Nicola de Loffredo

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Nicola de Loffredo

Messaggioda Vincenzo Loffreda » sabato 19 novembre 2011, 19:23

Buonasera a tutti,

chi può aiutarmi a far luce sul personaggio in questione?

Grazie mille.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il domenica 2 settembre 2012, 11:51, modificato 2 volte in totale.
Vincenzo Loffreda
 
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Giovannimaria Ammassari » lunedì 21 novembre 2011, 21:37

Signor Vincenzo,
prima di qualsiasi ricerca io andrei a leggere il testo a stampa che riporterà la fonte archivistica ela natura del documento cartaceo (attualmente non più esistente!!!!!!) dal quale è stata tratta la notizia.

Purtroppo il riferimento bibliografico non è del tutto chiaro.
Mi spiego .
I volumi che hanno per titolo “I registri della Cancelleria angioina / ricostruiti da Riccardo Filangieri ; con la collaborazione degli archivisti napoletani.” Iniziarono ad essere stampati nell’anno 1949 con il Volume 1.
Ad oggi ne sono stati stampati quarantanove [ volumi 49] sino all’anno 2007.

Google book riporta la presente scheda del testo:


I registri della Cancelleria angioina, Volume 44, Parte 2
Testi e documenti di storia napoletana
I registri della Cancelleria angioina, Jolanda Donsi Gentile

Autori : Naples (Kingdom). Regia Cancelleria, Riccardo Filangieri
Editore : Accademia pontaniana, 1999

Ora se prendiamo per buono il Volume 44 parte seconda (2) e l’anno 1999 dobbiamo dedurre che trattasi del testo :

Titolo: 44.2: 1265-1293 / [a cura di Stefano Palmieri]
Pubblicazione Napoli : presso l'Accademia, 1999
Descrizione fisica P. XIII, 476-873 ; 26 cm
Note generali In testa al front.: Accademia Pontaniana.
Fa parte di : I registri della Cancelleria Angioina / ricostruiti da Riccardo Filangeri ; con la collaborazione degli archivisti napoletani , seconda parte

Quello che non coincide è l’autore ossia curatore che Google riporta Jolanda Donsi Gentile, ed in Sbn (Servizio bibliografico nazionale) è Stefano Palmieri.

Trattasi di un documento tra gli anni 1265-1293
L’informazione dovrebbe stare alla pagina 834 dove vi è l’ “INDICE ANALITICO”
Vedi :
http://books.google.it/books?ei=G4zKTpX ... rch_anchor

Proverò a cercarlo presso l’Archivio di Stato di Lecce .
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » lunedì 21 novembre 2011, 22:24

Gentilissimo Signor Ammassari,

grazie tante per la segnalazione relativa alla strana discrepanza dei due curatori.

Lei sa, Signor Ammassari, se e quanto sono storicamente attendibili questi volumi 'ricostuiti'?

Intanto grazie ancora.

Cordialmente.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:19, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Giovannimaria Ammassari » martedì 22 novembre 2011, 18:06

Vincenzo Loffreda ha scritto:Lei sa, Signor Ammassari, se e quanto sono storicamente attendibili questi volumi 'ricostuiti'?



Signor Vincenzo,
questa opera è molto ma molto , ma molto attendibile a livello storico.
Sono le briciole che rimangono ….purtroppo per noi.

Per scrivere in parole semplici e comprensibili ai più , quest’opera a stampa raccoglie dei documenti in forma di trascrizione fedele all’originale o in forma di riassunto(propriamente detto in archivistica regesto).
A trascrivere ed a trarne regesto furono degli studiosi che prima del dannoso e devastante incendio dei documenti archivistici conservati nell’allora grande archivio di Stato di Napoli avvenuto nell’anno 1943, ebbero modo di leggerli.
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale sotto la cura e la direzione dell’Archivista Riccardo Filangeri fu iniziata questa opera immane di ricostruzione.

Per saperne di più ho trovato su wikipedia notizie in merito anche se come è noto son da verificare con altre fonti .
Vedi :
http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_F ... storico%29

Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga (Napoli, 16 aprile 1882 – Napoli, 21 luglio 1959) è stato un archivista, storico, numismatico ed erudito italiano, storica figura di funzionario e direttore dell'Archivio di Stato di Napoli.
La vastità degli interessi da lui coltivati è testimoniata dall'ampio ventaglio delle sue pubblicazioni, che spaziano su campi come l'archivistica, la storia, la numismatica medievale, l'araldica e la storia di famiglia, la genealogia, fino alla storia dell'arte.
Discendente dei Filangieri, storica famiglia gentilizia napoletana, figlio del conte Berardo (Sulmona, 26 febbraio 1845 - Napoli, 25 ottobre 1920) e di Maria Masala dei marchesi di Trentola, Riccardo Filangieri era fratello minore dello storico dell'arte Antonio (Napoli, 13 dicembre 1867 - Massa Lubrense, 4 agosto 1916).


Distruzione e ricostruzione della Cancelleria angioina
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Rappresaglia sul deposito di sicurezza [modifica]

Il nome di Riccardo Filangieri è legato proprio al periodo bellico e postbellico, quando il locale comando della Wehrmacht[6], ben consapevole dell'immenso valore del prezioso contenuto[7], ordinò una rappresaglia. Il risultato fu l'inaspettata distruzione di 866 casse di documenti, una massa di documentazione archivistica che si credeva di aver messao al riparo dai bombardamenti, mediante occultamento nell'agro nolano, all'interno della villa Montesano di San Paolo Belsito[1][8].
Tra quelle casse era compreso il materiale di «maggior pregio storico»[9], la «gemma»[1] più preziosa dell'archivio di Stato di Napoli, la Cancelleria Angioina: «375 registri in pergamena e 3 in carta; 4 registri frammentari detti " registri nuovi "; 66 volumi in carta, intitolati "fascicoli"; 37 volumi di atti in pergamena, originali, detti "arche in pergamena" e 21 volumi di atti in carta, pure originali, detti "arche in carta"»[8]. Tra i beni perduti, anche l'unico registro superstite della cancelleria imperiale di Federico II, quello relativo agli anni 1239-1240[7].
Unici superstiti della sciagura furono i pochi materiali lasciati in sede: qualche frammento, i repertori di Onofrio Sicola, Michelangelo Chiarito, Carlo Borrelli e tre volumi dei Notamenta di Carlo De Lellis[8].
L'amarezza del Filangieri per l'immane perdita culturale fu acuita dal fatto che il Ministero dell'interno, nelle misure adottate a tutela del patrimonio archivistico, aveva totalmente disatteso le precise valutazioni contrarie da lui espresse nel 1935, quando non sarebbe mancato il tempo per apprestare la soluzione da lui proposta, un deposito di sicurezza all'interno degli ampi spazi dell'archivio napoletano. Filangieri motivava in questo modo i pericoli di una dislocazione: «la mole considerevole, anche delle sole scritture più preziose, la difficoltà di un trasporto improvviso e quella di trovare un luogo sicuro da tutti i pericoli ai quali vanno soggette le scritture, specie l'incendio e l'umidità, consigliano di pensare e preparare entro le stesse mura di questo vasto edificio un ricovero ben munito da ogni pericolo di un trasloco di emergenza, la difficoltà di trovare un deposito al riparo da umidità e incendi»[10].

Progetto di ricostruzione
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Il primo volume de I registri della cancelleria angioina editi dall'Accademia Pontaniana, opera massima di Filangieri
Filangieri concepì allora un'opera colossale, che appariva allo stesso tempo discutibile e disperata allo scetticismo dei più, ma che egli portò avanti con perseveranza fino alla morte, grazie al finanziamento dell'Accademia Pontaniana[1], coinvolta nel progetto su indicazione di Benedetto Croce[8]: la ricostruzione minuziosa degli archivi perduti, basandosi su tutte le tracce rimaste in vita - «originali, copie, manoscritti, microfilm e fotocopie esistenti nell'AS Napoli e altrove, trascritti, pubblicati o raccolti da studiosi italiani e stranieri di ogni tempo»[8] - anche attraverso l'interlocuzione dei 350 studiosi che vi avevano avuto a che fare negli ultimi 40 anni[1].
Il lavoro di Filangeri si avvalse, nella struttura e nell'ordinamento, degli studi compiuti da Paul Durrieu[8][11], membro dell'Académie des inscriptions et belles-lettres di Parigi che, al tempo della direzione Capasso, aveva lavorato sui registri primitivi di Carlo d'Angiò, fornendo al proposito un saggio di ricostruzione inventariale sistematica, per anno di indizione. Filangieri si poté valere poi di lavori e repertori compilati nel tempo da altri studiosi ed eruditi, come i tre volumi superstiti di Carlo De Lellis, frutto di uno spoglio dei registri compiuto «con una costanza sbalorditiva[12]. Il lavoro di Filangieri e dei suoi collaboratori si avvantaggiò del «magistrale riordinamento della Cancelleria angioina»[13] dovuto a Bartolomeo Capasso[8][14]. Con questa scelta si è potuto perseguire la ricostruzione l'archivio medievale nella sua originaria struttura, secondo l'ordine in cui era stato formato dalla cancelleria del tempo, e non nell'aspetto che aveva raggiunto al momento della distruzione[8].

Ufficio della ricostruzione angioina [modifica]

L'Ufficio della ricostruzione angioina fu la creatura da lui predisposta allo scopo. Istituito nel 1944, riuscì a condurre in porto, dal 1950 al 1959, la pubblicazione dei primi 13 volumi, l'ultimo dei quali postumo, de I Registri della Cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, all'interno della collana editoriale pontaniana "Testi e documenti di storia napoletana"[1][8]. A questi sono da aggiungere altri tre volumi che Filangieri lasciò pressoché completi in forma manoscritta[1][8].
L'Ufficio della ricostruzione angioina ha proseguito il lavoro anche dopo la sua morte, sotto gli auspici dell'Accademia Pontaniana, che si fa carico degli oneri, e con la direzione di Jole Mazzoleni, ed è tuttora operante, sotto la guida da Stefano Palmieri[8].

Note [modifica]
[1]• ^ a b c d e f g h i j k l m n o Guido Fagioli Vercellone, «FILANGIERI DI CANDIDA GONZAGA, RICCARDO», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, Roma (on-line)
[2]• ^ Riccardo Filangieri, archivista e storico dal sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
[3]• ^ a b c d Antonio Saladino, Fonti di provenienza privata serbate presso l'Archivio di Stato di Napoli, in «Archivio Storico per le Province Napoletane», nuova serie, XXXVIII-LXXVII (1959), p. 216
[4]• ^ Riccardo Filangieri, Gli Archivi Privati, in «Rassegna degli Archivi di Stato», n. 3, XVI, settembre-dicembre 1956, pagg. 337-38
[5]• ^ a b Linda Iacuzio, Gli archivi privati conservati nell’Archivio di Stato di Napoli. Tra descrizione archivistica e ricerca storica, in «Scrinia. Rivista di archivistica, paleogr
[6]• ^ cfr. R. Filangieri, Relazione sulla distruzione del deposito di documenti di maggior pregio storico dell'Archivio di Stato di Napoli operata dai Tedeschi il 30 settembre 1943, in Hilary Jenkinson - Henry E. Bell, op. cit.. L'atto di ritorsione di una pattuglia di guastatori avvenne nel frangente insurrezionale delle quattro giornate di Napoli (27-30 settembre). Alcune fonti, come il Dizionario Biografico degli Italiani, riportano invece la data del 23 settembre.
[7], • ^ a b Cristina Carbonetti Vendittelli, REGISTRO DELLA CANCELLERIA DI FEDERICO II (1239-1240), Enciclopedia Federiciana, dal sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
[8]• ^ a b c d e f g h i j k Cancelleria Angioina, dalla Guida generale degli Archivi di Stato italiani
[9]• ^ cfr. R. Filangieri, Relazione sulla distruzione del deposito di documenti di maggior pregio storico dell'Archivio di Stato di Napoli operata dai Tedeschi il 30 settembre 1943, in Hilary Jenkinson - Henry E. Bell, op. cit..
[10]• ^ Andrea Capaccioni, Ruggero Ranieri, Le biblioteche e gli archivi durante la seconda guerra mondiale: il caso italiano, Edizioni Pendragon, 2007, p. 411, nota 32.
[11]• ^ Il lavoro di Paul Durrieu apparve negli anni 1886-1887, soprattutto nei due volumi de Les archives angevines de Naples, étude sur les registres du roi Charles I (1265-1285), Paris 1886-1887, e in altri studi.
[12]• ^ Cesare De Laurentiis, Manoscritti di scrittori chietini presso l'Archivio di Stato, le biblioteche e i privati in Napoli, in «Rivista abruzzese di scienze, lettere e arti», XII, 1897, p. 179
[13]• ^ Serena Morelli, Il "risveglio" della storiografia politico-istituzionale sul regno angioino di Napoli, da Reti Medievali, I - 2000, Firenze University Press
[14]• ^ Il lavoro di Bartolommeo Capasso aveva prodotto le seguenti pubblicazioni: I registri angioini dell'Archivio di Stato di Napoli che erroneamente si credettero finora perduti. Nota, 1888; Nuovi volumi di registri angioini ora formati con quaderni e fogli che già esistevano dimenticati e confusi nell'Archivio di Stato di Napoli, 1886; Inventario cronologico-sistematico dei registri angioini conservati nell'Archivio di Stato di Napoli, 1894
[15]• ^ Benedetto Croce e l'Accademia Pontaniana (1892-1952), dal sito ufficiale del'Accademia


L’opera di Riccardo Filangeri è opera riconosciuta e nota a tutti gli studiosi di storia del Meridione d'italia e non solo.
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » martedì 22 novembre 2011, 20:34

Signor Ammassari

Giovannimaria Ammassari ha scritto:
Signor Vincenzo,
questa opera è molto ma molto , ma molto attendibile a livello storico.


questa Sua certezza è per me molto incoraggiante.

Signor Ammassari, perdoni se abuso della Sua cortesia, ma le è quindi possibile poter consultare il volume 44?

Intanto la ringrazio nuovamente.

Con molta cordialità.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:20, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda L.A.S. » martedì 22 novembre 2011, 20:49

Vincenzo Loffreda ha scritto: mi pare citi un tal Nicola Loffredo di Sora custode di Roccagloriosa...

Vincenzo Loffreda ha scritto:Il personaggio in questione (Nicola de Loffredo) rappresenta, ad oggi, l'avo più 'antico' della mia famiglia del quale si rinviene notizia e del quale, a questo punto, si delinea la possibilità di tracciarne un profilo storico sicuro.


Scusa Vincenzo, ma come sei riuscito a documentare questa parentela?
Sei già arrivato a ricostruire l'albero sino al 1200?
Un caro saluto,
Lorenzo
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » martedì 22 novembre 2011, 21:15

Perdonami Lorenzo, con quel 'mia' famiglia ho peccato di presunzione...
avrei dovuto scrivere 'della famiglia Loffredo'.


(ma tu cosa ne pensi?)

Un caro saluto.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:21, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Giovannimaria Ammassari » martedì 22 novembre 2011, 21:22

Concordo con il signor Lorenzo,
era l'identica domanda che mi sono posto e che volevo scrivere io.
Signor Vincenzo lei ha già ricostruito l'albero genealogico ascendente risalendo all'Avo Nicola???

Di "Nicola de Loffredo ", infatti è accertata la presenza nel corso del Milleduecento.

Con questo documento e con queste notizie storiche possiamo solo e solamente scrivere che è esistito un "Nicola de Loffredo" .

Per quanto riguarda il volume 44 le farò sapere a fine settimana
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda L.A.S. » martedì 22 novembre 2011, 21:40

Vincenzo Loffreda ha scritto:Questo Nicola però risulterebbe un primo Loffredo di Sora...e perdipiù con una manzione 'interessante' (mi piacerebbe sapere cosa si intendeva per 'custode' in epova medievale).


Direi, linguisticamente, né più né meno di quello che significa oggi: custodiva un feudo, un castello, un bene immobile, una prebenda per conto del titolare-proprietario. Dal punto di vista sociale non so: magari aveva un aggio, anche in termini di prestigio, maggiore e migliore rispetto a quello dei nostri portieri e custodi, semplici o giudiziari.

Vincenzo Loffreda ha scritto:Epperò una cosa è da dire: sino a metà 500 questi Loffredo sorani erano piuttosto numerosi e molto 'compatti' come clan familiare. E la cosa lascia presupporre una presenza a Sora ben più antica.
Abitavano già all'epoca in questa Piazza Loffredo (tutti! e tutti parenti)...ed erano divisi tra proprietari, notai e sacerdoti...insomma...un bel tenore di vita per l'epoca no?
Prima della metà del 500 almeno per quanto riguarda atti parrocchiali è ovviamente impossibile andare. Che dici? Ho aggiustato a sufficienza il tiro? ;)(ma tu cosa ne pensi?)


Dico che dovresti essere pienamente soddisfatto di quanto hai finora accertato.
Per il resto, con un buco di tre secoli da colmare, è difficile anche soltanto azzardare un'ipotesi.
Cordialmente,
Lorenzo
L.A.S.
 
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » martedì 22 novembre 2011, 22:27

ancora un caro saluto al sempre utile e saggio Lorenzo e al Signor Ammassari (aspetto Sue nuove in merito al volume 44!)...e grazie ancora!
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:22, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » martedì 29 novembre 2011, 15:51

Al gentile Signor Ammassari:

ha per caso poi avuto modo di dare un'occhiata al volume 44?

cordiali saluti.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:22, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » venerdì 20 gennaio 2012, 19:11

novità?
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:23, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Mog » venerdì 20 gennaio 2012, 22:17

[quote="Vincenzo Loffreda"]
"Notantur Bertrandus de Falcono castellanus castri Sorelle et ibi custodes Riccardi domini Aimonis, Ioannes Carbonus, Nicolaus de Loffredo de Sora, Andreas Ceca de Sangermano"

Provo una traduzione, più che altro per stimolare le reazioni di chi, conoscendo veramente il latino, non potrà resistere dal correggermi, e così facendo risponderà a questa Tua richiesta:
"Si segnalano (si registrano, si notano) Bertrando di Falcono castellano del castello (Sorelle) e gli ivi custodi di Riccardo del signor Aimone, Giovanni Carbono, Nicola di Loffredo di Sora, Andrea Ceca da Sangermano"
:|
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda contegufo » venerdì 20 gennaio 2012, 22:31

Salve

.....quando il locale comando della Wehrmacht[6], ben consapevole dell'immenso valore del prezioso contenuto[7], ordinò una rappresaglia. Il risultato fu l'inaspettata distruzione di 866 casse di documenti,


Che tristezza!

Saluti
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Re: Nicola de Loffredo, custode di Roccagloriosa?

Messaggioda Vincenzo Loffreda » sabato 21 gennaio 2012, 12:21

Gentile Mog,

grazie per la traduzione...magari potrebbe essere ulteriormente raffinata, ma il contenuto che se ne ricava è comunque chiaro (ben poca cosa purtroppo)...
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 18:24, modificato 1 volta in totale.
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