Franz Joseph von Trotta ha scritto:Personalmente condivido molte osservazione fatte dal signor Celentano e i vertici di retorica patriottica in questo forum mi lasciano molto tiepido. Il mio precedente intervento era infatti orientato non alla celebrazione di una "vittoria" ma ad una riflessione attuale sull'orrore che quel conflitto fu, orrore di cui i vertici più alti si raggiunsero proprio sul fronte italiano.
Non per nulla rinnovo il ricordo dell'infame pratica delle decimazioni attuate dall'Esercito Italiano pratica vergognosa che ancora oggi viene semplicemente e "patriotticamente" ignorata anche da istituzioni civili e militari, le decimazione che uccisero migliaia di poveretti, innocenti. A quando un monumento a quei poveri eroi? Non so che ne penserebbe Salvatore Gotta citato, ma, spero, che anche le loro stellette offese e vituperate, almeno in cielo siano uguali alle altre.
L'entrata in guerra nel '15 è di per se un capitolo oscuro della storia nazionale, un intero paese e il suo parlamento a maggioranza profondamente contrari al conflitto vi vennero gettati da un colpo di stato formale di Vittorio Emanuele III (il primo della serie) e del suo primo ministro con un "patto segreto" per la conquista di territori dove la volontà di un unione all'Italia - come riconosceva lo stesso De Gasperi per il Trentino - era del tutto minoritaria e che portò addirittura alla conquista di terre come il Sud Tirolo che italiane non erano e non lo sono neppure oggi. Questa è certo solo storia per fortuna, ormai acquisita, erano altri tempi con mentalità diverse, ma per favore non si sacrifichino alla retorica i fatti e la storia.
Quanto all'impegno attuale delle forze italiane che ben poco ha a che fare con quel triste passato, e per fortuna, ogni sorta di riconoscimento e gratitudine, ovviamente.
Per quanto riguarda le differenze regionali a cui accenna il Dott. degli Uberti non le vedo in contrasto affatto con l'unione europea o con uno stato nazionale che non sono certo un'uniforme ed omogenea entità di identici, ma, come l'Italia ancora oggi dimostra, l'unione di realtà locali profondamente diverse tra loro, ricche di una storia distinta e particolare e questa mi pare una ricchezza. Io sono convinto che unione non voglia dire uniformità: sarebbe davvero molto triste e, soprattutto, noioso.
FJVT
Io credo che mi attribuisca affermazioni non fatte e che abbia interpretato erroneamente quanto ho scritto per esempio: anche per me Unità non vuol dire Uniformità.
E' facile criticare la retorica e al tempo stesso rimanerne totalmente esenti.
Sono d'accordo che la retorica è qui fuori luogo, ma il mio modo di espressione è un fatto culturale che ho imparato in casa, perchè la famiglia è il primo luogo dove si impara la nostra educazione; io vengo da una famiglia che dal punto di vista militare ha fatto SEMPRE il proprio dovere, non ho parenti che sono stati con Garibaldi nell'impresa dei Mille (perchè non era un esercito), e in quel tempo la mia famiglia ha preferito partecipare al Risorgimento Italiano nell'Esercito regolare del re di Sardegna.
Quando c'è stata la prima Campagna d'Africa, un altro parente, il ten. col. Tomaso de Cristoforis, sapeva benissimo che sarebbe morto con un esercito di solo 500 uomini contro 10.000 Abissini, ma è rimasto al suo posto perchè un Ufficiale deve fare sempre il proprio dovere (questo è quello che la sua formazione culturale prevedeva).
Dopo l'8 settembre 1943 i miei parenti hanno ubbidito e sono andati nell'Esercito del re. E' anche vero che ho un parente d'acquisto (perchè la moglie mia parente di sangue era con il re) che è andato nella Repubblica Sociale di Salò, Ezio Maria Gray, ma "... quando la RSI crollò sotto l'incalzare dell'8a Armata britannica e della 5a Armata americana, Gray prese un treno e, da Milano rientrò nella sua Novara. Qui venne arrestato e trasferito a Roma dove, nell'ottobre 1945, ebbe inizio il suo processo all'Alta Corte di Giustizia. Come ex-deputato ed ex-vicepresidente della Camera, non poteva essere processato da un tribunale ordinario. Memorabile la sua autodifesa: 'non sono scappato da Roma il 26 luglio. E non sono scappato il 25 aprile. Sono qui per difendere il mio onore, non la mia vita, né la mia libertà'. Ne scontò uno e mezzo e fu rimesso in libertà, con l'amnistia del 1947". (questo è tratto da Il Secolo d'Italia del 21 aprile 2005, giornale che non leggo ma che mi è stato regalato da un amico).
E' facile parlare di retorica... ma Gray rischiava la pena di morte, eppure ha avuto il coraggio di dire il suo pensiero di gentiluomo, come hanno fatto veramente pochi, e non voglio entrare in merito al cambio di partito e alle fughe in montagna di tante persone dell'epoca...
In merito ai fatti criminali che imputa ai soldati italiani, purtroppo è un fatto comune degli Eserciti di qualunque Nazione, specie in un epoca dove il Diritto Umanitario nei conflitti armati era agli inizi (non c èra la Convenzione di Ginevra).
Posso però dire che conservo il diario di un Ufficiale Austriaco ferito in combattimento e morto prigioniero a Casale Monferrato ed assistito da una mia prozia Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana, dove è scritto che era obbligato dal suo comandante a sparare sulla Croce Rossa Italiana; per non parlare quando scrive delle violenze sessuali sulla popolazione; e poi credo che conosca gli attacchi con il gas nervino contro gli Italiani dagli Austro-Ungarici (riprovati dallo stesso Imperatore il Beato Carlo I). Tutto questo purtroppo è imputabile all'uomo che non ha imparato la lezione... basta leggere i giornali e vedere i telegiornali ancora oggi.
Concludo dicendo ma senza polemica che il mio prozio (fratello di mia nonna paterna), quello sepolto a Bari, fu ferito da un soldato austriaco dopo l'armistizio del 1918, solo perchè portava la divisa di militare Italiano, e per questa ragione morì!
Credo che tutti dovremmo avere una cultura anche militare per poter attuare la pace (io credo nella pace e nella fratellanza fra i popoli), e mi permetto di consigliare l'arruolamento nel Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, perchè potrebbe aiutare a risolvere tanti problemi in Italia e nel mondo.
Se poi dobbiamo parlare di regionalismi mettendo come postulato il 1815, debbo dire che non sono d'accordo, perchè sono piemontese, ma sono del Monferrato, una regione storica completamente diversa dal Piemonte, sia nella lingua che nella cultura...
Per questa ragione ripeto preferisco l'Europa unita (che fra l'altro dal punto di vista economico nella gestione del potere ci farebbe risparmiare molti Euro), ma un Europa Unita dove tutti mantengano la loro cultura, le loro tradizioni, la loro identità storica, e a mio parere le comuni radici Cristiane!
In merito alle stellette "infangate" - intendo quelli che hanno commesso crimini di guerra - sicuramente Salvatore Gotta (con il quale sono orgoglioso di avere antenati comuni a Ticineto nel secolo XVI, gli stessi che divide con Cesare Pavese, Teresah e Pietro Ravasenga) sapeva che erano così tanto pesanti da non potere salire in cielo.
Pier Felice degli Uberti



