Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

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Re: Stemma di S.E.R. Carlo R.M. Redaelli Arcivescovo di Gori

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 15 ottobre 2012, 9:04

Giusto Marco, avevo ricordato anch'io lo stemma dei de Regibus de Ello che poteva adattarsi ad evocare simbologie agiografiche - le tre corone e i tre calici - ma viste le premesse araldiche molto disinvolte alla base dell'emblema «Lo stemma riprende alcuni elementi tradizionali dell'araldica ecclesiastica con una libera interpretazione attenta alla sensibilità attuale...» era una possibilità neppure ipotizzabile.
Ciao,
F.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Sorante » lunedì 15 ottobre 2012, 16:34

Molto tranquillizzante l'Agnello Pasquale. Complimenti.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Donda87 » lunedì 15 ottobre 2012, 19:00

Se mi era passato per la mente il pensiero che lui avesse dato solo qualche indicazione, poi resa graficamente dagli incaricati...sono stato tratto del tutto in errore!! [nonono.gif] Visto che ieri all'insediamento in cattedrale ho scoperto che ha volutamente tolto tutte le insegne arcivescovili e ignorato le regole araldiche di proposito! Mah...non so che pensare... Va bene non essere tradizionalisti, ma insomma.... [thumbdown.gif]
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 16 ottobre 2012, 9:10

Gentile Donda87,

tralasciando il caso specifico di cui non so nulla, si può osservare che esiste in effetti una legittima "allergia agli stemmi" tra alcuni religiosi che chiamati alla dignità episcopale li avvertono con araldica lontani se non estranei dalla loro sensibilità. C'è sempre stata, già Monsignor Heim ne scriveva a proposito di non mi ricordo quale cardinale che non volendo uno stemma, alzò uno scudo vuoto, tutto bianco. Immaginano forse chissà quale segno di orgoglio mondano retaggio dei tempi in cui al vescovo erano attribuite responsabilità civili o temporali sulla diocesi e non uno dei mezzi in cui il pastore può indicare un messaggio del proprio ministero connesso alla propria identità personale realizzato con un codice semantico e simbolico antico ed evocativo.

Ma, nel caso, allora, credo sarebbe meglio che il Vescovo non adottasse nessuno stemma piuttosto che storpiare malamente con sue "libere interpretazioni" personali sia l'araldica con i suoi canoni precisi e vincolanti, così come quelle composizioni di araldica ecclesiastica che, al momento, la Chiesa ancora ben codifica ed indica in modo preciso per i suoi pastori: galero con fiocchi, scudo, croce astile e motto. Il rischio nel voler fare "come si vuole" non porta ad apparire come degli "originali a tutti i costi" mettendo in ombra quell'umiltà che si pensa invece di esternare? Non so.
Credo che un semplice timbro circolare con qualifica e nome e cognome potrebbe ben assolvere alla funzione burocratica di siglare atti e documenti diocesani del vescovo che non voglia avere un proprio stemma.

Un saluto,

F.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Romegas » martedì 16 ottobre 2012, 9:19

Il cardinale in questione era il bergamasco Gustavo Testa, creato da Giovanni XXIII nel 1959 e morto nel 1969, che usò uno stemma con la sola scritta "Sola Gratia Tua".
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 16 ottobre 2012, 11:38

Non so se lo stemma del Cardinal Testa sia lo stesso al quale si riferiva Franz. Comunque sullo scudo del Cardinal Testa qualcosa campeggiava...
Non è l'ideale porre delle frasi su uno scudo. Ma chiuderei almeno mezzo occhio per questa scelta da parte di un ecclesiastico.
Infatti un eccellente precedente di questo è nello stemma dell'Arcibasilica Lateranense... niente meno che la Cattedrale di Roma e del Mondo!
Qualche prelato adotta ancora oggi questa possibilità.
Possiamo ricordare ad esempio lo stemma del Cardinal André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, del Titolo di San Luigi dei Francesi.
Sulla facciata della chiesa romana è infatti osservabile uno stemma con campo d'azzurro, caricato della scritta: SIC ENIM DEUS DILEXIT MUNDUM.
Io non realizzerei mai uno stemma così... Ma la scelta è comunque degna di rispetto.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda nicolad72 » martedì 16 ottobre 2012, 22:03

Lo stemma lo trovo araldicamente orrido e inguardabile...

C'è solo da augurarsi che abbia una visione della sua missione ben differente da quella che ha dell'araldica...
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Tilius » martedì 16 ottobre 2012, 22:30

Antonio Pompili ha scritto:Possiamo ricordare ad esempio lo stemma del Cardinal André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, del Titolo di San Luigi dei Francesi.
Sulla facciata della chiesa romana è infatti osservabile uno stemma con campo d'azzurro, caricato della scritta: SIC ENIM DEUS DILEXIT MUNDUM.


piero59 ha scritto:Il cardinale in questione era il bergamasco Gustavo Testa, creato da Giovanni XXIII nel 1959 e morto nel 1969, che usò uno stemma con la sola scritta "Sola Gratia Tua".


Se é un messaggio teologico che si vuole mandare, allora sono infinitamente preferibili queste scelte esplicite che non i complicati rebus teologici - sovente astrusi e sempre teologicamente logorroici e visivamente sovraccarichi - che vediamo da molti anni a questa parte.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Romegas » martedì 16 ottobre 2012, 22:55

Credo che un ecclesiastico sia libero di scegliere se avere uno stemma oppure no, ma una volta che sceglie di averlo, allora deve sottostare ai regolamenti araldici ed evitare simili brutture.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Sorante » mercoledì 17 ottobre 2012, 10:10

La dico? La dico.
E' strano constatare come venga sempre più sentito antiquato e superato (ma sarà poi questa la vera origine del problema?) ciò che figurativamente sintetizza uno status, cioè uno stemma. E' strano tanto più in un ambiente, quello ecclesiastico, che fa dell'emblema visivo se non il suo punto di forza, certamente un consistente ausilio al messaggio che intende tramandare. Se un sacerdote decidesse che è vecchiume l'alternarsi dal verde al viola, dal rosso al bianco, all'oro ecc.ecc. delle vesti sacre, per sottolineare i periodi dell'anno liturgico, che si farebbe? Se un vescovo decidesse che è vecchiume e vanità l'uso dei paramenti e dei simboli del suo sacro ufficio e decidesse di officiare in maglietta e jeans o al massimo in giacca e cravatta che si farebbe?
Io credo vi sarebbero pesanti interventi per ricondurre i suddetti a ragione.
Invece per lo stemma no. Per lo stemma va sempre tutto bene. Lo vuoi? Non lo vuoi? Ti rivolgi a due grafici/grafiche che magari sino a ieri hanno ideato soltanto carte di cioccolatini (così parrebbe, come è già stato detto) o si sono occupati/e di quanto potrebbe essere appetibile un nuovo logo di un altrettanto nuova bibita? Va bene. Sposti una croce che è lì da secoli e la riduci ad un adesivo come sui berrettini di I <3 NY? Va bene.
Ecco, secondo me il problema sta qua. Nell'ignoranza (sempre e soltanto araldica s'intenda, perchè di quello qui si parla) non solo di chi commissioni il proprio stemma ( o di chi lo realizzi), ma anche di chi in altri frangenti farebbe pesare eccome (e giustamente) il proprio controllo su usi e costumi secolari. E per ignoranza, a parte quella strettamente tecnica, intendo questo: il non riconoscere più a quest'arte la sua valenza, i suoi canoni e la conseguente mancata decenza che si dovrebbe avere nel rispettarli, laddove in altri frangenti tutte queste qualità sarebbero e sono tutelate e garantite.
Io non credo si voglia lasciare, così agendo, libero campo all'umiltà di chicchessia:
scusate la franchezza ma io vedo più umiltà nel continuare un sistema secolare che nel frantumarlo brutalmente, e credo che vi siano campi ben più ampi e importanti di quelli di uno stemma, in cui questa umiltà possa venire espressa.
Io credo altresì che tutto ciò sia solo totale e forse irrecuperabile disinteresse verso l'araldica, sia di chi ne fa uso in tale maniera, sia di chi dovrebbe vigilare su detta maniera; credo sia soltanto la conseguenza "visiva" della convinzione di stare facendo qualcosa di davvero poco importante quando si assume/si idea/si fa realizzare un'insegna.
Scusate ancora una volta, ma, al di là della simbologia che può essere e sicuramente sarà profondissima (ma necessita di una spiegazione scritta a parte, perchè dallo stemma noi umani non ne cogliamo nulla, se non la parte più scontata), io in questo stemma vedo solo il solito procedere dei nostri anni, nei quali o una cosa è dichiarata morta e conseguentemente rinchiusa in un museo (anche solo mentale) e lì allora sì venerata e rispettata, o se è viva ...beh allora si fa come ci pare e chissene di tenerla inserita nell'alveo della (o di una) tradizione secolare. In uno stemma come quello qui in questione io colgo soltanto il consueto e cinico sorriso con cui la nostra sciagurata età liquida il suo passato, al quale invece dovrebbe, almeno in certi casi, volgersi fiduciosa.
Un caro saluto.
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Re: Stemma di Mons. Redaelli Arcivescovo di Gorizia

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 17 ottobre 2012, 10:58

Una critica lucida, fondata, coerente e, per molti versi, più che condivisibile la tua, gentile amico. Mossa, del resto, più volte tra le pagine del nostro forum...
Mi permetto solo di dire - a titolo di sottolineatura e di complemento a quanto hai affermato
Sorante ha scritto:Io credo altresì che tutto ciò sia solo totale e forse irrecuperabile disinteresse verso l'araldica, sia di chi ne fa uso in tale maniera, sia di chi dovrebbe vigilare su detta maniera

che un problema al momento è proprio l'assenza di un'autorità, ovvero un'istituzione, che vigili sul corretto uso dell'araldica nella Chiesa cattolica.
Sono il primo a dire che certamente l'araldica non è (né potrebbe mai essere, come non lo è mai stata) una priorità nella vita e nella missione della Chiesa.
Ma visto che se ne fa uso, dovrebbe comunque essere oggetto di un minimo di reale interesse, nei termini di tutela e di vigilanza.
C'è da augurarselo.
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