Carissimo,e' bello vedere qualcuno che ancora si appassiona a questi argomenti,penso soprattutto all'interesse di chi verra' dopo di noi,senza pregiudizi o barriere ideologiche potra' attingere ,come gia' ora, da fonti infinite come internet.Nulla pero' potra' sostituire la possibilita' di costruire e mantenere una comunicazione orale tramandata,la cosa piu' vera ed autentica quando ci si confronta. Effettivamente Ragusa ,gia' dal sesto secolo ,risulterebbe, parlava un dialetto neo romanzo,l'italiano non lo parlavano nemmeno Il Conte di cAVOUR e il Re Sabaudo,quando si incontravano.L'assioma Zara-Venezia ,Ragusa-Ancona, sembra storicamente piu' coerente ,da qui le comunicazioni e i contatti con la penisola italiana.Del resto , allora come oggi, sono le spinte economiche ad accompagnare ed appoggiare i contatti culturali,cosi' ora come allora, se chiedi ad un arabo del Mare Adriatico, ti rispondera' Byndiqirrat ,Golfo di Venezia.Risulta che gia' intorno al seicento popolazioni slave ,cacciarono dall'antica Ragusavecchia gli allora residenti.Gia' pochi anni dopo l'acronimo Dubrava, pianta,quercia,dalla vegetazione sovrastante la citta',appare per iscritto.Il veneto sicuramente,oltre allo slavo era parlato gia' alla nascita della Repubblica di Ragusa ,incremento' la sua diffusione durante l'occupazione veneziana durata a Ragusa per circa duecento anni,ma anche dal 1350 in poi fu presente e dominante per gli scambi sociali e culturali.Del resto la stessa impostazione politica e sociale della gloriosa Repubblica di Ragusa ricalca quella veneziana,ne' altrmenti potrebbe essere .Ragusa ebbe anche la,cosidetta soddisfazione di assistere alla fine di Venezia,1797,effimmera pero',un anno e Austria e Napoleone diedero il primo colpo di spugna e di cannone a secolari tradizioni ragusee.Tra queste anche quella, mutuata dall'Austria del Belligerant ali ,tu felix austria nube.Vero che i mercanti e le persone di potere erano in parte di origine neo-romanza,latina ,oltre che veneti e slavi,tutte lingue franche a Ragusa per seicento anni,ma figliavano poco e in questo i s'ciavi,sembravano essere atti alla bisogna.Del resto nella storia d'Italia,quella che proseguiva aldila' dell'Adriatico,abbiamo l'esempio di un Re che cerco' in Montenegro di,come dire elevare,la sua stirpe.Mia nonna allatto' per vari periodi neonati di origine veneta, o neo romanza.Bello e' vedere che il simbolo di Ragusa-Dubrovnik appare ancora nello stemma,almeno in quello della Repubblica di Croazia,bello e' veder la sua integrazione europea, meglio sarebbe se tutti coloro che possono dessero un contributo culturale.iN tutte le guide e indicazioni turistiche neanche l'un per cento di quello di cui si e' parlato viene detto,penso che sia un po' colpa anche di tutti noi,mi auguro che i titoli aquisiti,nobiliari o come nel caso della mia famiglia,elargiti per merito scientifico,permettano a tutti quelli che ne sono in possesso un po di coraggio e di tempo per confrontarci e magari rivedere,dopo il dialogo,idee preconcette...ps ho proibito a mia zia di comperare un titolo araldico taroccato e costoso,aspettiamo che Italia e Croazia migliorino la capacita' di comprendere l'origine culturale ,ed etnica, comune della nostra Dalmazia, personalmente per me questo e' gia' un obbligo morale ed umano,perche' si parli di nobilta' in generale, anticamente documentata come nel Tuo caso, ma soprattutto la nobilta' come la cultura non hanno confini.Per essere come si defini' Dante -a proposito quello era italiano ,anche se Alighieri e' sicuramente retaggio germanico,non credo elargito,ma imposto come cognome-un pesce che' puo' essere nato ovunque ,ma che ha solo il mare come acquario naturale, cari saluti e grazie per lo spazio Giorgio
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per quelli che non lo sanno s'ciavo deriva da tuo schiavo,in veneto s'ciavo tuo, da cui il saluto ciao, s'ciavet e', in tono un po' canzonatorio, la lingua slava parlata dal seicento in poi in Dalmazia...ce n'e' per tutti basterebbe accontentarsi
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