da Antonio Pompili » mercoledì 22 gennaio 2014, 11:27
Carissima, innanzitutto una premessa: non ho altri riscontri dello stemma di Mons. Speranza a parte l'illustrazione che ho trovato sul libro, e dunque il blasone in gioco si riferisce solo all'arma come lì riprodotta, arma che potrebbe esser stata realizzata con qualche piccola imprecisione rispetto a quella propria del Vescovo (al tempo del quale, peraltro, era ancora quasi sempre registrabile una certa precisione nella composizione degli stemmi e nella loro realizzazione grafica).
Ad esempio vedo un castello torricellato di due pezzi, il che nel blasone andrebbe preferibilmente specificato, essendo la struttura tipica del castello araldico con tre torri, della quale la centrale di maggiori dimensioni. Ma un po' più strano mi pare il fatto che le due torri siano merlate alla ghibellina a differenza del resto della struttura che è alla guelfa... Il che - se ammettiamo davvero tale differenza nello stemma (realmente in uso) del Vescovo, andrebbe ancora blasonato. Così come andrebbe blasonato lo strano (sempre rispetto alle più consolidate consuetudini araldiche) numero di merli delle torri: soltanto due! Inoltre non è affatto appropriato il termine terrazzato, applicabile di per sé a figura vegetale piantata in un terrazzo. Qui si dovrebbe semmai dire fondato su un terrazzo. A parte il fatto che il terrazzo qui rappresentato è piuttosto una campagna che - questa è la differenza rispetto al primo - non ha contorni naturalistici ma è delimitata da una linea regolare...
Potrei andare avanti... ma devo fermarmi qui.
Ad ogni modo approfitto per citarti la fonte del blasone riportato nel libro: lo stemmario del Camozzi.
E approfitto anche per segnalarti un'altra versione del blasone, riportata sotto al disegno, e ancor meno ad esso corrispondente:
Troncato: nel 1° del patrono della Diocesi di Bergamo; nel 2° d'azzurro, al castello d'argento merlato alla ghibellina, aperto, finestrato e fabbricato di nero, terrazzato di un mare agitato al naturale; all'ancora di nero (3) posta in palo sul tutto e parzialmente immersa nel mare (Fonte: Stemmi di prelati, di Istituti e di Nobili, fasc. 5, frammento).
Puoi capire perchè sopra ho tenuto a dire che, a mio modesto avviso, il libro al quale ci riferiamo è certamente utile per identificare un vescovo a partire da qualche manufatto con stemma, come abbiam noi fatto. Ma restano (almeno nel caso da noi analizzato) non pochi dubbi riguardo alla precisione delle raffigurazioni e delle relative descrizioni blasoniche.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)