Nobiltà civica o no?

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Nobiltà civica o no?

Messaggioda M.Brivio » martedì 28 agosto 2012, 9:16

Cari amici,
torno a scrivere per proporvi una questione a cui non so dare risposta. Il quesito è: quali sono gli elementi per cui si può sostenere che una città fosse sede di nobiltà civica? So benissimo del famoso elenco presente pure sul sito del CNI, ma io intendo non tanto che requisiti dovesse avere la città in epoca unitaria per rientrare in quell'elenco, quanto quali fossero i requisiti in precedenza.
Avendo a disposizione gli statuti del Comune, cosa dovrei guardare? La composizione del consiglio cittadino? Le cariche pubbliche?
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 28 agosto 2012, 11:17

Da anni studio aspetti della nobiltà civica friulana e spesso mi accorgo che vengono presi abbagli notevoli tutte le volte che vengono applicati criteri regnicoli a realtà cetuali molto antiche.
In realtà non vi sono regole ben precise , ogni città , all'interno di ogni Stato aveva regole e/o statuti propri.
Per quello che ho approfondito o studiato , direi che le caratteristiche delle comunità nobili cittadine non erano poi tantissime , si possono riassumere così :

Una comunità doveva vivere in città o borgo libero non soggetto ad altra città o famiglia feudale.
Dovevano esercitare autorità nei borghi e terre limitrofe.
Dovevano essere rette da un Consiglio ristretto ( non Vicinìa o asseblea dei capifamiglia )
Tale consiglio doveva esercitare il potere dispositivo , esecutivo , giudiziario ( almeno di 1° grado ).
Tale Consiglio ( eletto o no) doveva essere ( di fatto ) alimentato da membri di un numero abbastanza limitato di famiglie distinte.

Poi c'è una condizione discutibile considerata discrimitatoria da alcuni Stati ed in certe epoche, mi riferisco alla "separazioni di ceto" e l'obbligo d'iscrizione in elenchi .
E' mia opinione ( e, per foruna, non solo mia ) che “serrate” di civiche magistrature, istituzione di elenchi ufficiali e obbligo d’iscrizione, ebbero solo una funzione restrittiva: quella di tutelare le casate di coloro che ottenuta, magari secoli prima, gradualmente lo status nobiliare, esercitando prerogative di potere all’interno di un consiglio cittadino, abbiano deciso di tutelarsi, limitando efficacemente l’entrata di ulteriori nuove famiglie . 

Tuttavia potremmo semplicemente chiederci: nacque prima l’uovo o la gallina ? Nacque prima la genuina Nobiltà Civica, scaturente dall'esercizio delle supreme cariche della Magistratura, o la separazione che, “blindando” il ceto tutelasse le famiglie di più antica tradizione ?

Di fatto l'unico elemento discriminante è l'esercizio del potere da parte di un gruppo di famiglie che , nel tempo, avessero maturato distinzione dalle altre ed ostentassero un adeguato stile di vita.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda M.Brivio » martedì 28 agosto 2012, 18:20

Grazie del parere :-)

Effettivamente sto studiando il ceto dirigente di Lecco e dintorni, e mi stavo chiedendo se a Lecco ci fosse o meno una nobiltà civica. Nell'elenco non compare, ma in vari numeri del periodico Archivi di Lecco si parla di un consiglio cittadino e le cariche comunali sono occupate sempre dalle solite, cospicue, famiglie. Io mi sentirei di definirla nobiltà civica, ma proprio perchè non sono esperto in materia chiedevo pareri. La città fu infeudata solo nel '500, se evitiamo di addentrarci nei vari scontri tra Como e Milano, e la parentesi malatestiana.
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 28 agosto 2012, 19:15

Sarebbe opportuno approfondire studiano gli antichi statuti , direi che comunque ci sono forti indizi che durante il periodo ( autonomo ) della Comunità Generale di Lecco, le famiglie dei membri Consiglio Grande dei 100 consiglieri ( ereditari ) costituissero nobiltà civica, considerando le cinque principali caratteristiche discriminatorie.
Sulla presenza o meno della cosidetta " separazione di ceto " , ho già scritto.


Cordialmente
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda M.Brivio » venerdì 13 giugno 2014, 10:20

Riesumo questo topic dopo aver fatto delle verifiche sugli statuti del Comune di Lecco (editi dal Comune di Lecco, a cura di Patrizia Mainoni, "Gli Statuti di Lecco del XIV secolo")

Oltre le considerazioni sull'infeudazione cinquecentesca di cui ho già parlato, dagli statuti emerge che a Lecco esistesse un consiglio cittadino (detto "dei 100") la cui struttura era rigida: qualora un membro avesse lasciato un incarico, sarebbe subentrato un suo parente, per esempio). Vi erano poi dei consoli, almeno dal 1252, altri tipi di ufficiali del comune, e il podestà.

Insomma, vi era la presenza di un consiglio, di un podestà e di altre cariche che erano appannaggio di un gruppo ristretto di persone, abbastanza statico da quel che ho potuto osservare. A me pare che si possa parlare di nobiltà civica. Voi che dite?

http://www.lombardiabeniculturali.it/is ... id=5000183

A breve, se avrò abbastanza elementi, inserirò qualche elenco desunto da testi e atti notarili.
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 13 giugno 2014, 10:51

M.Brivio ha scritto:
...Insomma, vi era la presenza di un consiglio, di un podestà e di altre cariche che erano appannaggio di un gruppo ristretto di persone, abbastanza statico da quel che ho potuto osservare. A me pare che si possa parlare di nobiltà civica. Voi che dite?



Le condizioni c'erano tutte , non so se fu riconosciuta città nobile dal R.d.I. ma per me la cosa è del tutto superflua, considerati gli errori di interpretazione commessi a riguardo dalla Consulta Araldica.
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 11:15

M.Brivio ha scritto:Insomma, vi era la presenza di un consiglio, di un podestà e di altre cariche che erano appannaggio di un gruppo ristretto di persone, abbastanza statico da quel che ho potuto osservare. A me pare che si possa parlare di nobiltà civica. Voi che dite?


il fatto che esisteva un Decurionato non crea "automaticamente" una "Nobiltà Civica".
ovviamente bisogna vedere se in QUEL luogo ed in QUEL tempo la "consuetudine" nobilitante era accettata e riconosciuta. solo in quel caso si potrebbe allora parlare di nobiltà civica!

sicuramente in sardegna, ad esempio, tale possibiltà (decurionato = nobiltà civica) è esclusa SEMPRE!
e ricordiamoci che se in un Decurionato, a cui afferivano rappresentanti sia della Nobiltà, che del Notabilato che del Popolo, i rappresentanti di questi ultimi 2 ceti, ovviamente non si "nobilitavo" per il fatto di aver servito la propria patria come amministratori pubblici.
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 13 giugno 2014, 18:58

Delehaye ha scritto:
M.Brivio ha scritto:Insomma, vi era la presenza di un consiglio, di un podestà e di altre cariche che erano appannaggio di un gruppo ristretto di persone, abbastanza statico da quel che ho potuto osservare. A me pare che si possa parlare di nobiltà civica. Voi che dite?


il fatto che esisteva un Decurionato non crea "automaticamente" una "Nobiltà Civica".
ovviamente bisogna vedere se in QUEL luogo ed in QUEL tempo la "consuetudine" nobilitante era accettata e riconosciuta. solo in quel caso si potrebbe allora parlare di nobiltà civica!

sicuramente in sardegna, ad esempio, tale possibiltà (decurionato = nobiltà civica) è esclusa SEMPRE!
e ricordiamoci che se in un Decurionato, a cui afferivano rappresentanti sia della Nobiltà, che del Notabilato che del Popolo, i rappresentanti di questi ultimi 2 ceti, ovviamente non si "nobilitavo" per il fatto di aver servito la propria patria come amministratori pubblici.


Riporti un esempio non calzante , chi studia la materia è al corrente che in Sardegna non ci fu mai vera nobiltà civica perché mancò una separazione di ceto ( non scopriamo l'acqua calda ! ), in altre zone d'Italia ci fu o meno , sicuramente in Lombardia , ci furono molte città o borghi che ebbero le caratteristiche che potessero ritenersi più che sufficienti per essere considerata località con quelle caratteristiche.
Temo sia necessario rivedere le caratteristiche, ma soprattutto la storia , che portò a legittimare o meno le caratteristiche del ceto dirigente .
Per il momento mi preme sottolineare che , dove non ci fu un'autentica struttura comunale autonoma ( ovvero dei Comuni , nel senso storico del termine) parlare di patriziato , nobiltà civica o decurionale non ha senso pieno, con l'Unità si cercò di equiparare , spesso maldestramente, situazioni palesamente antitetiche.
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 20:36

ma come non esisteva automatismo nobilitante in sardegna (sarà anche non calzante - non vedo poi perchè non lo sia, mah!!! - ma in alcune, molte zone d'italia la nobiltà decurionale non esisteva! e dato che questo forum lo legge non solo lo storico iperinformato, ma anche il semplice interessato, è MEGLIO che le mcose vengano dette, piuttosto che socciatute come dei "misteri eleusini" ;) ), esso non c'era neppure nel sud italia... gli automatismi sia in epoca borbonica che in quelle precedenti aragonese ed angioina... non c'erano!

dici correttamente che bisogna vedere il luogo ed il tempo per disaminare se esisteva un decurionato nobilitante. che non è una caratteristica per così dire "universale".
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda LeSaboteur » venerdì 13 giugno 2014, 22:16

Do un piccolo contributo, sperando di non essere fuori luogo :)


3.La nobiltà civica e patriziale - Discorso a parte ,originato com'è fuori dal contesto feudale, meritano i titoli di patrizio e nobile civico[...] indispensabile è la presenza di quella entità politico-giuridica che è il comune; si nota al suo interno, per quel ricorrente fenomeno di affermazione dei ceti elitari e della loro appropriazione della cosa pubblica, la tendenza di cittadini a godere del diritto esclusivo di compartecipazione al governo cittadino. Questi nobili non sono creati da autorità sovrana, ma cooptati dai diversi organismi titolari nel comune, in base a diversi criteri, nei quali ad avere parte essenziale era la vita more nobilium [continua sotto]

Enrico Genta Ternavasio in Enciclopedia Del Diritto

Nel sistema del diritto comune, i giuristi si erano occupati delle dignità onorifiche e dei titoli nobiliari e avevano costruito delle teorie e dottrine secondo le quali la nobiltà era un qualcosa di molto complesso : sostanzialmente si era affermata la convinzione di fondo secondo la quale, al di la del riconoscimento esplicito da parte di un principe, ciò che veramente era important era la cosiddetta vita more nobilium e cioè vivere secondo un costume nobiliare (vivere di rendita, avendo un patrimonio perlopiù immobiliare, e quindi visibile, sufficiente per non dover esercitare arti vili o meccaniche). Soltanto certe professioni erano consentite a chi avesse un rango nobiliare, o a chi ne intendesse acquisirlo.
[...]Valutare se Tizio fosse o no nobile non era un impresa facile, non esistendo elenchi o registri ufficiali se non in certe regioni. Diveniva così quindi importante la situazione di fatto, il vivere da più generazioni agiatamente, dedicandosi agli studi per arricchimento culturale, portare la spada, avere uno stemma, seppellire i propri morti in chiesa; tutti segni che dimostravano che Tizio apparteneva ad una famiglia nobile.

Enrico Genta Ternavasio,Michele Rosboch - Elementi di Diritto Comune, Torino 2013
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 22:57

LeSaboteur ha scritto:[...]Valutare se Tizio fosse o no nobile non era un impresa facile, non esistendo elenchi o registri ufficiali se non in certe regioni.


i primi registri nobiliari nel sud italia, redatti dalla regia segreteria (Duana baronum), furono i Catalogus baronum normanni intorno al 1150 [king.gif] :-)
da lì in avanti il controllo dei sovrani sulla nobiltà su marcante stretto fino ai borboni compresi...
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda leone passante » sabato 14 giugno 2014, 1:02

Visto che avete fatto cenno alla mia isola, vorrei fare una precisazione.
In Sardegna nel medioevo non vi erano liberi comuni salvo il breve periodo del Comune di Sassari "pazionato" con Genova dal 1294 fino alla conquista aragonese; il restante territorio era spartito tra il Giudicato d'Arborea, il Comune di Pisa e le terre signorili appartenenti alle grandi famiglie feudali toscane e liguri (Visconti, Malaspina, della Gherardesca, Doria ecc.).
Dopo la conquista catalano-aragonese (1323-1354) e fino alla liquidazione dell'asse feudale (1839), le città erano regie ovvero demaniali mentre le ville erano praticamente tutte infeudate a particolari, tranne pochi feudi che appartenevano alla Corona (es. Contea del Goceano).
Chiaro che in questo contesto non poteva svilupparsi una nobiltà decurionale. V'è da dire però che i membri dei Consigli delle città regie, spesso dei letrados, e in special modo i Giurati Capi, ovvero Sindaci, potevano segnalarsi durante i lavori delle Cortes e, acquistato il favore del sovrano, ottenere i privilegi nobiliari. Insomma coprire la carica di Giurato Capo o Consigliere nelle città regie poteva quantomeno servire come trampolino di lancio verso il cavalierato e/o la nobiltà, privilegi che però erano sempre oggetto di concessione regia.
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda LeSaboteur » sabato 14 giugno 2014, 9:40

Delehaye ha scritto:
LeSaboteur ha scritto:[...]Valutare se Tizio fosse o no nobile non era un impresa facile, non esistendo elenchi o registri ufficiali se non in certe regioni.


i primi registri nobiliari nel sud italia, redatti dalla regia segreteria (Duana baronum), furono i Catalogus baronum normanni intorno al 1150 [king.gif] :-)
da lì in avanti il controllo dei sovrani sulla nobiltà su marcante stretto fino ai borboni compresi...


Sì, ma per quel che riguarda la nobiltà civica penso sia altra cosa, visto il suo "sorgere spontaneamente" ed anzi in contrasto con la vecchia nobiltà. In Sicilia si trovano le così dette "Mastre nobili" ,elenchi delle famiglie eleggibili alle cariche pubbliche, che fondamentalmente rappresentavano una "conferma" dell'essere nobile o meno.

Dal sito Treccani:

Si tratta di una locuzione che definisce un istituto storico antiquato, tipico della Sicilia. Leggiamo sul Grande Dizionario della Lingua Italiana del Battaglia, s.v. mastra2: «Privilegio in base al quale nelle città della Sicilia i capifamiglia eleggevano cinquanta candidati fra i quali si sceglievano poi i quattro magistrati incaricati del governo del territorio. – Anche: l’elenco dei candidati; libro d’oro dell’aristocrazia di una città».

In fraseologia, tra gli esempi riportati nel GDLI, spicca quello stralciato dal saggio, rimasto incompiuto, Casa Verga (dedicato alla figura di Giovanni Verga), dello scrittore Federico De Roberto (Napoli, 1861 - Catania, 1927): «La “mastra”, a Vizzini e in tutte le altre città siciliane, era in origine l’elenco di tutte le persone nobili e ignobili fra le quali si estraevano a sorte le cariche pubbliche; ma in un secondo periodo di tempo la “mastra” nobile, registrando indistintamente tutte le famiglie aristocratiche, divenne come chi dicesse il libro d’oro della nobiltà locale».
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda Delehaye » sabato 14 giugno 2014, 11:25

di fatto la "nobiltà civica" nel meridione è stata più una "aspirazione" che una cosa "reale" (nei 2 sensi: ovvero "nella realtà", "con assenso regio") ;)

la strutturazione dello stato unitario che si ebbe nella parte meridionale dello stivale italiano, dai normanni, agli svevi, agli angioini, agli aragonesi, agli spagnoli, agli asburgo, ai borbone, fu sostanzialmente accentratrice, dove il potere regio aveva, solo, il fons honorum, ed il fatto di possedere una serie di requisiti di "nobiltà", non faceva di quelle persone dei nobili, che lo diventavano esclusivamente solo, quando e dopo avessero avuto un assenso regio.

questa situazione è ben rappresentata da tutte la legislazioni e normative di emanazione regia, a partire dalla dominazione normanna, e dalle periodiche "rivolte" della nobiltà "baronale", del decurionato e del notabilato, spesso e volentieri finite in massacri sanguinari!

ti ricordo che a Napoli, capitale del regno, perfino il potentissimo Seggio del Popolo fu soppresso... dal 10.12.1456 al 1496/1501... per volere regio!

la nobiltà civica, o meglio il decurionato nel sud italia non nacque "spontaneamente", ma fu un prodotto di politiche centrali dei sovrani, delle varie dinastie, che regnarono qui. una precisa architettura statuale, nulla di... "spontaneo". e dato che il potere NON poteva essere "delegato" a nessuno quegli automatismi di "nobilitazione" che si ebbero nel centro/settentrione d'italia (in maniera varia sia nei tempi e nei luoghi) qui non albergavano, non potevano albergare per preciso disegno del potere regio, cosa ribadita spessissimo nella legislazione dell'epoca.

far parte di un decurionato e/o di una magistratura (cittadina, provinciale, statale), dava ovviamente onori e privilegi, ricchezza e fama. spesso e volentieri questi personaggi erano di una ricchezza economica spaventosa. ma... ma rimanevano "notabilato" senza essere parte della "nobiltà".
e questo a loro BRUCIAVA molto! fama, potere, ricchezza... ma senza quel "bollo", quel riconoscimento che li faceva "nobili".
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Re: Nobiltà civica o no?

Messaggioda RFVS » sabato 14 giugno 2014, 11:36

Infatti, ragazzi, non si possono mettere a confronte le dinamiche di nascita o regolamentazione di zone d'Italia così differenti.
E' una forzatura, secondo me, perché i governi delle diverse zone d'Italia erano diversi e pertanto fu diverso il loro interesse o non interesse nei confronti delle nobiltà cittadine.

Io, se volete, posso darvi info dettagliate sullo Stato Pontificio, che fu un po' il "regno" delle nobiltà cittadine per antonomasia.
RFVS
 
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