Io per lavoro ho imparato, di fronte alle leggi, a non ragionare in termini di "o bianco o nero", ma a confrontarmi con una vasta zona grigia.. Il bianco o nero esiste solo nella teoria delle leggi; ma quando le leggi si incontrano con la realtà sociale, geografica, personale etc. nella quale devono essere interpretate ed applicate si crea la zona grigia. Penso che, senza ovviamente giustificare usurpazioni o abusi, tale metodo possa essere utilizzato anche nei confronti della legislazione nobiliare, tanto più in Italia che è un crogiuolo millenario di nobiltà... e di ignobiltà
Ogni caso è a sè e non può essere valutato a priori: esistono usurpatori, millantatori, fessi, che si vantano di titoli traballanti o fasulli ma anche persone che magari tengono solo ad onorare una tradizione familiare antica di qualche secolo, oppure a mostrare fedeltà a una dinastia dell'Italia preunitaria (Borbone, Asburgo di vari rami, o magari il Papa) utilizzando un titolo "pre-sabaudo". Il mio intento nell'aprire questo argomento non era certo quello di aprire una diatriba, ma di soffermarsi a pensare come anche le leggi nobiliari del Regno d'Italia, durante la loro vigenza, fossero talvolta disapplicate, aggirate oppure solamente di fatto inefficaci. Oso anche immaginare che fra le persone che presentarono carte e pagarono tasse per farsi iscrivere negli elenchi ufficiali ve ne fosse anche qualcuna per niente nobile che abbia imbrogliato bene, ottenendo la formalizzazione di una (inesistente) nobiltà della sua famiglia...
Non penso però che gli abusi siano una caratteristica solo italiana. In materia nobiliare, a mio avviso, avvengono più numerosi quando viene a mancare il controllo sociale (ad esempio, quando viene a mancare o entra in crisi una classe nobiliare omogenea in un determinato ambito geografico).
Ho letto una volta, e ve lo riporto sperando che sia vero, che in Francia durante la Prima Guerra Mondiale molte antiche casate si estinsero gloriosamente nelle trincee.. Qualche anno dopo una legge permise di richiedere, anche da parte di estranei, dietro pagamento di congrua tassa, di appropriarsi di questi nobilissimi nomi.. Oggi, passata qualche generazione, parlando con signori eleganti dal nome altisonante nessuno immagina che siano totalmente privi di sangue blu e discendenti di gente arricchitasi durante la guerra, magari nelle maniere più oscure ed indicibili.
E già nei romanzi di Balzac e di Victor Hugo, ambientati nella Francia della Restaurazione e di Luigi Filippo, sono numerose le caricature di personaggi che millantano titoli e cognomi inventati o usurpati.. Dunque, forse, noi Italiani non siamo i soli ad aver "inventato" in materia nobiliare.. il che non vuol dire che non siamo stati bravi e produttivi
Grazie, però, per i contributi di tutti, che mi hanno aiutato a chiarirmi le idee su questo argomento e a conoscerne nuovi aspetti
