Oggi abbiamo esempi di nobili che ormai son privi da generazioni del "more nobilium" e soggetti che vivono more nobilium (magari da generazioni) ma che nobili non sono.
frase lapidaria e , soprattutto, esatta .
Parlare di
more nobilium oggi non ha lo stesso significato di secoli fa , quando erano veramente poche le famiglie che vivevano " alla maniera dei nobili " .
D'altra parte: denaro, buone maniere , educazione , buone frequentazioni , matrimoni "giusti", non erano sufficienti a garantire agli arricchiti , con un agiato stile di vita anche quelle caratteristiche che permettevano aprire una
breccia nel muro dell' esclusività ed inserirsi in un ambiente elitario .
Se osserviamo la storia di moltissime famiglie di antica nobiltà non possiamo non osservare che il
more nobilium seguiva il percorso di un fiume carsico , scorreva placidamente , rimaneva celato, in ombra per un tragitto , riemergeva dopo un po' , ciò non deve essere motivo di scandalo.
Direi , senza temere smentite, che l'accoglienza in ordine cavalleresco , presuppone oltre ad una vocazione religiosa ( spero autentica ) non solo un adeguato distacco dagli affanni economici ma l'accettazione e l'incarnazione di valori , spesso dati per scontati es. lealtà , coerenza , esasperata fedeltà nella parola data, sobrietà , generosità , liberalità , difesa dei deboli e sofferenti , difesa e propaganda della Fede ( ovvero spirito missionario ).
Per questo motivo , in questo spicchio di secolo è in corso un tentativo di negare, banalizzare , ridicolizzare , destabilizzare l'ultimo residuo della cavalleria cristiana per renderla
una specie di service club ( innocua , benefattrice ed un tantino... esoterica , soprattutto totalmente aconfessionale ).
Per quando riguarda l’Ordine di Malta, secondo le norme di ricezione nelle classi nobiliari: “la nobiltà generosa per centenaria prescrizione si può ritenere provata quando l’aspirante dimostri la vita more nobilium della propria famiglia per tre secoli”. Inoltre in tempi recentissimi, dopo tre generazioni di cavalieri di Grazia Magistrale appartenenti alla stessa famiglia, è consuetudine che il prossimo Cavaliere entri in Grazia e Devozione. Il Cavalierato più che fornite nobiltà personale direi che nobilita l’insignito essendo esso un ordine tradizionalmente nobiliare, di conseguenza trovo sia equiparabile (almeno dal punto di vista morale) ad una nobiltà personale. Su questo forum tempo fa lessi anche uno scritto di Fra Giovanni Scarabelli che riportava una indicazione analoga a quanto da me qui sopra esposto.
Vorrei essere smentito dagli amici cavalieri melitensi ma temo che
gli attuali criteri di ingresso nelle categorie nobiliari dell' Ordine melitense siano di natura ricognitiva , ovvero vengono riconosciute le caratteristi nobiliari della famiglia di appartenenza del postulante , ciò dal 25/06/1961 quando fu riformato lo statuto .
Fino ad allora (
1961 )in Italia vi era la possibilità che
I membri fossero infatti suddivisi in due classi: gli ammessi mediante presentazione di prove nobiliari, e gli ammessi con prove nobiliari ridotte o senza prove per benemerenze speciali. La prima classe era a sua volta suddivisa in due categorie:
cavalieri di giustizia: dovevano essere celibi e pronunciare per un decennio annualmente i voti semplici di castità, povertà e obbedienza al gran maestro. Trascorso il decennio, in caso di pronuncia dei voti perpetui, diventavano cavalieri professi.
cavalieri di onore e devozione: rientravano nella categoria sia i cavalieri di giustizia che non avevano prestato i voti perpetui, sia coloro che non avevano pronunciato i voti semplici.
Gli ammessi con prove nobiliari ridotte o senza prove nobiliari, ma per speciali benemerenze, erano distribuiti in tre categorie:
cavalieri di grazia e devozione: dovevano possedere almeno 200 anni di nobiltà nel ramo paterno.
cavalieri di grazia magistrale: avevano una nobiltà più recente rispetto ai precedenti, oppure non erano nobili.
cavalieri donati di I, II, III classe: non nobili, ma con benemerenze verso l'Ordine cordiali saluti