangeli. non dimentichiamo che furono scritti solo 300 anni dopo la morte di Gesù, che a quel tempo non v'erano fax, fotografie ed sms, e che quindi le notizie venivano tramandate da uomo a uomo. Credo che in 300 anni qualcuno di questi abbia potuto sbagliare, esagerare, storpiare qualche notizia che poi ci è arrivata incompleta nella migliore delle ipotesi. Tutto qui.
Ferma restando la mia incrollabile fede apostolica cattolica romana, ritengo che questo sia un argomento che scienziati e teologi dovrebbero approfondire. :wink:
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Messaggioda Guido5 » sabato 13 maggio 2006, 10:39

Mic ha scritto:... non dimentichiamo che [i Vangeli] furono scritti solo 300 anni dopo la morte di Gesù ...

Caro Michele,
temo che le tue fonti siano non del tutto esatte o che l'affermazione sia frutto di un equivoco. La redazione dei Vangeli comincia 40 anni dopo la morte di Gesù: Marco a Roma verso il 70, Luca ad Antiochia verso l'80, Matteo in Palestina verso l'80-90, Giovanni in Asia Minore fra il 90 e il 100. Senza contare che Paolo scrive le sue lettere fra il 51 e il 63!
Al IV secolo, per merito di San Girolamo, risale invece la traduzione latina dell'Antico e del Nuovo Testamento che va sotto il nome di "Vulgata".

Ciao a tutti!
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Messaggioda StefanoM » sabato 13 maggio 2006, 11:01

Diciamo pure 20, 30 anni dopo se non vado errato, secondo gli ultimi studi.

Caro Fabio ecco soddisfatte in parte le tue curiosità:
naturalmente vale per tutti :wink:

LA STELLA NELLO STEMMA
Di Alessandro Savorelli
Poiché I Magi divennero Re nella letteratura, nell’arte e nell’immaginario collettivo, è facile indovinare che il Medioevo non resistette alla tentazione di attribuir loro una vera e propria insegna araldica. Questo accadde perlopiù nel Nord d’Europa, dove l’ideale di santità connesso alla regalità era più diffuso rispetto al Mediterraneo. Gli stemmi dei Re Magi sono diffusi particolarmente in Germania; ne esistono alcune varianti, ma le più diffuse connesse per lo più con il culto dei Magi a Colonia, alludono sistematicamente al motivo della stella e dell’Oriente: i tre stemmi rappresentano infatti di solito un cielo stellato, una stella e una luna insieme, e infine un “moro”che impugna una lancia o bandiera (attributo dei re di colore). L’allusione dell’araldica dei Re Magi è tipica di Colonia, nel cui stemma compaiono tre corone. Ma la stella è un motivo collegato ai Magi in più casi: qualche famiglia principesca nel cui stemma compare una stella, favoleggiò le sue remote origini da uno dei tre re. Anche la stella che sta negli stemmi delle corporazioni fiorentine dei Giudici e dei Notai e degli Albergatori potrebbe avere un nesso con i Magi: nel primo caso in allusione alla “saggezza”, come archetipo simbolico dei “dotti” insomma; nel secondo come ricordo della cometa che si posò sulla capanna di Betlemme, il misero “albergo” in cui si svolse il mistero della Natività.

Brano tratto da. Medioevo - n. 12 (83) Dicembre 2003 pp. 82, nella rubrica iconografia.
Gli stemmi si trovano sotto l’articolo.

LO STEMMA DEL CRISTO
Quella che sono riuscito a ritrovare non è proprio la notizia riguardante uno stemma medievale, tuttavia la riporto lo stesso poiché mi sembra di una certa importanza. Continuerò a cercale, ricordo solo l’immagine, che m’incuriosì molto, ma non ricordo dove la vidi. Forse era una miniatura. La città di Inverness, in Scozia, reca sul suo stemma Nostro Signore sulla Croce, lo stemma è basato su un sigillo del 1439. Ancora, Nostro Signore sul trono campeggia sulle armi della diocesi di Chichester, in Inghilterra. Come non ricordare, poi, l’Agnus Dei, che campeggia su moltissimi architravi di chiese ed è presente in maniera sostanziosa nell’araldica del vecchio continente? . Io che sono abruzzese potrei citare anche il famosissimo IHS di S. Berardino da Siena. Mi viene ancora in mente il vessillo di Giovanna d’Arco, le immagini mariane o cristologiche poste sui pavesi, gli stemmi delle varie confraternite. Forse ho debordato dal discorso ma come vedete la spiritualità di quel tempo si materializzava nel simbolo o nell’allegoria. Quasi certamente lo stemma del Cristo raffigurato in quella famosa miniatura aveva un profondo significato didascalico ed allegorico, non vi pare? E se anche non riuscissi a ritrovarlo non cambierebbe nulla riguardo al modo di vedere le cose in quell’evo lontano ma così vicino.

Nel 1567 Jean Lautte pubblicava un volume intitolato”Giardino araldico”, oggi in anastatica dell’editore Orsini de Marzo. Il blasonario si apre, nientemeno, con lo stemma del Cristo: uno scudo inquartato dove figurano le cinque piaghe, il cielo, con la luna il sole e le stelle,la terra e la scena del peccato originale con Adamo, Eva e l’albero. Nel cuore reca uno scudetto con un angelo. Lo scudo è circondato dal tetramorfo. L’elmo ha un cimiero molto complesso, infatti c’è la croce, l’Agnus Dei, le chiavi petrine e persino i lambrecchini . Come cercine reca la corona di spine su un elmo posto in maestà.

Fonte: Medioevo - n. 11 (82) Novembre 2003 pp. 92, nella rubrica caleidoscopio. L’articolo è sempre di Alessandro Savorelli ed è dedicato all’opera di Jean Lautte. Sulla rivista c’è anche lo stemma.

Spero, al più presto, di potervi illustrare gli splendidi articoli, sempre di A. Savorelli riguardanti i blasoni dei Santi ed il Graal.

Nella mia città c'è una famiglia Baldassarre il cui stemma ricorda i Magi.
Poi c'è uno stemma medioevale, anonimo, che riporta tre stelle in capo, una scimitarra posta in banda ed un'altra stella in punta. Ne sapete qualcosa?
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Messaggioda Fabio Picolli » sabato 13 maggio 2006, 12:24

20 30 anni per quei tempi non è poco!è una generazione!

grazie stefano per le informazioni!davvero ineteressanti!
la conoscenza continua a crescere!
riguardo lo stemma anonimo ricordo che la scimitarra è molto presente nell'araldica dell'est europa, in particolare mi viene in mente l'ungheria!
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Messaggioda StefanoM » lunedì 15 maggio 2006, 10:31

IN ALTO I CALICI
Di Alessandro Savorelli

A SVENTOLARE SUI VESSILLI DEGLI HUSSITI, CHE P ER VENT’ANNI MISERO A FERRO E FUOCO L’EUROPA IN NOME DELLA LOROLORO FEDE RELIGIOSA, ERA UNA COPPA ROSSA. CHE, DOPO SECOLI, HA RITROVATO IL SUO POSTO NELL'ANTICO STEMMA

Gli appassionati del Medioevo di celluloide dovrebbero fare ogni sforzo per procurarsi uno stupendo film del regista francese Eric Rohmer: Percevo/ ( 1978). Trovare la videocassetta non è facile, e in TV sarà un miracolo se a tarda notte qualche programmatore intelligente si deciderà a farlo passare di nuovo. Un capolavoro: è il testo di Chrétien de Troyes recitato come in un mistero medievale. Il regista l'ha girato, per così dire, come avrebbe fatto un suo collega dell'Età di Mezzo se avesse avuto la cinepresa, e cioè montando una sequenza di miniature e facendo muovere i personaggi in una totale astrazione, senza prospettiva, usando una scenografia tolta di peso da l' imagerie dell' epoca: edifici grandi come i personaggi, alberi surrea-li, colori squillanti.

NEL SEGNO DEL GRAAL,

II curioso di araldica vi scorgerà anche alcuni stemmi apocrifi che dalla fine del XII secolo furono attribuiti agli eroi del ciclo arturiano (ne sono noti circa 180): Galvano, sir Keu, Sagramoro, il Cavaliere Vermiglio, Me-liantde Lys... Uno in particolare colpisce: lo scudo del Re Pescatore, nel cui castello Perceval vede per la prima volta il misterioso Graal: un «calice di porpora stillante sangue in campo oro». Si tratta però di un'invenzione del regista: tanta fortuna ebbe infatti la leggenda del Graal quanto poca, invero, il "calice" o coppa come figura araldica. Trovarla è raro, almeno negli stemmi gentilizi; c'è una famiglia nobile napoletana - i Coppola - che l'usa, come parlante; poco altro. Se si esce dall'araldica i dei nobili, la si trova più di i frequente: parlanti sono infatti il calice della piccola città di Calvi in Campania (Cales in latino) o quello che compare sullo stemma della regione spagnola della Galizia. In questo caso si tratta di un vero calice liturgico, dal quale esce un'ostia. La stessa immagine si trova talora su stemmi di ecclesiastici. Più spesso il calice sta negli stemmi delle corporazioni: i Vinattieri e gli Orafi di Firenze, gli Orafi di Bologna, di Colonia, di Augusta, di Danzica, di Ypres, di Lille, di Parigi, di Praga e di molte altre città. Nello stemma della gilda degli Orafi (Goldsmiths) di Londra, si vede bene che il calice è un attrezzo da chiesa, perché è munito di un coperchio con la croce. Si tratta insomma di una sorta di "graal", assunto a emblema contemporaneamente come prodotto artigianale e per il suo valore sacro e mistico.

IL SIGILLO DI TABOR
Ma il calice più famoso di tutta l'araldica europea medievale, è un simbolo rivo¬luzionario, "d'opposizione", violentemente osteggiato dall'establishment ufficiale, ovvero l'insegna degli Hussiti boemi. Sui vessilli delle bande, che misero a ferro e fuoco mezza Europa per vent'anni in nome della loro fede religiosa, gli indomiti Hussiti portavano il calice rosso, simbolo della dottrina "utracquista": ossia il precetto della comunione sotto entrambe le specie del pane e del vino. Il precetto che spezzava, simbolicamente, la secolare divisione tra laici e clero. La capitale degli Hussiti e loro città santa, fondata dal condottiero Jan Zizka nel 1419, Tabor, coniò un sigillo in cui il biblico Monte Tabor era ap¬punto sormontato dal calice. Ma quando nel 1434 il movimento fu sconfitto e Tabor conquistata, l'imperatore Sigismondo di Lussemburgo - nemico implacabile degli Hussiti, colui che aveva fatto condannare Hus al Concilio di Costanza - impose un nuovo sigillo, col proprio stemma personale e l'aquila imperiale. Le cose andarono diversamente a Kutna Mora (Kuttenberg), la seconda città del Regno di Boemia, ricchissima per le sue miniere di metalli preziosi e la sua Zecca. Nel 1459 il re hussita Giorgio di Podiebrad fece aggiungere il calice sotto la corona e accanto ai simboli tradizionali della città (le mazze da minatore). Dopo la sconfitta dell'insurrezione boema nel 1620, gli Asburgo, nel quadro della rigida repressione della nazionalità ceca, imposero la rimozione del calice dallo stemma, sostituendolo con l’ insegna di casa d'Austria (1641). Solo nel 1920 fu ripristinato l'antico stemma della città e il calice è tornato al suo posto.

Brano tratto da. Medioevo - n. 3 (86) Marzo 2004 pp. 84/85 , nella rubrica calendoscopio

Immagine

Vitrail de l'église de Tréhorenteuc

Probabilmente si tratta di una vetrata moderna, avete notato lo stemma di lato?
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Messaggioda Lasa pur dir » lunedì 15 maggio 2006, 15:45

Nello stemma della gilda degli Orafi (Goldsmiths) di Londra, si vede bene che il calice è un attrezzo da chiesa, perché è munito di un coperchio con la croce.


:shock:

Non vorrei sembrare puntiglioso ma se è munito di coperchio sormontato da una croce non è affatto un calice, il contenitore del vino, bensì una pisside, il contenitore delle ostie.

Sono due oggetti totalmente differenti, anche araldicalmente parlando, almeno credo.

Sempre cordialmente.

Domenico Maria d. B.
Ultima modifica di Lasa pur dir il domenica 28 maggio 2006, 1:15, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 15 maggio 2006, 16:46

Credi bene, caro Domenico: ad ogni oggetto il suo nome...

...e la sua funzione, ed i suoi significati!
:wink:
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Messaggioda StefanoM » lunedì 15 maggio 2006, 16:48

L'articolo non l'ho scritto io, comunque concordo. :wink:

Tornando un'attimino ai Magi...

Stemma medievale, anonimo, che riporta tre stelle in capo, ad otto punte, una scimitarra posta in banda ed un'altra stella, sempre di otto, in punta.

Si trova murato su una finstra medievale all'interno di un palazzo della mia città. Il palazzo in epoca svevo-angioina era sede di una regia tesoria.

Forse appartiene ad una famiglia Napoletana? Domando.
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