Donati di Devozione del SMOM

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda aristarco » martedì 16 ottobre 2012, 10:15

contesto l'equiparazione del donato alla figura dello scudiero.
Purtroppo, nemmeno in "Regolamenti e Commenti" si è ritenuto di delineare, in termini storici e giuridici chiari, questa figura peculiare del nostro Sovrano Ordine.
La differenza che corre tra donato e cavaliere riguarda piuttosto la tipologia di militanza richiesta all'interno dell'Ordine: il donato, che è membro del SMOM a tutti gli effetti, milita all'interno dell'Ordine ma senza quell'impegno diretto che è richiesto al cavaliere.
Come un tempo si traducesse questa diversità di "militanza", sarebbe dovere degli storici tentare di definirlo: qualcuno ha raccolto testimonianze, in verità limitate a realtà piuttosto "periferiche" della cristianità, senza ampliare gli orizzonti cronologici della propria indagine e senza trarre conclusioni apprezzabili dalla lettura dei documenti, che si preferisce - a mio avviso, discutibilmente - "lasciare parlare", senza una rigida esegesi delle fonti, talora irrinunciabile.
Difficilmente un sovrano appartenente ai Tomašević di Bosnia o alle varie casate che hanno regnato sull'Ungheria avrebbe accettato di militare in un ordine ospedaliero in qualità di scudiero...

C'è un interrogativo che da tempo mi pongo e al quale sto cercando di dare una risposta: perché mai Michelangelo Merisi da Caravaggio, privo qual era dei prescritti requisiti per essere ammesso di giustizia nell'Ordine, fu cooptato come cavaliere e non come donato?
La risposta a questa domanda potrebbe aggiungere qualche argomento utile a definire meglio i tratti della figura del donato.
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » martedì 16 ottobre 2012, 10:45

aristarco ha scritto:C'è un interrogativo che da tempo mi pongo e al quale sto cercando di dare una risposta: perché mai Michelangelo Merisi da Caravaggio, privo qual era dei prescritti requisiti per essere ammesso di giustizia nell'Ordine, fu cooptato come cavaliere e non come donato?
La risposta a questa domanda potrebbe aggiungere qualche argomento utile a definire meglio i tratti della figura del donato.


Interrogativo che mi sono posto anch'io, senza trovare una risposta soddisfacente. Peraltro ne ho accennato con Tilius qualche giorno fa, anche se con riferimento ad altro argomento che verteva, nella sostanza, sull'ammissione nelle classi nobiliari del medesimo Sovrano Ordine.... ;)
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Tilius » martedì 16 ottobre 2012, 11:14

Tilius ha scritto:
balestriere ha scritto:... l'aspetto giovannita del Caravaggio.
Con che grado fu accolto nell'ordine?
Quale fu la vera causa del suo allontanamento?
Fu poi reintegrato nei ranghi dopo il perdono papale?


Cito semplicemente dal saggio "caravaggio in bianco e nero: arte, cavalierato e l'ordine di malta (1607-1608" (K.Sciberras e D.M.Stone, dal catalogo "Caravaggio, l'ultimo tempo (1606-1610), Napoli 2004-2005).
Semplicemente poichè la complessità dell'Ordine (vieppiù in epoca antica...) é cosa che ancora completamente mi sfugge...

Il problema di Wignacourt (Gran Maestro dal 1601, n.d.r) era che egli stesso era poco incline a concedere il cavalierato di Obbedienza Magistrale, l'unico per il quale Caravaggio avrebbe potutto essere idoneo. Nei ranghi dell'Ordine il Cavalierato d'Obbedienza Magistrale era soprattutto una nomina onorifica e aveva un limitato peso politico. Tali cavalieri dovevano comunque indossare l'abito nero e bianco, godevano di una piccola pensione e di vitto e alloggio quando si trovavano "in convento", cioè a Malta. Nonostante il prestigio sociale, questo cavalierato era di minore importanza rispetto a quello di Grazia, dove era richiesto un certo grado di nobiltà, e ovviamente ancora meno importante di quello di Giustizia: quest'ultimo era riservato ai cavalieri dell'alta aristocrazia. Ai cavalieri d'Obbedienza Magistrale, tuttavia, era richiesto di essere investiti regolarmente a Malta, e di trascorrervi un anno come novizi. Il desiderio di Wignacourt di trattenere Caravaggio a Malta era enorme: risoluto a nominarlo cavaliere, chiese due dispense papali per potere dare l'investitura di cavaliere d'Obbedienza Magistrale a un uomo reo di omicidio." C'é da dire che nella lettera al proprio ambasciatore a Roma Wigncourt non menzionò direttamente Carvaggio, ma rimase sul vago, riferendosi a "una persona virtuosissima e di onoratissime qualità, e costumi e che tengiamo per servitore nostro particolare".
Fatto sta che anche in questi termini la dispensa fu rapidamente concessa (15 febbraio 1608... da notare che il pittore era a Malta già da più di sei mesi: Wignacourt cominciò ad apprezzare Caravaggio solo dopo averlo visto ampliamente all'opera... :mrgreen: ).
L'artisto potè quindi essere "armato" a metà luglio 1608.
La cerimonia della receptio nel corso della quale Caravaggio ricevette l'investitura a Cavaliere d'Obbedienza Magistrale si tenne il 14 luglio 1608.
...
"La Valetta, una città cosmopolita, offriva continue tentazioni e la natura turbolenta di Caravaggio non poteva essere tenuta a freno troppo a lungo: fu una rissa a condurlo alla disgrazia.


Non si parla di donati, ma di cavalieri d'obbedienza (magistrale), di grazia e di giustizia.
Il che denota una struttura alquanto differente (più semplice?) rispetto a quella odierna.
Il termine "Donato" a quando risale? Lo trovo in testi del '700... ma prima?
Non é che il concetto di "cavaliere d'obbedienza" sia un filino cambiato da allora a oggi?
Non é che in antico (i.e. ante ottocento) il grado di donato fosse davvero davvero davvero basso (agli estremi bordi di appartenenza all'ordine), e non é magari proprio questo il motivo che nel caso specifico non venne preso in considerazione? (se vuoi gratificare una persona - anche non nobile ma abituata a trattare con principi, papi e cardinali - non é che gli puoi offrire la carica di nettastalle, giusto...?)

Anche il pittore Mattia Preti (pochi anni dopo Caravaggio) venne accolto come cavaliere d'obbedienza magistrale.

Cultori della storia dell'ordine di Malta: illuminateci.
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » martedì 16 ottobre 2012, 12:05

La cosa che accomuna i due è quella di aver lavorato per il Gran Magistero a Malta (Caravaggio per Wignacourt; Preti, cinquantanni dopo, per Cotoner).
Mattia Preti è quasi più conosciuto con il suo pseudonimo di Cavalier Calabrese piuttosto che col suo vero nome (indole decisamente più bonaria del suo predecessore e pare che fosse sinceramente devoto, devozione che ha sempre permeato lle sue opere, fu influenzato certamente dalle opere di Caravaggio prima e da Giordano poi ma solo per quanto attiene l'apprendimento della tecnica pittorica).
Non credo che scandagliando e scartabellando (probabilmente qualcuno lo ha già fatto varie ragioni.... [mf_bookread.gif] ) testi riferiti ai due si possa trovare qualcosa che faccia luce su questo specifico argomento anche perchè le congetture non ci interessano. Almeno credo.... [nono.gif]
Saluti.
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 16 ottobre 2012, 12:29

Mumble mumble... sul bel catologo della passata mostra su cavalleria e ordini alla Venaria c'è un'ampia trattazione dell'argomento dei tanti artisti investiti di celebri ordini cavallereschi europei, tendenza consolidata nel '500 e percepibile almeno dalla fine del '400 (1). Se la pratica era diffusa, le particolari condizioni di Malta, Stato e Ordine al tempo stesso, e il geniale talento di Caravaggio, dovettero portare inevitabilmente a gratificare il Merisi accogliendolo nel rango dei cavalieri come i suoi altri colleghi al servizio in altre corti sovrane.
F.
(1) Già il Crivelli mi pare, se non ho le traveggole, ad un certo punto si firmasse come "eques"...
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » martedì 16 ottobre 2012, 12:51

mumble mumble...ho il catalogo. Riguardo l'argomento specifico donati smom non vi è nulla. Per quanto riguarda l'ammissione negli ordini degli artisti qualcosa c'è.... ;)
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Tilius » martedì 16 ottobre 2012, 15:14

Comunque, quello dell'artista, se di successo, é sempre stato considerato un signor mestiere, con conseguente status sociale elevato (e questo, a prescindere dall'effettivo censo: pochi di loro erano più abbienti di un medio borghese).

Mantegna fu conte palatino, e cavaliere.
Idem Tiziano, con vieppiù un cavalierato concesso da Carlo V.
Rubens fu Sir.
Idem Van Dyck.
A seguire i vari Joshua Reynolds, John Everett Millais, Alma Tadema etc etc, fino ad arrivare a Frederic, Lord Leighton, 1st Baron Leighton.

Qundi, per cortesia, smettiamola con la leggenda metropolitana che Caravaggio fosse un pezzente per il quale non si spiega l'ingresso nell'ordine.
La sua fama e la sua clientela erano sufficienti ad assicurargli uno status.
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » martedì 16 ottobre 2012, 16:04

Pezzente certamente no (forse per un periodo anche quello come sostiene qualcuno), tuttavia credo che dietro l'ammissione alla "nobiltà vituosa" di Michelangelo Merisi abbiano pesato essenzialmente due "fattori umani": Del Monte (già basterebbe di suo) e dell'Antella (consigliere di Alof de Wignacourt).
Sul fatto che l'artista seppur di successo sia sempre ed ovunque stato considerato un signor mestiere con il corrispondente status cavalleresco nutro sinceramente qualche dubbio.
Forse ciò è accaduto soprattutto in Italia o meglio nell'Italia a partire dal '400-'500 in poi; smaccatamente in ambito curia romana.
Canova, Campi, Conca,Crespi, Guercino,Maderno, Marchionni, Mengs, Pannini, Piranesi furono armati cavalieri dello Speron d'Oro. Potrei aggiungerne altri, ammessi in ordini pontifici ma andrei soltanto OT.... :D
Stiamo infatti parlando di Ordine di Malta (quello vero) e di donati.... [notworthy.gif]
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 16 ottobre 2012, 17:10

Ecco qui si aprirebbe un offtopicone che tuttavia vorrei far intravedere appena appena :D . Che il Michelangelo Merisi a casa sua fosse proprio sto' gran pezzente si potrebbe anche discutere. L'atto di nascita del 1571 definisce il padre come Dominus e la madre Domina. Spiace scomodare sempre il buon Manaresi che nel suo Orientamenti per le ricerche sulla nobiltà originaria lombarda dimostrò carte alla mano come tali qualifiche sino al XVI sec. in Lombardia fossero indice di nobiltà - addirittura «il prefisso dominus si adoperava solamente per le persone nobili» precisa il Manaresi -. Che poi tali qualifiche venissero attribuite a Milano e non al paesello lascia intendere che la famiglia era percepita non così vilmente neppure nella grande città. Non come inurbati campagnoli sempliciotti insomma.
Ora da qui ad affermare che il nostro fosse nobile strictu sensu ce ne corre naturalmente, o andrebbe ipotizzato nel contesto di quelle nobiltà immemoriali tipiche di grandi consortili lombardi. Tuttavia che la famiglia appartenesse ad una stirpe non priva di una sua importanza locale - è noto ad esempio l'antico stemma dei Merisi - non appare così inverosimile, gentiluomini di un buon borgo della Bergamasca. Quanto questo giocò a Malta? Poco o nulla probabilmente e tuttavia concordo con Tilius quanto afferma che i grandi artisti nel '500 fossero considerati non poi così vilmente. Un altro grande lombardo il Morazzone - questo si di origini più umili - ad esempio tornato a casa da Roma, impalmò una nobile domina Castiglioni, di un ramo fiorente, un matrimonio impensabile se il pittore non fosse stato percepito come portatore di un rango ormai qualificato. Ho buttato forse un po' troppe cose nel calderone, e qui mi taccio.
F.
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » martedì 16 ottobre 2012, 17:52

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Ai più attenti non sfuggirà il motivo per cui ho postato la suddetta foto (di un auto-ritratto... [arf2.gif] ), che si riallaccia in un certo senso a quanto scritto da FJVT poco fa.

;)
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda aristarco » mercoledì 17 ottobre 2012, 11:52

Ho voluto ordinare alcuni appunti (la stesura è ancora del tutto provvisoria e, come prevedibile, suscettibile di aggiunte e ripensamenti), perché mi è parso opportuno fornire qualche punto fermo su un argomento della storia melitense, che suscita molto interesse ma sul quale non sempre si è parlato con doverosa chiarezza.

Rileggendo attentamente gli Statuti (almeno nella forma assunta nel 1583, sotto il gran magistero di fra – poi card. – Hugues Loubenx de Verdalle), il Codice di Rohan (1782), alcune bolle pontificie e le varie Ordinazioni Capitolari si può tentare di definire con soddisfacente precisione il profilo della figura del donato.
Per la verità, una definizione molto dettagliata e felice della figura del donato fu offerta da Paolo Antonio Paoli nella sua opera Dell’origine ed istituto del Sacro Militar Ordine di S. Giovanni Battista, Roma 1781: quivi (cap. XV § 11) i donati vengono qualificati ora fratelli oblati, ora fratelli di devozione o fratelli di aggregazione, che si riputavano come tanti esterni soccorsi che riceveva la Sacra Milizia per esercitare più facilmente il suo istituto, e che sebben divisi dal corpo regolare influivano ben di molto ne’ suoi avanzamenti e nelle sue glorie.
Il Paoli, in tal modo distinguendoli dai religiosi, li descrive come esterni, di professione secolari ed impegnati nei doveri matrimoniali, facendone risalire l’istituzione al beato Gerardo, giacché ne veniamo assicurati dalla lettera di Raimondo (il beato Raimondo du Puy, successore del beato Fondatore), che essendo stata distesa immediatamente dopo la morte di Gerardo non potea parlare che d’un costume sotto il medesimo Gerardo introdotto e praticato. A detta del Paoli confluivano nella classe dei donati due categorie di benemeriti della Sacra Religione: benestanti, per lo più di nobili natali, in grado di elargire cospicue donazioni, sotto forma di denaro o di beni immobili, una tantum o sotto forma di tassa annuale, e uomini di condizioni modeste ma segnalati per pietà e zelo cristiano, che nell’impossibilità di effettuare copiose elargizioni servivano gratis o in determinate condizioni, finanche nelle azioni militari.

Passerei ora a trattare più diffusamente dei donati, seguendo gli Statuti nella numerazione introdotta dal Codice di Rohan (che non collima perfettamente con edizioni anteriori), premettendo che nelle fonti melitensi fratres (che traduciamo in fratelli) è sinonimo di religiosi o cavalieri professi.

Si osserva un ridimensionamento dei privilegi e delle prerogative dei donati nel corso del tempo.

- titolo I capitolo 11
il gran maestro fra Jean de Lastic (1437-1454) stabilisce che come i fratelli, non di meno i donati (o confratelli), che sono ascritti al servizio dell’Ordine, devono obbedire ai loro superiori, servendo gli alberghi nei quali sono stati ricevuti, obbedendo in tutto ciò che è lecito ed onesto ai balivi di detti alberghi o ai loro vicari, prevedendo, in caso di insubordinazione, che non sia determinata da causa accertata come legittima dal Gran Maestro e dal Consiglio, la perdita della soldea (un appannaggio previsto per l’acquisto e mantenimento delle vesti ed il soddisfacimento di altri bisogni) e della tavola (né più né meno che gli alimenti), privilegi di cui godono tutti i fratelli, sia pur in modo diverso ed in funzione della categoria in cui si è ricevuti nella Sacra Religione e della dignità eventualmente ricoperta. Questi ultimi privilegi, quando fu promulgato il Codice di Rohan, erano ormai caduti in desuetudine da molto tempo, esattamente come le pensioni che erano in rado di percepire come da Ord. XXXV Commende. Il Codice di Rohan, in aggiunta a quanto già statuito dal gran maestro de Lastic e a sua parziale riforma, prescrive che nelle cause sia civili, sia penali, esattamente come i fratelli, anche i donati sono soggetti al foro della Sacra Religione e puniti con le stesse pene dei religiosi (Ord. 2 Regola), condizione questa confermata dalla bolla Qua et circumspecta emanata da Clemente VIII il 18 dicembre 1595, ove si ribadisce l’esenzione tanto dei religiosi quanto dei donati sia dal foro ecclesiastico, sia dal foro secolare.
Quali, invece, fossero i privilegi spettanti ai donati, nella stessa misura dei religiosi, si evince dalla bolla Circumspecta Romani Pontificis emanata da Pio IV il primo giugno 1560 (il contenuto di questa bolla è successivamente ribadito e confermato dalla bolla Quanta christianae reipublicae promulgata da Gregorio XI il 30 aprile 1591): donati, vassalli, servitori, coloni e altri soggetti della Sacra Religione, esattamente come i fratelli religiosi, sono esenti da a) decime, b) quarte, c) porzioni canoniche, d) tributi pro iucundo adventu, e) sussidi caritativi e f) altre corresponsioni.

- titolo II capitolo 13
il gran maestro Jean de la Cassière (il vescovo, 1572-1581) aveva già stabilito in scudi 50 d’oro la tassa di passaggio per i donati o confratelli da pagarsi al Comun Tesoro: in assenza di questo pagamento, i donati non si intendevano come ricevuti. La tassa di passaggio è di 100 scudi d’oro secondo Ord. LXVIII Tesoro e 33 doppie di Spagna su disposizione del gran maestro fra Emmanuel de Rohan-Polduc (1775-1797)

- titolo II capitolo 43
da disposizioni promulgate dal gran maestro fra Juan de Homedes y Coscon (1536-1553) apprendiamo che i donati o confratelli potevano essere ricevuti nella Sacra Religione solo su ordine o commissione del Gran Maestro, prevedendo come sanzione a chiunque avesse violato questa norma la privazione dell’abito (per i fratelli riceventi) ovvero l’annullamento della ricezione (per i confratelli ricevuti).

- titolo II capitolo 44
il gran maestro fra Jean de la Valette (1557-1568), nel ribadire che la ricezione dei donati o confratelli avviene solo su ordine o commissione del Gran Maestro (ad eccezione dei casi speciali della Confraternità dei Santi Giovanni e Giorgio di Saragozza e della Commenda di Modica, come da Ord. LXVIII Tesoro e Ord. LXXXVI Ricevimento: al Commendatore di Modica spetta, per antichissima consuetudine, l’ammissione di donati senza licenza del Gran Magistero, i cosiddetti martelletti, in numero di quattordici secondo la XLIII ordinazione – sezione Ricevimenti del Capitolo del 1612), stabilisce i requisiti richiesti per essere accolti nella Sacra Religione in seno alla congregazione dei donati o confratelli: un secolare di qualunque grado o condizione deve provare di essere ben nato, di non professare la religione israelitica o islamica, di vivere in modo ineccepibile, di non esercitare arti vili o meccaniche e di aver donato alla Sacra Religione parte dei propri beni. Questi stessi requisiti, nonché le modalità di prova del loro effettivo possesso, si osservano anche negli anzidetti casi in cui la ricezione dei donati può avvenire anche in assenza di ordine o commissione gran magistrale.

- titolo II capitolo 45
si descrive il rituale di ricezione dei donati o confratelli nella Sacra Religione, definendo tale rito di natura consuetudinaria. La lettura del giuramento prescritto offre utili informazioni per capire quali fossero le prerogative della cosiddetta “congregazione dei donati o confratelli”. Il candidato ad essere ricevuto nella Sacra Religione come donato o confratello deve comparire dinanzi al fratello (il commissario deputato), che lo riceve e, una volta inginocchiatosi, porre la mano sul messale sorretto dal fratello ricevente e promettere solennemente di 1) esercitare la carità, 2) amare il Gran Maestro, i fratelli e l’Ordine, 3) difendere il Gran Maestro, i fratelli e l’Ordine, nonché i suoi beni, sia agendo direttamente, sia – se impossibilitato – fornendo tutte le notizie in suo possesso utili ad allontanare qualsivoglia pericolo gravi sulla Sacra Religione, 4) di non aver emesso professione in altra religione e 5) di elargire donazioni all’Ordine ogni anno in occasione della festa della Natività di San Giovanni Battista, aggiungendo la richiesta di essere sepolto nel cimitero dell’Ordine. Il fratello ricevente prende atto di tali promesse e garantisce al donato e ai suoi avi il privilegio di usufruire di tutte le preghiere di suffragio, offici, benefici, messe e opere di iniziativa della Sacra Religione. Segue il bacio di pace da parte del fratello ricevente e di tutti gli altri fratelli presenti, unitamente all’annotazione del donato di nuova ammissione nel libro della Confraternità, insieme alle promesse solennemente rese.

- titolo II capitolo 44 e 46
il gran maestro fra Claude de la Sengle (1553-1557) (ri)codifica l’abito da usarsi “palesemente” per i donati o confratelli: nella parte sinistra della veste una croce ottagona privata del braccio superiore. Chi, pur donato, non si atterrà a questa prescrizione, perderà tutti i privilegi a lui spettanti. Secondo Ord. LXVIII Tesoro questa croce non deve eccedere in dimensioni due e un terzo di palmo siciliano e nessun donato può indossare la crocetta d’oro, pena la possibilità di esserne spogliato da chiunque nella Sacra Religione si avveda di questo abuso.

- titolo III capitoli 11 e 12
stante la consuetudine di cavalieri e serventi di accostarsi all’Eucarestia almeno tre volte l’anno (Natale, Pasqua e Pentecoste), il gran maestro Jean de la Cassière (il vescovo, 1572-1581) estende tale obbligo – espressamente anche per i donati - alla festa della Natività di San Giovanni Battista. Con decreto del Consiglio di Stato dell’11.IV.1676 l’obbligo viene esteso anche alla festa dell’Immacolata Concezione (a seguito di un voto fatto dalla Sacra Religione alla Beata Vergine in occasione dell’epidemia di peste che in quello stesso anno flagellò l’isola di Malta).

- titolo XI capitolo 1
il gran maestro fra Guillaume de Villaret (1296-1305) dispone che i donati debbano confessarsi al Priore della Chiesa o ad altri cappellani da questi delegati, esattamente come tutti gli altri fratelli.

- titolo XIV capitolo 65 dell’edizione degli Statuti anteriore alla Promulgazione del Codice di Rohan
il gran maestro fra Dieudonné de Gozon (1346-1353) prescrive che ogni commenda sia amministrata da un fratello della Sacra Religione, proibendo espressamente che tali funzioni possano essere affidate ad un secolare: anche in casi eccezionali, affinché non si venga meno a questa prescrizione, egli prevede la possibilità che una commenda possa essere retta da un donato, purché coadiuvato da un fratello. E’ evidente che questa prerogativa dei donati risulta già abrogata al tempo in cui il Codice de Rohan fu promulgato.

- titolo XIV capitolo 51 dell’edizione degli Statuti anteriore alla Promulgazione del Codice di Rohan
il gran maestro fra Jacques de Milly (1454-1461), per scongiurare il rischio di frodi e di inganni, consente a Maestri, Priori, Castellani di Imposta e Capitoli Provinciali di confermare – col comune suggello del Priorato - la possessione di membri (dignità e beni o porzioni di beni smembrati già appartenenti a priorati, baliaggi e commende) o di case (concesse a tempo o a vita da commendatori) anche a donati, che possono quindi assumere la qualità di membristi, previa loro comparizione (anche per procura) dinanzi al Priore e al Capitolo, per giurare solennemente che tale concessione avviene senza frode o inganno. E’ evidente che questa prerogativa dei donati risulta già abrogata al tempo in cui il Codice de Rohan fu promulgato (come, peraltro, lo stesso si può affermare a riguardo dei membri stessi alla luce dell’Ord. XXXI Commende) ma era ancora in vigore alla fine del XVI secolo: infatti, nella bolla Pastoris aeterni vices emanata da Clemente VIII il 27 giugno 1592, si conferma ai donati (o confratelli) l’estensione del privilegio di poter unire o smembrare beni, dignità e benefici di priorati, balivati e commende.

- titolo XVIII capitolo 9
il gran maestro fra Raymond Bérenger (1365-1374) determina che fratelli e donati, pena la perdita dell’abito, non ricevano, accettino o acquistino da alcun secolare bene su cui gravino liti: se a contravvenire a tale prescrizione sarà un donato, oltre alla perdita dell’abito, questi sarà privato della compagnia degli altri fratelli e confratelli e trattenuto in carcere (un evidente inasprimento della pena rispetto ai fratres). Il Codice di Rohan prevede, in aggiunta, severe sanzioni per i donati anche in caso di gioco d’azzardo e di bestemmia o imprecazione.

- ord. 87 Ricevimento, ord. 69 Tesoro
I donati non godono dei privilegi loro ascritti in pregiudizio della religione: questa norma manca nel Codice di Rohan ma non risulta abrogata da alcuna previa decisione del Capitolo Generale o di un Gran Maestro.

Questi erano i donati fino alla promulgazione del Codice di Rohan
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » mercoledì 17 ottobre 2012, 16:00

Quindi ante XV sec. mi par di capire che non vi sono documenti su cui basare una possibile ricerca diretta...[hmm.gif]
Peraltro, se non ricordo male, sono andati dispersi anche gli atti dei Capitula Generalia per lo meno quelli più antichi che avrebbero certamente chiarito diverse dubbi a riguardo.
Se la memoria non mi tradisce nuovamente, lo stesso Pauli, non ricordo se nel testo indicato da Aristarco o in un altro, citando una bolla di Innocenzo II, descrive i donati come combattenti con la lorica (armatura), inquadrati nella milizia a cavallo (che si manteneva a proprie spese) alla medesima stregua dei cavalieri e diversamente dai turcopoli (combattenti a piedi assoldati).
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Romegas » mercoledì 17 ottobre 2012, 19:27

Sui donati fu scritto un bellissimo libro da Lorenzo Tacchella svariati anni fa, ovvero nel 1986 a cura della Delegazione SMOM di Genova. Questo libro è già citato sempre in questo argomento precedentemente.
Sub hoc signo militamus
Sol per difesa io pungo
(Contrada Sovrana dell'Istrice)
Initium sapientiae timor Domini
(Sal. 111,10)
Socio A.I.O.C.
Socio I.A.G.I.
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Pantheon » mercoledì 17 ottobre 2012, 20:41

Tra le numerose pubblicazioni dello stesso studioso ed ambasciatore, Gr. Croce di Grazia Magistrale in Obb. del SMOM compianto Lorenzo Tacchella e dell'Arcivescovo Pulijc:

Caterina Regina di Bosnia, Terziaria francescana e Donata dell'Ordine gerosolimitano di S. Giovanni di Rodi, poi di Malta (1424-1478): il cattolicesimo in Bosnia nei secoli XIV-XV
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Re: Donati di Devozione del SMOM

Messaggioda Enomis » mercoledì 17 ottobre 2012, 21:08

aristarco ha scritto:La differenza che corre tra donato e cavaliere riguarda piuttosto la tipologia di militanza richiesta all'interno dell'Ordine: il donato, che è membro del SMOM a tutti gli effetti, milita all'interno dell'Ordine ma senza quell'impegno diretto che è richiesto al cavaliere.


Anche questo meriterebbe un approfondimento.... [hmm.gif]
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