da pierluigic » sabato 29 dicembre 2012, 23:15
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Alcune considerazioni di aggiornamento , che non portano a nessuna conclusione ma aggiungono elementi a un topic abbastanza datato
Merita di esser letto il Cacciaguida sulla Enciclopedia dantesca Treccani , ottimo articolo di Fiorenzo Forti (on line )
La storia di Firenze comincia dopo rispetto a quella di Lucca e di Pisa ( Firenze intorno al 1050 ha pochissimi abitanti secondo alcuni ricercatori meno di 10.000 )
Occorre considerare che i Fiorentini all'inizio del 1300 conoscevano la storia della citta' con molti errori ( vedi Villani che data la costruzione delle mura del 1173 cento anni indietro rispetto al reale . Cosi e' anche per le divisioni tra Guelfi e Ghibellini che oggi la storiografia moderna non data piu' alla morte del Buondelmonti ma venti anni piu' tardi )
I Fiorentini conoscevano invece molto meglio la loro propria storia familiare per via di quella abitudine a lasciar carte di ricordi. Quindi puo' essere che Dante conoscesse dei fatti antichi della sua famiglia qualcosa che noi non sappiamo
Villani e Malespini citano intorno al 1050 molte famiglie cognominate , ma questo leggendo gli atti notarili non puo' essere vero perche' i cognomi delle stirpi che parteciperanno alle lotte guelfe e ghibelline si fissano per lo piu' tra il 1150 e il 1200 Anche il cognome Alighieri e' probabile si fissi quindi intorno a queste date e Dante prenda il cognome dall'Alighiero vissuto intorno a quegli anni
L'atto del 1189 e' tra le carte del monastero di S Maria in Firenze ( Badia )
(Enciclopedia Dantesca (1970) ) : L'esistenza storica di un Cacciaguida padre di Alighiero è accertata da due documenti conservati nell'Archivio di Stato di Firenze: il primo, del 9 dicembre 1189, in cui i fratelli Preitenitto e Alaghieri, " filii olim Cacciaguidae ", promettono a Tolomeo, prete della chiesa di S. Martino, di tagliare un fico presso il muro di proprietà della chiesa stessa; il secondo, del 14 agosto 1201, in cui Alighiero di Cacciaguida e un suo figliolo son testimoni a una quietanza rilasciata da Iacopo di Rosa, protomaestro di Venezia, per tutto ciò che egli poteva richiedere al podestà di Firenze.
Gli Alighieri sembrano non lasciare comunque nessuna traccia importante prima di Dante
Dante e' Priore dopo gli ordinamenti di giustizia quindi la sua famiglia non e' colpita dagli ordinamenti : il che vuol dire che non e' considerata famiglia magnatizia o comunque se magnatizia e' considerata non piu' pericolosa e quindi fatta di popolo ( il professor Villari osserva che alcune famiglie possenti un tempo gia' subito dopo gli ordinamenti furono fatte di popolo )
Non ci sono documenti che asseriscano che la famiglia abbia partecipato alle cariche consolari
Sicuramente la famiglia ha i suoi antenati a Firenze gia' dal secolo XI (chiaramente non cognominati )
Il disprezzo di Dante per la gente nuova non e' significativo nel contesto in cui scrive
( la Firenze d'inizio trecento e' brulicante di uomini ( oltre centomila ) e di fermenti sociali , l'incremento demografico e' stato tumultuoso nel corso del duecento , si cercano nuovi equilibri politici nel governo del Comune , le vecchie famiglie vengono travolte da nuove famiglie che vengono via via emergendo ….)
Per quanto riguarda la partecipazione di Cacciaguida alla Crociata . Puo' essere che Dante racconti una leggenda familiare che lui crede vera , puo essere che Dante inventi una leggenda familiare , puo' essere che Dante racconti la verita' . Non ci sono elementi a sostegno ma nemmeno niente che dimostri il contrario . Io sarei propenso che si debba dar credito a Dante magari andrei piu' cauto sull'investitura di Cacciaguida a cavaliere ( che pare un bel fiocco al racconto )
Da ultimo
I Fiorentini consideravano l'antichita' della famiglia ( intesa come aver partecipato alle guerre del Comune , alla presenza nel governo ,alla creazione della grandezza dello Stato ....) come elemento di nobilta' . La nobilta' era intesa da molti e mi pare anche da Dante in questo senso patriziale cioe' come l'aver dato molto alla Patria .( quella Patria che lo aveva scacciato e che Dante malediceva ma che amava con inesauribile struggimento )
pierluigi
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