dome72 ha scritto:Gentile Dott. Degli Uberti,
vorrei manifestarle il mio apprezzamento per l'editoriale letto sul numero di gen-feb 2005 di Nobiltà.
Concordo sul concetto di "scienza documentaria della storia" come linea guida per le nostre ricerche: basta con le bancarelle, con le finte nobiltà, con l'ostentazione di origini (nobili o no) non documentate.
Il mio amore per la genealogia è iniziata quando mio nonno iniziò a raccontarmi le storie tramandate dai suoi avi. Crebbe in me il desiderio di avere dei riscontri documentati ai suoi raccconti, per integrarli ai racconti stessi. Da qui la mia seconda passione: la ricerca genealogica come parte importante per la ricostruzione di storie familiari.
E attenzione, non stiamo parlando di storie di nobili, ma di storie di famiglie contadine o comunque molto povere nelle terre tarantine.
Grazie ancora Dott. Degli Uberti per aver evidenziato quale deve essere lo spirito di una ricerca genealogica.
Domenico Carriero
Caro Consocio,
grazie di cuore per le belle parole che rivolge nei confronti dello IAGI e di me, è verissimo quello che scrive ed io come lei apprezzo la vera storia, la storia delle piccole cose che stanno cambiando il mondo.
Un persona sicura di se stesso non ha bisogno di "inventare" antenati nobili per sottolineare quello che nella sua pochezza mentale vorrebbe che fosse vero, queste sono tutte persone che confondono la realtà con la fantasia e vivono la loro vita come fosse un irreale film di Disney.
Anche la nobiltà storica non è ormai nell'80% dei casi all'altezza del nome e della storia che ha alle spalle, e non si rende conto che non sono gli antenati che senza alcun merito possediamo a dare credito al nostro operato, ma bensì quello che noi stessi costruiamo giorno per giorno.
Fra i miei antenati "importanti" (anche io ho antenati normali da parte di mamma) io ammiro moltissimo il fondatore della Lega Nazionale contro la Tubercolosi (quella istituzione che vendeva nelle scuole elementari i chiudilettera per trovare fondi), che, studioso delle malattie polmonari, dopo aver fondato 2 ospedali dispensari antitubercolari, ed essere medico provinciale di Venezia, preferì andare a curare un suo contadino a Casale Monferrato, volendo tornare semplice medico condotto nella frazione di Roncaglia e medico gratuito di tutte le associazioni benefiche della provincia di Alessandria, incurante di far riconoscere la nobiltà della famiglia alla Regia Consulta Araldica del Regno, perchè diceva che tutti lo sapevano, c'erano i monumenti che lo provavano, i libri e i documenti alla portata di tutti, la nobiltà non contava socialmente più nulla e nella vita ci sono altre cose più importanti da fare per utilizzare meglio il proprio denaro (un piccolo esempio: scrisse La Cultura Sanitaria del Maestro e dell'Educatore, e visto che nessuno lo pubblicava, lo editò a sue spese nel 1913 e ne fece dono a tutti i maestri d'Italia, tanto che su questo successo - fu un vero best seller - il Ministro della Pubblica Istruzione volle creare nella Scuola Nornale "oggi Scuola Magistrale" la materia Igiene per insegnare ai maestri ...)
Pier Felice degli Uberti