federico95 ha scritto:Allora mi chiedevo: che significato ha il fatto stesso che ci siano, a tutt'oggi, dei pretendenti al trono, cioè persone che, in poche parole, negano la legittimità dell'ordine costituito (la Repubblica in questo caso) e rivendicano invece il loro diritto ad essere riportati al potere, ripristinando l'ordine precedente?
Cercando di ritornare in parte in tema, personalmente non trovo nulla di così strano che un discendente di chi regnò su un territorio possa legittimamente dichiararsi pretendente al trono del Regno dei suoi avi nel caso, lontano/vicino/possibile/impossibile/futuro..., la Nazione decida per un cambio istituzionale e renda nuovamente disponibile il trono.
Questo non significa sovvertire l'ordine istituito o rappresentare un nemico dello Stato, semplicemente significa dichiarare la propria disponibilità a ricoprire quel ruolo che fu degli avi nel qual caso si rendesse nuovamente disponibile il trono ed anche un modo per mantenere viva la storia e ciò che i propri avi fecero nel passato.
Per quanto riguarda l'Italia, al di là di quanto alcuni costituzionalisti possano aver espresso, personalmente concordo con Delahye. Anche io ho sempre studiato che l'articolo 139 non è modificabile come gli altri articoli della nostra Costituzione e leggendo anche gli interventi dei padri costituenti nella formulazione di suddetto articolo, è chiara la volontà di renderlo intoccabile. Tutto ciò è democratico? Da un lato può essere considerato democratico visto che gli stessi padri costituenti furono eletti proprio per redigere il testo della costituzione e in quel momento rappresentavano il popolo italiano; dall'altro lato è altrettanto vero che vincolare un articolo della costituzione per l'eternità impedendo al popolo di poterlo modificare, non rappresenta il massimo della democraticità. Ad ogni modo, come ha scritto giustamente Delahye, se mai si giungesse ad una sua modifica, così come per i primi articoli della costituzione, si dovrebbe parlare non già di una semplice "modifica" della costituzione (come è già serenamente avvenuto in passato), ma di un cambiamento sostanziale della costituzione e quindi dovremmo considerarla una "nuova" costituzione. Poi, per carità, se tutto avviene senza spargimento di sangue, nulla di male.
Non vedo però il nesso sull'illegalità di eventuali partiti monarchici rispetto all'articolo 139. Se è vero che la forma istituzionale non è modificabile, non è altrettanto vero che sia vietata la formazione di partiti monarchici (come è invece per il partito fascista), pertanto ci possono tranquillamente essere partiti monarchici (come effettivamente ci furono per moltissimo tempo anche con notevole rappresentanza) senza che ciò sia in contrasto con la nostra costituzione o le leggi dello Stato. Che poi tali partiti, comunque, non possano modificare l'articolo 139, è una questione a parte
In ultimo, parere personale. Io sono sempre stato abbastanza favorevole all'istituto monarchico. Un monarca garantisce maggiore imparzialità rispetto ad un presidente repubblicano eletto dai partiti, maggiore unità del Paese ed è simbolo identitario di maggiore valenza. Specificato ciò, però, ritengo anche che non sia un istituto adattabile a qualsiasi contesto sociale, storico, geografico, culturale. Mentre una repubblica la si può instaurare dovunque senza troppi problemi, una monarchia, soprattutto se costituzionale, necessità di un forte appoggio popolare: da questo punto di vista potremmo considerarla anche maggiormente democratica, poiché una repubblica anche con pochi favorevoli può sopravvivere, una monarca che non è accettato dal popolo, o mantiene il trono con la forza o sarà deposto inevitabilmente. Per quanto riguarda l'Italia, dopo 69 anni di repubblica, difficilmente potrà ormai tornare alla forma istituzionale monarchica. I testimoni del Regno si stanno pian piano spegnendo, senza contare che già quando nacque ebbe sempre un forte dualismo repubblica/monarchia e anche le difficoltà riscontrate nell'ultimo ventennio. Inoltre, oggi come oggi, abbiamo una Real Casa d'Italia divisa su due pretendenti (che a loro volta hanno rispettive schiere di sostenitori). Ed infine ci sono forti sostenitori anche di Casate di regni preunitari, in particolar modo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie. Abbiamo quindi una popolazione divisa su troppi fronti (pochissimi testimoni del Regno ed anch'essi comunque divisi tra repubblicani e monarchici; molti sostenitori della repubblica; tra i monarchici ulteriori divisioni tra i due pretendenti sabaudi e i pretendenti delle Casate preunitarie) e pensare che si possa raggiungere quella maggioranza utile ad un cambio istituzionale, io lo trovo più che difficile, quasi impossibile. Pertanto mi sento di consigliare ai monarchici, anziché a portare avanti idee di cambio istituzionale ormai davvero impossibili e che rischiano solo di relegarli nell'angolo dei nostalgici snobbati da tutti, di dedicare le proprie forze a promuovere una maggiore cultura dell'istituto monarchico, della storia patria, della storia della Real Casa d'Italia e anche delle Casate degli stati preunitari, al fine di mantenere viva la conoscenza nei giovani del passato per prenderne spunto di riflessione per il presente e futuro.