ABBATELLIS
Trae questa famiglia origine dalla città di Lucca da dove passò in Palermo ed in Catania. Un Giovanni Abbatellis comprò a 19 febbraio 1405 in notaro Lorenzo de Naro di Catania da Raimondo de Falgar la baronia di Cefalà che gli venne da Re Martino confermata a 27 giugno 1406 e la quale, nell'anno 1429, ottenne di popolare. A lui succedette il figlio Giovanni che comprò da potere di Guglielmo Raimondo Moncada, in seguito a licenza di Re Alfonso, la terra di Cammarata per atto presso notar Pietro de Busaldano di Valenza a 11 settembre 1431 ed ottenne, alla morte del padre, la conferma della baronia di Cefalà a 27 giugno 1453. Sposò in prime nozze Giovanna Chiaramonte e Ventimiglia ed in seconde Eulalia la Grua dalla quale fra gli altri ebbe: Francesco che, non avendo figli, lasciò tutto il suo patrimonio per opere pie come rilevasi dal suo testamento pubblicato presso gli atti di notar Domenico Di Leo a 31 luglio 1509. Dal primo matrimonio ebbe fra gli altri figli: Federico che ebbe confermata la terra di Cammarata con l'obbligo di prestar cinque cavalli per servizio militare a 25 settembre 1453 e fu padre di Francesco che ebbe l'investitura di detta terra nel 1478 e di Giovanni Manfredi che ebbe confermata la baronia di Cefalà a 10 ottobre 1491. Francesco fece due matrimonii dal primo ebbe Antonio, e dal secondo Federico. Antonino dopo essere stato investito a 23 settembre 1485 di Cammarata morì lasciando un'unica figlia a nome Margherita; questa, per la stretta forma dei Franchi, venne esclusa dalla successione dalla zio Federico, il quale la prese in moglie e fu investito di Canmarata a 23 novembre 1503. Giovanni Manfredi Abbatellis di Federico fu marito di Luigia Lombardo, figlia di Ludovico ed ereditiera della terra di Gibellini, e padre di Antonino e di Federico. Antonino primogenito succedette nella detta baronia di Cefalà della quale fu investito a 1 luglio 1503 ed essendo egli morto senza figli, passò al fratello Federico che ne ottenne l'investitura a 5 settembre 1506 Federico fu padre di Giuseppe che sposò Agata Castello di Guttierez, e testò a 11 aprile 1550 presso gli atti di notar Antonio Merlino di Catania istituendo erede il figlio Alfonso. Questi sposò Giovanna Paternò figlia di Pietro e fu padre di Giuseppe e Francesco. Francesco ebbe in moglie Agata Tornabene figlia di Orazio e di Girolama Castello, giusta i capitoli matrimoniali presso gli atti di notar Orazio Pulvirenti di Catania a 27 giugno 1620 e celebrò a 3 aprile 1627 presso gli atti di notar Giuseppe Riera di Catania il suo testamento che venne aperto presso i detti atti a 26 gennaio 1640, lasciando due figli: Anna ed Ignazio. Anna Abbatellis e Tornabene sposò in prime nozze Ferdinando Cutelli e Grimaldi ed in seconde nozze Vincenzo Paternò Tedeschi di Pietro barone di Ficarazzi. Dell'Ignazio Abbatellis e Tornabene non abbiamo notizie sicure non essendo in grado di accertare se quell'Ignazio Abbatellis iscritto fra i regii cavalieri nella Mastra Nobile di Catania del 1696 sia la stessa persona.
Quest'Ignazio, iscritto nella mastra, fu marito di Lucrezia Paternò nel nome della quale ottenne a 28 febbraio 1717 l'investitura di metà di S. Cono e fu padre di Vincenzo Domenico che sposò Luigia Tedeschi e testò a 24 febbraio 1754 in notaro Agatino Puglisi di Catania lasciando fra gli altri figli: Eleonora moglie di Errico Guttadauro, il quale, per tal matrimonio, fu a 2 dicembre 1775 ascritto alla mastra nobile di Catania, ed Ignazio il quale a 1 febbraio 1783 fu investito di metà di S. Cono. Ignoriamo il seguito.
Arma: d'oro, al grifo rampante di nero, coronato dello stesso.
CALEFATI o CALEFATO
Antica famiglia messinese. A 23 marzo 1398 un Antonio Cofino “aliter dictus Calafatus” cittadino di Messina, fece il suo testamento, nel quale nominò suo erede il figlio Bernardo Cofino detto Calafato, natogli dalla moglie a nome Smeralda. Nella mastra nobile del Mollica troviamo annotati un Andreotta (lista II, anno 1588 e lista IX, anno 1595) ed un Francesco-Maria (lista XII, anno 1598 e lista XIV, anno 1600). Un Filippo-Neri Calafato acquistò il tenimento di terre chiamato Bigini e l’ebbe infeudato con privilegio dato a 1 luglio esecutoriato in settembre 1780; un barone Mauro Calafato, tenente colonnello nei regi eserciti, nel luglio del 1813 rinunziò alla nomina di rappresentante del distretto di Caltanissetta nel general Parlamento; un Giovanni Calefati, di Andrea, fu primo barone di Canalotti 1814; titolo riconosciuto con decreto ministeriale del 10 agosto 1880 in persona di Pasquale Calefati, che ha unico figlio Vincenzo Calefati e Cammarata, marito di Francesca Tortorici e Montaperto dei principi di Raffadali.
Arma: d’azzurro, al grifone d’argento, coronato d’oro, con la fascia d’oro, attraversante.
Motto: ARDEO NAM CREDO.
GASPARINO, GASPARRINO, GASPERINO o DE GASPANO
Godette nel secolo XVII nobiltà in Messina, nella quale città venne aggregata alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi occupò la carica di governatore della tavola pecuniaria nella persona di un Gaspare nel 1593-94, e vestì la toga senatoria nella persona di un altro Gaspare nel 1667-68, 1671-72.
Arma: di nero, al grifo d’oro, impugnante nella destra una spada d’argento.
LI GREGNI
Il Minutolo la dice nobile nella città di Terranova e parla di un Mazzeo, regio cavaliere nel 1408 e di un Francesco-Maria, ricevuto nell’ordine di Malta nel 1616. Noi la troviamo ascritta alla mastra nobile di Caltagirone nelle persone di Giacomo e Giuseppe Li Gregni, di Mazzeo. Un Mazzeo fu capitano di giustizia di quest’ultima città nel 1629-30; un Giuseppe vi tenne la carica di sindaco nel 1674-75.
Arma: d’azzurro, al grifo d’oro, impugnante con la branca anteriore destra un fascio di spighe dello stesso.
MARTELLI
La si vuole originaria di Firenze, godette nobiltà in Messina dal secolo XVI al XVIII e in Augusta; possedette le baronie di Nicchiara e di Pezzagrande. Un Pietro è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XVI, anno 1602); un Girolamo fu capitano di Augusta nell’anno 1645-46; un Giuseppe ed un Domenico Martelli e Tristaino ed un Ercole, un Mario, un Teodoro ed un Rosario Martelli e Zuppello sono notati nella mastra nobile di Augusta. Un Rosario fu capitano di Augusta nell’anno 1786-87; un barone Giuseppe, cavaliere dell’ordine di S. Stefano, fu proconservatore in Augusta nel 1791, 1798, 1800; un barone Giuseppe Martelli Mangano fu senatore di detta città nel 1800-1801.
Arma: di rosso, al grifo d’oro.
PALAGONIA
un Matteo, di Francesco, con privilegio del 27 novembre 1398 ottenne conferma del castello e feudo di Camastra; un Mazziotta (di Giovanni, di Matteo, predetto) possedette il feudo o massaria della R. Corte, chiamata di li Milichi; un Giovanni Antonio possedette la gabella del fumo, pane e mirto di Palermo e il feudo Milici.
Arma: d’oro, al grifo rampante di nero.
ROMBAO o RUMBAO

Un Raimondo, domicello de Villa Borgie, nel 1402 ottenne conferma delle onze quaranta d’oro sui redditi delle secrezie di Palermo, già a lui concesse a 3 novembre 1390; un Cosimo fu pretore in Palermo nel 1429-30; un Luca fu capitano di giustizia della stessa città nell’anno 1446-46 e pretore nell’anno 1453-54; un Guglielmo Raimondo fu senatore in detta città nel 1575-76 e tale carica tenne un Benedetto nell’anno 1517-18.
Arma: d’argento, al grifo rampante di nero.


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