da PTurnone » domenica 26 maggio 2013, 14:00
Fino ad oggi sono riuscito a consultare gli notarili rogati dal notaio Caramia fino al 1627.
Ho scoperto che Giovanni Battista, figlio del dr. Filippo e fratello del Rettore, era il nipote di Ambrosio. Questi e Filippo erano dunque fratelli, insieme al Reverendo Don Girolamo e a una certa "Victoria Turnona", della quale non avevo notizia alcuna. Bisognerebbe scoprire il nome dell'antenato comune, chissà se prima o poi non riesca a consultare i documenti relativi alla Collegiata di San Martino e lì ubicati, risalenti fino alla fine del XIV sec. Con un pò di fortuna, potrei riuscire a scoprire qualcosa di interessante.
Per ciò che concerne il secondo quesito, ho reperito alcune notizie in un'opera del succitato Cofano ("Storia antifeudale della Franca Martina", Schena Editore, Fasano 1977); si parla dei sec. XIV-XV: "Certo è che non tardarono a formarsi dei ceti: da una parte i più abbienti e i professionisti che, col tempo, divennero 'nobiles' (oltre i nobili loricati, erano i cosiddetti nobili viventi, coloro, cioè, che vivevano come nobili); dall'altra i popolari". In un altro passo, viene affrontata la questione demaniale, e a una prima occhiata ermeneutica mi sembra che il ceto nobiliare venga distinto teoreticamente, ma non praticamente da quello borghese: "Gli Aragonesi, abbiam visto, favorirono il sorgere di un ceto borghese sul quale far leva nella continua lotta contro i baroni, nel tentativo di creare uno stato moderno; pertanto, negli statuti che regolavano l'amministrazione delle città demaniali, abolirono i parlamenti aperti di tradizione angioina e istituirono quelli chiusi, in cui, il potere doveva aggirarsi praticamente fra le stesse famiglie, nobili e borghesi, talvolta anche con partecipazione di popolari: a Martina lo statuto del 6 luglio 1478 - che fu osservato per tre secoli - consegnava l'amministrazione a 'trentasei ordinati cittadini', cioè borghesi. Da notare che, anche quando si parlava di nobili, costoro erano per lo più i cosiddetti nobili viventi, gente, cioè, che, per aver raggiunto un notevole benessere economico, viveva di rendita ed oziosamente: erano anch'essi, praticamente, dei borghesi".
Il Chirulli, nella sua storica "Istoria cronologica della Franca Martina", parla del trattamento di "Magnifico" come connesso alla condizione di "Nobile del sequente tenore". D'altra parte, anche presso l'Università patavina, in un territorio geograficamente, politicamente, culturalmente, socialmente differente si parla del "nob. Franciscus Tornonius" in un "Acta graduum", e questo lascerebbe supporre che tale condizione fosse riconosciuta anche altrove.
La questione non è per nulla di facile risoluzione, anche se l'interesse storico-familiare mi guida incessantemente verso la ricerca di indizi che possano fornirmi un quadro più chiaro (sempre ovviamente con l'ausilio di criteri improntati ad una accurata analisi scientifica e storicamente plausibile).