Mestieri degradanti e piccola nobiltà

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Mestieri degradanti e piccola nobiltà

Messaggioda VictorIII » mercoledì 20 marzo 2019, 5:46

VictorIII ha scritto:Cris, per quanto riguarda i casi più elevati della professione muratore/imprenditore definita vile o meccanica ... non posso dire nel mio parere amatoriale, ma dovrei dire anche nei casi di maestri con diversi dipendenti e una grande attività commerciale il la professione sarebbe considerata troppo lavoro per un nobile - e probabilmente anche i maestri che non usavano le loro mani, erano in prossimità di pericolosi cantieri - probabilmente qualcosa non desiderabile per i nobili del tempo.

È interessante notare che, a parte la mia esperienza personale nel XVIII secolo in Sicilia, nello specifico lo Stato del 1731 della città di Caltanissetta da Arciprete Riva - questi maestri più elevati nel 1731 avevano strade patrimoniali con i loro nomi (ero persino sorpreso di trovarlo per la classe magister in 1731 Sicilia), e ancor più significanti di una classe più elevata - erano insieme ai nobili, eletti ai vari consigli ecclesiastici - e il loro titolo per questi consigli è lo stesso dei nobili, il trattamento di magnifico usato per alcuni di questi maestri sui consigli della chiesa, come i nobili di Caltanissetta. Quando arrivo a casa guarderò attraverso il libro per trovare altri esempi interessanti dello stato sociale di questi maestri muratori a Caltanissetta nel 1731.

Una domanda: gli architetti potevano essere riconosciuti nobili nei regni di Napoli e in Sicilia?

Hi again...
Come ho detto prima, lo Stato della citta di Caltanissetta nel 1731 di arciprete Riva rivela alcuni elementi interessanti ai maestri del primo Settecento di Caltanissetta.

-Come ho detto, diversi maestri avevano strade patrimoniali che portavano il loro nome. Le altre strade sono state nominate per i nobili.

-Alcuni maestri avevano servitori che vivevano nelle loro case al tempo dello stato della città.

-Molti maestri sono Governatori, Deputati, Amministratore, Officiali e Rettori delle Chiese e Venerabili Compangie, insieme ai nobili. Sono stato particolarmente sorpreso nel vedere i maestri chiamati Governatore e Amministratore a Caltanissetta.


In effetti, la nota statistica dello stato della città è questa proporzione schiacciante di maestri presenti nell'amministrazione della Chiesa - più di 5 volte più statisticamente concentrati rispetto ai padroni con i servi e con le strade patrimoniali. Ciò indica che solo alcuni della classe dei maestri di Caltanissetta commercializzavano a tal punto da godere di ricchezze simili a piccoli nobili - ma quasi tutti godevano di uno status sociale più elevato del solito con accesso all'amministrazione della città e delle chiese. Come non manovali con questi benefici dell'amministrazione, e alcuni della classe che commercializza per godere di servi e di strade patrimoniali, sicuramente a Caltanissetta parliamo di una classe civile nel XVIII secolo - che per alcuni aspetti potrebbe essere controintuitivo o almeno a dispetto della menzioni tradizionali di maestri muratori e imprenditore. seguendo le famiglie dei maestri di Caltanissetta nell'Ottocento spesso li vediamo diventare nei documenti: possidente, civile, e più volte discendenti di queste famiglie di maestri eletti al più antico decurionato di Caltanissetta negli anni prima del 1830. Infatti, alcuni maestri furono eletti al decurionato di caltanissetta durante i primi anni della restaurazione (che non è insolito, ma parla ancora di una classe unica con molte somiglianze con le classi più civilizzate dell'epoca)

e grazie a contegufo per aver gentilmente indicato i Civitali.
VictorIII
 
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Re: Mestieri degradanti e piccola nobiltà

Messaggioda Sannita1998 » venerdì 22 marzo 2019, 20:40

GENS VALERIA ha scritto:Pensierino :

Il " titolo" di nobile e/o patrizio è un nonsenso storico-giuridico, la sua concessione è, o è stata, una solenne monada .
La qualità nobiliare ( civica e/o patriziale ), è aliena ed estranea alla volontà sovrana, non può essere, in quanto tale, oggetto di un provvedimento di grazia, ovvero di concessione, di rinnovazione, di convalida, d’assenso, di autorizzazione all’uso (1),di abilitazione (2), revoca, privazione, (3) o di surroga, ecc., ma solo di un provvedimento di giustizia che si limita a legalizzare, o meglio far emergere o ufficializzare, uno stato di fatto comunque preesistente, necessariamente legato ad antecedenze storiche innegabili e che brilla di luce e vita comunque autonoma.

Tale qualità primordiale legata al sangue comune di una Famiglia, non a caso vien definita generosa, ovvero legata al “genus”, e tale è per definizione, acquisendosi questa dal giorno del suo sbocciare ( nascita o origine (4) ), ovvero antecedenze risalenti
quantomeno di 200 anni). Ciò non si verifica per il titolo (necessariamente legato al brevetto e del quale segue anche le sorti (5) nobilitante a partire dal giorno della concessione.

(1) Non sembra trattarsi di un caso che all’art. 26 dell’Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, citato, tra i titoli nobiliari di origine pontificia che possono essere autorizzati all’uso, manchi proprio quello di Patrizio, mentre per il Nobile, invece ivi compreso, ritengo debba intendersi unicamente quello assimilato a titolo edottenuto per concessione.
(2) Art. 5, Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, .
(3) Art. 33, Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano,
(4) Art. 11, Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano,
(5) Sino al subentrare dello Stato Sabaudo, che dal primo ordinamento ne negò la possibilità, il brevetto poteva essere oggetto di private volontà, disposizioni testamentarie, atti tra vivi e persino oggetto di vile commercio (con dubbie surroghe e fidecommessi).
Trattava si di mercimonio, ovviamente, se consumato, però, tra privati cittadini. Dopo il secolo XVI° infatti può dirsi che la vendita dei titoli sia divenuto un mezzo ordinario di entrate pubbliche, dato che in generaleogni concessione di Nobiltà importava nell’insignito pagamento di tasse, e di entrate straordinarie per far fronte ai bisogni delle guerre, come avvenne nel R.d.I. dove in 70 anni circa, furono vendute 819 Patenti di Nobiltà per undici milioni di lire, che costituirono la Nobiltà del 1722, svalutata in confronto dell’antica. In Sardegna, sempre da Casa Savoia, nella prima metà del XVIII secolo furono introdotte le concessioni di diplomi di Cavalierato e Nobiltà per contributi notevoli alla costruzione di ponti e tronchi stradali.
Con l’Editto 3 dicembre 1806 venne accordato di chiedere la Nobiltà mediante la prova (che si otteneva con sopralluogo) di aver piantato o innestato almeno 4.000 olivi.


La sua risposta mi permette di spiegare meglio la situazione.Scusate la lunghezza ma mi permetto anche di difendere una categoria che la Consulta Araldica del Regno ha totalmente cancellato forse perché molto gloriosa ma poco potente economicamente.Questo signorotto decaduto che vi ho menzionato è un avo di un mio caro amico, la cui famiglia si è sempre ritenuta (nonostante tutto) nobile.
Non so se la sua affermazione è lecita ma si basa su ragioni che potrebbero essere considerate tali.
Nonostante quel suo antenato fosse diventato un bracciante aveva conservato un bel palazzotto del '500, dove viveva.
In un processo di nobiltà del 1600 la sua famiglia viene detta appartenente al patriziato pontificio del paese.
Fino agli inizi del 1700 membri della sua famiglia hanno goduto di privilegi e cariche politiche poi sono usciti di scena dalle vicende pubbliche del paese ma sono rimasti comunque modesti possidenti con benefici ecclesiastici ecc. ecc. contraendo quasi sempre matrimoni con famiglie borghesi finché non hanno perso quasi tutto come vi ho detto. Ebbene, questo mio amico, afferma che il patriziato della sua famiglia è legata indissolubilemente al genus e che nulla può togliere loro la gloria passata.Secondo me questo è un criterio troppo soggettivo.Ha diritto a considerarsi nobile?
Personalmente penso di si.Il patriziato nello Stato della Chiesa è una categoria che è difficile da inquadrare.Durante la Monarchia Sabauda ho riscontrato che quasi tutti i membri di famiglie patrizie in un paese delle Marche svolgevano mestieri come caffettieri pittori sarti ecc.Ma mi é stato raccontato da persone anziane come molti di loro pretendessero ancora certi tipi di trattamenti e favori in nome di una nobiltà e gloria che anche il regno d'Italia gli aveva tolto.
Questo mi porta a pensare come la categoria di nobiltà sia troppo traballante per essere definita con certezza...in quanto famiglie gloriose ne siano state talvolta escluse per criteri campati in aria e di parte.
Sannita1998
 
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Re: Mestieri degradanti e piccola nobiltà

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 23 marzo 2019, 16:19

Ti ringrazio per il tuo apporto . Come ben scrivi il patriziato o la nobiltà civica nello Stati Pontifici fu dai contorni poco nebulosi , fino al Pontificato di Benedetto XIV ( 1746 ) e dopo lo scorporo di buona parte dell' Emilia . La maggior parte degli studiosi non considera vera nobiltà civica quella da alcuni considerata al sotto di Viterbo, salvo il Patriziato Romano , anche questo ottenuto in parte per Grazia , in parte per Giustizia.
Quello che mi preme sottolineare , ora è un fatto che può sembrare banale ma non lo è affatto . E' nato prima l'uovo o la gallina ?
Mi spiego: è nato prima un coagulo di famiglie che si distinguevano dal popolo per benessere economico, modo di vivere , abitazioni , istruzione, amicizie , matrimoni e testamenti, rapporti con il clero, oppure il Patriziato o il Consiglio nobiliare civico il quale nato da istituzione spontanea con assenso sovrano oppure privo di tale assenso istituzionale e statutario , il quale un bel giorno decise di tutelarsi cono una " serrata" atta da escludere i nuovi "parvenu" che bussavano con insistenza per l'iscrizione nel "librod'oro", lasciando tuttavia corridoi di entrata per favorirli durante i periodi di crisi o per spopolamento ?
Dopo l'Arengo o Vicinìa , la forma di governo cittadino fu sempre il consiglio cittadino , parzialmente o totalmente rinnovato , ma le famiglie erano più o meno le stesse, oppure ... la lotteria del governo signorile ( Signorìa ).

Nacque prima l'insieme di famiglie riconosciuti dai propri pari e dal popolo , lo vogliamo chiamare ceto prima dominante poi dirigente !

Poi tutto si può evolvere , ricordo il crack di una Banca che frantumò le finanze di grande parte dell' alta nobiltà italiana , ma ci furono guerre carestie , spopolamento delle campagne, uno status nobiliare può perdere la propria brillantezza e restare in ombra in attesa di tempi migliori o finire nel limbo dell' oblio.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Mestieri degradanti e piccola nobiltà

Messaggioda RFVS » sabato 30 marzo 2019, 18:11

Per quanto riguarda le aggregazioni alle oligarchie di città e terre con reggimento aristocratico posso portare l'esempio di un mio avo, possessore di oltre dieci immobili d'affitto, un palazzotto di propria abitazione, svariati terreni agricoli coltivati da coloni e soprattutto una fiorente attività di lavorazione del ferro battuto avviata in due botteghe di proprietà, che venne aggregato al primo ceto civico, che deteneva il 100% dell'amministrazione comunale senza apertura agli altri ceti (tranne un paio di casi, tra cui il mio avo)
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