Considerazione e domanda

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Considerazione e domanda

Messaggioda eugubino » giovedì 25 agosto 2005, 19:35

Curiosando nel forum mi è capitato più volte di leggere varie considerazioni in merito ad una (presunta?) precisione e rigidità dell'araldica.
E' stato sempre così?
Quando e da chi è stata codificata questa (presunta?) rigidità?
Faccio queste domande perché per i secoli passati (quattrocento, cinquecento, seicento) non ho constatato un "rigida" esecuzione degli stemmi (sia nei colori, sia nelle partizioni, sia negli inquartamenti, sia nelle singole "figure").

Una curiosità. Alla base del primo stemma che si vede in alto a sinistra di questa pagina vedo scritto "POST FATA RESURGO". Doveva trattarsi di una frase molto in voga se anche un notaio eugubino attivo della seconda metà del Settecento ha sentito il bisogno di inserire le medesime parole alla base del suo signum (che, però, rappresentando una fenice, mi pare più consono al motto).
Saluti
Fabrizio
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Re: Considerazione e domanda

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 25 agosto 2005, 19:53

eugubino ha scritto:Curiosando nel forum mi è capitato più volte di leggere varie considerazioni in merito ad una (presunta?) precisione e rigidità dell'araldica.

Ad esempio? :shock:
L'araldica gode della precisione della scienza, temprata dalla flessibilità dell'arte, questo è indubbio :oops: ...


E' stato sempre così? Quando e da chi è stata codificata questa (presunta?) rigidità? Faccio queste domande perché per i secoli passati (quattrocento, cinquecento, seicento) non ho constatato un "rigida" esecuzione degli stemmi (sia nei colori, sia nelle partizioni, sia negli inquartamenti, sia nelle singole "figure").

Se ho ben inteso quel che vuoi dire, il passaggio degli stemmi dalla "vita vissuta" dei campi di battaglia alla "tranquillità" delle pareti degli edifici ha certamente (da una parte) permesso agli artefici di poterne curare la forma con maggiore precisione, e (da un'altra) di poter disporre a questo scopo di strumenti sempre migliori.

Una curiosità. Alla base del primo stemma che si vede in alto a sinistra di questa pagina vedo scritto "POST FATA RESURGO". Doveva trattarsi di una frase molto in voga se anche un notaio eugubino attivo della seconda metà del Settecento ha sentito il bisogno di inserire le medesime parole alla base del suo signum (che, però, rappresentando una fenice, mi pare più consono al motto).
Saluti
Fabrizio


Lo stemma in oggetto è dell'Istituto Araldico Genealogico Italiano.

Il motto è antico quasi quanto la leggenda della fenice, alla quale difatti deve la propria origine: col tempo, tale frase ha finito con l'assumere valore idiomatico, a fronte di situazioni che vedono un soggetto "riemergere" da un periodo più o meno lungo di oblio.

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Messaggioda eugubino » giovedì 25 agosto 2005, 20:07

Le faccio questo esempio, scusandomi anticipatamente per il mio "rozzo" linguaggio e per alcune semplificazioni. Ma l'importante è capirsi.

Abbiamo un famiglia.
Conosciamo la sua arma trecentesca, molto precisamente perché affrescata.
L'arma è partita. A sinistra figura A (leone rampante), a destra figura B (bande blu-argento, ovviamente alternate).

Passiamo allo stemma scolpito su arenaria, appartenente alla stessa famiglia, sicuramente eseguito tra la fine del quattrocento e i primi del cinquecento.

Perché, ora, le due figura - che restano singolarmente le stesse - sono invertite? B al posto di A.

Perché in più stemmari settecenteschi i colori delle bande argento (bianche) sono cambiati in oro (giallo).

Ci saranno state delle motivazioni particolari o si tratta delle conseguenze della "libertà" artistica?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 25 agosto 2005, 20:21

eugubino ha scritto:Le faccio questo esempio, scusandomi anticipatamente per il mio "rozzo" linguaggio e per alcune semplificazioni. Ma l'importante è capirsi.

Certo. Non ti preoccupare minimamente di nulla.

Abbiamo un famiglia. Conosciamo la sua arma trecentesca, molto precisamente perché affrescata...(omissis)...lo stemma scolpito su arenaria, appartenente alla stessa famiglia, sicuramente eseguito tra la fine del quattrocento e i primi del cinquecento. Perché le due figura - che restano singolarmente le stesse - sono invertite?

Perché in più stemmari settecenteschi i colori delle bande argento (bianche) sono cambiati in oro (giallo).

Ci saranno state delle motivazioni particolari o si tratta delle conseguenze della "libertà" artistica?


Potrebbero ben esserci state sia le une, sia le altre... non è purtroppo possibile stabilire una "prassi" unica a fronte di episodi del genere!

Se ci sono motivazioni particolari causate da eventi storici o altro, bisogna innanzitutto vedere se di esse è rimasta traccia scritta.
E poi, riuscire a trovarla.
Sennò, ricorrere (sempre con cautela) ad ipotesi induttive aiutandosi con altre vicende storiche note e pertinenti all'ambito socio-culturale in cui il singolo stemma si è trovato a passare.

Ma mai generalizzando, nè ricorrendo acriticamente a paralleli con altri stemmi o con altre vicende.

Ogni caso è a sè, ed è a quel che si ha concretamente sotto gli occhi che bisogna dedicarsi. :wink: Sempre.

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Messaggioda antonio_conti » domenica 28 agosto 2005, 16:24

Un saluto ed un benvenuto a Fabrizio Cece anche da parte mia... il mondo è piccolo... o forse il forum Iagi è sempre più grande?!
La ritrovo volentieri su queste pagine telematiche dopo averla letta (con assoluto interesse) in un bell'articolo apparso su "L'Eugubino" dell' ottobre 2001... un articolo sull'importante restauro degli affreschi di palazzo Beni di Gubbio!

Un po' di tempo fa ho avuto modo di conoscere personalmente Ettore Sannipoli che si è arranpicato con me sul ponteggio per mostrarmi il restauro... ho ormai pressochè concluso uno studio sull'araldica dei Montefeltro (mmm... altri colleghi del forum si astengano da facili commenti sarcastici sui miei tempi... :? ), ed il suo articolo e gli affreschi in sè sono stati un apporto certamente utile e interessante per la mia ricerca.

Riguardo al quesito proposto, la mia risposta non può che essere quella di fra' Eusanio. Le modifiche dell'arma di cui ci ha parlato sono certamente interessanti e meriterebbero un'indagine.
Gli stemmari settecenteschi mostrano anche "strani :wink: " cambiamenti nelle armi di altre famiglie? In sostanza, sono attendibili?

Un cordiale saluto

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Messaggioda eugubino » domenica 28 agosto 2005, 16:59

L'articolo sugli stemmi di Palazzo Beni l'abbiamo affrontato soprattutto dal punto di vista storico artistico, che è quelle che ci premeva di più e sul quale eravamo più preparati. Ciò non toglie che alcuni di quegli stemmi siano proprio bellissimi ed è stato un mezzo miracolo che l'associazione locale "Maggio Eugubino", con la collaborazione dei proprietari dello stabile, sia riuscita a salvarli. Gli ha assicurato perlomeno qualche altro decennio di vita!

Affidabilità degli stemmari: argomento ostico e spigoloso.
Per Gubbio, a mia scienza, esistono 4 stemmari (almeno negli archivi pubblici): due settecenteschi, due ottocenteschi. Affidabili? Come si fa a rispondere? Uno stemma, per essere affidabile, dovremmo andarlo a prendere nei palazzi nobiliari, nei palazzi pubblici, nelle tombe, sui sigilli. Ma anche queste armi, nei secoli, mostrano qualche variazione, chiaramente non negli elementi identificativi essenziali.

Resto convinto che, specie nel passato, questa "rigidezza" nella riproduzione delle armi, oltre cha a motivi specifici, dovuti ad avvenimenti politici e sociali, interni ed esterni alla famiglia, sia consenguenza anche di una certa "libertà" nella loro esecuzione.

Stessa cosa, direi, vale per la scrittura. Chi fa ricerca d'archvio lo sa bene: parole, nomi, toponimi - identici - scritti nei più svariati modi; punteggiatura molto "rilassata" etc. Nulla a che vedere con le "rigidezze" dell'ultimo secolo e mezzo. Ma il significato delle parole, in fin dei conti, era lo stesso. Ed è questo che contava!

Ricambio i saluti
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Messaggioda antonio_conti » lunedì 29 agosto 2005, 0:37

eugubino ha scritto:L'articolo sugli stemmi di Palazzo Beni l'abbiamo affrontato soprattutto dal punto di vista storico artistico, che è quelle che ci premeva di più e sul quale eravamo più preparati. Ciò non toglie che alcuni di quegli stemmi siano proprio bellissimi ed è stato un mezzo miracolo che l'associazione locale "Maggio Eugubino", con la collaborazione dei proprietari dello stabile, sia riuscita a salvarli. Gli ha assicurato perlomeno qualche altro decennio di vita!

Non c'è che dire la loggetta di palazzo Beni è un vero gioiello!
Mi è parso di capire che altri stemmi sono presenti all'interno del palazzo, è vero?


Affidabilità degli stemmari: argomento ostico e spigoloso.
Concordo!

Per Gubbio, a mia scienza, esistono 4 stemmari (almeno negli archivi pubblici): due settecenteschi, due ottocenteschi. Affidabili? Come si fa a rispondere? Uno stemma, per essere affidabile, dovremmo andarlo a prendere nei palazzi nobiliari, nei palazzi pubblici, nelle tombe, sui sigilli. Ma anche queste armi, nei secoli, mostrano qualche variazione, chiaramente non negli elementi identificativi essenziali.
Il problema sta nel comprendere se il redattore di uno stemmario ha avuto a suo tempo un tale scrupolo oppure no!
Questa grande difficoltà si nasconde dietro agli stemmi pacificamente attribuiti a molte famiglie, anche assai famose.


Resto convinto che, specie nel passato, questa "rigidezza" nella riproduzione delle armi, oltre cha a motivi specifici, dovuti ad avvenimenti politici e sociali, interni ed esterni alla famiglia, sia consenguenza anche di una certa "libertà" nella loro esecuzione.
Per quel che ne so assolutamente sì. Direi che bisogna distinguere tra rigidezza e rigidezza, ovvero tra libertà e libertà. Un buon artista araldico sa certo -salvo errori sempre possibili- qual'è il suo limite nel riprodurre uno stemma in modi diversi per adattarlo alle esigenze del supporto, della posizione, dell'utilizzo ecc., lo stemma rimarrà il medesimo. Il cattivo artista farà un cattivo lavoro arrivando a realizzare un'arma che il nonno del committente non riconoscerebbe come propria, e questo (se non fossero nel frattempo intervenuti fatti o atti utili alla consapevole modifica dello stemma), sarebbe davvero un guaio.

Stessa cosa, direi, vale per la scrittura. Chi fa ricerca d'archvio lo sa bene: parole, nomi, toponimi - identici - scritti nei più svariati modi; punteggiatura molto "rilassata" etc. Nulla a che vedere con le "rigidezze" dell'ultimo secolo e mezzo. Ma il significato delle parole, in fin dei conti, era lo stesso. Ed è questo che contava!
Indubbiamente! In araldica gli stili sono cambiati parecchio nel tempo e nello spazio, ma l'araldica è cosa di emblemi composti secondo aluni criteri base (tre o quattro), sui quali si è sedimentata una più ampia quantità di "regole" spesso diverse da luogo a luogo che ha certamente irrigidito oltremodo il sentire e l'interpretare l'araldica da parte di molti.
E' un discorso relativamente recente (si vedano le norme della Consulta Araldica del Regno d'Italia), ma in realtà molto meno di quanto comunemente si pensi. Si veda il particolarismo più o meno accentuato dei cimieri all'interno della medesima famiglia, o si pensi alla grande diffusione delle imprese, due fenomeni (araldico e non araldico) che sono serviti per sfuggire alla rigidezza dell'ereditarietà delle armi.


Ricambio i saluti


Personalmente per l'oggi, nel mio piccolo, sono un fautore della minor rigidezza possibile, come si può evincere da alcuni dei miei interventi anche in questo Forum.

Cordialmente

Antonio Conti
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 29 agosto 2005, 17:24

eugubino ha scritto:...(omissis)...è stato un mezzo miracolo che l'associazione locale "Maggio Eugubino", con la collaborazione dei proprietari dello stabile, sia riuscita a salvarli. Gli ha assicurato perlomeno qualche altro decennio di vita!

Complimenti e congratulazioni :wink: a prescindere!

Affidabilità degli stemmari: argomento ostico e spigoloso...(omissis)...Affidabili? Come si fa a rispondere? Uno stemma, per essere affidabile, dovremmo andarlo a prendere nei palazzi nobiliari, nei palazzi pubblici, nelle tombe, sui sigilli.

Mica :shock: è detto...

Ma anche queste armi, nei secoli, mostrano qualche variazione, chiaramente non negli elementi identificativi essenziali.

...il "problema dell'attendibilità" si pone per le testimonianze araldiche di ogni genere e tipo, non solo per gli stemmari manoscritti o a stampa, e rientra nel più ampio discorso della verifica delle fonti, su cui potremmo parlare a lungo...

...(omissis)...Stessa cosa, direi, vale per la scrittura. Chi fa ricerca d'archvio lo sa bene: parole, nomi, toponimi - identici - scritti nei più svariati modi; punteggiatura molto "rilassata" etc. Nulla a che vedere con le "rigidezze" dell'ultimo secolo e mezzo. Ma il significato delle parole, in fin dei conti, era lo stesso. Ed è questo che contava!


Paragone azzeccatissimo! Lo studio degli stemmi, come quello della scrittura, richiede allo studioso una certa "elasticità mentale" che l'esperienza (ovviamente) facilita e favorisce.

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Messaggioda eugubino » martedì 6 settembre 2005, 21:02

Visto che è stato citato il restauro degli stemmi (e di altre decorazioni) del palazzo Beni di Gubbio, ho pensato di mandare al sig. Cravarezza tre esempi del lavoro svolto.
Restiano in attesa dell'inserimento.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 7 settembre 2005, 10:51

Gentili Signori,
ecco i restauri araldici preannunciati:

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Ho provveduto anche a spostare la discussione nella sezione "Araldica" del forum.
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Messaggioda eugubino » mercoledì 7 settembre 2005, 12:04

Non so dire se i colori siano stati ripresi e forse eccentuati, però lo stemma feltresco (conte Guidantonio) è proprio magnifico.

D'altra parte si tratta pur sempre di un affresco!
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 7 settembre 2005, 17:37

Oltre che magnifici, anche araldicamente fedeli e attendibili,

Molto belli davvero! :P

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Messaggioda antonio_conti » giovedì 15 settembre 2005, 14:42

E sì, sono davvero magnifici e deve essere reso merito all'Associazione Maggio Eugubino per il restauro.
Sul merito permettetemi di trattarne prossimamente :wink:

Antonio
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Messaggioda eugubino » giovedì 15 settembre 2005, 16:46

Il buon occhio di fra' Eusanio va subito corroborato con un paio di considerazioni.
1. Se il risultato è buono è anche merito alla restauratrice!
2. Se gli stemmi sono belli e fedeli è anche merito di chi li ha dipinti, cioè di Ottaviano Nelli, la maggior gloria di Gubbio nel campo della pittura, che, guarda caso, esordì proprio con l'esecuzione di stemmi!!

Saluti
Fabrizio
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 15 settembre 2005, 17:31

Caspita! Lo splendore dello stemma feltresco lascia senza parole... che meraviglia... che meraviglia...

Se sono splendidi già così, ma vi immaginate il colpo d'occhio quando il buon Ottaviano Nelli aveva da poco tolto i ponteggi?

Grazie Eugubino per questa chicca!

Accanto al cimiero par di vedere una piccola impresa... cose feltresche?

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