da L.de Bellis » sabato 7 giugno 2008, 14:07
Preg.mo Vincenzo,
nel porgerti un graditissimo saluto, con il tuo permesso mi pregio inviarti una mia nota, forse stonata, circa il Ceto Contadino in Puglia, le Masserie, i Massari, i Galantuomini ecc. per meglio capire una realtà antichissima, accompagnata dal dolore,dai sacrifici per mantenere la proprietà, dal sudore dei campi e da una vita rurale che oggi non c'è piu, nella digressione mi avvalgo anche di autorevoli note di Altri Autori.
La Masseria : Origine
La masseria (massa) costituisce la struttura agraria più importante della campagna moderna.
Nei tempi antichi si intendeva il centro di produzione ed organizzazione del lavoro agricolo,inserita all’interno della grande proprietà fondiaria di Età Moderna (ed in parte medievale), dominata dal latifondo cerealicolo-pastorale.
Il loro interesse, oltre che storico ed architettonico, è anche culturale, costituendo degli autentici crocevia multidisciplinari fra storia, economia, diritto, demografia, agronomia, antropologia culturale, ecologia, architettura ed urbanistica la comprensione del quale richiede lo sviluppo di un approccio conoscitivo complesso.
Essa stessa ha affrontato nel corso della sua plurisecolare vita notevoli mutamenti, sia edilizi che organizzativi che gestionali.
Il precedente più interessante della masseria è rappresentato certamente dalla villa rustica romana, rispetto alla quale non mancano analogie, ma anche differenze essenziali.
Le prime si basano sul fatto che molte masserie sorgono su siti occupati a suo tempo da villae, come testimoniato da riscontri archeologici particolarmente significativi quelli relativi alla Masseria Purgatorio ( villae que vocatur Bigetti) e toponomastici, in primo luogo i prediali in -ano (come Rutigliano e molte altre) o le denominazioni contenenti Villa (Villanova).
Le differenze sono stigmatizzate invece dal diverso indirizzo colturale (la villa privilegiava infatti la coltura specializzata della vite e dell’ olivo) e dal ricorso alla manodopera schiavile.
Le prime strutture produttive denominate Maxariae di cui si ha notizia nel Barese risalgono al Medio Evo; si tratta di masserie regie, aziende pubbliche specializzate nella cerealicoltura, insistenti su territorio demaniale e gestite da un complesso e pletorico apparato burocratico.
Fu proprio la presenza di tali strutture ad impedire per lungo tempo la creazione di analoghe strutture gestite da imprenditori privati.
Strutture e antiche funzioni
In un primo momento l’indirizzo gestionale delle masserie era molto diversificato. Alcune avevano una preminente vocazione zootecnica, in relazione anche ai crescenti flussi di bestiame transumante, richiamato nel Barese, nel Foggiano e nel Tarantino dalla istituzione della Dogana della Mena delle Pecore, voluta dal Re aragonese Alfonso il Magnanimo . Nacquero così le Masserie di Pecore, ma anche di vacche e di maiali.
Un discorso a parte meritano le masserie equine, gestite in regime di monopolio dallo Stato.
Infatti in un primo momento l’indirizzo gestionale delle Masserie era molto diversificato,alcune avevano come tipologia una vocazione esclusivamente zootecnica(della Madonna,di S. Martino ,di Pagnotta, del Purgatorio)dette Masserie di Pecore (ove si allevava la Pecora Gentile di Puglia) per la lavorazione casearia e la produzione di carne e lana, ma anche di vacche e maiali.
In altre Masserie dette Regie (M. del Regio, M. S. Nicola),già ai tempi di Federico II,con amministrazione e governo proprio ,erano aziende statali specializzate finalizzate all’inserimento dello Stato nella rete dei commerci internazionali, si selezionava la razza bovina podolica oppure si selezionavano le sementi.
Molte masserie divengono di proprietà regia, regolate da particolari statuti (fra cui la "Costitutio...super massariis curiae" di Federico II e lo "Statutum massariarum" di Manfredi). Nel 1443, con la riorganizzazione della "Dohana Menae Pecudum" voluta dal re Alfonso d'Aragona, le masserie divengono punti strategici per la gestione della produzione agricola, ma soprattutto del traffico del bestiame soggetto a transumanza.
Istituite dette aziende agricole nelle Difese, aree escluse dalla fruzione pubblica, site una volta nelle Terre Universali, si allevavano anche vacche ,tori e buoi di razza,utilizzati in agricoltura anche per arare in coppia (il paricchio),spesso usati anche come unità di misura.
Una menzione a parte merita la Masseria Regia Equina detta Cavallerizza o Aratia, gestita dal Monopolio di Stato in periodo Aragonese,ove si selezionavano le razze equine per uso militare e da lavoro,vedi la nascita del Cavallo delle Murge, dal cavallo denominato Conversano o Napolitano.
I Conti di Conversano dedicarono passione e competenza nell’allevamento di dette razze equine.
Altre ancora dette Masserie da Campo, avevano l’indirizzo cerealicolo-zootecnico
(di de Bellis,di Poli,di Ciacci,ecc.) ove la coltivazione di cereali e leguminose nei parchi, e di olive e mandorle nelle chiusure e nei chiusi, ove una adeguata recinzione di muretti a secco impediva l’ingresso di pecore e di cinghiali. Le coltivazioni servivano al diretto sostentamento delle famiglie coltivatrici e del popolo,ma non si disdegnava l’allevamento di api e colombi .
In Provincia di Bari, ma anche in Puglia il ceto contadino fu rappresentato da gli ummene de fore,ceto agricolo consolidatosi a partire dagli anni della dominazione francese,vedendo nel vigneto una attività primaria e non una forma di redddito integrativo. Questo ceto si contrappose e assorbì quello più antico dei Comunanzieri.
Questi ultimi erano concessionari senza assoluto dominio di Terre appartenenti all’Universitas Civium,che usavano pratiche zootecniche,esercitando i diritti civili sul demanio comunale e gli usi civici su quello feudale o regio.
Dopo l’appadronamento delle Terre Universali,il termine comunanziere passò poi ad indicare un lavoratore agricolo sottoposto a contratto stagionale e che veniva pagato con i prodotti della terra.
Il termine fore,in dialetto locale,indica sia la qualifica del lavoratore agricolo di un fondo appoderato,che la terra sul quale esercita il proprio diritto di trasformazione, fore o mi, per me esso certamente deriva da un contratto di affitto di origine medioevale tipico della Galizia, detto Fuero ,oggi invece, erroneamente si crede voglia dire fuori,extra-moenia,terre fuori la città.
A questo contratto ben definito nel diritto spagnolo ricorreva la Chiesa che concedeva ben definiti lotti di terreno,in possesso a piccoli coltivatori diretti, in una forma di enfiteusi ereditaria.
Anche i nostri foreros, ebbero in concessione dalle Enti ecclesiastici e dagli Ordini cavallereschi,la Terra,solo successivamente, nei secoli stipularono contratti ad meliorandum con i Galantuomini ,obligandosi a pagare l’annuo estaglio,quest’ultimi non disponevano di capitali da investire nelle trasformazioni colturali, poi nel tempo si passò alla mezzadria. In merito ai Galantuomini una precisazione, essi venivano divisi dal popolino in vecchie sciammerghe e prime sciammerghe, detti così perchè indossavano un abito caratteristico della nobiltà locale detto giamberga, i primi rappresentavano la nobiltà antica, i secondi la gente nuova ovvero la borghesia nascente fornita di capacità imprenditoriali che aveva scalato i primi gradini della scala sociale.
I Braccianti agricoli , ovvero i giornalieri o avventizi, in Puglia nei tempi antichi furono anche detti villani, termine derivato dalla antica villa rustica, di romana memoria,poi appellati cafoni ovvero operai agricoli che si reggevano i pantaloni ca'-fune( con la fune o spago)e in ultimo in periodo spagnolo vennero anche detti in dialetto barese cozzali, non perché mangiassero... le ottime cozze, ma perché questi lavoratori della terra portavano un caratteristico copricapo dell'epoca detto in spagnolo cociales.
All'interno della classe bracciantile c'erano delle specificità legate al lavoro u r'mnatore( potatore )u vignarul ( vignarolo),u zappator ecc
Sottoposti a questi ancora c’erano i ualani ,ovvero mozzi di stalla addetti al governo del bestiame e i vastasi per il trasporto a spalla di ogni merce, e le donne dette in dialetto locale i femene, ragazze o donne adulte sottopagate, adoperate in campagna per la raccolta del grano ,delle olive e dell'uva, invece sopra tutti la figura du 'Massar, ovvero il fiduciario del padrone ed amministratore della proprietà avita, in seguito furono questi ad acquistare i fondi rustici dai Galantuomi e a costituire la nuova borghesia rurale.
Certo di rendere uno spaccato di vita rurale porgo distinti saluti.
Lorenzo longo de Bellis