da RobertoC » martedì 28 marzo 2006, 18:51
Gentile Sig. Misthia,
ora sono finalmente in grado di provvedere.
Regio Dispaccio del 25/1/1756 col quale si distingue la Nobiltà del Regno in tre classi.
“Per l’ammissione de Cadetti nelle Truppe per incontrastabile principio ne’ domini di S.M., la Nobiltà si distingua in tre classi.
La prima di Nobiltà Generosa, si verifichi col possesso di un feudo nobile nella continuata serie di secoli, con le pruove legittime di aggregazione tra Nobili di Città regia, nella quale sia una versa Separazione, o con l’origine d’ascendente, che per la gloriosa carriera delle Armi, della Toga, della Chiesa, o della Corte abbia ottenuto distinto, e superior Impiego, o Dignità, e che i suoi Discendenti per lo corso di lunghissimo tempo si sian mantenuti nobilmente, facendo onorati Parentati, senza mai discendere ad Ufizj vili, e populari, né ad arti meccaniche, ed ignobili.
La seconda detta di Privilegio, comprenda tutti Coloro, che per meriti, e servizj personali prestati alla Corona e allo Stato, giungono ad essere promossi a gradi maggiori, ed onorifici della Milizia, della Toga, e della Corte. E tutti coloro, che nelle dette, ed altri Classi di real servizio, e dello Stato giungono ad ottenere decorosi impieghi, i quali imprimono carattere.
La terza chiamata Legale, o sia Civile comprenda quelli, i quali facciano costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene.
La Nobiltà della prima Classe, si esigge per chi aspiri a servir da Cadetto ne’ Regimenti provinciali.
Quella della seconda basti per entrare a servir da Cadetto ne’ Regimenti, o altri Corpi delle Reali Truppe. Comprenda i Figli de’ Capitani inclusivamente, e sopra, de’ Ministri togati de’ Domini di S.M., de’ Presidenti di Spada, e Cappa, della Sommaria, de’ Presidi delle Provincie, de’ Tesorieri generali di ambedue i Regni, e con dispensa della minor età, incomincino a fare il servizio giunti alla anni 14. Quella della terza equivalga alla seconda, e comprenda anche i Negozianti di Cambio, o sia di Ragione, i di cui Padre, ed Avo abbiano esercitato lo stesso impiego, e non altro d’inferior condizione.
Con i Figli delli Ufiziali Subalterni si abilitano ancora quelli degli Uditori di Provincia, e di Governatori Regj: i primi all’età di 16 anni, i secondi in quella di anni 18.
E finalmente i Figli de’ Mercanti di lana, e di seta, de’ quali il Padre, ed Avo abbiano fatto ugual negozio, possian essere aggraziati a servire da Cadetti solamente nell’età di anni 18”.
Senza voler affrontare (almeno per ora) i delicati probblemi sollevati da questo Sovrano Dispaccio (che, lo ripeto, pronunciato per regolare una situazione particolare –l’ambitissima ammissione tra i cadetti- divenne, per volontà sovrana, valido erga omnes, finendo per regolare l’intiera materia), sottolineo come in esso si colga l’espressione di una forte tensione sociale tra i ceti (e non le classi, nel senso marxiano) regnicoli. I Nobili avevano sperato, dall’insediamento dei Borbone, di recuperare quel terreno perduto nei confronti dei curiali (ministri, magistrati, avvocati), che in realtà non avrebbero riguadagnato, visto anche il loro atteggiamento decisamente ambiguo nei confronti della stessa dinastia carolina. Il Sovrano, con questo provvedimento, in effetti dava un colpo al cerchio ed uno alla botte –passatemi l’espressione-, perché concedeva (più che altro in apparenza) un’ulteriore possibilità di concreta distinzione agli ottimati, ma al contempo salvaguardava gli altri ceti. A questo proposito, richiamo la vostra attenzione sull’inciso secondo cui, alla c.d. terza classe, potessero ammettersi “i Negozianti di Cambio, o sia di Ragione, i di cui Padre, ed Avo abbiano esercitato lo stesso impiego”, e addirittura “i Figli de’ Mercanti di lana, e di seta, de’ quali il Padre, ed Avo abbiano fatto ugual negozio”.
Insomma, il processo corrosivo dei privilegi nobiliari era cosa fatta.
Un cordiale saluto.
Roberto Celentano