pierfe ha scritto:chi porta un anello con uno stemma che non gli compete (e in tutti i tempi sono stati tanti) è un semplice ladro (perchè non rispetta la sua vera famiglia) ed è peggio di chi ruba la borsa o il portafoglio per strada.
Del resto il sommo Poeta Dante avrebbe collocato questi falsificatori di stemma e storia di famiglia non accanto ai falsificatori di moneta o i ladri, ma ben più in basso nell'inferno, accanto a Giuda Iscariota assieme ai traditori di chi si fida (ovvero i suoi genitori, nonni, bisnonni che lo hanno messo al mondo non pensando di essere poi rinnegati per esibire un cerchio di "nobile" metallo...)
Gentilissimo Signor degli Uberti,
dopo aver eltto il Suo giustissimo intervento non si può far altro che
quotarlo e sottoscriverlo in pieno: chi rinnega le proprie radici (per quanto plebee o borghesi possano essere) non solo non merita alcun rispetto ma dimostra di considerare la storia della propria e delle altre famiglie nulla più di uno strumento da sfruttare per accerscere il proprio prestigio (e di solito ottenendo il contrario, ché la nobiltà non la fanno certo le ciarle o un anello). In tempi in cui chiunque, in Italia, può attribuirsi il titolo "nobiliare" che vuole, quante persone si vedono millantare stemmi ridicoli o sottratti o rivendicare ascendenze improbabili? Che dire di fornte ad una simile abbietta mancanza di scrupoli e di
pietas verso i defunti e verso la tradizione? Mille volte meglio un vero antenato contadino che un falso antenato nobile, e chi rinnega i propri avi per squallido opportunismo meriterebbe di non esser mai nato e di esser relegato fra i manichini senza volto e senza storia di de chirichiana memoria, brancolanti alla ricerca di un'identità che non gli spetta.
Cordiali saluti