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Tilius ha scritto:No, non sono un intenditore (ma un semplice cultore per diletto), nè tantomeno lo sono della scuola senese del '500.
Posso però dirle (ma immagino che siano tutte cose che già sa perfettamente) che la sua opera dopo il restauro ha rivelato uno stato di conservazione estremamente compromesso (la pellicola pittorica originale é fortemente abrasa su tutta la superficie della tavola), che fa capire il motivo per cui venne completamente ridipinta in un antico "restauro".
Quel (poco) che si può ancora vedere denota una qualità notevole, certo assai più alta del dipinto precedentemente citato.
Le figure di Giuseppe e di Maria (meno la santa Lucia), e anche i due infanti, sono più che dignitosi.
Ma altri particolari (le mani della santa, la coppetta con gli occhi, i miniangeli in volo) lasciano francamente perplessi per la pochezza disegnativa.
In generale, stante la conservazione, il suo quadro é francamente ingiudicabile dal punto di vista pittorico.
Dal punto di vista compositivo, appare alquanto convenzionale.
E, anche negli anni tardi, il Bazzi sapeva dare prove migliori del suo mestiere.
Ferdinando Mazzei ha scritto:A questo punto la richiesta di aiuto: è possibile datare lo stemma Pericoli? Ovvero il sigillo?
Se si, e stemma/sigillo risalenti all’epoca dei fatti sopra citati, è plausibile che la tavola sia stata commissionata dai Pericoli al Sodoma (o al suo allievo) e che da allora sia loro appartenuta.
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lor.masche ha scritto:Trovo che la famiglia Pericoli possedesse il palazzo già della famiglia Sanzi a Ostra (Ancona). Situato come lungo Corso Mazzini, fu edificato tra il 1723 e il 1739 dai fratelli Giuseppe, Orazio e Carlo Sanzi, per poi passare alla famiglia Pericoli. Oltre alle decorazioni del pittore bolognese Luigi Samoggia e alla cappellina privata, conserva una tela raffigurante Montalboddo nel 1746. Curiosa è la scala a chiocciola che dagli scantinati arriva sino alle soffitte e che un tempo era percorribile anche dagli animali da soma per il trasporto delle granaglie.
È possibile che il dipinto da lei posseduto fosse stato collocato dalla famiglia proprio in questo palazzo, dove pure si conservano tutt'ora preziosi stucchi e dipinti?
Passiamo invece ai possedimenti romani della famiglia: palazzo D'Aste, nel rione Regola, in seguito all'estinzione del casato alla fine del Settecento passò ai Pericoli, tornata a Roma dopo il soggiorno urbinate; palazzo Guelfi Camajani Pericoli al Corso, su via del Corso; palazzo Pericoli in via Monserrato, sulle cui volte compare lo stesso stemma che abbiamo analizzato e viene celebrato un certo Filippo Pericoli (rimando al sito in cui compaiono immagini di quest'ultimo edificio http://www.bestrentalinrome.com/pericoli/pericoli_ita.htm).
Infine, trovo questa immagine con scarna descrizione della tomba di Vincenzo Ronchi Pericoli (non si specifica in quale chiesa romana si trovi): http://www.europeana.eu/portal/record/08504/5FADF0471AA100C43AB7DD9E6DB04384C56A4133.html.

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