da Alfredo Maulo » martedì 8 gennaio 2013, 1:06
I Cagnaroni di Tolentino provengono da un ramo della antichissima famiglia dei Cagnaroni di Montecosaro (MC). Il capostipite fu Pietro, (Montecosaro 1759- Tolentino 1810), che, da sua nonna Francesca, ereditò la nobiltà cittadina ed i beni degli estinti Bernardi di Tolentino. Suo fratello minore Francesco (Montecosaro 1763 - Macerata 1809), capo massa insorgente-sanfedista nelle Marche durante la prima occupazione napoleonica, venne fucilato a Macerata nel 1809, sotto il napoleonico regno d'Italia. Francesco, imprenditore nell'edilizia e nella manutenzione delle strade, affittuario del palazzo Sforza Cesarini di Montecosaro, fu, qualche anno prima della sua esecuzione, fra i costruttori del teatro di Montecosaro (oggi teatro delle Logge); sistemò anche, pavimentandola, la piazza di quel paese. Entrambi, Pietro e Francesco, si sottoscrivevano, dal 1790, "Cagnaroni Bernardi,nobile di Tolentino". I discendenti tralasciarono il secondo cognome per chiamarsi solo Cagnaroni. Moglie di Gaspare (1796-1861) figlio di Pietro, fu la fabrianese Rosa Periberti, nipote ex-matre di Papa Leone XII (della Genga, papa dal 1823 al 1826). Figli di Gaspare e Rosa Periberti furono il canonico Pietro (m. 1884) ed il patriota risorgimentale Euclide (1816-1900). Con Teobaldo (1851-1936) si estinse la linea maschile dei Cagnaroni di Tolentino. Pur passato ad altra proprietà, esiste il palazzo Cagnaroni a Tolentino. Anche il palazzo Cagnaroni di Montecosaro (Cagnaroni, poi Cagnaroni Corraducci, poi Rossi Cagnaroni fino al 1953) è ora di altra proprietà. Dei Cagnaroni di Montecosaro e Tolentino, resta, oggi, solo la memoria storica locale. Rosa Cagnaroni (presumibilmente sorella di Teobaldo), ultima dei Cagnaroni di Tolentino, è ancora nella memoria dei più anziani di quella città. Ho conosciuto la pittrice Oddina Ciardoni (nata nel 1914) quasi novantenne, aveva appena ottenuto, a Roma, il riconoscimento di "marchigiana dell'anno 2003" e ne era orgogliosa. La memoria familiare che conservava, non andava oltre il bisnonno Euclide Cagnaroni, di cui conservava un ritratto ed una onorificenza del 1867 a firma di Vittorio Emanuele II.