Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobiliare?

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Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobiliare?

Messaggioda FP » domenica 5 marzo 2006, 18:41

Cari Amici,
mi chiedo se nel Regno di Napoli fosse prerogativa esclusiva dell'aristocrazia, o meno, divenire Giudice/Giudice "ai contratti". Per intenderci, il contesto storico che mi interessa è l'epoca Vicereale, verso la seconda metà del '500, a cavallo fra i regni di Filippo II e Filippo III di Spagna.
Inoltre, sapreste dirmi chi era esattamente un "giudice ai contratti"? So che era colui che dava valore all'atto stilato dal notaio. Mi chiedo una cosa: in alcuni atti del XVI secolo, ho visto che firmavano contemporaneamente due giudici: è possibile una cosa del genere?
Grazie,
A presto :wink: .
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 6 marzo 2006, 10:38

Caro Francesco
ti rispondo per sommi capi.
Il giudice ai contratti (detto "mastro d'atti") era un pubblico ufficiale con compiti di cancelleria.
Non era però carica riservata ai nobili. Anche se divenne poi, in certi casi (come nella città di Nocera) un privilegio trasmissibile in una stessa famiglia (ma vincolato alla laurea).
Il ceto dei giuristi divenne poi di fatto la "nobiltà di toga", una classe sociale rampante e arrivista che si impose nel Regno, affiancò (e spesso sostituì) la vecchia nobiltà feudale medievale, comprando feudi e titoli.

Saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Landenulfo da Sarno » martedì 7 marzo 2006, 0:11

Salve,
mi "intrometto" nella discussione. Dalle notizie in mio possesso
non si evince nessun dato "nobiliare" per adire alla carica di mastro d'atti.
Anzi, erano delle persone giurisperite che venivano scelte dalle
autorità per sovrintendere alla corretta vendita di terre, case, ecc.

Vi farò sapere, cmq, qualcosa di più nei prossimi giorni.
[...] E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi [...] (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Lib. I)
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Messaggioda FP » martedì 7 marzo 2006, 0:31

Vi ringrazio per le risposte :wink: ; solo una cosa ancora non mi è chiara:potevano firmare anche due giudici ad contracta sotto un atto notarile, ossia nella corroboratio? In alcuni atti notarili aquilani trovo, alla fine del '500:

Sd.s (sembrerebbe sindicus, a come si dice nell'atto) Amatus Cianfrinus Judice
D.Alfonsius Amadei de Francavilla (mio avo)

Talora, infatti, il mio avo, esattore ed ufficiale, ma anche giudice, vi compare solo come testimone (in terza persona) e senza l'appellativo di giudice; si preannuncia però nell'atto "Alfonsius de Francavilla juravit isti testibus...et cetera", mentre il ruolo di giudice firmatario lo svolge i giudice Cianfrino. Altre volte firma solo il mio avo:

Judice Alfonsius de Francavilla

Dunque, è come se una sola persona fungesse ogni volta da giudice, anche se si alternavano e talvolta uno dei due fungesse da testimone...Un testimone, peraltro, anch'egli togato... :wink:
Ciao e grazie! :wink:
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Messaggioda Futuro » martedì 7 marzo 2006, 9:58

Gentile signor Francesco,
anche se non conosco storicamente questa figura di "giudice d'atti", provo ad ipotizzare.
Potrebbe essere possibile che tutto si svolgesse difronte ad un Consiglio nel quale di volta in volta dovesse firmare un diverso Relatore.

Cordialmente
Riccardo
[/i]
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Messaggioda FP » martedì 7 marzo 2006, 23:29

La ringrazio per l'intervento :wink:
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Messaggioda Landenulfo da Sarno » mercoledì 8 marzo 2006, 20:08

Allora:

il Faraglia (uno storico dell'800 napoletano) afferma che vi sono
due distinte cariche

-mastrodatti era uno scrivano che confezionava i documenti, essenzialmente
pubblici, ovvero dietro compenso dell'Università;

-giudici ai contratti potevano essere sia giurisperiti o anche uomini di
discrete conoscenze del diritto, i quali sovrintendevano ai contratti (in
special modo all'apprezzo delle terre, delle case, degli affitti, ecc...).
La loro nomina era regia o baronale. Nel '600 e nel '700 i Collegi dei
dottori potevano anche dare l'assenso all'espletamento della funzione
senza l'autorizzazione del feudatario o del monarca.

Sperando di esservi stato utile, vi saluto calorosamente.
[...] E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi [...] (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Lib. I)
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda Carlettino » lunedì 17 settembre 2012, 17:53

Ritengo che i giudici ai contratti, nel napoletano, fossero nobili, o quanto meno "nobili viventi". Infatti, si distingueva fra gli judices litterati e quelli illitterati, il che dimostra che, indipendentemente dalla loro cultura, essi avevano diritto ad intervenire negli atti notarili.
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda ninof » giovedì 1 novembre 2012, 1:10

Un mio antenato era giudice ai contratti, a fine 700. A quanto mi risulta, nel Regno di Napoli era un incarico di nomina regia o feudale, e richiedeva la laurea in legge (utriusque iuris).
Dava diritto all'appellativo di "magnifico" che non era un titolo nobiliare ma un segno di distinzione sociale per il ruolo ricoperto. Che i giudici ai contratti fossero scelti solo nel ceto nobiliare non saprei ma credo di no, come del resto era per i notai.
FORTUNAM SUAM QUISQUE PARAT
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda ninof » giovedì 1 novembre 2012, 1:14

Carlettino ha scritto:Ritengo che i giudici ai contratti, nel napoletano, fossero nobili, o quanto meno "nobili viventi". Infatti, si distingueva fra gli judices litterati e quelli illitterati, il che dimostra che, indipendentemente dalla loro cultura, essi avevano diritto ad intervenire negli atti notarili.


Mah sui "litterati" avrei dubbi: su un documento seicentesco ho trovato un antenato di mia nonna definito"analfabeta perche' nobile" [hmm.gif]
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 1 novembre 2012, 10:25

La professione di giudice a contratti non era per i nobili. Questo lo rileviamo anche nei piccoli paesi dove non esistevano vere e proprie nobiltà.
Altrettanto non richiedeva la laurea e anche questo è facilmente rilevabile dal fondo dei collegio dei dottori presso l'archivio di stato di Napoli.

Anzi in genere si può dire il contrario: chi era giudice automaticamente non era nobile. Ho trovato decine e decine di persone, in varie parti del Regno, con questa carica e nessuno era nobile. Questo perchè i nobili disdegnavano professioni come questa o come quella di notai. Sull'argomento NAYMO V., Notai e notariato in Calabria in Età Moderna, Soveria Mannelli 2008.

In genere la famiglia del giudice era benestante, tenuta in buona considerazione nel paese ma nulla più.
Il giudice poteva anche sposarsi con qualche fanciulla della piccola nobiltà, attuando così una scalata sociale ma i loro figli non erano considerati pari grado dai nobili.
Si potrebbe scrivere un libro su questa figura professionale ma in poche righe è troppo lungo spiegare la carriera e la vita del giudice.
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda Signore di Castello » sabato 6 dicembre 2014, 18:43

La figura di regio giudice ai contratti soprattutto nel 600 era di appannaggio della nobiltà. Infatti, negli archivi di stato si può agevolmente verificare che ogni famiglia nobile, compreso quelle ricevute nel SMOM nelle classi nobili di onore e devozione e grazia e devozione, ha nell'alberano qualche regio giudice ad contracta.
Tuttavia alcune pubblicazioni, probabilmente redatte frettolosamente, non misurano il periodo storico con il ceto del regio giudice a contratti limitandosi ad un'unica definiziaone generica dell'ufficio.
Non è così.
Come non tutti sanno, un notaio del 500-600 era sicuramente nobile mentre un notaio del 1800 era facilmente un borghese ma poteva essere anche un nobile. Così un vescovo del 500-600 era sicuramente nobile, mentre uno dell'800 poteva non esserlo. Pertanto, ai fini di un riconoscimento nobiliare, bisogna individuare il periodo storico nel quale è stata concessa la nomina regia o ecclesiastica per verificare il ceto e la considerazione di cui godeva una famiglia in quel dato momento storico (solo in quel momento). Quali erano gli ascendenti del nominato e quali i discendenti.. Quali sono state le loro gesta.. etc... Infatti, il susseguirsi di cariche, privilegi, usi, e il mantenimento di uno status per secoli fino ai giorni nostri può legittimare un discendente di quell'antica famiglia a definirsi nobile.
Se la nomina di regio giudice ai contratti è l'unica carica presente nella genealogia di una famiglia il risultato è che la stessa non è mai stata nobile.
Scusate per le lungaggini.
Cordialmente
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda vincor » sabato 31 gennaio 2015, 11:33

Buongiorno a tutti
Mi aggancio alla discussione per chiedere dove potrei ricercare (se eventualmente è esistente) il decreto di nomina di un giudice a contratti nel 1700. La collocazione geografica è il Regno di Napoli, Provincia di Calabria Ultra seconda. Ho notizia di un giudice a contratti in documenti di famiglia, ma non è chiarito quando e da chi è stato nominato.

Grazie
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 31 gennaio 2015, 11:57

Signore di Castello ha scritto:La figura di regio giudice ai contratti soprattutto nel 600 era di appannaggio della nobiltà. Infatti, negli archivi di stato si può agevolmente verificare che ogni famiglia nobile, compreso quelle ricevute nel SMOM nelle classi nobili di onore e devozione e grazia e devozione, ha nell'alberano qualche regio giudice ad contracta.
Tuttavia alcune pubblicazioni, probabilmente redatte frettolosamente, non misurano il periodo storico con il ceto del regio giudice a contratti limitandosi ad un'unica definiziaone generica dell'ufficio.
Non è così.
Come non tutti sanno, un notaio del 500-600 era sicuramente nobile mentre un notaio del 1800 era facilmente un borghese ma poteva essere anche un nobile. Così un vescovo del 500-600 era sicuramente nobile, mentre uno dell'800 poteva non esserlo. Pertanto, ai fini di un riconoscimento nobiliare, bisogna individuare il periodo storico nel quale è stata concessa la nomina regia o ecclesiastica per verificare il ceto e la considerazione di cui godeva una famiglia in quel dato momento storico (solo in quel momento). Quali erano gli ascendenti del nominato e quali i discendenti.. Quali sono state le loro gesta.. etc... Infatti, il susseguirsi di cariche, privilegi, usi, e il mantenimento di uno status per secoli fino ai giorni nostri può legittimare un discendente di quell'antica famiglia a definirsi nobile.
Se la nomina di regio giudice ai contratti è l'unica carica presente nella genealogia di una famiglia il risultato è che la stessa non è mai stata nobile.
Scusate per le lungaggini.
Cordialmente


Questo intervento mi è sfuggito e lo leggo solo oggi.
Quanto scritto devo dire essere palesemente falso.

1. Il giudice a contratti non era appannaggio della nobiltà
Ho esaminato quasi tutti i relevi feudali calabresi dal Cinquecento all'Ottocento e molte delle relazioni ostiatim ancora conservate presso l'archivio di stato di Napoli: il giudice non è quasi mai nobile.
Ci sono alcuni casi di piccola nobiltà, soprattutto nel Cinquecento, ma sono rari.

2. Per quanto riguarda i notai è praticamente la stessa cosa.
Ho consultato migliaia di atti notarili presso gli archivi di stato di Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Ancona, Roma, L'Aquila e la sezione di Locri: i notai anche del Cinquecento raramente sono nobili. Certamente sono benestanti e rispettati ma non nobili.

3. E' sbagliato tentare un paragone con i Vescovi.
Questi certamente in età moderna erano quasi sempre nobili.
Ma stiamo parlando di rendite elevate che i notai o i giudici certamente non godevano.

Sull'argomento cito ancora NAYMO V., Notai e notariato in Calabria in Età Moderna, Soveria Mannelli 2008.

Per quanto riguarda il reclutamento non saprei invece dire più di quanto detto in questa discussione http://lecalabrie.forumup.it/about593-lecalabrie.html
Si potrebbe immaginare che il reclutamento fosse a livello di università dato che ogni giudice a contratti opera esclusivamente entro il territorio comunale.
Inoltre non abbiamo atti relativi al reclutamento conservati presso gli archivi di stato o presso gli archivi delle famiglie nobili, almeno da quanto io sappia.


Un'ultima questione metodologica: vi invito quando esponete delle tesi, soprattutto se controverse, a inserire una vostra esperienza di ricerca oppure una pubblicazione.
Altrimenti le vostre tesi rischiano di essere un "parlare per sentito dire", cosa che in un forum che vuole essere scientifico come il nostro non è accettabile.
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Re: Carica di Giudice nel R.no di Napoli: Prerogativa nobili

Messaggioda Signore di Castello » venerdì 13 febbraio 2015, 16:15

Io non affermo il falso né parlo per sentito dire. Ho esclusivamente risposto alla perplessità di un utente su un argomento che conosco molto bene.

Cito ad esempio il Candida Gonzaga, molto famoso, al cui interno sono trattate importanti famiglie napoletane e vedrete che tra i loro avi nel periodo ricompreso tra il 1200 e il 1500 figurano notai, vescovi, giudici, etc.

Quanto detto non significa che l'ufficio di Giudice a contratti era prerogativa del ceto nobile.

Il giudice a contratti interveniva negli istrumenti redatti dal notaio per fornire garanzia di giustizia alle parti che stipulavano il negozio in quanto fino a quasi tutto il 1700 per la nomina a notaio non era richiesta la laurea in utroque iure (ambo i diritti: Stato/Chiesa).

Da tanto discende che spesso questa figura veniva scelta tra gli U.I.D. che in un determinato luogo godevano di stima e rappresentatività.

Cordiali saluti
Signore di Castello
 
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