Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Hanno ancora senso nel XXI secolo le classi nobiliari negli ordini cavallereschi?

Sì e deve rimanere tutto cosi come è perchè queste fanno parte della tradizione e dell'eredità immateriale delle famiglie nobili.
17
43%
Sì ma bisognerebbe adottare dei criteri meno stringenti.
7
18%
Sì per adesso. Forse però in futuro andranno riviste.
3
8%
No perché in questo modo sono esluse famiglie anche importanti
2
5%
No perché tutti devono poter accedere ai ceti maggiori. Anche chi proviene da una famiglia umile, se ne ha le competenze e il curriculum.
11
28%
 
Voti totali : 40

Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 11 febbraio 2014, 9:53

Tempo fa ne parlavo privatamente con alcuni amici del forum ed ho espresso le mie perplessità sul fatto che alcuni ordini cavallereschi continuino a mantenere le prove nobiliari per alcune classi o ceti.
Il problema non è solamente italiano dove la nobiltà vive una situazione di "congelamento" da 70 anni ma anche di paese dove vige ancora la monarchia dato che, con rarissime eccezioni, non vengono più creati nuovi titoli nobiliari.
Di fatto delle famiglie che oggi rappresentano l'elite quasi nessuna ha un titolo nobiliare.
Allo stesso tempo anche le famiglie più antiche non possono più vantare i 4/4 di nobiltà così come era un tempo.
Pensiamo che George d'Inghilterra o Leonor di Spagna, il futuro re d'Inghilterra e la futura regina di Spagna, non dipongono che di 2/4 di nobiltà.
Alla luce di queste semplici riflessioni mi chiedo e chiedo a voi tramite sondaggio: hanno ancora senso nel XXI secolo le classi nobiliari negli ordini cavallereschi?
Sarebbe per me molto interessante discuterne.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 11 febbraio 2014, 10:46

Sondaggio molto interessante.
Ho indicato la seconda opzione (criteri meno stringenti) anche se non rispecchiava esattamente la mia idea, per come è formulata.
Il mio punto di vista è molto semplice. Io non sono contrario a prescindere alle prove nobiliari per gli ordini che le hanno sempre avute. Il sito dell'Ordine di Malta, ad esempio, afferma
La natura cavalleresca spiega e giustifica il mantenimento del carattere nobiliare dell’Ordine, molti dei cui cavalieri religiosi provenivano in passato dalle famiglie aristocratiche del mondo cristiano. Oggi la maggioranza dei cavalieri di Malta appartiene a ceti non nobili. I membri dell’Ordine possono definirsi gentiluomini cattolici animati da altruistica nobiltà d’animo e di comportamento. Tutti i cavalieri di Malta rispondono alla condizione prevista anticamente per il conferimento di titoli nobiliari: l’essersi distinti per particolari virtù. Il carattere cavalleresco dell’Ordine ha ancora oggi grande valenza morale perché denota lo spirito di servizio, di abnegazione e di disciplina che anima i cavalieri di Malta. Le battaglie non vengono più combattute con la spada, ma con gli strumenti pacifici della lotta contro le malattie, la miseria, l’emarginazione e l’intolleranza, e con la testimonianza e la difesa della fede cattolica.

Di conseguenza la vera nobiltà richiesta è quella d'animo, di virtù e di merito. Quella "su carta" può essere mantenuta come forma di rispetto per la tradizione, anche se è innegabile che la decisione che l'Ordine prese alla sua fondazione di ammettere solamente nobili, non fu presa per "snobbismo", ma semplicemente perché la nobiltà, all'epoca, garantiva all'Ordine persone che detenevano, o almeno avrebbero dovuto detenere, virtù, meriti, capacità culturali, dirigenziali, militari ed economiche. La nobiltà era il ceto dirigenziale dell'epoca e quindi era ovvio rivolgersi ad essa per reclutare i membri dell'Ordine. Così come fecero i tantissimi altri ordini cavallereschi. Oggi la nobiltà non detiene più tali caratteristiche o, per lo meno, non è più la sola a detenerle. Di conseguenza si possono mantenere le prove nobiliari come forma di tradizione, ma senza dotare le categorie nobiliari di particolari diritti e senza permetterne una preminenza sulle altre. Cioè, laddove meriti e status coincidono (tra due cavalieri entrambi capaci, uno è nobile sulla carta, l'altro non è nobile, allora si dovrà scegliere quale delegato il cavaliere nobile) nulla contro, laddove non coincidono (il cavaliere non nobile è più capace del cavaliere nobile) allora dovranno valere i meriti e le capacità personali.
Ritengo la nobiltà, come già scrissi in altre discussioni, uno status sociale e giuridico, determinato da una fons honorum (sovrano, repubblica, consiglio dei patrizi...), previsto dall'ordinamento giuridico di uno stato e recante diritti e doveri all'interno della società (diritti e doveri che possono variare nel tempo ed essere anche minimi come lo sono oggi n Spagna o Inghilterra). Specificato ciò, secondo il mio punto di vista e per una nuova riforma, dovrebbero accedere alle prove nobiliari degli ordini cavallereschi coloro che "sono" nobili, quindi i cittadini di quegli stati che oggi, 2014, riconoscono la nobiltà. Tutti gli altri, italiani compresi, sono solamente persone che hanno avuto degli avi nobili, ma che oggi loro non possono definirsi tali (perché non esiste più la fons honorum che li ha creati nobili, non esiste più l'ordinamento giuridico che prevedeva la nobiltà e i diritti e doveri derivanti, perché spesso non rispondono ai requisiti che erano necessari all'epoca per detenere il titolo).
Possibili riforme? Mah, sono varie. Ad esempio per lo SMOM si potrebbe prevedere una categoria solo per i nobili (come li intendo io), come l'attuale "onore e devozione"; una categoria per "grazia e devozione" a cui possono accedere i discendenti di famiglie nobili e una di "grazia magistrale" dove accedono tutti gli altri. Oppure un'unica categoria di "onore e devozione" dove accedono solo i nobili "attuali" e una di grazia magistrale per tutti gli altri (discendenti di nobili o plebei).
Comunque è innegabile che nel giro di poche generazioni, i problemi relativi ad una corretta discendenza nobiliare saranno sempre maggiori e si dovrà trovare una soluzione.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Pantheon » martedì 11 febbraio 2014, 11:10

Ho votato per la seguente opzione che più si avvicina al mio pensiero: Sì per adesso. Forse però in futuro andranno riviste.
Quando andranno riviste, se lo saranno, sarà inutile mantenere i tre ceti, come ad esempio quelli strutturati attualmente nel SMOM.
Basterà distinguere in base ai voti religiosi quindi tra giustizia-obbedienza ed i rimanenenti che potrebbero denominarsi sic et simpliciter di grazia.
Ma è solo una mia personale ipotesi che in qualche modo vorrebbe mantenere ferma, senza rotture, la tradizione e le peculiarità dell'Ordine Giovannita.
Tuttavia, requsiti nobiliari a parte, che comunque devono essere rispettati qualora si debba essere ammessi in quell'Ordine in determinate categorie, bisognerebbe, più in generale, trovare un sistema più adeguato per selezionare meglio i potenziali futuri membri.
Credo sia un esigenza sempre più stringente in quanto è fondamentale far passare il messaggio per cui si viene ammessi in un ordine religioso e non in un "onorificio".
Saluti.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 11 febbraio 2014, 11:23

Per quanto riguarda i cavalieri di Grazia Magistrale dello SMOM credo che il sistema di selezione sia molto buono, prevedendo un periodo di apprendistato, magari come donato. Il problema della selezione invece riguarda proprio le classi nobiliari che di solito hanno una corsia preferenziale per entrare e non sempre è detto che chi proviene da famiglia nobilitata è adatto a far parte di questo ordine.

Io personalmente credo che anche chi proviene da famiglia umile possa esser chiamato nei ceti maggiori e ricoprire incarichi prestigiosi in un ordine, se ne ha il carisma, le competenze e il curriculum. In fin dei conti il Nostro Signore chiamò degli umili pescatori a far parte dei suoi apostoli e al comando della Sua Chiesa. E nessuno di loro proveniva da famiglia nobile.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Luigi Scafati » martedì 11 febbraio 2014, 11:34

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Io personalmente credo che anche chi proviene da famiglia umile possa esser chiamato nei ceti maggiori e ricoprire incarichi prestigiosi in un ordine, se ne ha il carisma, le competenze e il curriculum.


Ma questo nell'Ordine di Malta già avviene!!! ;)
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 11 febbraio 2014, 11:36

Alessio Bruno Bedini ha scritto: Il problema della selezione invece riguarda proprio le classi nobiliari che di solito hanno una corsia preferenziale per entrare e non sempre è detto che chi proviene da famiglia nobilitata è adatto a far parte di questo ordine.


Ci tengo a precisare, fatti salvi gli errori e le mele marce che ci sono ovunque, che anche le categorie nobiliari sono tenute a soddisfare i medesimi requisiti della categoria di "grazia magistrale", quindi requisiti morali/spirituali, periodo di partecipazione alla vita delegatizia e periodo di approfondimento dell'Ordine, della sua storia, del suo carisma. Quindi ciò che cambia tra la categoria di "grazia magistrale" e le categorie nobiliari è unicamente il fatto che al momento della presentazione dei documenti, il candidato alla "grazia magistrale" dovrà presentare i classici documenti di battesimo, cresima, matrimonio religioso, curriculum, presentazione parroco et cetera, mentre i candidati per le categorie nobiliari, oltre ai medesimi documenti, dovranno fornire le prove della loro ascendenza nobiliare.
Quindi non ci sono differenze da questo punto di vista.

Concordo invece sul secondo punto, anche se per moltissimi incarichi questo già avviene.
Io personalmente credo che anche chi proviene da famiglia umile possa esser chiamato nei ceti maggiori e ricoprire incarichi prestigiosi in un ordine, se ne ha il carisma, le competenze e il curriculum. In fin dei conti il Nostro Signore chiamò degli umili pescatori a far parte dei suoi apostoli e al comando della Sua Chiesa. E nessuno di loro proveniva da famiglia nobile.

Come ho scritto, a parità di capacità e meriti, può anche andare bene, per una questione di tradizione, scegliere il candidato nobile, ma se i meriti e le capacità sono a favore del candidato non nobile, è giusto che sia quest'ultimo ad essere nominato.

Infatti nella Carta Costituzionale dell'Ordine vi sono questi due articoli:
Parag. 3 - Le Alte Cariche ed offici del Sovrano Consiglio, salvo il disposto dell’art. 20, parag. 4, gli offici di Cancelliere, Ricevitore ed Ospedaliere dei Priorati e dei Sottopriorati e quelli di Reggente, Luogotenente, Vicario e Procuratore, sono ricoperti preferibilmente da Cavalieri Professi. Se vengono eletti Cavalieri in Obbedienza per loro specifiche qualità, l’elezione deve essere confermata dal Gran Maestro.
Parag. 4 - Gli offici delle Alte Cariche, dei Priori, dei Vicari, dei Luogotenenti, dei Procuratori, dei Reggenti, dei Cancellieri di Priorati e quelli di almeno quattro dei sei Consiglieri del Sovrano Consiglio restano riservati ai Cavalieri aventi i requisiti di Onore e Devozione o di Grazia e Devozione.

Sul paragrafo 3 nulla da obiettare. Sul paragrafo 4, si potrebbe apportare la modifica per cui "a parità di meriti e capacità è preferibile l'elezione di Cavalieri aventi requisiti di onore e devozione o di grazia e devozione".
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Pantheon » martedì 11 febbraio 2014, 12:30

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Per quanto riguarda i cavalieri di Grazia Magistrale dello SMOM credo che il sistema di selezione sia molto buono, prevedendo un periodo di apprendistato, magari come donato. Il problema della selezione invece riguarda proprio le classi nobiliari che di solito hanno una corsia preferenziale per entrare e non sempre è detto che chi proviene da famiglia nobilitata è adatto a far parte di questo ordine.

Io personalmente credo che anche chi proviene da famiglia umile possa esser chiamato nei ceti maggiori e ricoprire incarichi prestigiosi in un ordine, se ne ha il carisma, le competenze e il curriculum. In fin dei conti il Nostro Signore chiamò degli umili pescatori a far parte dei suoi apostoli e al comando della Sua Chiesa. E nessuno di loro proveniva da famiglia nobile.


Il donato è membro del SMOM a tutti gli effetti, definirlo una sorta di apprendista mi sembra formalmente scorretto e personalmente un po' svilente.... :roll:
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 11 febbraio 2014, 12:42

Pantheon ha scritto:Il donato è membro del SMOM a tutti gli effetti, definirlo una sorta di apprendista mi sembra formalmente scorretto e personalmente un po' svilente.... :roll:


Hai ragione, più che periodo di apprendistato sarebbe meglio definirlo come periodo di valutazione per un eventuale passaggio al ruolo di cavaliere.
Infatti non tutti i donati diventano cavalieri.
Questo periodo è a mio avviso molto positivo e lo renderei obbligatorio per tutti.
Anche per chi ha i quarti di nobiltà.

Luigi Scafati ha scritto:
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Io personalmente credo che anche chi proviene da famiglia umile possa esser chiamato nei ceti maggiori e ricoprire incarichi prestigiosi in un ordine, se ne ha il carisma, le competenze e il curriculum.


Ma questo nell'Ordine di Malta già avviene!!! ;)


Non sempre e soprattutto non nei posti che contano davvero.

T.G.Cravarezza ha scritto:Come ho scritto, a parità di capacità e meriti, può anche andare bene, per una questione di tradizione, scegliere il candidato nobile, ma se i meriti e le capacità sono a favore del candidato non nobile, è giusto che sia quest'ultimo ad essere nominato.


Che significa a parità di meriti? No, secondo me non ha senso se questa norma fosse codificata.
Certo si può tener conto della famiglia, della tradizione ma è una questione morale che deve prescindere dalle competenze, non essere canale preferenziale in grado magari di prevaricare qualsiasi cosa.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 11 febbraio 2014, 12:47

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
T.G.Cravarezza ha scritto:Come ho scritto, a parità di capacità e meriti, può anche andare bene, per una questione di tradizione, scegliere il candidato nobile, ma se i meriti e le capacità sono a favore del candidato non nobile, è giusto che sia quest'ultimo ad essere nominato.


Che significa a parità di meriti? No, secondo me non ha senso se questa norma fosse codificata.
Certo si può tener conto della famiglia, della tradizione ma è una questione morale che deve prescindere dalle competenze, non essere canale preferenziale in grado magari di prevaricare qualsiasi cosa.


A parità di meriti significa che tra due cavalieri entrambi capaci, entrambi motivati, entrambi carismatici, entrambi con virtù e moralmente giusti... quindi entrambi con i requisiti per diventare ottimi.... delegati, ad esempio, sarà preferibile la scelta del cavaliere d'onore e devozione rispetto al cavaliere di grazia magistrale. Questo quindi significa che si devono valutare prima altre qualità e solo in ultima analisi la categoria di appartenenza, a parità dei meriti precedenti.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 11 febbraio 2014, 12:50

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Pantheon ha scritto:Il donato è membro del SMOM a tutti gli effetti, definirlo una sorta di apprendista mi sembra formalmente scorretto e personalmente un po' svilente.... :roll:


Hai ragione, più che periodo di apprendistato sarebbe meglio definirlo come periodo di valutazione per un eventuale passaggio al ruolo di cavaliere.
Infatti non tutti i donati diventano cavalieri.
Questo periodo è a mio avviso molto positivo e lo renderei obbligatorio per tutti.
Anche per chi ha i quarti di nobiltà.


Mah, non sono convinto di farlo diventare una sorta di "primo scalino" obbligatorio, perché si tornerebbe allo stesso giudizio di "apprendistato" indicato precedentemente. Il donato è il donato, il cavaliere è il cavaliere. Sarà la delegazione e il Gran Priorato a valutare chi far entrare nell'Ordine quale donato e chi far entrare quale cavaliere. Come sarà poi la delegazione a proporre eventuali donati per il passaggio a cavalieri, ma ripeto, non lo metterei come passo obbligatorio. Ci sono donati di 30 anni e donati di 70 anni, così come cavalieri di 30 anni e cavalieri di 70 anni.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Cronista di Livonia » martedì 11 febbraio 2014, 12:55

Essere chiamati a importanti incarichi, in caso di reali effettive competenze (e non già come avviene sin troppo spesso di reali, effettive amicizie) può anche andare bene, ma ciascuno nella propria categoria, altrimenti le categorie perdono di senso. Diffidando inoltre di molto di ciò che è oggi sotto il sole meglio le buone vecchie categorie di una volta con i loro rigidi criteri, anche se magari mi possono escludere.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Pantheon » martedì 11 febbraio 2014, 13:02

Eh sì ! Da una parte si vorrebbero cambiare i criteri di ammissione per scalzare le gerarchie nobiliari salvo poi delinearne altri per attestarne di nuove, un po' improvvisate ma in quanto nuove giudicate positivamente a priori, quasi fosse una garanzia...Mah !

Il donato è a sè stante e potrebbe permanere membro in seno all'Ordine, memore peraltro di una tradizione ormai millenaria.
Come giustamente ha detto Cravarezza: donato è donato, cavaliere è cavaliere...Sempre membro dell'Ordine rimane però !
Saluti.
Pantheon
 
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 11 febbraio 2014, 13:15

Eh vabbè, ma allora torniamo sempre allo stesso punto!
Perchè i cavalieri che entrano nelle classi nobiliari hanno la corsia preferenziale?
E giusto questo?
Secondo me no.
Entrare per tutti da donati era un modo sia per eliminare le disuguaglianze legate al ceto sociale di appartenenza sia per avere un migliore periodo di valutazione.
Perchè di fatto oggi ci sono due percorsi per entrare: uno per i nobili e uno per i non-nobili.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda Pantheon » martedì 11 febbraio 2014, 13:23

Personalmente, in precedenza, ho fatto riferimento a criteri di valutazione di un certo tipo che dovrebbero valere per tutti: nobili e non nobili.
Corsie preferenziali non ve ne dovrebbero essere, tanto meno "piattaforme" con la previsione di scatti di anzianità per passare da donati a cavalieri.
I criteri di selezione dovrebbero essere dati dall'operatività anzitutto e dal fatto, ripeto, che trattasi di Ordine religioso con un carisma ben preciso.
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Re: Ordini Cavallereschi e prove nobiliari nel XXI secolo

Messaggioda De Vineis » martedì 11 febbraio 2014, 13:43

Gentili Forumisti,

io ho espresso il mio voto (lasciare com'è, consci che prima o poi qualcosa cambierà) pur non essendo membro di alcun ordine cavalleresco, quindi ammetto che la poca conoscenza in materia mi viene da una visione "esterna". Tuttavia spero che il mio piccolo contributo possa servire a chi è all'interno di ordini equestri. Oggi (almeno in Italia) gli ordini con categorie nobiliari sono una delle poche realtà sociali in cui si possa pubblicamente e con serietà far sfoggio della propria nobiltà (o di quella degli avi?). E qui scusate se sempifico o banalizzo, un po' come provocazione: la tentazione talvolta potrebbe essere quella di far parte di un ordine per ribadire il proprio status o perchè cavaliere era mio padre, mio nonno, etc.
Le due grandi sfide degli ordini equestri a mio avviso sono 1) la selezione, la formazione e la verifica continua delle virtù cristiane, morali e sociali dei propri membri (a maggior ragione se appartengono a classi nobili); 2) convincere la società civile della bontà, serietà ed utilità dei propri fini.
Posta questa premessa, pur non essendo direttamente interessato, mi parrebbe una grave perdita, a livello storico e culturale, l'abolizione o una sommaria rivoluzione delle categorie nobiliari; e se in futuro qualche cambiamento vi sarà in materia di quarti di nobiltà (senza incidere sulla serietà della verifica delle prove nobiliari) o in materia di ammissione alle più alte cariche anche di cavalieri meritevoli ma non nobili, mi auguro che mai si modifichino al ribasso i requisiti di moralità e di fedeltà alla Chiesa che sono il vero manto del cavaliere.
Grazie per la Vostra attenzione e complimenti per gli interessanti interventi che precedono...
De Vineis
 
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