Ricerca in Bosnia Erzegovina

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Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » sabato 21 gennaio 2012, 18:10

Gentili amici, chiedo aiuto e consiglio per ricercare testimonianze e contatti in Bosnia Erzegovina.
La vicenda riguarda il triste periodo della seconda guerra mondiale. Ho trovato questo racconto in un quaderno nella biblioteca di mio padre, che lo scrisse alcuni anni fa.
Eccolo:



Col del vento.

Montenegro, mille metri di altitudine, 25 aprile 1942.
Siamo su un monte pelato, in una zona boscosa, dove tira sempre un ventaccio gelido e furioso. Di qui il nome che gli hanno dato gli alpini: Col del vento.
Su questo colle abbiamo stabilito il campo del Comando del Battaglione Feltre, durante un rastrellamento la cui durata si presume debba essere abbastanza lunga.
Il campo è circondato da opportune fortificazioni: trincee, fortini, filo spinato ecc.
All’interno, oltre alle tende, degli alpini e dei loro ufficiali, lunghe file di muli alla catena e mucchi e mucchi di munizioni e rifornimenti, quanto può servire a tutte le compagnie del battaglione, una bella quantità di materiali che certamente possono far gola ai partigiani, nei cui territori siamo penetrati e che cerchiamo di snidare.

( dopo il 6 maggio ’42, probabilmente)
Fin dalle prime luci dell’alba, tutto il battaglione è partito per rastrellare le sponde del Lim, grosso fiume ricco di acque, fiancheggiato da folti boschi di querce, nei quali sono annidati i partigiani.
Al campo sono rimasti pochi alpini, più o meno ammalati, un sergente ferito ad una mano ed un ufficiale. Quell’ufficiale sono io. Fra tutti siamo meno di venti.
Il nostro compito è restare a guardia del campo e di tutto il materiale che contiene, opponendoci con tutte le nostre forze e con i nostri pochi mezzi a chiunque voglia penetrarvi.
Un compito da far tremar le vene e i polsi!
Io raccolgo tutto il mio magro esercito e dispongo i pochi alpini nei punti più esposti e meglio difendibili, con la ferrea consegna di non muoversi per nessuna ragione e di fare buona guardia.
Dispongo i pochi uomini che ho in delle buche, tutti attorno al campo.
Come sono pochi e distanti fra loro!
Tengo presso di me il sergente, che mi servirà da vicecomandante e da portaordini. Poi troviamo un posto al riparo dal vento, in posizione abbastanza dominante per osservare tutto il perimetro dell’accampamento e i terreni circostanti.
Fatto ciò ci disponiamo alla parte più dura del nostro compito: restare all’erta, vigilando la montagna tutto intorno a noi, per individuare temuti e non impossibili movimenti di partigiani che avanzino verso di noi.
Così restiamo in attesa della sera e del ritorno del battaglione.
Il tempo non passa mai: i secondi sembrano minuti, i minuti sembrano ore e le ore sono interminabili.
A turno, il sergente ed io facciamo il giro della nostra debolissima difesa, a vedere che le nostre sentinelle, alcune con la febbre, non si siano addormentate e facciano buona guardia.
Così, pian piano, si è fatto ormai mezzogiorno e stiamo preparando pane e formaggio per le nostre sentinelle, quando sentiamo un colpo di moschetto e una sentinella che grida. Ci precipitiamo verso il luogo donde è provenuto lo sparo: troviamo un agitatissimo alpino, col fucile puntato, pronto a sparare contro un bersaglio che dapprima non vediamo e poi si rivela essere un uomo tutto tremante con le mani alzate, solo in mezzo al sentiero che sale dal bosco verso di noi. Gli gridiamo di venire avanti con le mani alzate.
Noi gridiamo in italiano, lui risponde in slavo e non capiamo niente, né lui né noi. Con un po’ di fatica convinco il sergente ad andare a prenderlo, per sentire cosa vuole. Poco dopo mi trovo davanti un ometto piuttosto anziano, spaventatissimo, che balbetta in montenegrino. Quello della lingua è un problema di difficile soluzione. Poi abbiamo un colpo di fortuna: il sergente si ricorda che tra gli alpini che hanno marcato visita quella mattina, ce n’è uno che mastica un po’ di slavo.
Con l’aiuto di questo alpino, il quale, in verità, parla abbastanza bene lo slavo, possiamo finalmente comunicare con il nostro prigioniero.
Egli ci informa che fa parte di un gruppo di ventidue uomini, che, dice lui, non sono partigiani, ma solo contadini del posto, che vogliono arrendersi per non essere scambiati per partigiani e fucilati.
Si trattava di risolvere un problema difficile. Siano o non siano partigiani, si tratta pur sempre di un gruppo di uomini sani e robusti da catturare e disarmare: noi siamo meno di loro e dobbiamo assolutamente restare a guardia dell’accampamento.
Con un paio di raffiche di mitra potremmo ucciderli tutti e il problema sarebbe subito risolto. Il sergente è di questo parere.
Questo sergente è un vecchio (per me) sottoufficiale che ha alle spalle diversi anni di guerra; ha combattuto sulle Alpi francesi. Poi tutta la guerra di Grecia, sui monti della Grecia e dell’Albania, ora è in Montenegro da quasi un anno, sempre combattendo.
Io, nei suoi confronti, sono sì un ufficiale, ma alle prime armi, senza nessuna esperienza e con pochissima autorità. Però sono io che devo decidere. Il pensiero di uccidere a sangue freddo ventidue persone, ventidue poveracci, contadini di montagna che, magari, non hanno mai abbandonato il loro paese e che affermano di essere del tutto estranei alla politica ed alla guerra partigiana, è un pensiero che veramente mi fa ribrezzo e mi ripugna decisamente.
Anche per guadagnar tempo, decido intanto di disarmarli e di prendere le loro generalità.
Abbiamo, al centro dell’accampamento, una buca quadrata, di cinque metri circa di lato, profonda più di due metri e circondata da un robusto recinto di fili spinato.
E’ stata fatta per ospitare, al riparo dal vento, eventuali prigionieri che speriamo di fare. La buca non è mai stata usata. Il sergente e l’alpino interprete vanno a prendere il primo gruppo di quattro prigionieri. Man mano che arrivano, ci accertiamo che non nascondano armi, facciamo loro vuotare le tasche, scriviamo su un foglio nome cognome e indirizzo e poi li spediamo in fondo alla buca.
E così, quattro per volta, tutti e ventidue finiscono rinchiusi nella buca, sotto la guardia di due alpini armati di mitra che, dall’alto, li sorvegliano.
A questo punto incomincio di nuovo a respirare e riprendo a preparare pane e formaggio per gli alpini. Ne preparo anche in quantità conveniente per la fossa dei leoni. La distribuzione del pasto è un atto molto apprezzato e contribuisce a calmare gli animi visibilmente agitati. Mentre mangiano chiedo loro di servirsi di un intermediario che possa parlare a nome di tutti. Dopo breve discussione viene scelto quell’ometto che si è presentato per primo. Lo tiro fuori dalla fossa e incominciamo le trattative per un accordo internazionale. Anche se può essere giusto parlare di accordo, trattative vere e proprie non possono esserci. In effetti loro sono ormai in nostro potere e, al massimo, possono esprimere i loro desideri, mentre noi possiamo decidere senza tenerne conto.
L’intermediario incomincia col chiedere per sé e per i suoi la certezza di avere salva la vita. Io non ho nessuna autorità per assumere un così importante obbligo da parte dell’esercito italiano. Tutto quello che posso promettere è di trasmettere questa loro richiesta con il mio modestissimo parere favorevole. Poi, dopo questa risposta poco impegnativa, il prigioniero incomincia a raccontarmi la loro triste storia.
Da più di sei mesi sono in balia degli umori dei serbi, partigiani di Tito, che si divertivano a tormentare, torturare ed uccidere i musulmani che vivevano nella loro zona. Per tutto l’inverno avevano vissuto sotto l’incubo di una incursione di partigiani che li avrebbero uccisi tutti. Appena la stagione era un po’ migliorata, avevano abbandonato le loro case, lasciandovi le donne e i bambini, e si erano rintanati nei boschi, sempre con l’ansia di essere scoperti dai partigiani e uccisi.
In aprile erano cominciati i rastrellamenti degli italiani. E così questo gruppo di compaesani aveva deciso di consegnarsi agli italiani per aver salva la vita.
L’intermediario con cui parlo è il sarto della zona, la persona più istruita fra loro e, come tale, la più adatta a trattare con noi.
Io non infierisco mostrando i seri dubbi che ho sulla loro sorte, cerco anzi di tranquillizzarlo e lo faccio ricondurre nella fossa dei leoni.
A ben considerare la cosa, si tratta di poveri diavoli che hanno una paura matta dei partigiani di Tito e sono venuti a cercare un po’ di sicurezza fra le nostre braccia.
Ormai il tramonto si avvicina ed il ritorno del battaglione non è lontano.
Io per primo, ma anche tutti gli altri, siamo sottoposti da molte ore a una pressione fortissima, che si allenta soltanto quando vediamo, finalmente, sbucare dal bosco il colonnello Castagna, nostro comandante, che rientra alla testa del Battaglione.
Mi precipito ad incontrarlo e, piuttosto euforico, gli comunico l’avvenuta cattura di ventidue prigionieri.
La notizia è molto gradita dal colonnello, che ha camminato tutto il giorno senza avvistare l’ombra di un partigiano.
Qui potrebbe terminare il racconto, se non fosse per la presenza nel Battaglione Feltre di un giovane e battagliero capitano, della Compagnia Comando, il quale pensava di far carriera e di coprirsi di gloria a forza di atti di durezza e di rigida disciplina nei confronti di chiunque avesse a che fare con lui.
C’era in quei giorni l’ordine della Divisione di passare per le armi chiunque fosse sorpreso armato in procinto di commettere atti ostili contro le truppe italiane.
Forte di questi ordini, il capitano di cui trattasi pretendeva essere nostro dovere fucilare immediatamente questi uomini, i quali, non solo non avevano commesso atti ostili nei nostri confronti, ma erano venuti, inermi, a consegnarsi spontaneamente nelle nostre mani.
Pur essendo io, nei confronti di un capitano, un pivello inesperto e senza alcuna autorità, a sentire il capitano che insisteva col colonnello per la immediata esecuzione, mi scaldai alquanto e presi a difendere i miei prigionieri. Anche se non era vero, arrivai ad affermare che mi ero impegnato ad assicurare salva la vita in cambio della resa che veniva offerta.
Per fortuna il colonnello, in presenza del quale aveva luogo il vivace battibecco, era una brava persona, intelligente, equilibrata, colta. Ci lasciò discutere per una decina di minuti, poi pose fine alla diatriba dicendo:
“Basta! Smettetela, ho deciso: domani, con il camion della spesa, manderò i prigionieri al comando di Reggimento, dove decideranno il loro destino. Lei, tenente, scriva un accurato rapporto con tutti gli avvenimenti accaduti e, se crede, vi aggiunga le sue considerazioni. Se, come credo, saranno simili alle mie, trasmetterò il tutto al comando, con il mio parere favorevole e staremo a vedere cosa succederà.”
E così fu fatto.
Le mie considerazioni furono accolte e i ventidue uomini finirono in campo di concentramento e, dopo qualche tempo, furono rimessi in libertà.
Ebbi la soddisfazione di vedere che il mio intervento era servito a salvare la vita di ventidue uomini, e fu una grande soddisfazione.
Ventidue ne ho salvati, uno solo venne a ringraziarmi.
Ma questo è un altro racconto.


Mio padre non finisce mai di stupirmi. Qualche cosa mi aveva raccontato, ma non avevo mai saputo tutto così dettagliatamente.
Non so il nome del sergente, ma ho intuito quello del capitano.
Ho fatto un terzo grado a mio padre per avere ulteriori notizie.
Non sa quale fosse il nome vero del Col del vento e neppure il nome del paese dei ventidue prigionieri.
La zona dovrebbe essere vicino a Prijeboj o Miljen (Milieno).
Parla inoltre di Visegrad e Foca.
Mi piacerebbe molto, dato che ventidue ne ho salvati, uno solo venne a rigraziarmi, risalire ai ventidue o, data l'età, sapere se le loro famiglie conservano il ricordo di questo episodio.
Ma come contattarli? A chi rivolgersi?
Avete qualche idea?
Saluto tutti. Antonio
Ultima modifica di antonio33 il mercoledì 25 gennaio 2012, 17:27, modificato 2 volte in totale.
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 21 gennaio 2012, 19:41

Caro Antonio ,
il racconto è veramente toccante e ci parla di una pagina della nostra storia comune fatta di eroismi non strombazzati ma veri.

I dati sono veramente molto scarni , potresti cercare notizie presso la Croce Rossa Internazionale :
http://www.icrc.org/web/forms/webforms. ... E200322DD7.
oppure resso il Consolato Generale della Bosnia ed Erzegovina
via Luigi Galvani 21, Milano - 20124
Chissà... [clover.gif]
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » sabato 21 gennaio 2012, 21:08

Grazie Sergio.
Avevo pensato anche a qualche giornale (o giornalista).
Il problema è, in questo caso, non cadere in trappole politiche...
Ho pensato pure di contattare qualche università.
Saluto tutti.
Antonio
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda contegufo » sabato 21 gennaio 2012, 22:55

Caro Antonio

Avere un padre così è motivo di immenso orgoglio.

Saluti
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda paolo61 » domenica 22 gennaio 2012, 14:15

Salve,

caro Antonio, il tuo racconto è molto interessante e struggente. Tuo padre è una persona perbene e in quel momento storico
si è comportato con molto onore.
Per la tua ricerca puoi partire dal foglio matricolare inoltre, ogni Comandante di reparto teneva un "diario di guerra"
o comunque sia un carteggio di guerra che è confluito, credo, nell'Archivio Storico, dello Stato Maggiore Esercito.
Sul come procurarsi e da chi richiedere il foglio matricolare nonchè sull 'Archivio S.M.E, utilizza la funzione "ricerca" in quanto
già oggetto di discussione in altri post.

Saluti
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » domenica 22 gennaio 2012, 19:22

paolo61 ha scritto:
caro Antonio, il tuo racconto è molto interessante e struggente.



Ringrazio tutti, soprattutto a nome di mio padre, che non sa nulla di questa ricerca. Io non ho fatto nulla.
(ed il racconto l'ho solo ricopiato...)
Antonio
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda M.Brivio » sabato 21 luglio 2012, 13:35

Solo ora mi sono accorto di questo topic.
Probabilmente non servirà nulla ma si potrebbe scrivere all'archivio di stato, se hanno qualcosa in proposito relativo a quel periodo (nominativi di soldati, ecc) http://www.arhivbih.gov.ba/

In alternativa dovrei avere ancora qualche contatto sparso per quella zona dei Balcani (ho avuto modo di essere sia a Priboj che a Visegrad), posso sentire se hanno/sanno qualcosa relativo a quel periodo. Magari provare con qualche società storica che pubblica riviste o articoli periodici anche relativi a quel periodo potrebbe essere utile? Non di facilissima risoluzione, ma magari a qualcosa potrebbe servire.
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » sabato 21 luglio 2012, 18:54

M.Brivio ha scritto:In alternativa dovrei avere ancora qualche contatto sparso per quella zona dei Balcani (ho avuto modo di essere sia a Priboj che a Visegrad), posso sentire se hanno/sanno qualcosa relativo a quel periodo. Magari provare con qualche società storica che pubblica riviste o articoli periodici anche relativi a quel periodo potrebbe essere utile? Non di facilissima risoluzione, ma magari a qualcosa potrebbe servire.


Caro amico, con l'aiuto di un altro nostro gentilissimo collega, che ancora rigrazio, ho cercato di fare qualche ricerca, purtroppo al momento senza riscontro alcuno, nonostante la disponibilità delle persone che ho interpellato.
Il problema più grande è costituito dalle quasi omonimie di alcuni paesi tra Montenegro e Bosnia. Riterrei che gli Alpini, all'epoca, si trovassero in Montenegro, sempre in prossimità del Lim. Gli Alpini più che in montenegrino o slavo, parlavano quasi tutti in lingua veneta e non è che tutti, anche il veterinario, sapessero bene dove si trovassero...
Priboi, lo scrivo proprio così come lo si dice, dove era esattamente? Montenegro o Bosnia?
Inoltre ormai gli scampati alla fucilazione non ci saranno più. Al massimo i loro figli potranno aver conservato qualche ricordo.
Mi ha fatto molto piacere, non solo a me ma e soprattutto a mio padre, che la rivista L'Alpino abbia voluto pubblicare la vicenda.
Comunque un ulteriore eventuale aiuto sarebbe molto gradito.
Grazie.
Antonio
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda M.Brivio » domenica 22 luglio 2012, 11:59

La Priboj che conosco io è nel distretto di Zlatibor, ovvero nello stato della Serbia (abbastanza a sud), ma adiacente al confine con la Bosnia (abbastanza vicino a Visegrad)...e in 40 minuti di strada si raggiunge il confine col Montenegro, passando per Novi Varos e arrivando a Brodarevo. Si tratta di una località montana, come tutto il Montenegro e parte della Bosnia.

Suggerisco le seguenti letture:
G. Scotti, L. Viazzi, L'inutile vittoria: la tragica esperienza delle truppe italiane in Montenegro, 1941-1942, Mursia, 1989
V.Dedijer, The War Diaries of Vladimir Dedijer: From November 28, 1942, to September 10, 1943
V.Dedijer, From April 6, 1941, to November 27, 1942

questo è invece il sito di un centro di studi storici serbo http://www.istorijskabiblioteka.com/start qualcosa è scritto anche in inglese, e questo è il link per contattarli http://www.istorijskabiblioteka.com/isbi:kontakt

Questo è un ulteriore istituto storico (e non solo) http://www.balkaninstitut.com/eng/members/members.html io ebbi modo di parlare con Dušan Bataković. Eventualmente se ha qualche richiesta più precisa o anche qualche testo da tradurre dal serbo/montenegrino mi scriva pure in privato, la mia mail è marcobrv @ tin.it
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » domenica 22 luglio 2012, 16:04

Grazie, la contatterò al più presto.
Antonio
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda Delehaye » domenica 22 luglio 2012, 23:42

Dall’1 aprile si ebbe l’avvicendamento anche alla guida del Feltre in quanto il ten. col. Guindani venne trasferito al comando della «Pusteria» e gli succedette il ten. col. Lelio Castagna.
Il battaglione lasciò Bistrizza il 20 aprile iniziando un nuovo ciclo di operazioni di rastrellamento e, dopo alcuni giorni di sosta a Priboj, si portò alla confluenza del Lim con la Drina giungendo fino a Mededa; vennero occupate Trebosilje, Medurijecje, Gradina e infine Miljeno dove sostituì il battaglione «Trento» dell’ 11° Alpini nella sorveglianza della rotabile Cajnice-Gorazde.
Mentre la 65° era a presidio di quest’ultima località, il resto del Feltre venne assalito a Miljeno, durante la notte sul 6 maggio, da un fortissimo numero di ribelli; la lotta si accese furibonda e continuò con inaudita violenza fin poco prima dell’alba quando gli attaccanti dovettero ritirarsi senza aver conseguito lo scopo di rioccupare l’importantissima zona presidiata dal Feltre; le perdite per il nostro battaglione furono gravi: 22 morti tra i quali il ten. Ezio Mombello, e una quarantina di feriti. Numerosi furono gli atti di eroismo riconosciuti con il conferimento di decorazioni, e sensibili perdite subirono i ribelli prontamente inseguiti attraverso Bezuino, Ifsar e Goli Vrk.
Il Feltre concluse gli ultimi mesi nei Balcani a presidio di Cajnice, rientrando in Italia nel settembre 1942.
fonte: http://www.anaconegliano.it/storia/1968settimo25.htm
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » lunedì 23 luglio 2012, 17:18

Caro Delehaye, grazie per il pronto intervento. In un attimo mi hai chiarito i miei dubbi su dove orientarmi per la ricerca.
Tanto per la cronaca:
l'intermediario dei prigionieri fu l'unico a ringraziare. Dopo che venne liberato, spesso si presentò al campo portando in dono al salvatore cacciagione e trote.
Non solo: un giorno arrivò con un cucciolo d'orso, che subito venne affidato alle cure di un alpino di quelli addetti ai muli. Divenne la mascotte del battaglione e sembra poi sia finito in uno zoo.
Saluto tutti.
Antonio
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda Delehaye » lunedì 23 luglio 2012, 18:20

in realtà è facile... se apri googlemap o googleearth e cerchi "43.736189,19.20594" si aprirà l'incrocio del fiume Drina (scorre da NNE a W) con il fiume Lim (scorre da S a N)
poi con queste coordinate troverai le località citate (che si trovano nel territorio del Comune di Čajniče):

Međeđa (43.727875, 19.193719)
Trbosilje (43.682082, 19.166722)
Međurječje (43.657857, 19.1014519)
Miljeno (43.575588,19.058872)
Gradina (43.215232,18.40995)
rotabile (punto mediano 43.612776,19.019819) Čajniče (43.557257,19.072198) / Goražde (43.663898,18.975263)
Bezujno (43.575,19.0025)
Ifsar (43.558905,18.973939)
Goli Vrk (?)

imposta la visualizzazione "MAPPA - RILIEVO" e vedrai le curve di livello... prendi le fasce 900m/1100m (evidenzia le zone)
segna sulla carta le città riferite... e interpola con le zone 900m/1100m evidenziate... cerca un monte "PELATO" in zona di controllo (usando la visualizzazione "SATELLITE")... ma son passati ben 70 anni... e quindi magari sarà cresciuto "qualche" alberello... anche se... però... se è un "pianoro" sommitale... battuto da grande vento, magari anche roccioso... dovrebbe essersi "conservato"...

ricorda che devi calcolare circa 2km/h per un rastrellamento affardellato in zona di campagna.

inoltre, ti segnalo i ponti sui fiumi, anche se personalmente non penso che in una giornata sola di rastrellamento, con ritorno a sera all'accampamento, abbiano così allargato le ricerche, passando i fiumi...:

Ponti sul Drina da Goražde verso E fino alla confluenza con il Lim:
1°: 43.677339,19.015464
2°: 43.686945,19.09623
3°: 43.722141,19.170088
4°: 43.737972,19.21075

Ponti sul Lim dalla confluenza con il Drina verso S fino a Rudo:
1°: 43.695261,19.235877
2°: 43.684896,19.259995
3°: 43.651432,19.269394
4°: 43.612279,19.367777

la zona d'interesse comunque è quella alla sinistra orografica (Ovest) del Lim e alla sinistra orografica (Sud) della Drina.

poi scrivere agli Enti Locali in zona... per richiedere info... potrebbe essere utile:

- Fočanska Regija (Regione di Foča) = ?
- Opština Čajniče (Comune di Čajniče) = http://www.opstinacajnice.com
- Villaggi del Comune di Čajniče = http://en.wikipedia.org/wiki/%C4%8Cajni ... ettlements

- Bosansko-podrinjski kanton Goražde (Cantone della Podrinje Bosniaca di Goražde) = http://www.bpkg.gov.ba/kanton/6667/kontakt
- Općina Goražde (Comune di Goražde) = http://www.gorazde.ba/index.php?option= ... Itemid=138
- Villaggi del Comune di Goražde = http://en.wikipedia.org/wiki/Gora%C5%BEde#Settlements
Ultima modifica di Delehaye il martedì 24 luglio 2012, 10:21, modificato 11 volte in totale.
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda antonio33 » lunedì 23 luglio 2012, 20:54

Amico mio, grazie,, grazie e grazie!
Al momento pastrocchio da un telefonino ma, non appena a casa, ci provo.
Ringrazio tutti coloro che si sono interessati.
Vi terrò aggiornati.
Antonio
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Re: Ricerca in Bosnia Erzegovina

Messaggioda Delehaye » lunedì 23 luglio 2012, 21:37

la Battaglia di Miljeno del 6 maggio 1942

"Sull'episodio, il comando supremo croato cosi si esprimeva: « II 6 maggio 1942 le truppe germaniche hanno rastrellato ... italiane operanti nel settore a sud-est di Goraide- hanno sostenuto combattimenti presso il villaggio di Miljeno (6 km a ... (omississ) ... L'azione, iniziata dal nemico alle ore 2 del mattino e sferrata con estremo accanimento, si svolse attraverso una lunga serie di assalti e contrassalti, culminati in una violenta lotta a corpo a corpo protrattasi fino alle ore 5".
fonte: http://books.google.it/books?id=ynIgAAA ... CDEQ6AEwAA
Giacomo Scotti, Luciano Viazzi, "L'inutile vittoria: la tragica esperienza delle truppe italiane in Montenegro", 1941-1942", Mursia, 1989 - 503 pagine

sono riuscito a trovare 3 nomi di caduti italiani:

Amadio Antonio (*Arcade 20.02.1916 - +Miljeno 06.05.1942), Alpino, Divisione "Pusteria" - 7° Reggimento Alpini - Battaglione “Feltre” - 64° Compagnia

Paoletti Guido (*Bologna - +Miljeno 06.05.1942), Sottotenente, Divisione "Pusteria" - 7° Reggimento Alpini - Battaglione “Feltre”

Lorenzoni Giorgio (*Firenze 1918 – +Miljeno 06.05.1942), Sottotenente Complemento, Divisione "Pusteria" - 5° Reggimento Artiglieria Alpina
MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE
"Durante un violento attacco notturno di forze soverchianti, dirigeva con perizia il fuoco e la difesa di un pezzo fortemente impegnato e, con tiri di brevissima distanza e lanci di bombe a mano, arrestava l’impeto avversario, riuscendo a respingere il nemico cui infliggeva perdite."
Miljeno (Balcania), 6 Maggio 1942. - B.U. 1951 Disp. 15° Pag. 5.

Immagine
Antonio Amadio

altri link da leggere:

https://www.google.it/search?tbm=bks&hl ... 1942&btnG=

http://books.google.it/books?id=Ym3dzlS ... 42&f=false

http://books.google.it/books?id=RG3zAAA ... CDkQ6AEwAQ

http://books.google.it/books?id=UhdnAAA ... CEAQ6wEwAg

http://books.google.it/books?id=94TzAAA ... CEcQ6wEwAw

http://books.google.it/books?id=sD0hAQA ... CFcQ6wEwBg

"Il 7° Alpini, avuto il cambio da reparti di fanteria della Divisione “Venezia” nel febbraio 1942, si concentra nei pressi di Priboj (ndr: coordinate 43.566586,19.535358) e sosta alcuni giorni a Wiesegrad (ndr: Višegrad coordinate 43.785471,19.293272) dove sostiene altri aspri combattimenti fino al rimpatrio avvenuto in agosto, partiti da Wiesegrad (ndr: Višegrad coordinate 43.785471,19.293272).
Numerosi sono gli aiuti dati dai nostri alpini alle popolazioni tanto frequentemente ingenerose. Nelle liste dei “criminali di guerra” stese dai partigiani dopo la guerra non figurano né il col. Zappino (che, tra l’altro, fin dal suo arrivo volle assicurare un pasto caldo a 700 bambini della zona presidiata) e nessuno dei comandanti dei battaglioni del 7° Alpini."
http://lnx.vecidelcadore.it/index.php?o ... &Itemid=63
http://www.anaconegliano.it/storia/1968settimo25.htm



poi in questo link http://www.znaci.net/00001/4_13_2_4.pdf (MOLTO IMPORTANTE) ci sono i resoconti ufficiali Yugoslavi degli accadimenti.
il 6 maggio 1942 è da pag. 25.

ho estrapolato un passo del 6 maggio 1942:

"Divizija »Pusterija«. — Pročešljano područje Kopači (5 km istočno od Goražda) — Miljeno (8 km južno od Kopača).
Zarobljeno je 20 ustanika, od kojih je jedan verovatno komunistički rukovodilac. Nastavlja se kretanje radi zauzimanja polaznih položaja i izvršenja logističkih priprema za operacije на Foču."

traduzione:
"Divisione »Pusteria«. - Pročešljano Area Kopači (5 km a est di Goražda) (ndr: coordinate 43.687736,19.04063) - Miljeno (8 km a sud di Kopača) (ndr: coordinate 43.575588,19.058872).
20 insorti sono stati arrestati, uno dei quali è probabilmente un leader comunista. Continua a muoversi in modo da assumere la posizione di partenza e prepararsi per l'esecuzione di operazioni logistiche in Foču (ndr: coordinate 43.504083,18.77812).


ed un passo del 7 maggio 1942:

"Jugoistočna Bosna. — Sektor divizije »Pusterija«. — Saznaje se da između Foče i Ahmovića (5 km jugo-jugozapadno od Goražda) železnica još uvek saobraća. (Od divizije »Pusterija«). — Primećeni su 500 naoružanih ljudi severozapadno od Čajniča i druge grupe u pokretu prema rejonu Rudog; u Obarde (13 km jugoistočno od Pljevalja) i Komorane (rejon 10 km jugoistočno od Obarda) navodno je stiglo 1000 naoružanih ljudi iz rejona Čajnica. (Od divizije »Pusterija«). — Noću 5. om ustanici su izvršili napad na garnizon Miljeno (5 km severozapadno od Čajniča); napad je odbijen. Bilo je gubitaka i na jednoj i na drugoj strani. (Od divizije »Pusterija«). Napad na delove divizije »Pusterija« kod s. Miljenog (na putu Čajniče—Goražde) izvršili su dva bataljona 2. proleterske NOU brigade i jedan bataljon 1. proleterske NOU brigade. Prema obaveštenju Vrhovnog komandanta NOP i DV Jugoslavije od 7. maja 1942. Operativnom štabu NOP i DO za Hercegovinu i južnu Dalmaciju, ubijeno je i zarobljeno preko 150 vojnika, dok su gubici partizana iznosili 8 ranjenih (tom II, knj. 4, dok. br. 16)."
traduzione:
"Sud-est della Bosnia. - Settore Divisione »Pusteria«. - Si viene a sapere che tra Foče e Ahmovića (5 km a sud-sud-ovest di Goražda) la ferrovia corre ancora. (Dalla Divisione »Pusteria«). - Sono stati osservati 500 uomini armati dalla Čajniča nord-ovest e altri gruppi a muoversi verso la regione di Rudog, in Obarde (13 km a sud est di Pljevlja) e Komorane (zona 10 km a sud est di Obarda) riferito l'arrivo di 1000 uomini armati provenienti dalla regione di Čajnica. (Dalla Divisione »Pusteria«). - Notte del 5. i ribelli attaccarono il presidio di Miljeno (5 km a nord ovest di Čajniča) attacco è fallito. Perdita da un lato e sull'altro lato. (Dalla Divisione »Pusteria«). L'attacco ad una parte della divisione »Pusterija« in s. Miljenog (sulla strada Čajniče—Goražde) è effettuato da due battaglioni della 2° Brigata Proletaria NOU e da un battaglione della 1° Brigata Proletaria NOU. Secondo la comunicazione del Comandante supremo del Movimento di liberazione del popolo jugoslavo e la DV di 7 maggio 1942. Sede operativa per il PON e DO-Erzegovina e Dalmazia meridionale, sono stati uccisi e catturati oltre 150 soldati, mentre le perdite ammontano a 8 partigiani feriti (Volume II, vol. 4 mentre. No. 16)."

NOU dovrebbe essere la contrazione da NOVJ:
Narodnooslobodilačka vojska Jugoslavije (Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia)

che prese ufficialmente i seguenti nomi:

Narodnooslobodilačka vojska Jugoslavije:
Narodnooslobodilački partizanski odredi Jugoslavije (NOPOJ) - da giugno 1941 a gennaio 1942.
Narodnooslobodilačka partizanska i dobrovoljačka vojska Jugoslavije (NOP I DVJ) - da gennaio 1942 a novembre 1942.
Narodnooslobodilačka vojska i partizanski odredi Jugoslavije (NOV i POJ) - da novembre 1942 a marzo 1945.

Esercito Popolare di liberazione della Jugoslavia:
Esercito Popolare partigiano dei distaccamenti della Jugoslavia - da giugno 1941 a gennaio 1942.
Esercito Popolare partigiano volontario di liberazione della Jugoslavia - da gennaio 1942 a novembre 1942.
Esercito Popolare di liberazione e distaccamenti partigiani della Jugoslavia - da novembre 1942 a marzo 1945.

poi ti consiglio di leggere questo link: http://translate.google.it/translate?hl ... iki%2FNOVJ

chiedo scusa delle traduzioni pedestri!
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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