da emmedandrea » sabato 3 dicembre 2011, 9:13
Gentili colleghi,
già un annetto fa, più o meno, affrontammo la questione della bruttezza di alcune medaglie recenti e della presenza di una Scuola dell'Arte della medaglia che il mondo c'invidia e che, purtroppo, non viene quasi mai interpellata. Fra l'altro, le amministrazioni statali non pagano la fase creativa, ma soltanto il materiale creatore, il che non è poco! L'intervento di Arturo Filippo Lorioli mi consente di aggiungere qualcosa alla vicenda della nascita della bella medaglia dedicata agli infoibati. Ero all'epoca consulente della Commissione presieduta dal generale Ficuciello, al quale proposi semplicemente di recuperare la grande tradizione del passato, sia nel conio che nel diploma, anch'esso realizzato dalla Scuola e, segnatamente, dalla sua direttrice, la bravissima professoressa Rosa Maria Villani. E' dunque una mera questione di sensibilità, talvolta inapplicabile quando la legge già stabilisce la foggia della medaglia. Ecco perché posso rispondere che, pur realizzate in Zecca, le pessime medaglie degli internati non hanno visto neppure l'ombra della Scuola. A completamento della documentazione, allego un estratto della relazione predisposta allora per la Commissione, che spiega i motivi delle scelte iconografiche e cromatiche allora adottate.
1. LA MEDAGLIA
Il testo della legge parla, genericamente, di “insegna”, un termine che offre ampi margini di interpretazione e che la Commissione ha risolto nel senso di una medaglia appesa ad un nastro da petto. È sembrato lo strumento più adatto, nel solco della tradizione italiana in materia di benemerenze civili e militari, per offrire la migliore visibilità e la massima identificazione sia che essa venga indossata, sia che venga incorniciata insieme con il diploma.
Anche per questo, si è stabilito di richiedere la consulenza della Scuola della Medaglia della Zecca dello Stato, uno fra i più prestigiosi istituti a livello internazionale nel settore. Essa custodisce, fra l’altro, una straordinaria raccolta di antichi coni, ai quali ispirarsi per rinnovare l’altissima qualità della produzione medaglistica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Fra i modelli proposti, l’attenzione della Commissione si è soffermata su una medaglia del 1918, di autore ignoto, coniata al termine della prima guerra mondiale e destinata, con tutta probabilità, ad una tiratura limitatissima e di carattere non ufficiale, come spesso accadeva in quel periodo. Ne è conferma la circostanza che nel mondo del collezionismo numismatico, sul quale si è comunque indagato, non si ha traccia di tale produzione. In ogni caso, non si tratta di una coniazione istituzionale né esiste alcun vincolo in materia di diritti d’autore.
Il recto della medaglia rappresenta, nel medesimo stile liberty del Vittoriano, il corpo di un Caduto, avviluppato nelle ali della Gloria e adagiato su di un catafalco, trasportato da figure allegoriche. All’esergo, le parole «PRO PATRIA». (fig. 1).
Nel verso della decorazione, le parole «LA REPUBBLICA ITALIANA RICORDA» corrono in giro; nell’esergo, un piccolo punto di smalto azzurro, come previsto dalla legge. Al centro, lo spazio per il nome e il cognome della vittima, da realizzare in incisione (fig. 2).
2. IL NASTRO
La scelta del nastro ha ubbidito alla necessità di identificare immediatamente l’insegna, in un panorama onorifico civile e militare ormai saturo di combinazioni cromatiche. Per questo, si è proceduto lungo un cammino ancora poco battuto: la partizione verticale di rosso, simbolo del sangue e del sacrificio, e del grigio chiaro, che richiama l’aspetto dell’orografia carsica. Al centro della partizione, un sottile palo tricolore (fig. 3).
L’effetto estetico appare felice, così come appare efficace il linguaggio simbolico del nastro: l’Italia che custodisce la memoria del sacrificio consumato nelle terre del nord-ovest, aggiungendo un ulteriore tassello celebrativo ai luoghi già resi sacri dalla Grande Guerra.
3. IL DIPLOMA
Anche per la realizzazione del diploma, la Commissione ha intrapreso una strada diversa da quella degli ultimi anni, che ha prodotto documenti realizzati frettolosamente al computer, di mediocre qualità estetica e dall’aspetto dimesso. Si è agito, al contrario, nell’intento di restituire al diploma la sua autentica funzione che, per certi versi, è ancor più importante della stessa medaglia: si tratta, infatti, dell’unico strumento legittimante la concessione e, dunque, detentore dei medesimi tratti di suggestione e di eleganza della decorazione di cui esso è fonte.
Il modello ispiratore prescelto risale anch’esso all’inizio del ‘900 ed è caratterizzato da una cornice vegetale di alloro a sfumatura monocroma, semplice ma di grande effetto plastico, intorno alla quale corre un nastro che contiene, nelle sue porzioni inferiori, i nomi delle terre teatro degli eccidi (fig. 4).
La formula del testo esprime tre precisi messaggi:
1. la fonte onorifica e normativa (il Presidente della Repubblica e la legge istitutiva del “Giorno del Ricordo”);
2. il destinatario della concessione (in maggiore evidenza, segnalato per il sacrificio offerto alla Patria),
3. il “custode” della concessione (legato con un filo ideale alla memoria del Caduto).
Vorrei anche aggiungere un'altra immagine del recto della medaglia. Se il buon Cravarezza è disponibile, lo prego di chiamarmi e di darmi istruzioni.
Un cordiale saluto.
Michele D'Andrea