Riconoscimento/autorizzazione ordini dinastici nel mondo

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Re: Riconoscimento/autorizzazione ordini dinastici nel mondo

Messaggioda nicolad72 » sabato 16 maggio 2026, 17:07

Pensare che le regole del DI che disciplinano il patrimonio araldico delle case già sovrane non debellate non abdicatarie debbano essere presenti in trattati è tanto assurdo quanto illogico.
Innanzitutto un trattato internazionale vincola in base alla clausola "si omens" solo coloro che lo sottoscrivono e lo ratificano e non altri (alla stregua dei contratti tra le persone: se Tizio e Caio stringono un accordo, Mevio non è è soggetto al quell'accordo ed è libero di agire come meglio crede).
La fonte principale del diritto internazionale è la consuetudine che a differenza dei trattati vincola tutti gli stati e si forma al sussistere di due elementi la Diuturnitas e l'Opinio iuris. Le regole che disciplinano le case già reali e il loro patrimonio araldico (ivi conmpresi gli ordini equestri dinastici) si è formato in questo alveo. Quindi invocare trattati non ha senso così come non avrebbe senso fare trattati (con i limiti del trattato) per disciplinare qualcosa che è già disciplinato dal diritto. Quando si studia diritto internazionale all'università (in genere al secondo o al terzo anno) si insegna che il trattato è uno strumento genetico del diritto con effetti novativi. Esistendo già un corpus di disposizioni di natura consudetudianria che regola una determinata materia, che senso avrebbe dare avvio alle trattative per la stipula di un trattato, coinvolgendo circa 200 stati, che dovrebbero convergere con consenso unanime su un testo che verterebbe su materie già regolate e che sicuramente non costituiscono nè una priorità o un'emergenza di natura politica?
Il DI è caratterizzato da estremo pragmatismo che riesce a far convivere gli opposti (basta vedere l'impronta kelseniana dell'ordinamento internazionale e la prassi schmittiana della sua attuazione pratica) postulare l'inesistenza o addirittura ridurre a "fantasia" il diritto equestre e le norme che disciplinano gli ordini di case sovrane non più regnanti mi lascia, diciamo, assai perplesso. La realtà è altra.
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nicolad72
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Re: Riconoscimento/autorizzazione ordini dinastici nel mondo

Messaggioda Matt » sabato 16 maggio 2026, 21:09

Caro nicolad72 sono felice del suo intervento, che comunque mi lascia quantomeno perplesso. Le spiego puntualmente il perchè:

nicolad72 ha scritto:Innanzitutto un trattato internazionale vincola in base alla clausola "si omens" solo coloro che lo sottoscrivono e lo ratificano e non altri (alla stregua dei contratti tra le persone: se Tizio e Caio stringono un accordo, Mevio non è è soggetto al quell'accordo ed è libero di agire come meglio crede).


Infatti questo l'ho scritto.

nicolad72 ha scritto:La fonte principale del diritto internazionale è la consuetudine che a differenza dei trattati vincola tutti gli stati e si forma al sussistere di due elementi la Diuturnitas e l'Opinio iuris. Le regole che disciplinano le case già reali e il loro patrimonio araldico (ivi conmpresi gli ordini equestri dinastici) si è formato in questo alveo


nicolad72 ha scritto:Esistendo già un corpus di disposizioni di natura consudetudianria che regola una determinata materia


Mi scusi a quali consuetudini, o peggio regole, continua a riferirsi? Solo due Stati su 193 riconosciuti non costituiscono né Diuturnitas né Opinio iuris.

Infine, nicolad72, quanto lei ha spiegato in merito al trattato internazionale non è da me messo in dubbio, anzi la sua analisi è certamente molto utile e interessante. Il mio "incalzare" a cercare fonti nei trattati è la logica conseguenza dell'assenza, quella si documentata, di consuetudini. Spero di essere stato chiaro. Quando lei scrive evidenzia la sua competenza in ambito del diritto interazionale, sulla quale io, con la mia preparazione storica, non oso muovere obbiezioni. Tuttavia quando parla di consuetudini e regole, dopo che ho mostrato come chiaramente la consuetudine non funzioni in questo caso, mi lascia perplesso. Quindi la prego, (ribadisco che io alla fine preferirei aver torto) mi dimostri che tutti gli stati asiatici e africani autorizzano al porto "in quanto ordini cavallereschi" gli ordini dei Borbone, dei Savoia e degli Ottomani.

nicolad72 ha scritto: postulare l'inesistenza o addirittura ridurre a "fantasia" il diritto equestre e le norme che disciplinano gli ordini di case sovrane non più regnanti mi lascia, diciamo, assai perplesso. La realtà è altra.


Mi scusi, io ho una preparazione storica, sono abituato a basare i miei giudizi su fonti verificabili, e io qui vedo solo 2 ministeri degli esteri al mondo (per ora, poi devo ancora finire di chiedere) che prendono disposizioni in merito a quanto stiamo trattando. Mi citi pure le sue fonti, ma badi bene, non basterà il parere di qualche giurista, bisogna prendere quanto dicono direttamente gli Stati tramite i loro apparati. Altrimenti facciamo un discorso attorno a interpretazioni che non corrispondono alla realtà.
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Re: Riconoscimento/autorizzazione ordini dinastici nel mondo

Messaggioda nicolad72 » domenica 17 maggio 2026, 10:27

Rebus sic stantibus.
Non ho né la voglia né la volontà di confrontarmi con lei per due ordini di ragioni:
È palese che lei non sia al mio livello di conoscenze in materia;
È palese che lei non abbia voglia di apprendere da chi - con tutta evidenza - "ne sa di più" e voglia solo affermare la sua testi, che fa acqua da tutte le parti, usando argomentazioni logiche al limite dell'infantile;
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Re: Riconoscimento/autorizzazione ordini dinastici nel mondo

Messaggioda Matt » domenica 17 maggio 2026, 19:10

nicolad72 guardi, come ho già detto, non ho ripreso questa discussione per avviare una polemica.
Ho solo esposto quanto ho trovato o non ho trovato osservando la situazione documentaria di molti paesi europei e americani, facendo notare che quanto ripetuto molte volte non corrisponde a realtà.
Nonostante tutto ho esortato i miei interlocutori a indicarmi fonti e documenti utili sia per rafforzare che per smentire lo stato attuale della mia ricerca. Cosa che nessuno è stato in grado di fare.
Uno che vuole affermare la sua tesi non chiede fonti per essere smentito.
Penso sia incredibile come per pochi messaggi, su una tematica interessantissima da un punto di vista storico, al posto di un confronto io sia riuscito a racimolare solo insinuazioni di bassa lega sulla mia preparazione, nonostante abbia indicato sempre da dove ho preso le mie informazioni al contrario di altri.
Concludo ancora esortando coloro i quali vorranno intervenire a confutare quanto ho scritto (che comunque non è una tesi ma solo il risultato, precario, di una breve ricerca che mi tenuto impegnato nell'ultimo periodo) a citare fonti serie. Io di mio vi lascio le uniche fonti che ho trovato:

Spagna
https://ordenconstantiniana.org/wp-cont ... ULAR-4.pdf
https://cuadernosdeayala.com/del-uso-le ... espanoles/
https://ordenconstantiniana.org/wp-cont ... er1984.pdf

Italia
https://www.quirinale.it/allegati_stati ... i_omri.pdf

P.S.= in verità, rileggendo il tutto, devo correggermi, pare che i Borbone Parma non godano del riconoscimento delle loro onorificenze, sia parmensi che carliste, in Spagna.
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Re: Riconoscimento/autorizzazione ordini dinastici nel mondo

Messaggioda nicolad72 » lunedì 18 maggio 2026, 6:43

Continua a prendere cantonate.
Il problema è proprio il metodo che si riflette sul merito.
Matt ha scritto:non ho ripreso questa discussione per avviare una polemica.

Ma questo è il risultato non voluto di un'azione basata sul valore (come la sua) e non sullo scopo (come avrebbe dovuto essere) e questo è solo uno dei tanti errori commessi, troppi per essere uno storico!
Onus probandi incumbit ei qui dicit. Le tesi innanzitutto si dimostrano, e lei non ha dimostrato nulla, e se credesse davvero di avrebbe dimostrato qualcosa, sarebbe solo un illuso e davvero dovrei dubitare dei suoi studi.
Non avendo dimostrato nulla non vi è nulla da confutare. Se iniziassi a confutare una tesi priva di una valida e logica dimostrazione, di fatto scadrei al suo medesimo livello, e ciò, come ben potrà comprendere, non mi aggrada affatto.
Non ho tempo da perdere nel dibattere di sciocchezze.
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