Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

eugubino ha scritto:Curiosando nel forum mi è capitato più volte di leggere varie considerazioni in merito ad una (presunta?) precisione e rigidità dell'araldica.
Ad esempio?![]()
L'araldica gode della precisione della scienza, temprata dalla flessibilità dell'arte, questo è indubbio...
E' stato sempre così? Quando e da chi è stata codificata questa (presunta?) rigidità? Faccio queste domande perché per i secoli passati (quattrocento, cinquecento, seicento) non ho constatato un "rigida" esecuzione degli stemmi (sia nei colori, sia nelle partizioni, sia negli inquartamenti, sia nelle singole "figure").
Se ho ben inteso quel che vuoi dire, il passaggio degli stemmi dalla "vita vissuta" dei campi di battaglia alla "tranquillità" delle pareti degli edifici ha certamente (da una parte) permesso agli artefici di poterne curare la forma con maggiore precisione, e (da un'altra) di poter disporre a questo scopo di strumenti sempre migliori.
Una curiosità. Alla base del primo stemma che si vede in alto a sinistra di questa pagina vedo scritto "POST FATA RESURGO". Doveva trattarsi di una frase molto in voga se anche un notaio eugubino attivo della seconda metà del Settecento ha sentito il bisogno di inserire le medesime parole alla base del suo signum (che, però, rappresentando una fenice, mi pare più consono al motto).
Saluti
Fabrizio
si arriva in cielo
eugubino ha scritto:Le faccio questo esempio, scusandomi anticipatamente per il mio "rozzo" linguaggio e per alcune semplificazioni. Ma l'importante è capirsi.
Certo. Non ti preoccupare minimamente di nulla.
Abbiamo un famiglia. Conosciamo la sua arma trecentesca, molto precisamente perché affrescata...(omissis)...lo stemma scolpito su arenaria, appartenente alla stessa famiglia, sicuramente eseguito tra la fine del quattrocento e i primi del cinquecento. Perché le due figura - che restano singolarmente le stesse - sono invertite?
Perché in più stemmari settecenteschi i colori delle bande argento (bianche) sono cambiati in oro (giallo).
Ci saranno state delle motivazioni particolari o si tratta delle conseguenze della "libertà" artistica?
si arriva in cielo
eugubino ha scritto:L'articolo sugli stemmi di Palazzo Beni l'abbiamo affrontato soprattutto dal punto di vista storico artistico, che è quelle che ci premeva di più e sul quale eravamo più preparati. Ciò non toglie che alcuni di quegli stemmi siano proprio bellissimi ed è stato un mezzo miracolo che l'associazione locale "Maggio Eugubino", con la collaborazione dei proprietari dello stabile, sia riuscita a salvarli. Gli ha assicurato perlomeno qualche altro decennio di vita!
Non c'è che dire la loggetta di palazzo Beni è un vero gioiello!
Mi è parso di capire che altri stemmi sono presenti all'interno del palazzo, è vero?
Affidabilità degli stemmari: argomento ostico e spigoloso.
Concordo!
Per Gubbio, a mia scienza, esistono 4 stemmari (almeno negli archivi pubblici): due settecenteschi, due ottocenteschi. Affidabili? Come si fa a rispondere? Uno stemma, per essere affidabile, dovremmo andarlo a prendere nei palazzi nobiliari, nei palazzi pubblici, nelle tombe, sui sigilli. Ma anche queste armi, nei secoli, mostrano qualche variazione, chiaramente non negli elementi identificativi essenziali.
Il problema sta nel comprendere se il redattore di uno stemmario ha avuto a suo tempo un tale scrupolo oppure no!
Questa grande difficoltà si nasconde dietro agli stemmi pacificamente attribuiti a molte famiglie, anche assai famose.
Resto convinto che, specie nel passato, questa "rigidezza" nella riproduzione delle armi, oltre cha a motivi specifici, dovuti ad avvenimenti politici e sociali, interni ed esterni alla famiglia, sia consenguenza anche di una certa "libertà" nella loro esecuzione.
Per quel che ne so assolutamente sì. Direi che bisogna distinguere tra rigidezza e rigidezza, ovvero tra libertà e libertà. Un buon artista araldico sa certo -salvo errori sempre possibili- qual'è il suo limite nel riprodurre uno stemma in modi diversi per adattarlo alle esigenze del supporto, della posizione, dell'utilizzo ecc., lo stemma rimarrà il medesimo. Il cattivo artista farà un cattivo lavoro arrivando a realizzare un'arma che il nonno del committente non riconoscerebbe come propria, e questo (se non fossero nel frattempo intervenuti fatti o atti utili alla consapevole modifica dello stemma), sarebbe davvero un guaio.
Stessa cosa, direi, vale per la scrittura. Chi fa ricerca d'archvio lo sa bene: parole, nomi, toponimi - identici - scritti nei più svariati modi; punteggiatura molto "rilassata" etc. Nulla a che vedere con le "rigidezze" dell'ultimo secolo e mezzo. Ma il significato delle parole, in fin dei conti, era lo stesso. Ed è questo che contava!
Indubbiamente! In araldica gli stili sono cambiati parecchio nel tempo e nello spazio, ma l'araldica è cosa di emblemi composti secondo aluni criteri base (tre o quattro), sui quali si è sedimentata una più ampia quantità di "regole" spesso diverse da luogo a luogo che ha certamente irrigidito oltremodo il sentire e l'interpretare l'araldica da parte di molti.
E' un discorso relativamente recente (si vedano le norme della Consulta Araldica del Regno d'Italia), ma in realtà molto meno di quanto comunemente si pensi. Si veda il particolarismo più o meno accentuato dei cimieri all'interno della medesima famiglia, o si pensi alla grande diffusione delle imprese, due fenomeni (araldico e non araldico) che sono serviti per sfuggire alla rigidezza dell'ereditarietà delle armi.
Ricambio i saluti
eugubino ha scritto:...(omissis)...è stato un mezzo miracolo che l'associazione locale "Maggio Eugubino", con la collaborazione dei proprietari dello stabile, sia riuscita a salvarli. Gli ha assicurato perlomeno qualche altro decennio di vita!
Complimenti e congratulazionia prescindere!
Affidabilità degli stemmari: argomento ostico e spigoloso...(omissis)...Affidabili? Come si fa a rispondere? Uno stemma, per essere affidabile, dovremmo andarlo a prendere nei palazzi nobiliari, nei palazzi pubblici, nelle tombe, sui sigilli.
Micaè detto...
Ma anche queste armi, nei secoli, mostrano qualche variazione, chiaramente non negli elementi identificativi essenziali.
...il "problema dell'attendibilità" si pone per le testimonianze araldiche di ogni genere e tipo, non solo per gli stemmari manoscritti o a stampa, e rientra nel più ampio discorso della verifica delle fonti, su cui potremmo parlare a lungo...
...(omissis)...Stessa cosa, direi, vale per la scrittura. Chi fa ricerca d'archvio lo sa bene: parole, nomi, toponimi - identici - scritti nei più svariati modi; punteggiatura molto "rilassata" etc. Nulla a che vedere con le "rigidezze" dell'ultimo secolo e mezzo. Ma il significato delle parole, in fin dei conti, era lo stesso. Ed è questo che contava!
si arriva in cielo
si arriva in cielo

Visitano il forum: Nessuno e 7 ospiti