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antonio33 ha scritto:
(...) Allora perché andare alla ricerca de i nostri avi ?
Solo curiosità?
In fondo non importa nulla di quel che fecero, nobili o plebei?
Non sentiamo tutti il senso di appartenenza a una famiglia?
Ma, forse, questo a chi discenda da un nobile non è concesso.
Cordialmente saluto tutti.
Antonio
Dimenticavo: non è mia consuetudine ridere in faccia!
la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
Al contrario se non viene riconosciuta dal diritto pubblico è ridotta solo ad un valore morale insito all'interno dell'individuo, una memoria storica a niente più.
Quindi la nobiltà non riconosciuta (nobiltà di cortesia) non ha nulla a che fare con quella che era la nobiltà del passato.


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Delehaye ha scritto:pierfe ha scritto:Segnalo quest'articolo interessante "Titoli nobiliari: Onori e offerte..." riferito alle Case già Sovrane:
http://www.economist.com/news/internati ... and-offers
Vorrei sottolineare che la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
Al contrario se non viene riconosciuta dal diritto pubblico è ridotta solo ad un valore morale insito all'interno dell'individuo, una memoria storica a niente più.
Quindi la nobiltà non riconosciuta (nobiltà di cortesia) non ha nulla a che fare con quella che era la nobiltà del passato.
Pier Felice degli Ubertil'articolo citato ha scritto:Sticklers find plenty to annoy them. Pier Felice degli Uberti, president of the International Commission on Orders of Chivalry, an academic body, finds Kigeli V’s trade in titles “very sad”. He has warned the ex-king that the titles do not form part of his historical tradition and should not be awarded. His majesty declined to comment but his secretary-general responded: “Who has the right to question his authorities but God and his countrymen?”
fonte: http://www.economist.com/news/internati ... and-offers
Una cosa non mi è chiara.![]()
Jean-Baptiste Ndahindurwa diventa legittimamente 27° (15° della 3° Dinastia) re (mwami) del Rwanda col nome di Kigeli V Ndahindurwa il 28.07.1959 (incoronato il 09.10.1959), succedendo al fratello Charles Léon Pierre Rudahigwa Mutara III Rukabu (sul trono dal 12.11.1931 al 25.07.1959), regno che dura fino al 28.01.1961, quando per i tumulti rivoluzionari Hutu, lui va in esilio in Tanzania... il Rwanda votò un referendum per trasformarsi in repubblica il 25.05.1961 con il 79,85% favorevoli alla repubblica.
Kigeli V è dunque formalmente un re in esilio, che non ha abdicato o rinunciato al trono.
Il suo "esilio" è stato anche ufficializzato dal giugno 1992 con lo status di "asilante politico" da parte degli Stati Uniti, cioè da quando si tasferisce lì (prima a Washington DC poi ad Oakton in Virginia) dopo l'esilio in Dar es Salaam in Tanzania (1961-1962), a Nairobi in Kenya (1963-1971), a Kampala in Uganda (1972-1978) e di nuovo a Nairobi in Kenya (1979-1992).
Perchè, dunque, le sue decorazioni e concessioni nobiliari "non fanno parte della sua tradizione storica e non dovrebbe premiare" (cit.)?
Convengo che sia "molto triste" (cit.) il mercimonio nobiliare/cavalleresco per sostentarsi...
Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Ripeto la mia prima domanda: che senso ha parlare di nobiltà senza diritto pubblico,
Perché il diritto pubblico non può proibirla, la proibizione della nobiltà sarebbe giuridicamente“ ultravires”,ovvero al di là della portata dei propri poteri legali , indi si può solo riconoscere o non riconoscere.
senza successione automatica
Cosa c'è di più automatico dell'ereditarietà di un bene materiale o immateriale ?
Da sempre essa è trasmissibile “automaticamente” di per successione familiare ( m o mf ) secondo le leggi i vigore nel luogo e nel periodo dove nacque o maturò.
e senza ricchezze?
Evitando di tirare in ballo per la terza volta i Barnabotti ( poareti ) cito il pensiero di B.G. Zenobi:
“Se proprietà o ricchezza fossero da sole sufficienti a determinare l’ammissione nel gruppo [ ceto nobiliare], non ci occuperemo di ceti, ma di classe sociali in senso moderno. Se di ricchezza può parlarsi esse deve essere “l’antica ricchezza” di cui aveva parlato Aristotele nel definire la nobiltà.”
Nessuno ha portato a prova della tesi sul diritto naturale una legislazione di qualche statarello che certifica un diritto di questo tipo..
Tutte le legislazioni nobiliare dalla notte dei tempi ad oggi si basano sul diritto naturale, essendo la nobiltà tra, formazioni sociali censite dallo ius gentium da secoli se non addirittura da millenni. E' più difficile produrre prove a sfavore .
Mi sembri per il resto si parli di fuffa..
punti di vista, Alessio![]()
pierfe ha scritto:Cerco di essere sintetico:
1) in Rwanda non esisteva la nobiltà come noi la intendiamo, certo esistevano ceti dirigenti ma non con la terminologia che noi siamo abituati a chiamare nobiltà.
Quindi un re in esilio che è alla fine un privato cittadino non può modificare la legge del suo Paese.
pierfe ha scritto:2) gli ordini cavallereschi di merito sono recenti e non è certo che esistessero all'epoca del regno
Non c'è nulla di male che il re conceda quelli che lui chiama ordini cavallereschi di merito e sono validi nell'ambito privato dei suoi partigiani perchè durante il regno del Rwanda (sotto il protettorato belga) esistevano in Rwanda ordini cavallereschi di merito (almeno con certezza quelli concessi dal re dei Belgi).
Penso di essere stato chiaro
Pier Felice degli Uberti
Principi implicati nello stabilire la validità degli Ordini di Cavalleria - http://www.icocregister.org/principi.htm ha scritto:2) Gli Ordini dinastici o di famiglia appartenenti Jure sanguinis a una Casa Sovrana (cioè a quelle case regnanti o ex regnanti il cui rango sovrano venne riconosciuto internazionalmente all’epoca del congresso di Vienna o più tardi) conservano intatta la loro validità storica cavalleresca e nobiliare, indipendentemente da ogni rivolgimento politico. È da ritenersi pertanto giuridicamente ultra vires l’eventuale ingerenza dei nuovi Stati succeduti alle antiche Dinastie, sia sul piano legislativo che su quello amministrativo nei confronti degli Ordini dinastici. Che questi non siano riconosciuti ufficialmente dai nuovi governanti, non inficia la loro validità tradizionale e il loro status , ai fini araldici, cavallereschi e nobiliari.
3) è opinione di autorevoli Giuristi che gli ex-Sovrani non abdicatari - la cui posizione è diversa da quella di semplici “pretendenti” - serbino, vita natural durante, la loro qualità di fons honorum” anche per quanto riguarda il gran magistero di quegli Ordini, cosiddetti di Corona, che altrimenti si potrebbero classificare fra quelli di Stato o di merito.

GENS VALERIA ha scritto:...omissis...Non si riesce a comprendere quali siano i criteri , oltre quelli morali/religiosi ) usati dal Sovrano Militare Ordine di Malta ( ed pochi altri ) per cooptare cavalieri nelle classi tradizionalmente nobiliari ? Un mondo di fantasia dove tutti ridono in faccia ?
Seguendo in fondo il tuo ragionamento sembrerebbe così, non intravvedi contraddizione ?...
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GENS VALERIA ha scritto: Che ci sia in Italia un insieme di persone, discendenti da ceti dirigenti, che si definisce "nobiltà" è un dato non modificabile al limite posso regolamentare o proibire le loro attività , sicut ed simpliciter.
Quindi il riconoscimento nell' ambito del diritto pubblico è del tutto indifferente alla sua esistenza, piaccia o non piaccia questo gruppo di tizi esiste e la legge italiana se ne disinteressa completamente.


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