Cosa è la nobiltà???

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Cosa è la nobiltà???

Messaggioda pierfe » mercoledì 5 novembre 2003, 16:30

Alla luce delle discussioni su precedenti item credo che sia necessario schiarirsi le idee per comprendere cosa è (non cosa era) la nobiltà...
Allora sentiamo il vostro pensiero.
Pier Felice degli Uberti
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Messaggioda Fabrizio Druda » mercoledì 5 novembre 2003, 19:04

Personalmente credo che al di là delle varie interpretazioni dei molti autori che sia in antichità quanto nel presente hanno formulato sulla nobiltà, le quali possono essere tutte ricondotte ad una organizzazione dello Stato in caste, quella Nobile è sicuramente di derivazione cavalleresca e quindi guerriera.
Il cavaliere nelle varie epoche ed etnie ha da sempre rappresentato l'ideale di Nobilis, non vilis come cita Dante, quindi un concetto di Servizio reso a Dio, all'Imperatore, al Popolo, che lo rendeva per questo non superiore ad altri, ma superiore nella sua missione.
Successivamente il Casato diviene per il Nobile sempre secondo me, non una corona d' alloro di cui solo fregiarsi, ma un dovere di continuità e di decoro della propria famiglia, e dell'onore che ad essa competeva.

f. druda

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Messaggioda MMT » mercoledì 5 novembre 2003, 23:55

Caro Pier Felice,
tu sai bene che io ho un concetto romantico :shock: (non condiviso da molti :twisted: ) della nobiltà. Tu sai che per me i titoli ad essa legati non sono mai "morti" con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica (vi prego non mi uccidete per questa mia affermazione :oops: : so che siete per la maggior parte contrari!). E che io vedo nella nobiltà di nascita e nell'aristocrazia i custodi delle tradizioni di secoli di storia.
Comunque, a mio avviso, essere nobili non consiste solo nell'avere un titolo: nella nobiltà vi è il rispetto le tradizioni avite, i modi di fare e la buona educazione, l'eleganza, l'onestà, la devozione a Nostro Signore.

Cordialmente,
Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda pierfe » giovedì 6 novembre 2003, 0:27

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Caro Pier Felice,
tu sai bene che io ho un concetto romantico :shock: (non condiviso da molti :twisted: ) della nobiltà. Tu sai che per me i titoli ad essa legati non sono mai "morti" con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica (vi prego non mi uccidete per questa mia affermazione :oops: : so che siete per la maggior parte contrari!). E che io vedo nella nobiltà di nascita e nell'aristocrazia i custodi delle tradizioni di secoli di storia.
Comunque, a mio avviso, essere nobili non consiste solo nell'avere un titolo: nella nobiltà vi è il rispetto le tradizioni avite, i modi di fare e la buona educazione, l'eleganza, l'onestà, la devozione a Nostro Signore.

Cordialmente,
Michele M. Tuccimei di Sezze


Chi ti ha detto che io la pensi diversamente da te?
Il mio modo di vedere la nobiltà è molto vicino al tuo anzi vicinissimo... e forse sono molto più intransigente di quanto tu lo possa essere (almeno per quanto leggo sul forum).
La nobiltà per me è DOVERE e OBBLIGO!
Io lavoro in ogni momento libero del giorno con lo scopo che finalmente a queste materie venga attribuito un aspetto scientifico e serio, ovvero le si inizi a studiare andando alle fonti (giuridiche) e alle fonti genealogiche (quanti falsi anche fra le famiglie riconosciute dal Regno d'Italia :!: ).
E proprio come studioso di questi argomenti credo che la nobiltà non debba morire perchè ha un grande patrimonio morale da trasmettere e per questa ragione deve essere SEMPRE una classe aperta!!! (ma su questo ultimo punto pochissimi la pensano come me).
Pier Felice degli Uberti
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che cosa è la nobiltà?

Messaggioda gabriele d'annunzio » giovedì 6 novembre 2003, 1:04

Egregi colleghi

Secondo la mia opinione "Nobiltà"vuol dire, in primo luogo,rispetto per le proprie tradizioni e la propria Storia ;ovviamente questi concetti di Tradizione e Storia devono essere tanto più sentiti e tanto più "protetti"quanto più è importante ed antica la famiglia in questione;quindi massimo deve essere il loro rispetto nelle Famiglie Reali regnanti o non, che siano.Prendendo a prestito acute riflessioni tratte da un libro a me carissimo,sottolineo come proprio al giorno d'oggi,in un epoca cioè dove regna la massificazione e l'appiattimento di ogni cosa,lo studio di queste discipline,la genealogia,l'araldica,in generale,la Storia permette a tutti noi di riscoprire da dove veniamo,e quindi ci consente di conoscere la nostra piccola "microstoria"che si intreccia,talvolta, con la "Macrostoria"oramai fatta prevalentemente di successione di battaglie o guerre,più o meno, importanti.Per me quindi nobiltà vuol dire essenzialmente rispetto per la propria "Microstoria" e quindi ,in ultima analisi,rispetto per se stessi.

Distinti saluti
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Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 6 novembre 2003, 12:04

Egregio dott. Degli Uberti,
posso concordare sostanzialmente con tutti gli interventi fino ad adesso visionati. Forse mi trovo più vicino al pensiero del Signor Druda: "Il cavaliere nelle varie epoche ed etnie ha da sempre rappresentato l'ideale di Nobilis, non vilis come cita Dante, quindi un concetto di Servizio reso a Dio, all'Imperatore, al Popolo, che lo rendeva per questo non superiore ad altri, ma superiore nella sua missione.
Successivamente il Casato diviene per il Nobile sempre secondo me, non una corona d' alloro di cui solo fregiarsi, ma un dovere di continuità e di decoro della propria famiglia, e dell'onore che ad essa competeva. "

Chi è nobile ha una missione da portare a compito ed il lato caratteristico di ciò è che tale missione non verrà mai portata a termine, ma sarà eterna, nel senso che ogni discendente avrà il compito di continuare a perseguire tale missione. Misisone che consiste nell'aiutare il prosismo, nel servire la propria Patria nelle armi, nella politica, nel sociale, nel servire Nostro Signore, nel seguire le virtù, le leggi morali e religiose...

Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda omero » giovedì 6 novembre 2003, 18:02

Egregi colleghi,

ho deciso di intervenire anche io su questo “spigoloso” tema, nonostante preferisca di solito dedicarmi a temi più accademici.
Non amo infatti parlare di nobiltà e politica in pubblico, ma vorrei contribuire su questo forum con quello che ritengo personalmente utile a questa dissertazione.
Il concetto di nobiltà che prediligo (concedetemi questa digressione) è quello di nobiltà “di razza” (ossia, seguendo il Crollalanza, “quella di sangue vera e propria di cui si perde nei tempi l’origine o che risale quantomeno alle Crociate...”): nutro invece perplessità per quanto concerne quella di “nobilitazione”, non intesa qui con l’accezione generale “di grazia e concessione” data ad un plebeo da parte di un Principe, ma riferita bensì a casi di nobilitazione che vengo qui di seguito a specificare. La concessione di titoli nobiliari per rimpinzare la casse di un erario in mancanza di pecunia ha generato una quantità di “falsi nobili” che, sempre a mio avviso, ben poco avevano a che fare con l’aristocrazia nobiliare classica. Frotte di borghesi arricchiti all’inseguimento di un nome rispettabile e di un titolo di cui fregiarsi per snobismo sono fatti che aborro con tutto me stesso (al giorno d’oggi credo accadano cose non dissimili, ahimè, nonostante l’evoluzione della borghesia...).
In egual modo condanno la logica altrettanto immorale che ha portato a tutto questo: sperperi a Corte, vanità, lassismo da parte di poco illuminati sovrani e nobili debosciati (ogni mio riferimento alla Francia è consapevolmente voluto :wink: ). E proprio in questo senso credo che lo studio della Genealogia, che si deve appoggiare necessariamente su fonti genealogiche ma anche giuridiche e, perchè no, genetiche, debba essere di serio ausilio.
La mia concezione della vita e dello stato che procede da principi di gerarchia e di aristocrazia, in buona sostanza da valori qualitativi, mi impone il primato del puro fattore politico (inteso anche nei suoi risvolti di classe “guerriera”) su quello economico; in tal senso disprezzo la nobilitazione raggiunta con modalità e/o fini monetari. Io vedo la nobiltà dunque, come un patrimonio comune di valori spirituali da imporre sui quelli meramente materiali.
Monocrazia, gerarchia e aristocrazia hanno un senso, ancora oggi, solo se basati sul rispetto della Tradizione della propria famiglia innanzitutto (qui non mi riferisco soltanto a famiglie di nobile lignaggio), e conseguentemente sullo Stato o, meglio, sulla Comunità in cui tutti viviamo e siamo tenuti a comportarci con onestà e civiltà.
Il radicarsi nella propria storia ci permette di attualizzarla, perché “la tradizione è la discesa dell’individuo nella storia”, con tutto ciò che in termini politici ciò comporti. Sin qui ho manifestato la mia opinione circa l’antica nobiltà in senso più “romantico”, come giustamente affermava nel suo intervento Michele: ora voglio invece illustrare come vedo la nobiltà oggi.
Chiedo venia per la lunga premessa, ma la considero necessaria almeno quanto sto per enunciare. Innegabilmente siamo di fronte ad un cambio radicale dei costumi e del modo di vivere in società: non credo sia utile trincerarsi in atteggiamenti da salotto con unico scopo lo sfoggio di un’avita nobiltà risalente a chissà quale Re o Imperatore. Essere nobile oggi significa soprattutto vivere con la consapevolezza delle proprie origini (lontano da favole di famiglia che sono tanto piacevoli da raccontare quanto inutili a fini storici). Sono pienamente d’accordo con Pier Felice quando asserisce che “la nobiltà non debba morire perchè ha un grande patrimonio morale da trasmettere e per questa ragione deve essere sempre una classe aperta”. E quindi vivere una quotidianità fatta di rispetto per il prossimo, onestà e devozione al proprio Credo.
Concludo con una citazione che trovo arguta (e finemente irriverente):
“Il nascere nella classe di nobili, mi giovò appunto moltissimo per poi, senza la taccia d’invidioso e di vile, disprezzare la nobiltà per sè sola, svelarne le ridicolezze, gli abusi, i vizi...” ~ Vittorio Alfieri

Avrete ben inteso in che senso la consideri importante, sono infatti convinto che a nobiltà debba necessariamente corrispondere virtù.

Pier Carlo Omero Bormida
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Messaggioda sebpasq » giovedì 6 novembre 2003, 21:29

:?:
Ultima modifica di sebpasq il venerdì 4 maggio 2007, 22:24, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Fabrizio Druda » venerdì 7 novembre 2003, 0:09

Egregio sebpasq
mi scusi per la mia intromissione, ma sento il bisogno di esprimere il mio parere a quanto da Lei affermato;

francamente non credo che il Nobile sia un essere complesso e tantomeno che abbia una predisposizione naturale, e nemmeno un compendio di virtù portate alla via della Santità, a meno che Lei non si riferisca ad un certo Francesco d'Assisi.
La Nobiltà (come ebbe a scrivere anni fa Scala), è una qualità che si acquisisce alla nascita, e impone assieme ad una serie di privilegi ormai decaduti, una serie di doveri sempre vigenti.
Al di là del mito, nel contingente di una società, per fermarsi all'Italia, ripiegata su se stessa privata della sua dignità, della sua sua idea di Patria, violentata da una esaltazione del valore del lavoro, quasi come se prima del 1946 nessuno lavorasse, nobili compresi, agli stessi si propone un unico dovere, mantenersi garanti della Tradizione.
Un concetto di Tradizione privo di quei confini politici determinati dal veleno degli immortali principi, ed uguale per tutti i popoli del vecchio continente.
Guardare solo alle cose migliori, ai cibi, a qualche non meglio identificato libro, o marca di abbigliamento, non è altro che riproporre lo stesso cavallo di Troia che i giacobini strumentalizzarono per avvelenare l'Europa.
Lei, a pare mio, non si deve consolare sulla rappresentazione grafica del Suo cognome, si onori piuttosto che il rosso della banda della nostra bandiera Nazionale è tinto anche con il sangue della Sua famiglia.
Spero di non aver tediato nessuno.

Con simpatia
fabrizio druda

Vivi come se tu dovessi morire subito, pensa come se tu non dovessi morire mai!
Fabrizio Druda
 

Messaggioda sebpasq » venerdì 7 novembre 2003, 21:33

Egregio Signor Druda
innanzitutto le dò il benvenuto al forum e poi rispondo al suo intervento, che stia sicuro non mi ha affatto tediato.
Le sembrerà strano, ma in fondo sia io, che lei, che Alfonso diciamo la stessa cosa: nobili si nasce, e difficilmente ci si diventa.
Credo che buona parte della nobiltà di una persona sia dovuta proprio al fattore genetico, nel senso che dai nostri avi, come tutti sappiamo, non ereditiamo solo un nome e a volte delle proprietà, ma anche e soprattutto delle caratteristiche genetiche, risiedenti nella cultura, nell'educazione e nel comportamento in generale che costituiscono l'eredità genetica di una famiglia.
Ora dato che io non discendo da una famiglia nobile, anche se mi evolvessi culturalmente, nei modi e nei costumi e spendessi la mia vita a far del bene e a comportarmi nel modo più "nobile" possibile, non potrei essere paragonato a un vero nobile, appunto perchè non ho ereditato le caratteristiche tipiche di una famiglia nobile. Come ho detto è importante essere coerenti con sè stessi e non illudersi di poter diventare tutti nobili dal giorno alla notte, appunto perchè la nobiltà è una cosa seria e non è un titolo, un feudo, uno stemma o qualcosa che si può comprare al mercato. Guardi che quasi nessuno la pensa come me, specie quelle persone che per svariate ragioni, da un giorno all'altro decidono di diventare nobili o magari si danno da fare per diventarci a tutti i costi.
Questo perchè? A parte i malati di mente che sono fissati con la nobiltà, questo accade perchè essere nobili in certi ambienti comporta tutta una serie di privilegi e vantaggi: crea notorietà, fa fino, e ci si presenta come una persona di qualità e cultura superiore, in poche parole si diventa qualcuno, insomma aiuta a far "carriera" e ad affermarsi nella nostra società; società tra l'altro molto immatura e superficiale, che da molto credito ai falsi nobili e che in ogni occasione fornisce un profilo errato della vera nobiltà.(pensate per esempio a film come "Il conte Max", secondo cui i nobili sarebbero solo dei poveri viziati che giocano a bridge, parlano solo delle loro boriose genealogie e che maltrattano il popolino). E poi questo clichè del nobile che sarebbe uno scansafatiche e volutamente effemminato, che noia; ma perchè i registi non la studiano la storia prima di fare un film?

Detto questo, tengo a precisare che per me essere nobile non significa essere uno yuppi, un radical chic o un "figlio di papà" che veste bene, ha le migliori macchine, etc, ma solo che se il nobile è un essere superiore (anche nell'umiltà) è naturale che si serva dei migliori strumenti che il mondo gli fornisce e non per una questione di vanità o di materialismo, ma solo per poter dare il meglio di sè. Dopotutto anche la Chiesa ha scelto di servire i suoi fratelli nel migliore dei modi e non certamente restando povera come voleva San Francesco, altrimenti molto probabilmente sarebbe scomparsa.
Non solo il nobile ha il diritto, ma secondo me ha anche il dovere ogni volta di fare la scelta migliore, di essere severo con sè stesso e con gli altri e di saper scegliere per il meglio in ogni circostanza: che sia un libro, un cibo, un profumo o altro, il nobile in qualche modo si deve distinguere appunto dalla massa, altrimenti non vedo proprio che differenza ci sarebbe tra una persona normale che vive alla giornata e un nobile che ogni giorno si impegna per migliorarsi e migliorare la società in cui vive.
Ci sarà pur una differenza tra un libro di Oscar Wilde e un fumetto qualsiasi, o tra un film di Bergman e un telefilm da strapazzo, o tra i Concerti Brandeburghesi e un concerto di musica rap!
Per cui Signor Druda non basta la volontà per essere nobile, ma appunto anche una predisposizione naturale e delle virtù innate, che gli permettano di avere innanzitutto l'istinto per fiutare e quindi le capacità per usufruire con naturalezza e disinvoltura degli "strumenti" che ho descritto.
Per quanto mi riguarda sto bene come sto e non mi interessa diventare nobile, ma in ogni caso considero la nobiltà una cosa ed un ceto indispensabili alla nostra società e spero, come ha ben scritto Stefania Vivaldi Rudatis Forti su Nobiltà, che ben presto ci sia una nuova generazione di nobili capace di imitare gli antichi avi e che sia all'altezza del rango e di governare l'Italia.

Un saluto e scusate la lunghezza del messaggio.
sebpasq
 
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Messaggioda Fabrizio Druda » sabato 8 novembre 2003, 1:53

Egregio Signor Pasquini
Lei scrive:
"Non solo il nobile ha il diritto, ma secondo me ha anche il dovere ogni volta di fare la scelta migliore, di essere severo con sè stesso e con gli altri e di saper scegliere per il meglio in ogni circostanza: che sia un libro, un cibo, un profumo o altro, il nobile in qualche modo si deve distinguere appunto dalla massa, altrimenti non vedo proprio che differenza ci sarebbe tra una persona normale che vive alla giornata e un nobile che ogni giorno si impegna per migliorarsi e migliorare la società in cui vive".
Lo crede davvero?

Mi permetta di consigliarle una lettura chiarificatrice almeno al mio modesto avviso, "Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato ed alla Nobiltà romana di Plinio Correa de Oliveira", lo si trova anche via internet all'indirizzo
http://www.intratext.com/X/ITA0372.HTM
Cordialmente
Fabrizio Druda
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Messaggioda omero » lunedì 10 novembre 2003, 14:14

Egregio Sig. Hans Mehr,

potrei replicare con un'altra celebre battuta del principe de' Curtis aka Totò ("Signori si nasce... ed io, modestamente, lo nacqui!" - titolo dell'omonimo film di Mario Mattoli), ma devo ammettere che il Suo intervento di oggi mi ha molto divertito, in alcuni punti mi trovo concorde con Lei. Mi riferisco in particolar modo alle allusioni sui "pataccari" e ai "borghesi a caccia di nobilitazione" (proprio ieri mi hanno raccontato di una ricca famiglia dedita alla coltivazione degli ortaggi che ha commissionato all'architetto l'ideazione di uno stemma gentilizio di fantasia per "abbellire" il pavimento del salone di casa e vantarsi con gli ospiti di chissà quali ascendenze :!: ).
Immagino che stamane Lei stia indossando la veste di "guastatore programmato", o forse sbaglio? :wink:

Cordialmente
Pier Carlo Omero Bormida
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Messaggioda MMT » lunedì 10 novembre 2003, 16:43

Hans Mehr ha scritto:purtroppo la serietà di studi indiscutibili e la pervicacia di alcuni studiosi nel continuare, serenamente e seriamente, il filone scientifico sulla nobilità (come degli Uberti) è messo in ombra dalla massa cui alludevo poco prima, che rendono queste materie ridicole o comunque non "scientifiche".
purtroppo vorrei fossero facezie, ma l'idea comune, anche in certi ambienti accademici è purtroppo pervasa da una o molte delle componenti succitate.
HM


E' purtroppo vero ed attuale: le scienze araldiche e genealogiche da tutto quello che è stato descritto più sopra traggono soltanto svantaggio, per non parlare di vengono creduti i nobili oggi dalla gente a causa di sedicenti contesse (ogni riferimento ad un precedente topic è del tutto voluto) e affini che vanno a scosciarsi in televisione o ad imbucarsi e a farsi fotografare a feste "mondane".
L'araldica, la genealogia e le altre scienze documentarie sono quindi viste da tutti, putroppo, come materie di pochi nostalgici aristocratici; vengonmo dunque incomprese e a volte giudicate inutili o comunque non scientifiche!

Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda sebpasq » lunedì 10 novembre 2003, 19:52

Egregio Sign. Druda
le rispondo solo ora perchè ho voluto leggere con calma alcune cose scritte sull'interessante sito da lei consigliatomi.
Ho capito dove vuole andare a parare: siccome Gesù, la Madonna e San Giuseppe erano di nobili origini e naturalmente di animo nobile, non c'è bisogno di circondarsi di automobili, profumi o ninnoli di pregio per essere dei nobili, giusto? (se non ho ben compreso me lo faccia sapere).
D'accordo che per essere nobile di animo si può vivere anche solo di contemplazione, ma qui si discute precisamente della classe nobiliare come classe destinata a governare uno stato e non a filosofeggiare o a fare la morale ad un popolo.
Per cui dato che ripeto, governare è un arte, secondo me quest'arte può essere esercitata solo da nobili, ovvero gente superiore per capacità, volontà, onestà e strumenti adatti al tempo in cui si vive. Ripeto ancora che per strumenti intendo tutto ciò che può soddisfare la fame spirituale ed intellettuale di una persona superiore, tra cui includo anche un profumo, la musica e la cultura in genere.
E quindi auspico che ben presto la nobiltà (feudale, di toga, cittadina, militare la chiami come vuole lei) ritorni ad occupare il posto che le compete; naturalmente una piccolissima parte della nobiltà di un tempo ancor oggi ricopre un piccolissimo ruolo nell'identità nazionale sottoforma di politico o associazione privata, e se vuole darsi da fare per migliorare il paese in cui vive non ha certo bisogno del permesso di nessuno, può benissimamente operare senza alcun problema. Come del resto sta facendo lo IAGI
Quindi, nel frattempo che la nobiltà riacquisti la sua naturale posizione nella società, può anche iniziare a operare nella direzione in cui crede sia in forma pubblica (in politica) che privata (con fondazioni, associazioni, ordini cavallereschi, volontariato, etc).

Spero di essere stato esauriente e se vuole continuare a parlare dell'argomento, sono disponibile a continuare, ma le ricordo che queste sono le mie semplici riflessioni e io non sono uno studioso di nobiltà.

Cordiali saluti
sebpasq
 
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 8 novembre 2005, 15:14

Riprendo questo topic a distanza di due anni perchè per me ancora interessantissimo e probabilmente anche attuale..

.. cosa dovrebbe essere la nobilta? Ho letto e apprezzato l'intervento di Michele, quello di Pierfelice sintetico ma preciso (Dovere e obbligo), quello di Tomaso di Alfonso dSdA, di Sebastiano Pasquini ecc ecc li ho apprezzati davvero tutti ..

... mi chiedo, pero, la nobiltà è ciò che dovrebbe essere? Sappiamo cosa dovrebbe essere ma cosa è la nobiltà oggi? .. alla luce di quanto successo in questi anni e anche in questi giorni, vedendo anche i comportamenti, non solo dei semplici nobili, ma anche di appartenenti a case regnanti (ex o non ex), mi sembra che ciò che dovrebbe essere la nobiltà non esista piu (sempre se è mai esistito) ..
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