Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

T.G.Cravarezza ha scritto:1) La nobiltà è qualcosa di... non saprei come definirlo (domando al nostro moderatore Sergio di aiutarmi essendo lui un fautore di tale "movimento"), "oltre la legge", quasi una caratteristica naturale che lo Stato può solo riconoscere in quelle persone distinte per cui la nobiltà può essere riconosciuta (tramite provvedimento di giustizia o di grazia), ma non la si può perdere.
2) La nobiltà è un "semplice" status sociale pubblico che prevede precisi diritti/doveri, definito da una specifica legislazione di uno specifico territorio e di uno specifico tempo, per cui, come qualsiasi altro status risponde alle regole previste dalla legislazione che l'ha creata e dalla legislazione in cui quella persona si trova

antonio33 ha scritto:T.G.Cravarezza ha scritto:1) La nobiltà è qualcosa di... non saprei come definirlo (domando al nostro moderatore Sergio di aiutarmi essendo lui un fautore di tale "movimento"), "oltre la legge", quasi una caratteristica naturale che lo Stato può solo riconoscere in quelle persone distinte per cui la nobiltà può essere riconosciuta (tramite provvedimento di giustizia o di grazia), ma non la si può perdere.
2) La nobiltà è un "semplice" status sociale pubblico che prevede precisi diritti/doveri, definito da una specifica legislazione di uno specifico territorio e di uno specifico tempo, per cui, come qualsiasi altro status risponde alle regole previste dalla legislazione che l'ha creata e dalla legislazione in cui quella persona si trova
3) La nobiltà è una dote dell'uomo (e della donna) che implica onori ed oneri e che è indipendente dai riconoscimenti. Lo stato può decidere ciò che vuole, ma un certo tipo di comportamento è nobile sempre e comunque, indipendentemente da chi lo adotti e da chi lo riconosca. Puoi essere un ottimo pilota e non avere la patente...
Saluto tutti.
Antonio
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T.G.Cravarezza ha scritto:Bella domanda.
Ci sono due scuole di pensiero su questo stesso forum.
1) La nobiltà è qualcosa di... non saprei come definirlo (domando al nostro moderatore Sergio di aiutarmi essendo lui un fautore di tale "movimento"), "oltre la legge", quasi una caratteristica naturale che lo Stato può solo riconoscere in quelle persone distinte per cui la nobiltà può essere riconosciuta (tramite provvedimento di giustizia o di grazia), ma non la si può perdere. Si possono perdere le proprie terre, la propria posizione sociale, i propri soldi... ma si rimane nobili, anche se quella legislazione che ha riconosciuto tale status è venuta a mancare e anche se oggi i discendenti vivono in uno Stato in cui quello specifico status non viene pubblicamente riconosciuto.
2) La nobiltà è un "semplice" status sociale pubblico che prevede precisi diritti/doveri, definito da una specifica legislazione di uno specifico territorio e di uno specifico tempo, per cui, come qualsiasi altro status risponde alle regole previste dalla legislazione che l'ha creata e dalla legislazione in cui quella persona si trova. E' quindi ovvio che si possa perdere ed è quindi ovvio che se viene a cessare la legislazione che regolamentava quello status sociale, esso non ha più valore, se non storico/morale/familiare. Di conseguenza oggi 2014, in Italia, ci sono persone che hanno avuto degli avi che per la legislazione della loro epoca e del territorio in cui vivevano, erano considerati nobili, cioè gli era riconosciuto uno specifico status pubblico con diritti e doveri di fronte alla legge ed alla società. Di conseguenza oggi quelle persone non possono richiedere nulla e loro non sono nulla (nel senso che non ricoprono lo status sociale che ricoprivano i propri avi alla loro epoca e per cui potevano dirsi nobili). Se ci fosse un monarca, potrebbe decidere di riconoscerle nobili con un suo specifico provvedimento previsto dalla legge dello stato, anche eventualmente in virtù della posizione nobiliare degli avi, ma sarebbe comunque un provvedimento circoscritto ad oggi, da quel specifico sovrano, tramite quella specifica legislazione valevole nel territorio di quello stato.
Secondo me, quindi, un eventuale discendente di "nobili decaduti", oggi potrebbe semplicemente approfondire la propria storia familiare, prendendo spunto per la propria vita dalle gesta migliori dei propri avi, nobili o plebei che fossero.
GENS VALERIA ha scritto:Se poi , Dio non voglia avessi ereditato un fazzoletto di terra dal mio avo che viveva sotto Ceco Beppe , dovrei preoccuparmi .
La proprietà di una piccola vigna a Tocai comporta dei diritti e dei doveri , fa parte delle eredità tramandata da quattro generazioni, ciò comporta lo “status” di proprietario terriero e di ciò non me ne vanto ma non lo nascondo neppure.
) e il tuo appezzamento potrebbe essere confiscato, per legge, e tu non saresti più un proprietario terriero e non avresti più diritti e doveri su quel terreno.
GENS VALERIA ha scritto:Non esiste la nobiltà che scade se viene meno il “fons honorum” senza una precisa disposizione, infatti in questo caso si parla di nobiltà personale che cessa non la morte , un po' come un'onorificenza.
GENS VALERIA ha scritto:Trasmettendosi per mezzo del sangue lo status nobiliare ( meglio quella trasmissibile) ha un respiro che va oltre alla nostra fragilità umana e oltrepassa le idiozie politiche di chi , di volta in volta , si prende la briga di governarci ed emette leggi le quali tanto o poco ci interessano.
Se tre-quattro secoli fa un personaggio riconobbe la nobiltà di tizio (m.f.inf ) dove inf. del tutto inutile filosofeggiare sulla improbabile fine di un provvedimento ... inf. sta per infinito.
GENS VALERIA ha scritto:Se si dovesse mettere in dubbio la provvisorietà di un provvedimento “infinito” dovremmo mettere in crisi la provvisorietà di tutti coloro che emettono provvedimenti pubblici e sociali perché parto di mente umana … esercizio molto pericoloso .
GENS VALERIA ha scritto: Se non commetto abomini ( caso possibile ma molto raro e spero lontano dalla mia educazione ) dovrei considerare provvisoria la mia Laurea in Farmacia e la mia iscrizione all'Ordine del Farmacisti.
GENS VALERIA ha scritto:Anche il mio cognome potrebbe essere provvisorio e forse non trasmissibile in quanto mi è stato imposto in determinato periodo storico e così a mio padre a mio , nonno ed a mio bisnonno e sottoposto ad una legislazione non più in voga , ciò non significa che il mio cognomi con continui la sua funzione di rappresentare non solo la mia persona , ma anche i miei avi ed i miei discendenti.
GENS VALERIA ha scritto: Se poi , Dio non voglia avessi ereditato un fazzoletto di terra dal mio avo che viveva sotto Ceco Beppe , dovrei preoccuparmi .
La proprietà di una piccola vigna a Tocai comporta dei diritti e dei doveri , fa parte delle eredità tramandata da quattro generazioni, ciò comporta lo “status” di proprietario terriero e di ciò non me ne vanto ma non lo nascondo neppure. Qualcuno me lo invidia perché produce un vino profumatissimo con una buona gradazione , per cortesia nessuno mi taccia di “ proprietari terriero decaduto” : non ha senso.
Usufruisco di ciò che ho ereditato in altri tempi e con altra legislazione: lo “status di produttore vinicolo” . Qualcuno me lo riconosce , altri no , non mi faccio problemi.
No ... non mi faccio problemi.
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Elmar Lang ha scritto:Produrre buon vino, credetemi, è cosa nobilissima.
E.L.
antonio33 ha scritto:Elmar Lang ha scritto:Produrre buon vino, credetemi, è cosa nobilissima.
E.L.
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Il famoso Tocai che cura tutti i guai...
Mi piace molto quando, in questo forum, si riconosce che, per essere nobili, non basti solo una patente.
Il passo successivo, e più importante, sarebbe condividere pure che la nobiltà non ha prezzo (ma solo valore) e che, per questo, non la si può acquistare...
Ma, forse, mi illudo.
Saluto tutti (e rimango con la voglia di Tocai...)
Antonio
GENS VALERIA ha scritto:in realtà possiedo cinque ( 5) piante di Zibibbo , o Moscato d'Alessandria, una pianta di ulivo ( alta mezzo metro ) e 50 cm2 di grano
quindi, sei un... "Laird"
... 
T.G.Cravarezza ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:Se poi , Dio non voglia avessi ereditato un fazzoletto di terra dal mio avo che viveva sotto Ceco Beppe , dovrei preoccuparmi .
La proprietà di una piccola vigna a Tocai comporta dei diritti e dei doveri , fa parte delle eredità tramandata da quattro generazioni, ciò comporta lo “status” di proprietario terriero e di ciò non me ne vanto ma non lo nascondo neppure.
Ringrazio Sergio per essere intervenuto ed aver esplicato il suo pensiero poiché io non ero stato in grado di rappresentarlo al meglio.
Lascio ai lettori valutare le varie posizioni sul tema già ampliamente argomentate in altre discussioni.
Mi piace solo rispondere alla battuta di Sergio. Il fazzoletto di terra di cui sei proprietario e che ti permette di definirti "proprietario terriero" è tuo non per diritto divino o per legge naturale insita nell'uomo, ma semplicemente perché lo Stato in cui vivi, in questo determinato periodo temporale, con l'attuale legislazione in materia di proprietà privata, stabilisce con documenti, registri, tasse, atti notarili... che tale appezzamento è di tua proprietà e che su tale appezzamento tu hai specifici diritti (puoi entrarci, puoi utilizzare ciò che gli alberi da frutto piantati producono, puoi, previa richiesta e autorizzazione, costruirci qualcosa...) e doveri (devi pagarci le tasse, evitare che l'erba e gli alberi non fuoriescano dal tuo appezzamento invadendo la proprietà statale o di terzi...). Tu lo lascerai in eredità a tuo figlio grazie alla legislazione attualmente in vigore che permette tale passaggio di beni, previa dichiarazione di tuo figlio di successione e pagamento delle dovute tasse stabilite dalla legge.
Domani potrebbe cambiare il governo, ci potrebbe essere una rivoluzione "rossa" (come avvenne in Russia qualche decennio fa) e il tuo appezzamento potrebbe essere confiscato, per legge, e tu non saresti più un proprietario terriero e non avresti più diritti e doveri su quel terreno.
In definitiva il tuo essere "proprietario terriero" è stabilito dalla legge e tuo figlio si potrà definire "proprietario terriero" se esplicherà le richieste previste dalla legge e se tale legge non cambierà.
Questo io considero per la nobiltà: è uno status pubblico (altrimenti non servirebbe a nulla il titolo, non è uno status "morale", quello lo stabilisce la tua coscienza) ed essendo uno status pubblico per avere un qualche valore deve essere riconosciuto dalla collettività, dalla legislazione e comportare diritti e doveri. Un tempo la nobiltà era importante proprio per i diritti/doveri correlati a tale status, riconosciuti dalla legge: non era un semplice "orpello" da inserire prima o dopo il nome, ma era un qualcosa che determinava precisi diritti/doveri pubblici (foss'anche solo la possibilità di sedere alla Camera di Lord per i Lord inglesi attuali o avere diritto ad una precedenza prevista dal cerimoniale di Stato).
A tuo figlio e a suo nipote ed ai nipoti a venire, senza bisogno di una legge, senza bisogno di un titolo, senza bisogno di carte bollate, lascerai i tuoi valori, la tua vita per come l'hai vissuta, i tuoi insegnamenti e loro, senza bisogno di leggi, carte bollate e titoli, potranno fare tesoro della tua vita e dei tuoi insegnamenti o non prenderli in considerazione: tutto questo che tu sia nobile o plebeo.

Delehaye ha scritto:Caro Sergio, sono le Persone che fanno la differenza! Posso ammantarmi di velli d'oro, coronarmi di diamanti, avere pergamene ceralaccate con titoli... se sono un pezzo di pupù... lo rimango! e non soltano lo sono, ma getto scredito a chi essendo sincero, onesto, coerente "laird" (metaforizzando, ovviamente!) ha valori personali ed universali cristallini!
un rappresentante di una storica famiglia titolata che da masacalzone mi fa le pulci nell' "esclusivo" "club" a me piccolo onesto e cristallino nobile andrebbe solo sbugiardato pubblicamente!
tu non riconosci le "sovranità" posteriori a quella d' "investitura". ed è una posizione legittima!!!
ma da qui a "idealizzare" quell'atto meramente "amministrativo" ed "umano" (la "prima" investitura), come una cosa quasi "divina" incorruttibile e perenne... beh...
Posso essere d'accordo con te, che una lettera patente sia "inviolabile" da poteri/sovranità successive. ma bisogna pur dire che QUELLA patente soggiaceva a delle regole ben precise, e se nel tempo, anni o secoli, quella patente e quella primaria normativa fu/è stata violata... quella concessione (seppur consessa ad "infinito") degraderebbe poichè i presupposti sono stati violati!
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