Siamo ad agosto, molti utenti sono giustamente in ferie anche dal forum e quindi ho ritenuto opportuno permettere un po' di divagazioni sul tema CRI, anche se non prettamente inerenti al forum e in alcuni interventi un po' fuori dalle righe. Spero comunque che la discussione non degeneri troppo e possa così rimanere aperta per un confronto comunque interessante.
Dopo 10 pagine, vorrei buttare giù qualche mio pensiero che riprende alcune tematiche affrontate precedentemente.
1)
Questione UNUCI. Chi si lamenta per il fatto che gli appartenenti al Corpo militare CRI devono ricevere l'addestramento dal proprio Corpo e non da enti terzi, mi permetto di ricordare che l'UNUCI nasce, oltre che per aggregare gli ufficiali in congedo, anche con lo scopo di mantenere addestrato il personale in congedo (non solo gli ufficiali, ma anche la riserva selezionata e gli altri graduati). Questo è un compito che è stato ribadito recentemente proprio dallo SME. Quindi non mi strapperei i capelli se un membro di un Corpo militare, per quanto ausiliario, si voglia mantenere aggiornato, anche sull'uso delle armi (di cui deve essere capace) o sulla conoscenza delle tecniche di orientamento et similia. Quale differenza c'è se l'addestramento al tiro lo si fa presso il Corpo o presso un Ente che ha uno specifico mandato da parte della Forza Armata per mantenere in addestramento i militari in congedo?
Specificato ciò, però, posso anche comprendere come, da un punto di vista istituzionale, la CRI possa non essere così favorevole ad un addestramento eccessivamente di stampo "militare" e soprattutto così "pubblico". Cioè, va bene la garetta di tiro o di orientamento presso l'UNUCI della propria zona o il partecipare a conferenze addestrative, diverso se un appartenente CRI va in capo al mondo a partecipare a tutti i possibili brevetti militari esistenti. Il ruolo della CRI richiede che il proprio personale eccella nelle tecniche di soccorso e conosca "anche" le basi militari e non viceversa

E' una questione anche "pubblicitaria" abbastanza logica.
2)
Nascita del Corpo militare CRI (e anche ACISMOM). Leggendo qua e là, ho notato che ci si sia dimenticati di come sono nati questi due Corpi. Sembra che il Ministero della Guerra, a fine '800, abbia creato, di sua sponte, due nuovi Corpi appartenenti alla Sanità Militare al pari degli altri già esistenti, e che abbia concesso loro le insegne della Croce Rossa e dell'ACISMOM per una sorta di vicinanza tradizionale e storica con queste due realtà. Di conseguenza gli appartenenti a tali Corpi sono militari che hanno una vicinanza puramente simbolica con la CRI e con l'ACISMOM.
NON E' COSI'!
Ricordo che a fine '800 la CRI e l'ACISMOM firmarono degli accordi con lo Stato per assisterlo durante i conflitti armati e le calamità naturali. Siccome all'epoca l'unico Ente statale che aveva l'organizzazione, i mezzi, gli uomini per intervenire durante le calamità naturali era l'Esercito, è ovvio che la CRI e l'ACISMOM domandarono di poter affiancare l'Esercito sia in caso di guerra sia in caso di calamità naturali. Si dotarono di una divisa per essere uniformi e meglio identificabili (ed essendo a fine 800 è ovvio che la divisa scelta fosse di foggia militare e non rossa con le bande catarifrangenti), si dotarono di regolamenti interni e gerarchie, come del resto farebbe qualsiasi associazione per meglio organizzare il lavoro di migliaia di suoi volontari in situazioni complesse come può essere il fornire assistenza sanitaria durante una guerra o un terremoto. Non mi pare ci fosse la richiesta di fondare Corpi militari o altro né da parte delle due Associazioni né da parte dello Stato. Anche le future Convenzioni di Ginevra in cui diedero mandato alla Croce Rossa di essere d'ausilio alle Forze Armate non avevano come senso la costituzione di Corpi militari. L'ausilio alle Forze Armate negli ospedali militari durante le guerre o le calamità naturali può essere sostenuto tranquillamente da civili preparati e posti sotto la gestione dei militari (si pensi alle suore che per decenni hanno lavorato negli ospedali militari senza avere le stellette). Poi era abbastanza ovvio che all'epoca, vista la stretta collaborazione con l'Esercito, la necessità di una certa disciplina e anche di veder rispettare i propri compiti in un ambiente fortemente gerarchicizzato come quello militare, portò lo Stato a conferire le stellette ai suddetti due Corpi ausiliari al fine di aumentare la stretta collaborazione con la Forza Armata. Nulla di strano né contrario al buon senso.
Ma mi preme sottolineare come gli appartenenti dei suddetti Corpi fossero prima di tutto volontari delle due rispettive Associazioni che, per meglio portare a compimento i loro scopi, sono stati forniti di uniformi militari, stellette, gradi et cetera. Poi ovviamente, con il passare del tempo, le convenzioni sono state perfezionate e anche rese più burocratiche e legali. La nomina ad ufficiale proviene dal Re/Presidente della Repubblica al pari di qualsiasi altro ufficiale, si è assoggettati al codice di disciplina militare... Insomma, piano piano sembra essere passati dall'essere volontari CRI/ACISMOM con stellette ed uniforme ad essere militari che hanno casualmente sulla spalla l'emblema della CRI o dell'ACISMOM. Questo noto quando sento che ci si lamenta perché SMD permette una cosa e la CRI la vieta: dal punto di vista legale è vero che si può ricorrere al TAR, che SMD ha ragione, ma dal punto di vista storico/morale si è volontari CRI o si è militari? Un conto è quando la propria associazione fa di testa sua in fatto di questioni militari (cambiamento di patch o fregi senza interpellare SMD), un conto è quando la propria associazione dispone delle regole di comportamento per i propri volontari e chiede di rispettarle anche laddove SMD sia più permissivo.
Quello che molti si sono chiesti è: oggi sono ancora necessari dei Corpi militari ausiliari? La risposta può essere duplice.
Affermativa. I Corpi militari ausiliari sono ancora utili perché sono composti da personale altamente addestrato, efficiente, organizzato militarmente e che permette allo Stato di avere un bacino di volontari pronti ad intervenire insieme alle Forze Armate sia in tempo di guerra come loro ausilio per sostenere la Sanità militare sia durante le calamità naturali a sostegno della popolazione. Discrimine deve essere però l'efficienza e l'addestramento altamente qualificato del personale posto in congedo, oltre la sua disponibilità immediata al richiamo/precetto.
Negativa. I Corpi militari ausiliari non sono più necessari poiché, in tempo di guerra, non essendoci più i conflitti coinvolgenti centinaia di migliaia di uomini al fronte come nelle due guerre mondiali, la sanità militare è in grado di gestire autonomamente la propria missione; durante le calamità naturali, ormai le Forze Armate intervengono giusto nei primi giorni, ma il Dipartimento della Protezione Civile (inesistente quando nacquero i Corpi militari ausiliari) è in grado di gestire le emergenze sociali autonomamente, tramite le centinaia di associazioni di protezione civile dislocate sul territorio. Addirittura nelle strutture di comando della Protezione Civile, oggi è l'Esercito ad essere dislocato e comandato da dei civili che coordinano tutte le realtà intervenute sul luogo del disastro e di conseguenza è normale che militari e civili collaborino tra loro, senza avere necessità di Corpi militarizzati.
Parere personale. Ritengo che i Corpi militari ausiliari siano una ricchezza per il Paese se gestiti bene, se il personale è ben addestrato, qualificato e pronto all'impiego. Sicuramente poter avere del personale precettabile, pronto all'uso e "gratuito" è sicuramente un vantaggio per lo Stato e sono meritorie le due Associazioni che mantengono i loro rispettivi Corpi pronti e all'avanguardia.
Se, c'è sempre un "se", tali Corpi devono semplicemente sostituire la Sanità militare durante le esercitazioni dell'Esercito per permettere un risparmio allo Stato, o permettere ai propri aderenti di partecipare in uniforme alle gare UNUCI o alle semplici manifestazioni di rappresentanza, allora non servono più a nulla ed è meglio riciclarli in Corpi di protezione civile come ne esistono tanti. Sembrerò un po' duro, ma sono sempre convinto che la tradizione sia una cosa viva e che i valori e gli ideali che vengono tramandati debbano calarsi nella realtà, non divenire dei muri dietro a cui ci nascondiamo per non cambiare mai nulla.
In ultimo, ma molto correlato a quanto scritto precedentemente, vorrei spezzare una lancia a favore dell'uniforme militare. O sciogliamo il Corpo militare, come scritto precedentemente, visto che si può essere d'ausilio alle Forze Armate anche da civili e quindi è giusto adottare una divisa "civile" (quella blu o rossa va benissimo), ma nel momento in cui si mantiene il Corpo militare, ritengo che una divisa come quella dei volontari civili della CRI sia improponibile per un Corpo militare. Si può poi discutere sul fatto che sia opportuno usare la medesima uniforme dell'Esercito o se sia meglio, per una maggiore identificabilità, scegliere un'uniforme, sempre di foggia militare, ma magari di colore differente da quella dell'Esercito o con particolari differenti (delle bande sui pantaloni...). Teniamo però conto che se il discorso può essere semplice per le uniformi ordinarie, per le uniformi di servizio bene o male tutte le Forze Armate cercano di avere la medesima mimetica e sarebbe assurdo che la CRI utilizzasse una mimetica differente: tanto vale usare quella dell'Esercito con i simboli dell'Esercito, anche per permettere una buona coordinazione con lo stesso. Riguardo la visibilità in teatro operativo, state tranquilli che non sarà la patch bianca con la croce rossa a farvi sparare contro o a rendervi più visibili. Cioè, non stiamo discutendo di corpi speciali che si devono infiltrare dietro le linee nemiche, ma di personale dislocato prevalentemente negli ospedali da campo o che, anche laddove dovesse uscire fuori dall'attendamento, sarebbe comunque sempre di supporto al personale operativo e non in prima linea. Inoltre state tranquilli che un cecchino prima di inquadrare e riconoscere il simbolo della CRI o dell'ACISMOM sulla divisa, avrà già sparato avendo riconosciuto prima ancora un militare nemico
