Vincenzo Loffreda ha scritto:Lei sa, Signor Ammassari, se e quanto sono storicamente attendibili questi volumi 'ricostuiti'?
Signor Vincenzo,
questa opera è molto ma molto , ma molto attendibile a livello storico.
Sono le briciole che rimangono ….purtroppo per noi.
Per scrivere in parole semplici e comprensibili ai più , quest’opera a stampa raccoglie dei documenti in forma di trascrizione fedele all’originale o in forma di riassunto(propriamente detto in archivistica regesto).
A trascrivere ed a trarne regesto furono degli studiosi che prima del dannoso e devastante incendio dei documenti archivistici conservati nell’allora grande archivio di Stato di Napoli avvenuto nell’anno 1943, ebbero modo di leggerli.
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale sotto la cura e la direzione dell’Archivista Riccardo Filangeri fu iniziata questa opera immane di ricostruzione.
Per saperne di più ho trovato su wikipedia notizie in merito anche se come è noto son da verificare con altre fonti .
Vedi :
http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_F ... storico%29Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga (Napoli, 16 aprile 1882 – Napoli, 21 luglio 1959) è stato un archivista, storico, numismatico ed erudito italiano, storica figura di funzionario e direttore dell'Archivio di Stato di Napoli.
La vastità degli interessi da lui coltivati è testimoniata dall'ampio ventaglio delle sue pubblicazioni, che spaziano su campi come l'archivistica, la storia, la numismatica medievale, l'araldica e la storia di famiglia, la genealogia, fino alla storia dell'arte.
Discendente dei Filangieri, storica famiglia gentilizia napoletana, figlio del conte Berardo (Sulmona, 26 febbraio 1845 - Napoli, 25 ottobre 1920) e di Maria Masala dei marchesi di Trentola, Riccardo Filangieri era fratello minore dello storico dell'arte Antonio (Napoli, 13 dicembre 1867 - Massa Lubrense, 4 agosto 1916).
Distruzione e ricostruzione della Cancelleria angioina [modifica]
Rappresaglia sul deposito di sicurezza [modifica]
Il nome di Riccardo Filangieri è legato proprio al periodo bellico e postbellico, quando il locale comando della Wehrmacht[6], ben consapevole dell'immenso valore del prezioso contenuto[7], ordinò una rappresaglia. Il risultato fu l'inaspettata distruzione di 866 casse di documenti, una massa di documentazione archivistica che si credeva di aver messao al riparo dai bombardamenti, mediante occultamento nell'agro nolano, all'interno della villa Montesano di San Paolo Belsito[1][8].
Tra quelle casse era compreso il materiale di «maggior pregio storico»[9], la «gemma»[1] più preziosa dell'archivio di Stato di Napoli, la Cancelleria Angioina: «375 registri in pergamena e 3 in carta; 4 registri frammentari detti " registri nuovi "; 66 volumi in carta, intitolati "fascicoli"; 37 volumi di atti in pergamena, originali, detti "arche in pergamena" e 21 volumi di atti in carta, pure originali, detti "arche in carta"»[8]. Tra i beni perduti, anche l'unico registro superstite della cancelleria imperiale di Federico II, quello relativo agli anni 1239-1240[7].
Unici superstiti della sciagura furono i pochi materiali lasciati in sede: qualche frammento, i repertori di Onofrio Sicola, Michelangelo Chiarito, Carlo Borrelli e tre volumi dei Notamenta di Carlo De Lellis[8].
L'amarezza del Filangieri per l'immane perdita culturale fu acuita dal fatto che il Ministero dell'interno, nelle misure adottate a tutela del patrimonio archivistico, aveva totalmente disatteso le precise valutazioni contrarie da lui espresse nel 1935, quando non sarebbe mancato il tempo per apprestare la soluzione da lui proposta, un deposito di sicurezza all'interno degli ampi spazi dell'archivio napoletano. Filangieri motivava in questo modo i pericoli di una dislocazione: «la mole considerevole, anche delle sole scritture più preziose, la difficoltà di un trasporto improvviso e quella di trovare un luogo sicuro da tutti i pericoli ai quali vanno soggette le scritture, specie l'incendio e l'umidità, consigliano di pensare e preparare entro le stesse mura di questo vasto edificio un ricovero ben munito da ogni pericolo di un trasloco di emergenza, la difficoltà di trovare un deposito al riparo da umidità e incendi»[10].
Progetto di ricostruzione [modifica]
Il primo volume de I registri della cancelleria angioina editi dall'Accademia Pontaniana, opera massima di Filangieri
Filangieri concepì allora un'opera colossale, che appariva allo stesso tempo discutibile e disperata allo scetticismo dei più, ma che egli portò avanti con perseveranza fino alla morte, grazie al finanziamento dell'Accademia Pontaniana[1], coinvolta nel progetto su indicazione di Benedetto Croce[8]:
la ricostruzione minuziosa degli archivi perduti, basandosi su tutte le tracce rimaste in vita - «originali, copie, manoscritti, microfilm e fotocopie esistenti nell'AS Napoli e altrove, trascritti, pubblicati o raccolti da studiosi italiani e stranieri di ogni tempo»[8] - anche attraverso l'interlocuzione dei 350 studiosi che vi avevano avuto a che fare negli ultimi 40 anni[1].Il lavoro di Filangeri si avvalse, nella struttura e nell'ordinamento, degli studi compiuti da Paul Durrieu[8][11], membro dell'Académie des inscriptions et belles-lettres di Parigi che, al tempo della direzione Capasso, aveva lavorato sui registri primitivi di Carlo d'Angiò, fornendo al proposito un saggio di ricostruzione inventariale sistematica, per anno di indizione. Filangieri si poté valere poi di lavori e repertori compilati nel tempo da altri studiosi ed eruditi, come i tre volumi superstiti di Carlo De Lellis, frutto di uno spoglio dei registri compiuto «con una costanza sbalorditiva[12]. Il lavoro di Filangieri e dei suoi collaboratori si avvantaggiò del «magistrale riordinamento della Cancelleria angioina»[13] dovuto a Bartolomeo Capasso[8][14]. Con questa scelta si è potuto perseguire la ricostruzione l'archivio medievale nella sua originaria struttura, secondo l'ordine in cui era stato formato dalla cancelleria del tempo, e non nell'aspetto che aveva raggiunto al momento della distruzione[8].
Ufficio della ricostruzione angioina [modifica]
L'Ufficio della ricostruzione angioina fu la creatura da lui predisposta allo scopo. Istituito nel 1944, riuscì a condurre in porto, dal 1950 al 1959, la pubblicazione dei primi 13 volumi, l'ultimo dei quali postumo, de I Registri della Cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, all'interno della collana editoriale pontaniana "Testi e documenti di storia napoletana"[1][8]. A questi sono da aggiungere altri tre volumi che Filangieri lasciò pressoché completi in forma manoscritta[1][8].
L'Ufficio della ricostruzione angioina ha proseguito il lavoro anche dopo la sua morte, sotto gli auspici dell'Accademia Pontaniana, che si fa carico degli oneri, e con la direzione di Jole Mazzoleni, ed è tuttora operante, sotto la guida da Stefano Palmieri[8].
Note [modifica]
[1]• ^ a b c d e f g h i j k l m n o Guido Fagioli Vercellone, «FILANGIERI DI CANDIDA GONZAGA, RICCARDO», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, Roma (on-line)
[2]• ^ Riccardo Filangieri, archivista e storico dal sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
[3]• ^ a b c d Antonio Saladino, Fonti di provenienza privata serbate presso l'Archivio di Stato di Napoli, in «Archivio Storico per le Province Napoletane», nuova serie, XXXVIII-LXXVII (1959), p. 216
[4]• ^ Riccardo Filangieri, Gli Archivi Privati, in «Rassegna degli Archivi di Stato», n. 3, XVI, settembre-dicembre 1956, pagg. 337-38
[5]• ^ a b Linda Iacuzio, Gli archivi privati conservati nell’Archivio di Stato di Napoli. Tra descrizione archivistica e ricerca storica, in «Scrinia. Rivista di archivistica, paleogr
[6]• ^ cfr. R. Filangieri, Relazione sulla distruzione del deposito di documenti di maggior pregio storico dell'Archivio di Stato di Napoli operata dai Tedeschi il 30 settembre 1943, in Hilary Jenkinson - Henry E. Bell, op. cit.. L'atto di ritorsione di una pattuglia di guastatori avvenne nel frangente insurrezionale delle quattro giornate di Napoli (27-30 settembre). Alcune fonti, come il Dizionario Biografico degli Italiani, riportano invece la data del 23 settembre.
[7], • ^ a b Cristina Carbonetti Vendittelli, REGISTRO DELLA CANCELLERIA DI FEDERICO II (1239-1240), Enciclopedia Federiciana, dal sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
[8]• ^ a b c d e f g h i j k Cancelleria Angioina, dalla Guida generale degli Archivi di Stato italiani[9]• ^ cfr. R. Filangieri, Relazione sulla distruzione del deposito di documenti di maggior pregio storico dell'Archivio di Stato di Napoli operata dai Tedeschi il 30 settembre 1943, in Hilary Jenkinson - Henry E. Bell, op. cit..
[10]• ^ Andrea Capaccioni, Ruggero Ranieri, Le biblioteche e gli archivi durante la seconda guerra mondiale: il caso italiano, Edizioni Pendragon, 2007, p. 411, nota 32.
[11]• ^ Il lavoro di Paul Durrieu apparve negli anni 1886-1887, soprattutto nei due volumi de Les archives angevines de Naples, étude sur les registres du roi Charles I (1265-1285), Paris 1886-1887, e in altri studi.
[12]• ^ Cesare De Laurentiis, Manoscritti di scrittori chietini presso l'Archivio di Stato, le biblioteche e i privati in Napoli, in «Rivista abruzzese di scienze, lettere e arti», XII, 1897, p. 179
[13]• ^ Serena Morelli, Il "risveglio" della storiografia politico-istituzionale sul regno angioino di Napoli, da Reti Medievali, I - 2000, Firenze University Press
[14]• ^ Il lavoro di Bartolommeo Capasso aveva prodotto le seguenti pubblicazioni: I registri angioini dell'Archivio di Stato di Napoli che erroneamente si credettero finora perduti. Nota, 1888; Nuovi volumi di registri angioini ora formati con quaderni e fogli che già esistevano dimenticati e confusi nell'Archivio di Stato di Napoli, 1886; Inventario cronologico-sistematico dei registri angioini conservati nell'Archivio di Stato di Napoli, 1894
[15]• ^ Benedetto Croce e l'Accademia Pontaniana (1892-1952), dal sito ufficiale del'Accademia
L’opera di Riccardo Filangeri è opera riconosciuta e nota a tutti gli studiosi di storia del Meridione d'italia e non solo.
Saluti