da klismos » domenica 29 giugno 2025, 21:55
Salve, ho letto la vostra discussione con grande interesse, poiché anch’io sto conducendo ricerche sul ritratto di Costanza de’ Medici e sulla famiglia della persona ritratta.
Sebbene Costanza non sia elencata nel Litta, il suo battesimo è documentato (Gostanza d’Averardo de’ Medici).
Ecco alcune delle descrizioni tratte dal Litta.
Spero che col tempo emergeranno ulteriori informazioni sulla famiglia Gaetani.
Famiglia di Costanza de’ Medici
(traduzioni da Litta)
Averardo I de’ Medici sposò Benricevuta de’ Sizi
Quinto bisnonno di Costanza de’ Medici
Averardo II di Averardo de’ Medici sposò Mandina Arrigucci
Quarto bisnonno di Costanza de’ Medici
Giovenco I de’ Medici sposò Nucciana Rucellai
Terzo bisnonno di Costanza de’ Medici
Giuliano I de’ Medici sposò Tellina Donati
Secondo bisnonno di Costanza de’ Medici
Antonio de’ Medici sposò Cilla, figlia di Giovanni de’ Banuccorsi
Bisnonno di Costanza de’ Medici
Nessuno dei suoi figli fu incluso nella proscrizione dei Medici emessa nel 1532 in occasione dell’esilio inflitto a Cosimo de’ Medici.
Bernardetto de’ Medici sposò Costanza di Francesco de’ Guasconi
Nonno di Costanza de’ Medici
Nato nel 1393. Fu priore nel 1436. Nel 1438 fu inviato in Lombardia come commissario presso Francesco Sforza, comandante delle forze veneziane alleate con i fiorentini nella guerra promossa dal Duca di Milano a favore degli esuli fiorentini e contro la fazione di Cosimo de’ Medici. Più tardi, il Duca inviò Niccolò Piccinino ad attaccare la Toscana, e Bernardetto, insieme a Neri Capponi, fu nominato commissario dell’esercito inviato contro Niccolò, che era entrato in Casentino in ribellione con il Conte di Poppi. Fu presente alla battaglia di Anghiari, dopo la quale Niccolò fu cacciato dalla Toscana e il Casentino sottratto al Conte di Poppi. Tornato a Firenze con Capponi, Bernardetto ricevette in premio un gonfalone, un cavallo bardato, uno scudo con le armi del popolo e un elmo.
Nel 1442 fu commissario fiorentino insieme a Francesco Sforza, quando Eugenio IV e Alfonso, re di Napoli, erano in guerra per impadronirsi dei domini sforzeschi nelle Marche. Le campagne continuarono, e la guerra riprese in Lombardia per l’occupazione da parte del Duca di Milano di Cremona e Pontremoli, dati in dote alla figlia sposata a Francesco Sforza. Bernardetto fu inviato presso il re Alfonso per negoziare la pace.
Nel 1447 fu Gonfaloniere della Repubblica di Firenze. Morì quello stesso anno a Milano, dove erano sorte nuove cause di guerra: Alfonso d’Aragona, re di Napoli, rivendicava l’eredità del Ducato di Milano. I veneziani invasero con i loro eserciti e, sebbene i fiorentini fossero alleati con Alfonso, cercavano di svincolarsi. Improvvisamente, nel 1448, Alfonso entrò in Toscana. Bernardetto, con Gianozzo Pitti, fu inviato a Montepulciano per dissuaderlo, ma la missione fallì e la guerra riprese.
Bernardetto fu nominato commissario dell’esercito fiorentino, ma dovette ritirarsi a causa di molte divisioni interne nel 1450, quando Francesco Sforza divenne Duca di Milano. I fiorentini e i veneziani si allearono con gli aragonesi. Alfonso invase nuovamente la Toscana, e nel 1452 Bernardetto fu inviato ancora con un esercito.
Fu quindi nominato commissario delle milizie fiorentine destinate a contrastare il nemico. Tutta l’Italia fu scossa alla notizia della caduta di Costantinopoli per mano dei turchi, evento attribuito all’esaurimento dei principi italiani, causato da guerre prolungate, alti costi e instabilità. Nel 1454 fu fatta la pace su sollecitazione di Papa Niccolò V. In quell’occasione Bernardetto fu inviato a Roma come ambasciatore della Repubblica. Tornato a Firenze, fu eletto per la seconda volta Gonfaloniere della Repubblica.
Nel 1456 fu inviato urgentemente a Milano per incontrare il Duca Francesco Sforza, temendosi una rivolta dei contadini del Piacentino, e Bernardetto, gravemente malato, fu incaricato della missione per garantire che lo stato restasse sotto il controllo sforzesco.
Nel 1465, con il suo testamento, Bernardetto fondò una cappella nella Basilica di San Lorenzo, sotto l’invocazione di San Bernardo. Divenne nota come Cappella Serristori di San Bernardo. Nel 1517 vi fu collocato un celebre dipinto di Fra Bartolomeo. Nel 1690, l’opera fu trasferita alla Galleria Reale (oggi Uffizi).
Averardo de’ Medici sposò (A) Camilla d’Antonio Pozzi, (B) Leonora di ser Matteo da San Quinto
Padre di Costanza de’ Medici
Membro della magistratura dei Priori della Libertà nel 1464 e 1484; Gonfaloniere della Repubblica nel 1485 e 1513. Nel 1488 fu nominato commissario per riconquistare Piancaldoli, dopo l’uccisione di Girolamo Riario. Nello stesso anno fu nominato capitano di Livorno.
Nel 1495 fu imprigionato per aver favorito la fuga di Alfonsina Orsini, moglie di Piero de’ Medici, fuggita travestita da monaca.
Antonio de’ Medici
Zio di Costanza de’ Medici
Nel 1479 fu inviato da Lorenzo il Magnifico per ringraziare il sultano Mehmed per l’arresto di Bernardo Bandini, coinvolto nella congiura dei Pazzi e assassino di Giuliano de’ Medici, e per riceverlo in custodia.
Si dice che il Sultano accettò per stima verso Lorenzo; altri sostengono che fu corrotto con capitali dei Pazzi presenti a Costantinopoli.
Antonio prese Bandini in custodia, con ordine di ucciderlo in caso di fuga. Non fu necessario, e appena giunto a Firenze, Bandini fu giustiziato.
Antonio è probabilmente lo stesso che nel 1480 fece parte della solenne ambasceria inviata a Papa Sisto IV per ottenere l’assoluzione dalle censure contro la città di Firenze.
Nel 1493 fu podestà e capitano di Montepulciano.
Lorenzo de’ Medici sposò Caterina Nerli
Fratello di Costanza de’ Medici
Ottaviano de’ Medici sposò (A) Bartolomea Giugni, (B) Francesca Salviati (nipote di Lorenzo il Magnifico)
Nipote di Costanza de’ Medici
Nato il 14 luglio 1482. A Firenze nel 1526, durante l’avanzata dell’esercito del Bourbon che poi saccheggiò Roma. La città insorse contro i Medici, ritenuti responsabili dei disastri. Ottaviano cercò di calmare il popolo.
Escluso dal nuovo consiglio dei dodici cittadini per via di intrighi, fu poi allontanato anche dagli Otto di Balia. Clemente VII gli aveva affidato due giovani.
Rimase a Firenze su ordine segreto del Papa. Fu perseguitato e rischiò la vita. Nel 1529 fu imprigionato durante l’assedio imperiale-papale.
Nel 1530, dopo la caduta di Firenze, fu nominato nei dodici cittadini e sostenne il ritorno dei Medici.
Fu tra i ventiquattro consiglieri, poi uno dei sei senatori permanenti, e infine Gonfaloniere.
Nel 1532 il governo repubblicano fu soppresso e Alessandro de’ Medici fu dichiarato signore di Firenze da Carlo V.
Ottaviano fu scelto per il nuovo consiglio, ma non si oppose mai a Cosimo I.
Dopo l’assassinio di Alessandro nel 1537, rifiutò la signoria che alcuni volevano offrirgli.
Appoggiò l’elezione di Cosimo I, fu suo consigliere fidato e nominato Tesoriere Generale.
Cosimo apprezzava i suoi consigli, soprattutto per affrancarsi dall’influenza spagnola.
Amico di Michelangelo, che fu padrino di uno dei suoi figli.
Morì il 28 maggio 1546.
Alessandro de’ Medici (Papa Leone XI)
Pronipote di Costanza de’ Medici
Nato l’11 giugno 1536. Da giovane desiderava la carriera ecclesiastica, ma la madre non lo permetteva.
Nel 1567 divenne Cavaliere di Santo Stefano. Dopo la morte della madre, fu ordinato sacerdote e nel 1573 vescovo di Pistoia, anche se non poté risiedervi.
Nel 1574 fu nominato arcivescovo di Firenze, ma rimase a Roma fino al 1583.
In quell’anno fu creato cardinale da Gregorio XIII.
Quando tornò a Firenze, celebrò matrimoni e fece ristrutturare il palazzo arcivescovile.
Nel 1589 pubblicò un libro sulla traslazione del corpo di Sant’Antonio.
Presiedette sinodi nel 1589 e nel 1603.
Uomo pio e saggio, abile diplomatico. Fu inviato in Francia da Clemente VIII per ratificare la pace tra Francia e Spagna.
Riuscì a far firmare il trattato di Vervins (1597) e influenzò Enrico IV nella promulgazione dell’Editto di Nantes.
Tornato a Roma, divenne Prefetto della Congregazione dei Vescovi, poi Vescovo di Sabina (1602) e di Albano (1605).
Alla morte di Clemente VIII, fu eletto Papa il 1º aprile 1605 col nome di Leone XI.
Il pontificato durò solo 27 giorni.
Avversò il divorzio di Enrico IV da Margherita di Valois.
Se fosse vissuto più a lungo, forse avrebbe contrastato apertamente tale unione.
Si sperava che guidasse la Francia al cattolicesimo come Leone X e Clemente VII.
La sua elezione fu vista dai Medici come un’opportunità per restaurare l’influenza sulla Francia e sull’Inghilterra.