Nobili e massari?

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Nobili e massari?

Messaggioda M.Brivio » martedì 15 novembre 2011, 19:18

Gentilissimi,
Più volte su questo forum si è dibattuto sui vari appellativi di dominus, messere, ecc nelle diverse epoche e nelle diverse regioni d'Italia. Per quanto riguarda la Lombardia, si è detto più volte che l'appellativo di dominus, dopo la seconda metà del '500 (come sostiene anche il Manaresi nel suo Orientamenti per le ricerche sulla nobiltà originaria lombarda), inizia ad essere abusato e a non riferirsi più esclusivamente alla nobiltà, ma anche a benestanti non nobili.
Quello che mi chiedo è: vi è mai capitato di trovare casi di persone appellate "dominus" nel 1580 (il cui genitore è "dominus" nel 1540 e ricco possidente terriero, il nonno è "dominus" nel 1515 e sposato ad una "magnifica domina" e il bisnonno "dominus" nel 1490, sposato ad una "domina" & so on) che però di professione, nello stato d'anime del paese, sono detti massari? Esistevano nobili , nelle zone rurali, che senza problemi coltivavano assieme ad altri loro massari le proprie terre, lo so, ma nobili o persone notabili che facevano i massari li incontro veramente di rado. Che ne dite?
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda Franco Benucci » martedì 15 novembre 2011, 19:45

Non necessariamente massaro vuol dire 'contadino': era anche il titolo di alcuni offiziali amministratori di confraternite spirituali, corporazioni di mestiere o istituzioni di altro tipo, alcune delle quali riservavano tali cariche ai nobili cittadini, eletti dal consiglio civico (per es. a Padova la Veneranda Arca di Sant'Antonio Confessore, ente laico, emanazione della Città, preposto alla gestione della chiesa e di tutto il patrimonio terriero e immobiliare del Santo). Non basta la parola, bisogna vedere il contesto
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 15 novembre 2011, 19:51

Da un vecchio topic :
viewtopic.php?f=3&t=98

Nel pieno Medioevo,in età comunale (...) acquista una notevole rilevanza. Sia come carica Comunale, sia come status sociale dell’individuo prescelto. Divenne colui che, all’interno di un Comune, sovrintendeva a tutti i vari aspetti di gestione dei beni e delle finanze, e aveva la responsabilità di riportare il tutto su dei libri contabili da far approvare poi ai “Domini Anziani”. Era il gestore nonché il diretto depositario delle pubbliche finanze. Dunque il Massaro, o a volte detto anche “Massarolo”, incarna la figura del futuroTesoriere. Figura questa che verrà introdotta solo a partire dai primi ‘500 circa nelle città maggiori, dove la struttura di governo e di amministrazione articoleranno un apposito Ufficio di Tesoreria con differenziazione di competenze per le entrate e per le uscite.


Sicuramente si trattava di famiglia distinta, non si può escludere , anzi è probabile appartenesse alla nobiltà civica.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobili e massari?

Messaggioda M.Brivio » martedì 15 novembre 2011, 20:16

Ehm...mi spiace deludervi, ma stiamo parlando di una piccolissima comunità rurale della Brianza [arf2.gif]
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 15 novembre 2011, 22:08

Si riconosceva la qualità nobiliare alle famiglie che si distingevano dalle altre esercitando il potere di uffici della magistratura comunale anche in borghi rurali ( non infeudati ) non solo in città.... :mrgreen:
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda M.Brivio » martedì 15 novembre 2011, 22:14

GENS VALERIA ha scritto:Si riconosceva la qualità nobiliare alle famiglie che si distingevano dalle altre esercitando il potere di uffici della magistratura comunale anche in borghi rurali ( non infeudati ) non solo in città.... :mrgreen:


Non mi sono spiegato bene in effetti: l'antenato del 1490 esercitava carica decurionale a Milano dal 1474, e oltre ai vari appellativi penso quindi che si possa parlare di famiglia nobile o comunque distinta, ma il suo bisnipote (trasferito in un piccolo paese) era detto massaro di una persona (es. Massaro del Sig. Martinengo), nel piccolo paese NON sede di nobiltà. Gli unici uffici conosciuti di questa comunità sono: Console, Sindaco e Deputato. Non era richiesta la nobiltà per accedere ad una di queste tre cariche.
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 15 novembre 2011, 23:29

Ohbbè ... l'amministrazione delle altrui proprietà, di per sè non inficiava lo status nobiliare, l'apellativo dominus tramandato da generazioni è significativo.
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda Salvennor » mercoledì 16 novembre 2011, 0:24

In effetti la citata qualifica di "massaro" forse non era incompatibile con titoli nobiliari, e potrebbe essere l'analogo della qualifica di "fattore baronale" in uso nella mia regione.
È riportato un'esempio nel sito
http://www.araldicasardegna.org/genealo ... ttares.htm

Dove il fattore baronale è un presunto titolato, che in seguito verrà comunque realmente (o nuovamente) insignito di titolo.
In pratica era una sorta di funzionario, con funzioni di gestione e controllo su estese proprietà agricole legate ad un feudo.
A volte i fattori baronali erano notai o avvocati.
Magari il proprietario della citata masseria era qualcuno investito di una qualche concessione a carattere feudale (magari da esplorare meglio) o comunque proprietario di estese proprietà terriere in quella zona.
Quì esisteva il termine "massajo", di origine iberica, indicante in generale un'agricoltore proprietario, a prescindere dal fatto che coltivasse direttamente o che si servisse di dipendenti.
Invece si diceva "massaja" colei che controllava famiglia e casa, la signora della casa, la matriarca del casato (ma credo che il termine esista anche in italiano).
Comunque sia sembrerebbe sempre un termine che implica il controllo di qualcosa (terra, casa).
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda M.Brivio » mercoledì 16 novembre 2011, 11:28

Ora la faccenda mi è più chiara, Grazie Sergio, Franco e Salvennor per le delucidazioni in merito [king.gif]
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Re: Nobili e massari?

Messaggioda Zanetto » mercoledì 16 novembre 2011, 11:29

Anche a Cento il Massaro aveva un ruolo di Governo affiancato a quello del Console. Dagli elenchi si può osservare che trattasi sempre di appartenenti alle famiglie appartenenti al Consiglio.
Inoltre, essendo Cento, Terra e poi Città di spiccata origine rurale, le sue famiglie originarie erano composte da possidenti, massari e agenti di campagna delle terre di altri possidenti, magari più facoltosi.
Con l'elevazione a Città nel 1754 insomma era facile che sedesse in Consiglio chi amministrava terre sue, del Comune o d'altri.

Consoli
A Cento erano chiamati consoli nel comune i due magistrati eletti che portavano ad esecuzione i deliberati delle assemblee dei 60 delegati comunali. Dovevano inoltre garantire l'osservanza degli statuti comunali. Avevano il diritto-dovere di convocare le assemblee a termini di statuto e di proporre l'ordine del giorno. Dovevano compiere frequenti sopralluoghi sul territorio al fine di garantirne la funzionalità rispetto al decorso delle acque, alla salvaguardia delle coltivazioni e alla sicurezza del territorio e delle proprietà.
Erano eletti ogni 6 mesi (fino al 1376 - data della separazione amministrativa dei due territori - ne veniva eletto un terzo, che rappresentava Pieve di Cento).

Massaro
Era chiamato massaro generale nel comune quel magistrato che portava ad esecuzione i deliberati del consiglio. Pare di capire, tentando un'interpretazione della grafia minuta e complessa dello storico Antonio Orsini, che si tratta quindi di una funzione simile per importanza a quella dei consoli del Comune.
In particolare il massaro era responsabile della parte economico-finanziaria del Comune. Riscuoteva le ,multe, controllava l'esecuzione dei lavori pubblici, registrava quotidianamente ogni operazione contabile. Aveva a sua disposizione un notaio. La carica era relativa anche alla gestione comune delle terre della Partecipanza agraria.
Venivano eletti (uno per Pieve e uno per Cento) annualmente ogni gennaio.
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